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BADOGLIO ED AMBROSIO:
I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA |
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Poichè c'è ancora chi, come il generale Enrico Boscardi
coordinatore del Convegno sulla Guerra di Liberazione indetto dall'ANCFARGL
-Ass. Naz. Combattenti FFAA Regolari Guerra di Liberazione-
svoltosi il 22-23 maggio 2007 a Roma presso il Comando Generale della Guardia di Finanza,
sostiene la bontà dell'operato del Maresciallo Badoglio e dei suoi collaboratori
-come il Maresciallo Vittorio Ambrosio-
in occasione dell'armistizio, spenderò due parole su costoro dalle quali usciranno alcuni particolari
-a dir poco infami-
che ne caratterizzarono l'operato.
Dalla loro consapevole ignavia derivò infatti per intero la triste sorte toccata ai nostri militari fuori dei confini d'italia e in particolare nei Balcani.
Per iniziare invito il lettore a consultare il sito sotto riportato relativo al Marchese del Sabotino cui
-in mancanza d'altro-
va riconosciuto il merito di aver provocato la creazione di un vocabolo nuovo dagli alleati indicato con il termine
"to badogliate" per indicare un modo di tradire assolutamente stupido oltre che vile.
Massimo Filippini
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Da Caporetto a Cefalonia
La biografia del responsabile tratta dal
Sito cronologia.leonardo.it
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| Vita e 'opere' di Badoglio |
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AL CONVEGNO DEL 22 – 23 MAGGIO:
UNA TESTIMONIANZA PERSONALE SUI GIORNI DELL’ARMISTIZIO
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Un signore
-presente al Convegno-
ci ha raccontato di quando, giovanissimo partecipante al Corso Allievi Ufficiali di Marina, subito dopo l’8 settembre
fu – con l’intero suo Corso – prelevato dai Tedeschi
senza colpo ferire e tradotto prigioniero in Germania.
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Alla fine del Convegno, tra la gente che defluiva mi si è avvicinato un distinto signore che,
chiedendo di potermi intrattenere un attimo, mi ha detto: “Innanzitutto mi presento: mi chiamo
… [qui trascrivo per correttezza le sole iniziali, L.D.N.]. Stamane, per colpa dell’infernale
traffico di Roma, ho purtroppo perduto il Suo intervento su Cefalonia.
Ho però letto i Suoi libri, che trovo approfonditi e documentati.
Però ora mi premeva aggiungere un’altra considerazione a margine del Convegno.
Sia ieri che oggi ho sentito parlare dell’8 settembre come il luminoso giorno della presa di coscienza,
della resistenza, della rinascita. Non posso essere d’accordo. Per carità, per qualcuno può all’epoca
anche essere stato così, ma oggettivamente, comunque la si rigiri, fu tutt’altro, ossia un tradimento
in piena regola: un armistizio preparato e concluso male e gestito molto peggio, con i reparti periferici
ovunque sparsi rimasti all’oscuro di tutto e senza che dai Comandi Centrali venissero forniti ordini chiari
o almeno un’indicazione per dar modo a noi, assolutamente sorpresi dagli eventi, di fronteggiare
la prevedibile, e purtroppo logica, reazione dei nostri alleati del giorno prima.
Vuol conoscere la mia vicenda in quei giorni? Non voglio ora trattenerLa a lungo.
Se mi dà il Suo indirizzo Le invierò un e-mail (L’assicuro, poche righe!) e gliela racconterò.
Poi Lei ne farà quel che vorrà”.
Fin qui il distinto signore.
Il testo ora inviatomi mi è sembrato molto interessante, e lo trascrivo qui di seguito.
E’ inutile fare commenti; forse è bene soltanto riflettere anche se una domanda dobbiamo pur porcela ed è questa:
"Ma noi abbiamo tradito o siamo stati traditi dai tedeschi ?
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QUESTO IL TESTO DELLA TESTIMONIANZA :
Avevo appena venti anni nel settembre 1943 e da neanche due mesi frequentavo, volontario, il Corso
allievi ufficiali di Marina nell’isola di Brioni (Adriatico settentrionale, poche miglia a nord-ovest di Pola)
ove era stata trasferita, per sottrarla ai bombardamenti aerei, la sede dell’Accademia Navale di Livorno, Sez.
Ufficiali di Complemento.
Al corso partecipavamo con entusiasmo in 700 di ogni parte d’Italia, ormai prossimi alla nomina a
guardiamarina e all’imbarco sulle navi da guerra, quando la sera del giorno 8 scoppiò il caos sull’isola,
determinato dal sibillino ed incomprensibile comunicato ufficiale sull’armistizio.
Alcuni allievi tentarono di fuggire a nuoto per raggiungere la terraferma (ma non era semplice; il canale
di Fasana è largo almeno un paio di Km), altri di impadronirsi delle poche barche disponibili, altri ancora
di armarsi in attesa di futuri eventi; tutti comunque senza un ulteriore disegno oltre quello della fuga..
Solo due o tre però, a quanto ne so, riuscirono nell’intento.
Il giorno dopo arrivò per prelevarci il transatlantico “Vulcania”; ma quando tre giorni dopo salpò (avevamo
perso del tempo prezioso per caricare, come ordinato dal Comando, tutte le dotazioni della Scuola, financo
i libri di studio, le macchine da scrivere e la cancelleria!), giunse subito notizia che all’ingresso del canale era
in attesa un sommergibile tedesco.
Il Comandante decise allora di arenare la nave sulla spiaggia sabbiosa di Brioni: ci venne ordinato di
stenderci bocconi in coperta e, subito dopo l’arenamento, di riportare poi nella Scuola tutto il materiale sopra
indicato.
La nostra opera di … facchinaggio durò un paio di giorni, ed altri ne trascorremmo in assoluta indolenza,
senza che alcuno ci dicesse che fare; finché non giunse un rimorchiatore con alcuni militari tedeschi i quali dopo un’ora di lavoro disarenarono il “Vulcania” e se lo portarono via.
Il 20 settembre, poi, attraccarono all’isola numerosi pescherecci con alcune decine di Tedeschi armati fino
ai denti. Il Comandante ci ordinò di non opporre resistenza.
In tal modo 700 allievi ufficiali dovettero arrendersi a poche decine di militari tedeschi, mentre avremmo
potuto agevolmente avere il sopravvento!
Fummo sbarcati nel vicino porto di Pola ove erano ad attenderci centinaia di sentinelle armate.
Cominciava così la nostra penosa prigionia in varie località della Germania, alla fame ed al freddo:
basti dire che indossavamo la sola divisa estiva.
Sono tornato a casa solo a fine guerra (reduce a 22 anni!). Sul posto di lavoro i Tedeschi, militari e civili,
ci sputavano addosso e, indicando la nostra divisa, ci gridavano “Verrater” (Traditore).
Massimo Filippini
25 Maggio 2007
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L' Ordine di Resistere
inviato al generale Gandin dal governo di Badoglio -fuggito a Brindisi- fu di un'infamia senza precedenti perchè i suoi firmatari sapevano bene di non poter inviare alcun aiuto e oltretutto non avevano dichiarato guerra ai tedeschi i quali reagirono in modo brutale e sanguinario avendo considerato i nostri militari alla stregua di 'partigiani' o 'franchi tiratori' come tali passibili di fucilazione immediata.
Ascoltando l'inno linkato e riflettendo sulla potenza militare tedesca -emanante dalle immagini- non si può non convenire che
Badoglio ed il suo Stato Maggiore furono i veri responsabili
delle morti avvenute a Cefalonia: malgrado ciò molti
- perfino tra le FFAA-
tendono a giustificarli con il pretesto dell'onore militare da difendere.
Onore militare che costoro si misero sotto sotto i piedi scappando come ladri dopo aver firmato alla chetichella la 'resa incondizionata' dell'Italia e successivamente costringendo i nostri soldati
-in assenza di uno stato di guerra con i tedeschi-
a combattere nelle vesti di 'irregolari' come previsto dalle Convenzioni Internazionali.
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| Badoglio ed Ambrosio: Resistete ! |
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-LE RISULTANZE STORICHE ACCUSANO BADOGLIO E I SUOI GENERALI FELLONI CHE ORDINARONO DI RESISTERE SENZA AVER DICHIARATO GUERRA-
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I FAMILIARI DEGLI UFFICIALI FUCILATI PER RAPPRESAGLIA A CEFALONIA E DEGLI ALTRI MILITARI MORTI PER MANO TEDESCA
FORTUNATAMENTE IN NUMERO ASSAI MINORE DI QUANTO
-MENTENDO CONSAPEVOLMENTE-
SI VUOLE FAR CREDERE DA DECENNI,
DEVONO 'RINGRAZIARE' BADOGLIO E IL SUO COMANDO SUPREMO (I GENERALI AMBROSIO E ROSSI) PER AVER ORDINATO DI RESISTERE AI TEDESCHI SENZA AVER LORO DICHIARATO GUERRA ..
NATURALMENTE QUESTO INVITO E' RIVOLTO A QUEI CONGIUNTI DEI CADUTI CHE
VOGLIONO CAPIRE
E NON A QUELLI LEGATI IDEOLOGICAMENTE A QUANTI UTILIZZANO LA VICENDA PER MOTIVI IDEOLOGICI ARRIVANDO A NEGARE LE RISULTANZE STORICHE.
COSTORO FANNO SOLO PENA E
-IN UN PAESE SERIO-
SAREBBERO MESSI ALLA GOGNA ANZICHE' ESSERE PRESI IN CONSIDERAZIONE.
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| testo di esempio |
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