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CEFALONIA:
ESPLORIAMO I FONDALI DI ARGOSTOLI |
° ° °
All'alba del 13 settembre 1943 le tre batterie del 33° Rgt. Artiglieria della Divisione Acqui aprirono il fuoco
-di loro iniziativa-
contro due motozattere tedesche che si dirigevano verso il porto di Argostoli recando a bordo viveri e rifornimenti per il presidio tedesco di circa 500 uomini -ivi stanziato al comando del ten. Fauth- che, fino a quel momento, aveva convissuto senza particolari problemi con i "camerati" italiani al punto che il mattino del 9 settembre
-dopo la notizia dell'armistizio-
il suo comandante era stato ospite a colazione del gen. Gandin in rappresentanza del proprio superiore t. col Bush che, da Lixuri ove era stanziato il grosso del contingente tedesco, lo aveva incaricato di rappresentarlo presso il Comandante della Acqui.
L'apertura del fuoco fu una vera e propria aggressione -a tradimento- compiuta contro un ex alleato -
CON CUI ERANO IN CORSO TRATTATIVE-
il cui reale intendimento fu quello di creare il c. d. "fatto compiuto" atto a far cessare le stesse e
A RIPROVA DI CIO'
il s. ten. medico (!) Pietro Boni, scrisse nel sotto riportato articolo del 15 settembre 1945, pubblicato dal quotidiano "Il Momento" l'emblematica frase su cui, per la provenienza da un estimatore degli "sparatori" e partecipe, egli stesso, della cospirazione contro il Comando di Divisione, non è dato dubitare:
"SOLO IL FATTO COMPIUTO POTRA' TRONCARE LE TRATTATIVE".
Da parte degli "sparatori" a tradimento vi fu poi una gara per rivendicare i "meriti" dell'eroico gesto consistente -come s'è visto- nell'aprire il fuoco contro due natanti indifesi che non contenevano affatto cannoni e carri armati (v. testimonianza di Alfredo Reppucci nel Sito) come reiterato da Apollonio e dal quasi centenario ex capitano di complemento Amos Pampaloni il quale non fa altro che rivendicare il gesto "eroico" di "essere stato il primo ad aprire il fuoco" contro due imbarcazioni le quali -come riferisce Reppucci- quando si videro prese a cannonate lanciarono addirittura dei razzi colorati per farsi riconoscere (!).
Ciò premesso la proposta che sottoponiamo non solo a chi di dovere, come le Forze Armate
-che però sembrano sorde a qualsiasi appello-
ma soprattutto a quanti invece abbiano il desiderio di rendere un servizio alla verità, è la seguente:
AMMESSO CHE A BORDO DELLE IMBARCAZIONI TEDESCHE VI FOSSERO CANNONI E CARRI ARMATI, GLI STESSI DOVREBBERO GIACERE NEL FONDO DELLA BAIA DI ARGOSTOLI, ADDIRITTURA A MENO DI 100 (CENTO !!) METRI DALLA RIVA.
PERCHE' NON SI ESPLORANO, ALLORA, I FONDALI,
CHE NON DOVREBBERO ESSERE ECCESSIVAMENTE PROFONDI,
ONDE ACCERTARE, ATTRAVERSO IL REPERIMENTO DEI RESTI DI QUALCHE CARRO ARMATO O CANNONE, LA VERIDICITA' DELLE ASSERZIONI DEGLI SPARATORI ?
IN CASO POSITIVO SAREMO I PRIMI A FARE AMMENDA DEL NOSTRO SCETTICISMO:
IN CASO CONTRARIO AVREMO LA PROVA INCONFUTABILE CHE COSTORO HANNO MENTITO.
GIRIAMO LA PROPOSTA A TUTTI I "SUB" DI BUONA VOLONTA' AUGURANDOCI CHE QUALCUNO LA PRENDA IN CONSIDERAZIONE:
SAREBBE UNO SMACCO -FORSE DEFINITIVO- PER I FALSIFICATORI DEI FATTI DI CEFALONIA.
Massimo Filippini
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