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ECCIDIO DI CEFALONIA:
FACCIAMO CHIAREZZA |
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LINK AL PRECEDENTE SITO:
"REFERENDUM E FATTACCIO COMPIUTO"
secondo la Sentenza Istruttoria
9 luglio 1957
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Si noti che nella pagina ' linkata' anche noi ci riferimmo
- "alla morte di circa 10.000 soldati"-
in quanto su tale aspetto della vicenda
ci eravamo fidati della versione ufficiale che, invece,
è un colossale ammasso di menzogne
- PERFINO SUL NUMERO DEI CADUTI -
come dimostriamo nel libro che sarà edito entro il corrente mese.
Massimo Filippini
5 febbraio 2006
____________ | | Dedicato ai mistificatori | |
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LE BALLE DI
"ASTOLFO"
SU CEFALONIA PRESE PER ORO COLATO
(non solo all'epoca dei fatti ma addirittura oggi !)
(Da www.lancora.com) |
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Più avanti riportiamo, traendola dal sito www.lancora.com la ricostruzione dei fatti di Cefalonia trasmessa dalla Radio di Milano "libera" il 14 settembre 1945,
da un non meglio identificato "Astolfo".
Si tratta di un esempio lampante di "scorrettezza" storica soprattutto per quanto riguarda il numero dei Morti -
("Questi 10 mila morti insepolti chiedono che il loro sacrificio non venga tradito; questi 10 mila morti chiedono che giustizia sia fatta dei responsabili della tragedia.
Essi sono l’avanguardia gloriosa delle migliaia di morti partigiani, che alla stessa maniera rifiutarono l’onta dell’accettazione di uno stato di fatto vergognoso") - che però sembra non turbi minimamente chi lo diffonde e, come le FF AA di oggi, lo avalla.
Complimenti al signor Astolfo e a quanti ne hanno ripreso la prosa per continuare ad avallare frottole
-anche sul numero dei Morti-
additati, per giunta, come,
"avanguardia gloriosa" dei partigiani.
Ecco il penoso testo cui si sono "abbeverate" anche le Autorità Militari alle quali, evidentemente,
"i presunti Morti"
di Cefalonia fanno comodo per vantare dei meriti "resistenziali" anche laddove non ci furono:
"Acqui Terme. Si è aperta nel pomeriggio di martedì 15 marzo, nelle sale di Palazzo Robellini, la mostra storica che ha titolo La partecipazione delle forze armate alla guerra di Liberazione e alla Resistenza 1943-1945, curata da Comando RFC Interregionale Nord. A quaranta giorni dal Sessantesimo anniversario della Liberazione, è questa la prima iniziativa, delle numerosissime, che - pur concentrandosi nel mese di aprile - si susseguiranno per tutto il 2005.
Anche “L’Ancora” cercherà di seguire con puntualità il calendario delle iniziative, offrendo cronache, riportando pareri (e il dibattito - è facile immaginarlo - verterà sui temi della memoria divisa/condivisa, sulla liceità della comparazione tra i combattenti dei due schieramenti, su ideologia e moralità, sulle dimensioni della cosiddetta “zona grigia”, sulle pagine ancora oscure), ma anche attraverso l’edizione di fonti e testimonianze.
Cominciamo dunque con questo numero, ad aspettare - con i lettori - il 25 aprile, proponendo un documento tratto dall’archivio del nostro giornale.
Si tratta di un breve articolo (il numero è quello del 18 gennaio 1946), ma assai significativo, nel quale è riportato il testo diffuso dalla Radio di Milano il 14 settembre 1945: in quella data - il secondo anniversario di Cefalonia, ma primo da quando la Liberazione era avvenuta; e il “Corriere della Sera” proprio nei giorni 14 e 15 settembre approfondì la ricerca della verità sull’episodio bellico - la nazione aveva potuto ascoltare una storia che a molti era sembrata del tutto irreale e incomprensibile.
Ancora “a caldo”, nel commento di Astolfo [sic; al momento non è possibile rivestire con una identità questo giornalista], una interpretazione critica estremamente lucida dei fatti dell’isola dello Jonio, che collega i caduti di Cefalonia e Corfù, Leucade, Itaca e Zante al sacrificio delle formazioni partigiane (è tra l’altro il pensiero più volte ribadito dal Presidente Ciampi) cui si unisce la richiesta di giustizia per i colpevoli dell’eccidio.
Astolfo non pensava però né ai tedeschi, né ai presunti “disobbedienti” (Pampaloni, Apollonio, Mastrangelo e altri ufficiali). Le responsabilità sono della diplomazia italiana e degli alti comandi, da poco trasferitisi a Brindisi, incapaci di tutelare quella truppa che moriva a poche centinaia di chilometri. (G.Sa.)
Radio di Milano, 14 settembre 1945
“Pochi sono gli italiani che, in quella sera del tragico settembre 1943, udirono alla radio una brevissima notizia che annunziava che i combattimenti nell’isola di Cefalonia erano terminati; e che la guarnigione italiana che aveva tentato di resistere a tedeschi, era stata ridotta all’impotenza. La notizia passò inosservata e presto fu dimenticata.
Solamente oggi si viene a sapere la verità su questi fatti: verità sanguinosa e meravigliosa, verità tragica e sublime. Una pagina di eroismo che va a tutta gloria dei soldati italiani e ad ignominia di coloro sui quali ricade a pieno la responsabilità della nostra disfatta di allora, e la colpa di tanto sangue versato senza un risultato che vi si adeguasse.
Mentre a Pescara [qui il re raggiunse l’Adriatico, ove si imbarcò su una unità della Marina, diretto a Brindisi] si concludeva vigliaccamente un infausto periodo che è fra i più oscuri della storia d’Italia, un breve periodo che coronò adeguatamente l’assai più lungo periodo, 20 anni di fascismo, a Cefalonia poco più di 10 mila italiani si rivoltavano disperatamente e sdegnosamente contro quello che pareva dovesse essere ormai un dato di fatto irrefutabile: I tedeschi padroni dell’Italia.
I soldati della Divisione «Acqui» non accettarono il fatto compiuto. Non vi erano ordini da Roma? Non importava, i soldati decisero loro quale era il dovere da compiersi. Per una settimana, inferiori di numero, privi di adeguato armamento, essi tentarono da soli quello che l’inettitudine degli alti comandi e la vigliaccheria di comandi periferici impedirono che si attuasse in tutta Italia: la lotta per cacciare i tedeschi dal suolo della Patria. Di 11 mila soldati 9 mila morivano gloriosamente, di 525 ufficiali, 406 lasciavano la vita sul campo, o fucilati.
Sottoposti ai più duri bombardamenti dall’aria e dalle artiglierie terrestri, i soldati della «Acqui» non si arrestarono che dopo una settimana di combattimenti disperati, quando le munizioni furono esaurite. Interi reparti si fecero annientare sul posto. Il comandante tedesco proibì poi di dare sepoltura ai caduti.
I soldati della «Acqui» furono i primi a dimostrare, a tutto il mondo, quali fossero i veri sentimenti del popolo italiano. La dichiarazione di guerra alla Germania non veniva nemmeno all’8 settembre, mentre frasi sibilline, atte a crear l’equivoco più che a dare un indirizzo dì azione, determinarono quell’incertezza che faceva precipitare il Paese nel caos.
Ben altro esempio quello di Cefalonia: alle frasi sibilline si contrappone l’ordine del fuoco dato alle batterie campali, alla fuga si contrappone l’assalto. Questi 10 mila morti insepolti chiedono che il loro sacrificio non venga tradito; questi 10 mila morti chiedono che giustizia sia fatta dei responsabili della tragedia.
Essi sono l’avanguardia gloriosa delle migliaia di morti partigiani, che alla stessa maniera rifiutarono l’onta dell’accettazione di uno stato di fatto vergognoso.
Se si sia trattato di inettitudine, se vi sia stata vigliaccheria, o se cause ancora peggiori furono quelle che spinsero coloro che in quel momento avevano in mano le sorti del Paese, ad agire nei 45 giorni famosi in quella maniera che tutti conoscono, poco importa.
Quando su di un fatto incide, con tutta la sua importanza, il sangue di decine di migliaia di persone, non vi può essere dubbio che tutti gli altri elementi passano in seconda e terza linea. I colpevoli devono pagare.
Non possono essere cavilli giuridici o calcoli politici a frenare quello slancio, fatto di purezza d’intenti, che partì da Cefalonia in quel tragico settembre, ed al quale poi tutto il Paese rispose”.
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OGNI COMMENTO E' SUPERFLUO
Massimo Filippini
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I
DA DIECIMILA E PIU' MORTI
A MENO DI DUEMILA
Sulla base del numero dei Caduti risultante dalla documentazione esistente* e tenendo conto che quando si parla di "Caduti di Cefalonia" si devono intendere coloro che
A CEFALONIA
morirono per mano tedesca
-in combattimento o fucilati-
e non quanti, purtroppo, perirono per altre cause luttuose quali l'affondamento delle navi che li trasportavano come prigionieri nel Continente dalle Isole Ioniche (e quindi non dalla sola Cefalonia) o la morte in prigionìa ovvero altre deprecabili cause aventi, però,
la caratteristica comune di non essersi verificate a Cefalonia, possiamo affermare che i Morti a Cefalonia
FURONO MENO DI DUEMILA.
Costituisce, pertanto un travisamento assoluto della verità storica il riportare cifre astronomiche di
"MORTI A CEFALONIA"
arricchite, per di più, di particolari inventati di sana pianta**, onde far credere -come si è fatto per più di sessant'anni- ad un'epopea, o mito che dir si voglia, fondato su cumuli inverosimili di morti che
-ripeto ancora una volta-
"A CEFALONIA NON CI FURONO".
I propalatori di tale falsità ovvero gli ormai tristemente noti
"Pifferai di Cefalonia"
devono inoltre vergognarsi anche per il fatto di averla divulgata pur sapendo che essa era un'invenzione pura e semplice.
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NOTE:
* Il Documento più importante è quello
- ben noto anche ai Pifferai di Cefalonia-
compilato negli anni '70 dall'Ass. Naz. Superstiti Reduci e Familiari di Caduti Divisione "Acqui"
-Sezione Regionale del Lazio-.
Oltre ad esso altre notizie si ricavano dagli elenchi di Caduti compilati dai Cappellani Militari Formato e Ghilardini che, sostanzialmente, combaciano con il primo e non contengono neanch'essi le cifre inverosimili sparate sul numero dei Caduti.
** Il più incredibile e penoso (per chi l'ha inventato) è quello secondo cui i tedeschi "spararono" sui nostri soldati mentre le navi che li portavano in Continente affondavano; se non altro questi mentecatti dovrebbero spiegare come fecero ad aprire il fuoco i tedeschi che rischiavano di affogare anch'essi e molti affogarono.
Altra solenne balla è quella della nave "Ardena" riempita di prigionieri dai tedeschi e fatta "saltare" in aria per uccidere il carico di soldati italiani.
Una domanda a questi imbecilli: se i tedeschi furono così feroci ed ammazzarono -secondo loro- migliaia e migliaia di soldati indifesi, perchè avrebbero architettato un simile piano diabolico, anzichè uccidere direttamente a Cefalonia i prigionieri senza "rimetterci" perfino la Nave ?
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