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| I MISERABILI DI CEFALONIA |
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Tra i documenti relativi alla vicenda di Cefalonia ve ne sono alcuni dal contenuto talmente disgustoso ed orripilante che, da solo, sarebbe sufficiente ad offuscare se non a distruggere il "Mito" che -in totale spregio della verità dei fatti- si è costruito sulla tragedia, riducendola a romanzo d'appendice dai toni roboanti ma per nulla riflettenti la realtà di quanto avvenne.
Ne sottoponiamo alcuni al giudizio del lettore che potrà, in tal modo, farsi un'idea della miseria morale dei loro Autori
- partecipi dei fatti e non semplici resocontisti -
che abbiamo voluto indicare con un'espressione sembrataci quanto mai pertinente:
"I MISERABILI DI CEFALONIA".
La lettura di quanto segue chiarirà ampiamente i motivi di tale scelta.
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- 1 -
RELAZIONE DEL
Serg. Magg. TRUSSO ZIRNA Francesco
SULLE VICENDE ACCADUTE A CEFALONIA NEL SETTEMBRE 1943 E SULL'ATTIVITA' PATRIOTTICA SVOLTA DA UN GRUPPO DI ITALIANI PRIMA PRIGIONIERI DEI TEDESCHI E SUCCESSIVAMENTE COMBATTENTI IN TERRA DI RUSSIA
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Si tratta del resoconto di un "gentiluomo", in un italiano stranamente corretto per un individuo sicuramente scarso di letture, come la quasi totalità dei sottufficiali e della truppa dell'epoca, la cui mansione di "addetto al protocollo" del Comando della "Acqui" ne è un' evidente conferma, al quale però non mancò la premurosa assistenza, nella compilazione, di una "mano amica" che, per un resoconto triviale e vile, come il suo, prestò volentieri la propria opera onde trarne benefici per la sua equivoca condotta tenuta a Cefalonia.
Ciò diciamo non solo per aver constatato -nella "prosa" del "gentiluomo" Trusso Zirna- una strana ripetizione di espressioni usate dal ben noto "eroe" di Cefalonia Renzo Apollonio ma anche per la conferma di un'amicizia "fraterna" tra i due personaggi, contenuta in una lettera
-CHE PUBBLICHEREMO-
del secondo al Trusso Zirna.
Come ultima notazione rileviamo che nel libro di Paolo Paoletti
-raffigurante il gen. Gandin in veste di "traditore" (!!)-
l'ignobile scritto di costui è citato con il risalto di solito riservato alle prove inconfutabili.
Di notevole interesse, malgrado la repellenza che esso ispira,
cui invece Paoletti dà gran rilievo,
è la parte finale del documento contenente, come il lettore avrà modo di constatare, addirittura alcune 'Denunzie' dell'ex "addetto al protocollo" del Comando Acqui, contro alcuni Ufficiali tra cui primeggia quella contro il Generale Gandin che Paoletti riporta con entusiastico consenso.
Con tanti saluti al Mito di Cefalonia se mai c'è stato.
Massimo Filippini
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Le pagine sopra riportate in cui appare evidente la mano del "maestro e donno" Apollonio, rilevabile da espressioni -già lette in altri documenti- che lo additano come l'Ufficiale in grado di suscitare
"ogni loro (dei soldati ndr.) appassionato palpito"
si chiudono con le DENUNZIE
compilate dall' "addetto al protocollo" della 'Acqui'
le quali non abbisognano minimamente di commento tanta e tale è l'improntitudine e la sicumera che le caratterizza oltre naturalmente allo schifo suscitato cui è refrattaria, ovviamente, la 'nouvelle vague' della Sinistra storico-culturale che ad opera del Paoletti, cui si è associata la Insolvibile in un recente saggio edito dall'ANRP, vengono prese per oro colato.
Le riportiamo di seguito per far meglio comprendere al lettore, in che mani si è sviluppato e da che pulpito è stato predicato il Mito di Cefalonia.
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IL "GRAN FINALE"
DELL' "ADDETTO AL PROTOCOLLO"
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L' "eroico" (si fa per dire) partigiano ante litteram (a Cefalonia) e post litteram (in Russia !) Trusso Zirna,
di cui l'Apollonio fu un estimatore,
non pago di aver scritto quanto abbiamo riportato, concluse la sua 'nobile' Relazione con alcune denunce a "carico di elementi che hanno collaborato con i tedeschi o votato per la repubblica" (sociale ndr.) di cui, il primo ad essere 'colpito' fu -manco a dirlo- il gen. Gandin.
La lettura di tali pagine è quanto mai istruttiva soprattutto per quanti ancora credono alla favola del "Mito di Cefalonia" e trattano con malcelato disprezzo quelli che -come lo scrivente- ne hanno le tasche piene, peraltro in buona compagnia come gli ultimi sviluppi letterari sulla vicenda (leggi "Cefalonia" di G. E.Rusconi) stanno a dimostrare.
Più che di "pagina nera", come ha scritto S. Romano, quanto sopra rivela che ci troviamo in presenza di una
PAGINA INFAME DELLA STORIA MILITARE ITALIANA
su cui, con la scusa del Mito, volteggiano nugoli di avvoltoi
senza pudore nè dignità che hanno fatto di Cefalonia un terreno di disputa ideologica da vincere ad ogni costo, anche con l'uso di documenti vergognosi come quello testè esaminato.
Ma come si sa al peggio non v'è mai fine.
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PROSSIMAMENTE
La lettera di Apollonio al "caro" Trusso Zirna
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