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LA TESI DELLA VERGOGNA
ASSOCIAZIONE "ACQUI" CHE PENA
La faziosita' e' di casa
* * *
ASSOCIAZIONE 'ACQUI'
O
ASSOCIAZIONE COMUNISTA 'ACQUI' ?
L'Associazione Nazionale Acqui presenta un'anomalia che riteniamo senza precedenti nell'ambito delle Associazioni similari esistenti: essa infatti ai suoi vertici annovera due persone aventi rispettivamente la carica di Presidente e di Vice Presidente malgrado non abbiano alcunchè da spartire con la vicenda di Cefalonia.
Il Presidente Antonio Sanseverino infatti è un
Reduce di Corfù
e la vice presidente Graziella Bettini è orfana del col. Elio Bettini
il quale non era neanche membro della divisione Acqui
ma comandava il Regg. ftr ‘Parma’ che dall’Albania dopo l’8 settembre si trasferì a Corfù venendo coinvolto nei combattimenti contro i tedeschi al termine dei quali venne fucilato nella rappresaglia contro gli Ufficiali analogamente a quanto avvenne a Cefalonia.
A tale anomalia si aggiunge anche il modo 'esclusivo'
-cioè sordo a qualsiasi obiezione-
di trattare la vicenda di Cefalonia di cui i due suddetti sono arbitrari portavoce in perfetta simbiosi con quello
-arcaico, fazioso e menzognero -
dell' ANPI con cui l'Ass. Acqui attraverso la Vice Bettini ha stretto ad Arezzo, sua città, un 'patto di ferro' inteso a dar vita e ad organizzare future manifestazioni sulla vicenda di Cefalonia argomento di cui
-lo ripetiamo-
costei non ha titoli per occuparsi mentre l'ANPI se ne occupa per travisarlo dal suo punto di vista
prettamente comunista
che con detta vicenda
-che fu di resistenza militare e non partigiana-
non c'entra assolutamente niente.
Ma tutto questo per i prepotenti di cui sopra non ha alcun valore, fedeli –come essi sono- ai dettami del più becero e fortunatamente non più egemone marxismo storico-culturale di cui, grazie a Dio, essi e pochi altri sembrano essere rimasti gli ultimi rappresentanti.
Tale ‘pactum sceleris’ oltre ad essere stato stipulato da chi non ha titoli per essere Vice Presidente di un’Associazione che si occupa solo e soltanto di Cefalonia contrasta anche con l’Apartiticità della stessa -sancita nello Statuto- che invece costei viola apertamente
intrattenendo rapporti esclusivi con i comunisti
come si desume dal brano che segue tratto dal sito dell’ANPI:
"Per un futura collaborazione tra ANPI e “Acqui” Arezzo diventa protagonista nel promuovere inedite e fattive collaborazioni tra l’Associazione Partigiani e la Acqui, Associazione reduci e familiari dei Caduti a Corfù e Cefalonia.
L’iniziativa è opera della vice presidente nazionale della Acqui, Graziella Bettini, aretina, in completa intesa con il presidente provinciale dell’ANPI di Arezzo Amedeo Sereni, presente a Verona il 21 settembre, quando si è svolta la manifestazione nazionale per il 60° anniversario della strage di Cefalonia e Corfù. In quell’occasione si sono riuniti il Consiglio e la Giunta nazionale della Acqui, che hanno plaudito vivamente la proposta della Bettini e di Sereni.
La più stretta collaborazione tra ANPI e Acqui
si tradurrà in una serie di attività congiunte per tramandare alle future generazioni quei valori civili e democratici che i combattenti della Acqui hanno testimoniato con tanto eroismo. A rendere ancora più solenne l’impegno assunto a Verona, erano presenti il vice sindaco e l’addetto culturale di Corfù”.
Detto questo ci corre obbligo di dire che la sig.ra Bettini non rappresenta TUTTI i Familiari e TUTTI i Reduci di Cefalonia e Corfù ma solo quella parte di costoro le cui idee politiche collimano con quelle dei COMUNISTI ed è ora pertanto che sia lei che altri
LA SMETTANO
di parlare a nome di TUTTI.
Oltretutto ella, come figlia di un Caduto non facente parte della Divisione 'Acqui' e morto a Corfù, non ha nulla a che fare sia con la divisione ‘Acqui’ che con la vicenda di Cefalonia al pari dei vari "Presidenti" dell'ANPI e compagnia cantando con i quali ha stabilito "relazioni" a nome dell' Associazione 'Acqui' che invece di essere apartitica
-COME E' SCRITTO NELLO STATUTO-
si è mescolata con il Partito della Rifondazione Comunista e con altri personaggi ancora più a sinistra come si rileva dal sito www.esserecomunisti.it divenuto, tra l’altro, il portavoce di Marcella De Negri figlia
-“che più comunista non si può”-
di un Caduto di fronte al sacrificio del quale ci inchiniamo, fermo restando il totale ripudio dei faziosi ed inqualificabili comportamenti della stessa nei confronti dello scrivente colpevole di non essere un ultras comunista come lei.
Se, dunque, la Vice Presidente (abusiva) Bettini vuole proseguire sulla strada intrapresa si attivi per far modificare l'articolo dello Statuto secondo cui l'associazione è APARTITICA" oppure si dimetta ed agisca in nome e per conto proprio e dei Reduci e Familiari dei Caduti
DICHIARATAMENTE COMUNISTI
lasciando in pace quelli che tali non sono.
Quanto sopra vale anche per la GIUNTA ed il CONSIGLIO dell'Associazione che plaudendo all'iniziativa "bettiniana" hanno violato palesemente lo Statuto di cui dovrebbero essere garanti
estromettendo addirittura dall’associazione lo scrivente
già iscritto ad essa ( Tessera n. 1173/2003) in palese dispregio di ogni regola democratica di cui si dichiarano depositari.

Massimo Filippini

aprile 2007

PS
E' scomparso di recente l'avv. Antonio Sanseverino al quale mi legava una carica di simpatia al di là delle polemiche.
Vive condoglianze alla famiglia
Massimo Filippini
______________
* * *
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE 'ACQUI'
ANTONIO SANSEVERINO
_______
Caro Antonio,

il tuo curriculum che ho letto nel Programma del convegno di Parma del 2- 3 marzo 2007 conferma quello che già sapevo e cioè che tu avendo militato nel 18° reggimento di stanza a Corfù, non c'entri niente con la vicenda di Cefalonia come anche Graziella Bettini che è orfana di un Caduto di Corfù e non di Cefalonia.

Ciò malgrado voi due siete Presidente e Vice Presidente dell'ass.ne 'Acqui' la quale, in teoria, riguarda tutta la divisione -compreso cioè il 18° reggimento- ma in pratica si è sempre e solo interessata di Cefalonia di cui voi -in forza di dette cariche 'abusive' o quanto meno 'eccentriche'- parlate in nome e per conto 'anche' dei familiari dei Caduti di Cefalonia, come avverrà a Parma dove sarai una star di prima grandezza assieme alla tua vice e all'insegnante di tedesco Paoletti 'scanagliatore ufficiale' del gen. Gandin e di Padre Formato.

Con lo stesso metro io che con Cefalonia c'entro - e come ! - essendo orfano di un Ufficiale colà fucilato, potrei essere nominato Presidente di un'associazione intitolata, ad esempio, ai Caduti di Lero o di Porta S. Paolo ma onestamente ritengo che ciò, analogamente a quanto avvenuto per la vostra nomina nell'ass. ne Acqui, sarebbe una cosa poco seria se non addirittura una buffonata

Una tale situazione, d'altronde, si inquadra perfettamente nell'ambito dei 'taroccamenti' su Cefalonia di cui perfino gli 'altoparlanti' -cioè voi due- sono di provenienza 'equivoca' nel senso di essere estranei ad una vicenda di cui però discettate e straparlate con politicizzata sicumera, la Bettini, e con retorica superficialità tu, in tavole rotonde o quadrate messe a vostra disposizione da 'media' ignoranti (dal verbo 'ignorare') come e più di voi, snobbando - come fa la tua vice- o -come hai fatto tu- trattando da scolaretto -- chi come me ha scritto ben tre libri ( ed un quarto in arrivo)
-facendo risvegliare l'interesse su Cefalonia-
al quale hai avuto il coraggio di scrivere che "può" venire a Parma a fare delle 'domande' rassicurandolo che -grazie alla bontà degli organizzatori ! - gli verrà risposto esaurientemente.

Evidentemente Antonio non hai capito o fingi di non aver capito che le domande non sono io che debbo farle agli altri ma sono gli altri che semmai debbono farle a me che, non per la mia pur significativa qualità personale ma principalmente per i miei scritti, sono legato a filo doppio con i fatti di Cefalonia, oggetto di una vergognosa speculazione anche per quanto riguarda il triste conteggio dei morti assai inferiore ai canonici 9 - 10.000 di cui nel corso di questi anni hai fatto il tuo cavallo di battaglia rivelatosi -purtroppo per te ma fortunatamente per i 'non morti'- un autentico 'brocco' che molti si ostinano ancora
-a dispetto delle risultanze-
a voler considerare un cavallo di razza malgrado la 'scomunica' loro comminata perfino dal professor G. Rochat additato come la 'voce' più autorevole sulla vicenda...forse fino a quando è stato costretto a darmi ragione sul punto sconfessando come "persone prive di senso storico che sommano tutte le cifre come quelle dei morti in mare o per altre cause' i tanti cantastorie a te vicini.

In merito ti consiglio di leggere il mio ultimo libro "I Caduti di Cefalonia: fine di un mito" dove troverai anche l'elenco di quei poveretti che non solo tu -in buonafede- ma tanti altri consapevoli dell'imbroglio avete moltiplicato per cinque in penose esibizioni pubbliche che raggiungeranno l'apice in quella dall' eloquente titolo "Lo sterminio della Divisione Acqui- Una storia da raccontare" che si terrà appunto a Parma l'anno prossimo, in cui metteranno il becco un po' tutti tranne il sottoscritto cui è riservata una vile 'conventio ad excludendum' di cui vado orgoglioso poichè è la testimonianza evidente che la Verità dei fatti sarà rigorosamente tenuta fuori dal predetto salotto 'sterminazionista' appositamente allestito per ridare vigore all' ormai vetusta e non più credibile versione dei fatti.

Proprio la certezza di ciò, unitamente alla mia 'viscerale' appartenenza alla tragedia di Cefalonia che nè tu, nè la Bettini, nè il 90% di chi interverrà al convegno di Parma, possiede, mi ha spinto a scriverti queste note non dettate da malanimo nei tuoi confronti ma dall'amore per la verità che mi contraddistingue rispetto alle finzioni ed alle falsità, in una parola ai 'taroccamenti', che in nome di Cefalonia si compiono da tanti anni e di fronte ai quali non posso -per i motivi suesposti- rimanere insensibile o in silenzio come fanno tanti pesci in barile di svariate provenienze ma tutti uniti nell' insabbiamento della Verità che hanno trovato proseliti in abbondanza anche nelle FFAA dove la relazione del 1948 scritta dal t. col. Livio Picozzi "sui fatti di Cefalonia" e da me riportata alla luce dagli archivi militari e riprodotta nel mio secondo libro, è un vero e proprio manuale del perfetto 'insabbiatore' di cui i suoi colleghi fecero buon uso contribuendo al diffondersi di un Mito dalle più che equivoche fondamenta.

Basti dire che a fronte dei pretesi nostri 10.000 morti, avendo egli constatato che i tedeschi deceduti erano appena un centinaio se la cavò brillantemente suggerendo ai Superiori di non fare menzione di detto numero nè allora nè mai per evitare spiacevoli confronti: superfluo è dire che il consiglio fu seguito scrupolosamente e che mai nulla trapelò fino alla mia scoperta.


Mi raccomando, dopo aver letto la presente non fare come il collega Panico, organizzatore del convegno parmense, che mi ha tolto il saluto per essere stato chiaro anche con lui: non serve a niente rifiutare la verità che avanza tanto prima o poi arriverà il giorno in cui i mercanti (di Cefalonia) verranno scacciati dal Tempio.

Un saluto che forse non gradirai più, ma il ricordo di mio Padre preso in giro da oltre sessant'anni di blà blà blà non mi consente di tenere un diverso comportamento chè la mia dignità rifiuta.

Massimo Filippini - Orfano di un Martire di Cefalonia

Autore de:
"LA VERA STORIA DELL'ECCIDIO DI CEFALONIA" CDL Pavia 1998 e Grafica MA.RO Copiano (Pv) 2001;
"LA TRAGEDIA DI CEFALONIA - UNA VERITA' SCOMODA" IBN ed. Roma 2004;
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO" IBN ed. Roma 2006.
Ideatore e curatore del sito www.cefalonia.it
_____________________________________________
* * *

LA VEDOVA DEL MAGGIORE FEDERICO FILIPPINI
CON I DUE FIGLI
MASSIMO (a sin.) E GIANFRANCO
______________

GRAZIE APOLLONIO
GRAZIE PAMPALONI
GRAZIE ASSOCIAZIONE 'ACQUI'

I primi due
per aver efficacemente contribuito a rendere Vedova la moglie ed Orfani i Figli del magg. Filippini.

La terza
- nella persona dei suoi dirigenti-
per la commovente sensibilita' e considerazione
in cui tiene l'una e gli altri.

MA CHE BELLE PERSONE !

Massimo Filippini
iscritto (!) all'Associazione

Pasqua 2005
________________
* * *
POVERA ASSOCIAZIONE 'ACQUI' !
In che mani sei finita !
__________

Dal 'Giornalino' dell'Ass. ne Acqui:
"Nei suoi numerosi interventi e nei suoi libri, Filippini ha difeso il comandante della Divisione Acqui ed ha sempre censurato duramente gli ufficiali “sediziosi”.
Tali parole sembrerebbero far parte di una critica
obiettiva nei riguardi di quanto è scritto nel mio secondo libro "La tragedia di Cefalonia - Una verità scomoda".
Essa, invece, si risolve in una serie di affermazioni gratuite, talune delle quali al limite dell'insulto, da cui trapelano un malcelato odio e tutta la faziosità tipica di quel rimasuglio ideologico di gente che ancora non si è arresa all'idea che la Sinistra culturale
-anche sotto il profilo storico-
è fallita o quanto meno ha smesso di essere egemonica.
E' per questo che i giudizi carichi di odio del critico
-non parliamo di recensione perchè costui non appare in grado di scriverla-
assomigliano ai famosi ragli d'asino, incapaci, come dice il proverbio, di arrivare in cielo.
Ulteriore motivo squalificante per il lugubre censore è il fatto che lo scrivente sia iscritto alla stessa associazione da cui egli tuona coprendosi dietro il protettivo manto dell'anonimato e della connivenza con i suoi 'ragli' da parte di chi dirige attualmente detta associazione divenuta ormai lo strumento attraverso cui la sinistra -ribaltando come suo costume la verità- fa il bello e il cattivo tempo sulla vicenda.
A questo resuscitato Don Rodrigo dei tempi nostri
-oltre a sfidarlo ad un contraddittorio dove come e quando vorrà-
rispondo con il poeta:
"Tempo verrà che abbasserai l'orgoglio se, stanco, alfin, pur Dio non ti sotterra".

Coraggio, Don Rodrigo, non sia vile ed accetti la mia sfida.

Massimo Filippini

5 marzo 2006

Dimenticavo: nel testo sotto riportato si parla di 'tesi ed interpretazioni' del sottoscritto da cui don Rodrigo, ovviamente, dissente.
Alla luce di quanto ho scritto e provato nel mio ultimo libro
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
sarà interessante vedere come egli si comporterà di fronte a dati
-quelli numerici-
su cui è impossibile intraprendere dotte disquisizioni come quelle che per travisare la verità egli è abituato a fare.
Due più due fa quattro, egregio don Rodrigo e i numeri non sono suscettibili di chiacchiere inutili e fuorvianti come quelle che da anni vengono fatte in assoluta mala fede.
______________

Ed ecco il testo dello scritto di 'don Rodrigo':

I Libri

1. M. Filippini. La tragedia di Cefalonia. Una verità scomoda.
IBN Editore, Roma, 2004


Una breve presentazione dell'autore. Massimo Filippini non è solo un avvocato che scrive libri di storia, ma anche il figlio del maggiore Federico Filippini, trucidato a Cefalonia. Uomo di certezze assolute ed aspro polemista, è capace di apostrofare uno squisito signore come il presidente Antonio Sanseverino con parole come queste (“un'associazione in cui spesso, a somiglianza di quanto avvenne nella Divisione al cui nome si ispira, sono gli inferiori e non i superiori a comandare”), trattandolo con insolenza come un Re Traviceilo.
Grafomane, greve e sempre sopra le righe, nella stessa lettera dà dei “mafiosi” ai collaboratori insubordinati di Sanseverino. Ma non dobbiamo lamentarci. perché potrebbe capitare di peggio. Sul suo sito internet (www.cefalonia.it) potete trovare, per esempio, un reduce di Cefalonia (Serg.Magg. Giovanni Mazza, “reo” nel 1945 di una testimonianza a favore di Apollonio e molto critica nei confronti dì Gandin), definito con sottile arguzia, da Filippini, ignorante, inqualificabile individuo, solo un poveraccio ed autore di opera vergognosa, ignobile, schifosa (ed è solo una delle numerose perle reperibili).…………………………………….
Insomma, Filippini non è per noi un problema storiografico o politico ma, come dire, linguistico e semantico (rapporti sgangherati fra parole e fatti e persone).
Come storico è rispettabile. Fra i “dilettanti” della nostra associazione (e dintorni), che si sono impegnati in una personale ricerca sui tragici eventi che ci riguardano, è degno di considerazione, sebbene sia profondo il nostro dissenso su certe sue tesi ed interpretazioni.

Passiamo all'ultimo suo libro, soffermandoci solo sugli aspetti per noi cruciali,

che sono i seguenti:

- che fare dopo l'armistizio dell'8 settembre

- l'orientamento del gen. Gandin

- - gli ufficiali “insubordinati”

-- la relazione del col. Livio Picozzi'


Dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre, Gandin si trova obiettivamente in una situazione di tremende difficoltà. Gli ordini del Comando Supremo e del Comando dell'XI Armata ad Atene sono confusi e contradditori e provocano in lui sconcerto e diffidenza. Egli ha antica dimestichezza di collaborazione con i tedeschi (parla fra l'altro correntemente la loro lingua) e questo lo rende idoneo all'ardua trattativa che subito intraprende con lo scopo di giungere ad un accordo onorevole, basato sulla neutralità della Divisione Acqui, sulla non cessione delle armi e sulla garanzia del ritorno in patria. Sappiamo (e possiamo comprendere, data la formidabile tensione di quei momenti) che va maturando in alcuni reparti uno stato di inquietudine e di insofferenza, che rischia di svilupparsi verso forme di insubordinazione.

2

E' operante un nucleo di ufficiali del 330 reggimento di artiglieria (Apollonio, Pampaloni, Ambrosini), ma anche di altre unità (Mastrangelo della Marina, Guasco dei Carabinieri), c1e vede con sospetto la trattativa in corso, depreca ogni forma di disarmo e spinge per lo scontro immediato con gli ex-alleati (le batterie del artiglieria saranno le protagoniste del famoso “fattaccio compiuto” del mattino del 13 settembre).

Nei suoi numerosi interventi e nei suoi libri, Filippini ha difeso il comandante della Divisione Acqui ed ha sempre censurato duramente gli ufficiali “sediziosi”. In questa sua ultima opera, rincara la dose, facendo leva sulla riscoperta della vecchia “Relazione” del tenente colonnello Livio Picozzi dell'Ufficio storico dell'esercito (Archivio Ufficio Storico dello Stato maggiore dell'Esercito, ÀUSSME, H.5.35).
Riportiamo di seguito alcune osservazioni di Picozzi, citate testualmente da Filippini, a conforto delle sue note tesi critiche nei confronti del binomio Apollonio-Pampaloni e sempre orientate a rovesciare la ricostruzione, a suo giudizio ideologica e politicizzata in chiave epica “resistenzial-comunista”, che l'egemonia culturale della sinistra ha fornito dei tragici eventi nel secondo dopoguerra.

“Si giunge alle giornate dell'8-9 settembre. E' già in atto una crisi disciplinare (...) accesa propaganda, nervosismo, qualche atto di indisciplina che andrà a toccare la persona del Comandante stesso [...]. Si inizia un drammatico contrasto fra il gen. Gandin ed una larga parte dei suoi dipendenti [...].
La sua azione è intralciata nei primi giorni da una pressione che viene dal basso, che assume in certi momenti un carattere sedizioso”.

“E' importante quanto emergerebbe nei riguardi del cap. R. Apollonio, che fu uno degli animatori della « sedizione » del primo tempo [...] egli attaccò con i propri pezzi tre zatteroni tedeschi [...] e diresse l'attacco in Argostoli contro il comando del genio tedesco (...), fece anche opera non tanto di propaganda quanto sobillatrice fra le truppe, per forzare la mano al comando della Divisione”.
“Non è azzardato affermare che, se il gen. Gandin avesse adottato subito le più severe misure nei confronti del cap. Apollonio [... ] avrebbero potuto essere evitate non poche delle tragiche conseguenze”.

“Che cosa conviene fare ora? Lasciare che il sacrificio della Divisione Acqui sia sempre circondato da una luce di gloria [...] insistere sul movente ideale [...] non insistere sulla disparità di vedute, sulla crisi iniziale, sugli atti di indisciplina [...], non perseguire i responsabili di erronee iniziative, anche se dovessero sopraggiungere nuove emergenze, e ciò per non incorrere nel rischio che il processo a qualche singolo diventi il processo a Cefalonia”.

La relazione Picozzi è stata ampiamente utilizzata da Gian Enrico Rusconi (Cefalonia, 2004), ma non si deve negare a Filippini il merito di aver riesumato con insistenza un documento indubbiamente molto importante.
Le nostre riserve sull'uso che ne fa Filippini sono di carattere storiografico: non si può prendere per oro colato ciò che, pur di grandissimo interesse, il col. Picozzi scriveva 57 anni fa, dopo un soggiorno-studio di 12 giorni a Cefalonia.
il ten.col. Picozzi fece parte di una missione italiana che si recò a Cefalonia dal 21 ottobre al 3 novembre 1948 per studiare in loco gli avvenimenti e per la sistemazione dei resti dei caduti. Egli stese la su relazione “di carattere riservatissimo” nello stesso mese di novembre 1948.
Non è la sede e manca lo spazio per una confutazione puntigliosa e rinviamo al citato libro di Rusconi, dove il problema è affrontato e sviscerato in maniera ben più complessa, sfaccettata e profonda. Aggiungiamo solo che Filippini accoglie in blocco acriticamente la relazione Picozzi (per esempio, non si sofferma un istante sul penultimo paragrafo riportato, dove si configura per Gandin un giudizio non poco severo), per un suo costante vizio metodologico: non gli interessa capire, vuole dimostrare.
Ma la riflessione più importante è di natura epistemologica: in un'epoca in cui anche le scienze esatte si sono scoperte sempre fallibili, Filippini è sempre sicuro di avere la verità in tasca, in un campo per sua natura incerto e “scivoloso” come quello storiografico. Ed allora tuona contro gli “infedeli” che non si inchinano al suo verbo.
Penso con tenerezza ai titoli dei suoi libri (il primo era “La vera storia di Cefalonia”) che, come spot pubblicitari, sembrano sempre garantire la “verità” del prodotto.
Dopo tutto quello che abbiamo letto e visto e sentito su quelle giornate, ci piace immaginare un microcosmo cefallenico fra l'8 ed il 24 settembre, dove tutti i nostri agiscono in buona fede (perché no?) e fanno scelte giuste e sbagliate, fronteggiando eventi più grandi di loro e di ogni possibile nostra immaginazione e meritano, tutti, per questo, la nostra devota considerazione.
Concludiamo rimarcando che non si tratta di una visione improntata al cristiano perdono (nessuno intende perdonare gli assassini tedeschi) ma di una esortazione a smettere con l'acre accanimento storiografico, per lasciare il passo al rispetto reciproco ed al silenzio della “pietas”.—

--------------------------------------------------
L ‘ estensore di questa nota è uno dei cinque figli di un ufficiale ucciso a Cefalonia il
24.9.1943
* * *
-FREUD A CEFALONIA-

Un lapsus 'freudiano' dell'avv. A. Sanseverino -Presidente dell'Ass. ne 'Acqui'- conferma i nostri dubbi sulla sua scarsa conoscenza dei fatti di Cefalonia ai quali non partecipò essendo Reduce di Corfù...
Il giornale online 'L'Ancora' infatti, a proposito di una cerimonia tenutasi ad Acqui scrive:
" Dall’avvocato Sanseverino una richiesta accorata agli storici: “ora che noi stiamo per morire, non lasciateci nel dubbio, andate avanti: cosa è successo a Cefalonia?”.
Caro Sanseverino, fai certe richieste proprio tu che che ti 'abbeveri' e recensici favorevolmente il libro di una 'storica' della tua città che, a sua volta, ha scritto di 'concordare' pienamente con l'altro 'storico' Paoletti, (quello che ha scritto per 350 pagine che il gen. Gandin era un traditore) ?
Non ti hanno ancora convinto questi due campioni ?
A Napoli ti direbbero: "Antò, ma che vai trovando ?" ed io, pur dispiacendomi dell'offesa che tu fai alla tua intelligenza, ti dico la stessa cosa.
Comunque se vuoi saperne di più rivolgiti pure a me: tra colleghi è più che lecito e non mi dovrai comunque gli onorari ma soltanto delle scuse: quelle le pretendo.
Massimo Filippini
______________
* * *

La faziosita' ha ormai preso il sopravvento nell' Associazione Nazionale Acqui che, nel suo penoso sito, riporta nella bibliografia sull'argomento, varie opere
- tra cui molta "spazzatura"-
omettendo di citare i libri dello scrivente che,
COME RISULTA DALL'ALLEGATA TESSERA E'
-ADDIRITTURA-
ISCRITTO ALL'ASSOCIAZIONE (!).

Questo, evidentemente, e' il democratico modo con cui il Presidente Sanseverino
(CHE NON E' REDUCE DI CEFALONIA)
e la Vice Bettini
(IL CUI PADRE NON APPARTENEVA ALLA DIV. ACQUI)
o altri lodevoli esponenti dell'Associazione, trattano chi non e' d'accordo con la loro conduzione della stessa, mutuata, evidentemente, dalla loro frequentazione con i comunisti dell'ANPI e di altre associazioni consimili
-pullulanti, in particolare, nel 'Ducato Rosso di Toscana' e nel 'Reame Bassoliniano' di Napoli-
che li ha portati a compiere lo squallido gesto censorio certamente dettato dalla loro sicumera di avere appoggi in 'alto loco' o in ambienti politici come quelli dei "pinocchi marxisti", nulla aventi a che fare con la tragedia di Cefalonia.

Proprio per tal motivo e cioe' per aver abbandonato la linea di apoliticita' che l'associazione avrebbe dovuto mantenere e per aver sposato la versione marxista dei fatti, costoro non possono piu' essere considerati i rappresentanti di quanti sono, in qualche modo, legati alla triste vicenda e debbono percio' mettersi in testa che, avendo trasformato l'Ass. ne Acqui in una succursale 'ideologica' dell'ANPI,
essi rappresentano ormai solo se' stessi e una parte, nemmeno tutta, dei pochissimi iscritti, cioe' quelli di fede comunista e dintorni.
(Non si vede, ad esempio, per quale motivo la commemorazione dei Caduti di Cefalonia debba avvenire ad Arezzo in stretta simbiosi tra la Vice dell'Ass. ne Acqui G. Bettini e l'on. le di Rifondazione Comunista Tiziana Valpiana: che c'azzecca quest'ultima con Cefalonia ?).

Di conseguenza ha un valore esclusivamente politico e di semplice specchietto per le allodole
-inconsapevoli di cio' che vi si cela dietro-
il peregrinare del loro "Carro di Tespi" in alcuni comuni retti da giunte di sinistra, dove la 'troika' composta da Sanseverino ed altri seguaci si reca, periodicamente. per illustrare il "verbo" di cui al libro della "grande ricercatrice" Insolvibile, allieva del professor Guido D'Agostino, esponente di punta -nel Reame Bassoliniano- del Partito della RIFONDAZIONE COMUNISTA e suo pigmalione.

Per le suddette considerazioni e alla luce di tale scempio della verita' c'e' da augurarsi e da sperare fortemente che l'anno prossimo,
anche per la dipartita del loro Lord Protettore, Ciampi,
la faziosa e menzognera 'vulgata' che ha imperversato su Cefalonia e di cui l'associazione si e' resa
-in buona compagnia (comunista)-
depositaria, subira' un altro decisivo colpo e allora ne vedremo delle belle.
Per il momento e' bene che la gente sappia e soprattutto giudichi,
anche dal "bavaglio" messo da costoro ai miei libri,
in che razza di mani avrebbe rischiato di finire la questione 'Cefalonia'
-in pieno 2005-
se non ci fosse stato il sottoscritto.

Massimo Filippini

marzo 2005
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Il "capolavoro" del Sito dell'Associazione Acqui:

MASSIMO FILIPPINI NON ESISTE !
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LA TESSERA DELL' ASS. NE ACQUI
ovvero
LA TESSERA DELLA VERGOGNA

di Massimo Filippini

Alla luce del trattamento usato nei confronti di un iscritto,

figlio di un CADUTO a Cefalonia,

APPARTENENTE ALLA DIV. ACQUI
e non ad altre formazioni

la definizione di "tessera della vergogna" si attaglia alla perfezione.
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Nella foto:
Cefalonia 13 settembre 2003. Il Presidente dell' Ass. Acqui Sanseverino parla sul Sacrario dei Caduti di Cefalonia; dietro di lui, in veste di portalabaro, la Vice Pres. Bettini.

N B: Ambedue i personaggi costituiscono una grave anomalia dell'Associazione Acqui, concretantesi in una carenza di legittimazione passiva a ricoprire le loro cariche, essendo il primo un Reduce di Corfu' e non di Cefalonia e la seconda figlia di un Caduto che non apparteneva alla div. Acqui e trovo' la morte a Corfu' dove era sbarcato con alcuni Reparti proveniente dall'Albania.
Malgrado la loro estraneita'
-come Reduce e come Orfana di un Caduto-
ai fatti di Cefalonia, costoro ricoprono le cariche suddette atteggiandosi a depositari della verita' su una vicenda di cui e' molto probabile che sappiano poco o niente, come del resto dimostrano le loro pubbliche "esternazioni" e l'ostracismo
-per motivi meramente politici-
all'opera chiarificatrice del sottoscritto trattato da costoro in modo inqualificabile malgrado abbia i requisiti che a loro mancano.
Ma che belle persone....

MF
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