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Via Federico Filippini - Roma
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CEFALONIA - I Caduti tedeschi
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Al Ministro La Russa: Ode su Cefalonia
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Le Archiviazioni inviatemi dalle Procure di Dortmund e di Monaco
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Padre Romualdo Formato - Un nipote ci scrive
IL PADRE DI TUTTI I FALSI SU CEFALONIA: il Comunicato del 13.9.1945
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Il fratello del gen. Gandin ci scrive...
Le gesta di Apollonio ovvero...
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NON CI FU REFERENDUM
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L'armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda
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I 'Pifferai' di Cefalonia
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Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
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FILM RAI SU CEFALONIA
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IO E I PRESIDENTI
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TRADITORI A CEFALONIA
Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ?
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CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli
Lettera aperta a W. Veltroni
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I maneggioni di CEFALONIA
RECENSIONI
E LE FFAA STANNO A GUARDARE...
LA VOCE DEI LETTORI
APOLLONIO: UN MITO PER POCHI INTIMI
Il Corsera: Gandin fu un traditore
Lettera aperta a W. Veltroni
PREMIO ACQUI STORIA O ACQUI FAVOLE ?
Film Rai 'Cefalonia' - Che bella fiction !
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza
Cefalonia: un eccidio senza prove
LA TESI DELLA VERGOGNA
FILM RAI
"CEFALONIA":
MA CHE BELLA FICTION !
* * *
Noni risulta che qualche 'esperto' di Cefalonia si sia chiesto perchè nella 'fiction' RAI il sergente Blasco - Zingaretti anzichè essere fucilato nello
'sterminio ciclopico'
della truppa abbia recitato la parte dello spettatore delle fucilazioni
-PURTROPPO avvenute-
degli Ufficiali.
La risposta è semplice: perchè detto sterminio non ci fu.
Il tutto è riportato con dovizia di documenti nel mio ultimo libro "I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
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* * *

-L'ORDINE DI RESISTERE-

IL TESTO DELL'ORDINE DI
RESISTERE "AI TEDESCHI CON LE ARMI"
INVIATO AL GEN. GANDIN DAL COMANDO SUPREMO TRASFERITOSI A BRINDISI.

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* * *

GLI IMBROGLIONI CHE MOSTRANO IL PRESUNTO "REFERENDUM"
COME MOTORE UNICO DELLA VICENDA
SONO SMENTITI DALL' ORDINE DI RESISTERE RICEVUTO DA GANDIN
CHE FA CADERE NEL NULLA LE INVENZIONI CIRCA LA DECISIONE 'UNANIME' DELLA ACQUI DI RESISTERE.
OLTRETUTTO TALE TESI E' OLTRAGGIOSA PER IL COMANDANTE RIDUCENDOLO AD UN SEMPLICE NOTAIO DI DECISIONI PRESE DA ALTRI:
CIO' CHE PIU' SCANDALIZZA E' CHE LE FORZE ARMATE NON ABBIANO SENTITO IL DOVERE MORALE DI
INTERVENIRE PER FAR CESSARE TALE FROTTOLA REITERATA CON GRAN RISALTO NEL FILMATO RAI 'CEFALONIA',
D'ALTRONDE COSA SI PUO' PRETENDERE DA UNA FORZA ARMATA CHE NON HA APERTO BOCCA NEANCHE DI FRONTE ALLE VERGOGNOSE ACCUSE
( ADDIRITTURA DI TRADIMENTO !)
RIVOLTE ALLA MEDAGLIA D'ORO GEN. ANTONIO GANDIN ?
__________
° ° °
L'articolo del "Secolo d'Italia" che riporta la lettera della Vedova Bronzini, dimostra
-se ce ne fosse ancora bisogno-
la perfetta consonanza di idee esistita tra lo scrivente e lo Scomparso il cui avallo alle loro bugie fu invano cercato dai "pinocchi" imperversanti sulla verità dei fatti.
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-IL DISSENSO DI UN ESPERTO
SULLA PENOSA FICTION-

Finalmente un militare si esprime con parole chiare.
-Grazie gen. Caligaris-

Oggi, oltre al cinema, contano in sempre più larga misura le fiction della Tv che in Italia abbondano di agiografiche storie di preti, magistrati e qualsiasi altra categoria delle Forze dell'ordine. I protagonisti sono tutti bellissimi, ammirevole intreccio di umanità, competenza e indomabilità. Delle Forze armate solo brevi e poco convincenti apparizioni. Sorge il dubbio che scene considerate molto violente, frequenti e apprezzate per le Forze dell'ordine non sarebbero loro concesse nel timore di infrangere l'identikit del soldato tenero, romantico e mite che mai li abbandona.
Oggi, nel quadro di un ciclo riformista che coinvolge anche le Forze armate, si offre la figura del soldato italiano in chiave più positiva e il film per la Rai "Cefalonia" ne è il primo esemplare. Questo film pro-militari tuttavia non pare molto diverso dai quelli "contro". Grazie a una sceneggiatura poco esperta di cose militari, parla di un pugno di soldati che, dopo la resa della divisione ai tedeschi, continua a battersi mentre la maggioranza che ha ceduto le armi si fa uccidere per non tradire la Patria.
A corredo di questa storia, un pietoso generale "papà" che preferisce il dialogo e la resa ma si rimette al voto dei suoi soldati che non vogliono cedere le armi ai tedeschi e si fanno uccidere inneggiando alla Patria, alla libertà o cantando "O sole mio". Il tutto in un mieloso impasto di amori e baci, abbracci a profusione, pianti e lacrime per finire con una ribellione vociante, tardiva e tanto scomposta che quattro soldati seri avrebbe impiegato due minuti a sedare. E così via.

Che questo sia il modello militare da proporre alla nazione e al soldato italiano e magari da divulgare anche all'estero, dovrebbe far cadere le braccia. Quale attenuante si potrebbe pensare che si sia sbagliato nell'avere scelto come tema l'eccidio di Cefalonia - episodio tuttora assai controverso - ma si può anche dubitare che non si abbia avuto il coraggio di invertire tendenza e che perciò si mantengano in vita i luoghi comuni di cui si pasce la nostra cultura politica.

Si parla di prova di democrazia quando il generale delega la decisone se arrendersi o meno ai suoi soldati. Si fanno inneggiare i morituri alla libertà anziché alla Patria. Si esalta la morte di migliaia di soldati senza reagire, quasi a promuovere la figura dell'eroe martire che si fa uccidere ma non uccide. Si propone la tesi del dialogo con il nemico che però non rispetta l'impegno. Si offre al protagonista del film il ruolo dell'eroe suo malgrado che detesta la guerra e capeggia per propria scelta i ribelli, quasi che in un gesto conciliatorio si voglia fondere in lui il partigiano e il soldato.

Chiusura con bandiera al vento e stemma sabaudo. Nonostante l'evidente buona volontà di assecondare la retorica corrente, l'Inno di Mameli non ce l'hanno fatta a inserirlo. Non solo continua a latitare l'immagine consapevole e combattiva del soldato italiano ma c'è da chiedersi a che scopo mantenere in vita l'esercito se, come propone il film, lascia ai singoli soldati il decidere se battersi o meno. Interessante sapere che il film è stato più volte plaudito proiezione durante - in occasione dell'anteprima all'Auditorium di Roma - e alla sua conclusione. E' da arguire che è così che gli italiani vedono l'esercito e i suoi soldati?

Il fatto è che con l'ausilio del cinema - ma non solo - nel dopoguerra si è subliminalmente diffusa fra gli italiani la convinzione di essere soggetti poco affidabili e poco coraggiosi e, in quanto tali, militarmente perdenti Il fenomeno è così diffuso che, alla domanda rivolta ad accademici italiani da uno storico canadese sul coraggio italiano, le controparti sono sbottate in una fragorosa risata: "Ma che domanda! Il coraggio militare italiano non esiste. E' un ossimoro". Questa poco gratificante sindrome collettiva non è scomparsa, anzi continua a influenzare, in modo più pervasivo e più subdolo, la debole opinione di sé che molti Italiani gelosamente e caramente conservano.

gen. Luigi Caligaris

(da www.paginedidifesa.it)




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Dal sito www.quartopotere.com

- UN COMMENTO SERIO ALLA PAGLIACCIATA RAI -

CEFALONIA, CHE DELUSIONE
Ho veduto in tv “Cefalonia” per pochi motivi: Rulli e Petraglia; e un personale senso della storia.
Poche cose sono vere, l’unica certa la guerra. Non vi fu nessun referendum. Il “referendum” è voluto a furor di popolo. In realtà, ho letto e mi sono documentato, la carneficina fu dovuta ad un ordine (di cui esiste documentazione cartacea) giunto dalla Marina Militare di Brindisi tramite il ponte radio di Corfù nella notte del 13 settembre del 1943; tale documento (N. 1029 CS – Comando Supremo) ordina al generale Gandin di resistere con le armi all’intimidazione tedesca di consegnare le stesse. Venne firmato dal Sottocapo di Stato Maggiore, F.to Generale Francesco Rossi. Ma nessuno dopo gli avvenimenti, volle assumersene la paternità di quell’ordine scritto. Trovate una copia del documento sul sito www.cefalonia.it .
Cefalonia, lo sceneggiato tv, è un po’ una farsa; una soap opera epica. E’ stata scritta per un solo personaggio, l’oramai attore della Tv di Stato Luca Zingaretti che sarà bravo ma non può recitare diecimila soldati trucidati.
Ci stanno amori e atti di eroismo come piacciono al “populino” dei telespettatori. Persino atti di viltà o tradimento della patria, perché chiunque cercherebbe di avere salva la vita se potesse.
Ho sorriso alla figura umana del sergente Luca Zingaretti, passato per un uomo semplice e “traffichino” inizialmente, poco colto ma molto pratico; poi lo si scopre improvvisamente uomo di estemporanea e acuta intelligenza: meccanico, amante, padre putativo, padre confessore, moralista e probo, poeta.
Gli è sempre presente, quasi invisibile e immune agli effetti scenici della carneficina, una donna che lo ama: se si graffia una tempia, lei è lì che gli regge la testa e lo carezza. Questa donna, in una invenzione di sceneggiatura quasi di effetto, chiede e ottiene rischiando la fucilazione, la sepoltura di un morto anonimo sulla spiaggia, di là a qualche passo bruciano i corpi di centinaia di ufficiali fucilati. Il sergente Zingaretti, tra le fanfare e virtuosismi soprani della colonna sonora di Ennio Morricone, pronuncia guardando una nuvola di fumo le parole: “la divisione Acqui sale in cielo!”.
Farebbe piacere, senza offesa per nessuno, ricevere onestà intellettuale e storica da uomini che esercitano la propria mente: Petraglia e Rulli. Non siamo tutti casalinghe (chiedo scusa non voglio fare di ogni erba un fascio) o giovani imberbi patrioti col pallino della divisa. Chissà se questi signori hanno veduto il bellissimo “La sottile linea rossa”. Volevano unire cuore, anima, corpo e guerra. Ma tutto è così senza dignità e principi morali. Petraglia e Rulli piegati alla ragione dell’audience? No, magari loro hanno messo solo la penna. Forse è colpa del regista o dei produttori? Eppure il dio che dà vita ai personaggi filmici e non, lo sanno persino i bambini, è lo sceneggiatore. Che voi sappiate, Petraglia e Rulli hanno rinnegato quanto scritto? Non mi sembra.
Chissà quanti come me hanno ancora nel cuore e negli occhi “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, scritto da Rulli e Petraglia. Probabilmente erano in stato di grazia.
Vogliamo dignità e verità e che il populino di sognatori e romanticoni della televisione se ne vada a letto prima la sera o legga un po’, sempre con il dovuto rispetto s’intende. Tutto quanto perché i libri di storia passati dalle istituzioni culturali, insegnano solo ai “don Abbondio” della vita. Chi sa o pretende di sapere la verità si faccia pure avanti, per favore.

Damiano Landriccia
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DAL SITO DELLA RAI:
RIASSUNTO DELLA
"P U T T A N A T A"
Cefalonia
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Cefalonia, 8 settembre 1943.
In una delle stanze del Comando, il giovane radiotelegrafista Davide crede di non aver capito bene quello che sta ascoltando: l'Italia ha chiesto l'armistizio. Nel clima di euforia che prende tutti, il sergente d'artiglieria Saverio Blasi (Luca Zingaretti) - veterano di troppe guerre - incontra Feria (Luisa Ranieri), la bella italiana che gestisce il Caffe' San Marco. Trasferitasi in quell'isola per seguire il marito Michele (Claudio Amendola), che poi e' partito per l'America e non e' piu' tornato, ha tirato su da sola la figlia Elena (Jasmine Trinca). Con Saverio si confessano l'attrazione che provano, fanno l'amore, ma presto la speranza del ritorno si trasforma in un incubo: c'e' un ultimatum dell'ex alleato tedesco che invita alla resa o alla guerra. Il Generale Gandin (Ermanno Grassi) chiede un referendum da tenersi tra i soldati.
Il giovane Tenente Gualtieri (Fausto Paravidino) ordina l'adunata per votare.
Ma Saverio non ci sta: dovevano chiamare i soldati a scegliere se volevano o no la guerra, e non se e come vogliono morire. Saverio e' isolato. I reparti scelgono di combattere, e poco dopo mettono sotto tiro due imbarcazioni della Wehrmacht cariche di truppe.

Inizia la battaglia. Dopo bombardamenti a tappeto che portano lo scompiglio tra le fila italiane, Saverio viene mandato con un camion a tirare fuori dai guai il Tenente Gualtieri e i suoi uomini. Tra loro c'e' Nicola (Corrado Fortuna), il giovane di cui e' innamorata Elena. Saverio le promette che glielo riportera' indietro, ma in realta' Nicola e' ferito e Saverio e' costretto ad affidarlo alle cure di un dottore greco che fa parte della Resistenza. Si stringe cosi', attorno a Saverio e al tenente Gualtieri, un piccolo pugno di superstiti - il marinaio Davide (Flavio Pistilli), il fante-poeta Oreste (Fabio Balasso), il carabiniere Tancredi (Paolo Setta) grande promessa della maratona, il fedele attendente Senise (Antonio Milo) - che cercano di passare le linee per portare al Comando la notizia che alcuni reparti tedeschi stanno tentando una manovra di accerchiamento. Purtroppo, ne' il disperato coraggio di Saverio ne' la folle corsa di Tancredi, riescono a impedire che la tenaglia si chiuda. Il gruppo si sgretola, quasi tutti vengono catturati. Saverio si rifugia nel Caffe' San Marco trasformato in ospedale da campo, dove Feria assieme al Maggiore medico Moreno (Valerio Mastandrea) e a Elena si prodiga per portare aiuto ai feriti. Appena Elena viene a sapere delle gravi condizioni di Nicola decide di lasciare la sua casa e di raggiungerlo. Saverio, dopo una notte passata accanto a Feria, prova a fuggire ma viene fatto prigioniero. Saverio scopre cosi', dopo la ferocia del prima, l'inaudita ferocia del dopo.

Il comando tedesco ha stabilito che gli ufficiali italiani vanno considerati traditori. E pertanto vanno giustiziati. Saverio viene obbligato a guidare uno dei camion che vanno alla "Casa Rossa", pochi chilometri fuori citta'. Qui, assiste impotente allo sterminio: a quattro a quattro, gli ufficiali italiani vengono fucilati - se ne salveranno soltanto poche decine. Passano i giorni. Dopo i primi pensieri di fuga, i prigionieri a poco a poco si riorganizzano, formano un raggruppamento clandestino:
i "Banditi della Acqui".
Tra i promotori del gruppo c'e' proprio Saverio, quello che sembrava piu' disincantato e distaccato, quello che non voleva combattere, quello che pareva senza ideali. Saverio, che mai l'avrebbe voluta cominciare, dice agli altri suoi compagni, per convincerli a resistere che "la battaglia di Cefalonia non e' finita."

Con Feria invece, malgrado l'amore che li lega, le cose si complicano. A rendere impossibile la loro storia non e' solo la guerra, ma i fantasmi del passato che all'improvviso irrompono nella vita della donna a scompaginare i sogni di un futuro diverso. La prigionia e' lunga, difficile, dura, ma arriva infine il giorno del riscatto. Dopo essere entrati in contatto con un piccolo nucleo alleato sbarcato sull'isola, Saverio e gli altri non si limitano ad aspettare lo sbarco inglese, ma contribuiscono attivamente
alla disfatta tedesca.
L'8 settembre del 1944, a un anno esatto di distanza dall'inizio del dramma, Saverio, alcuni ufficiali superstiti e i soldati prigionieri, capiscono che i tedeschi si stanno preparando alla fuga e che hanno minato il porto di Argostoli. Assieme alla Resistenza greca organizzano l'attacco, disattivano le mine, si impadroniscono della citta'. Altoparlanti di fortuna annunciano ai cittadini l'avvenuta liberazione, la flotta alleata e' in vista dell'isola, e sul pennone di quello che un tempo era stato il Comando della Acqui, sale la bandiera italiana. Saverio, ora che e' arrivato il momento di tornare a casa, guarda il mare, felice e triste nello stesso tempo. Feria gli va vicino, deve dirgli una cosa...

In onda lunedi' 11 e martedi' 12 aprile su RAI UNO
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I lettori hanno tutti gli elementi per giudicare se il termine
'PUTTANATA'
sia
APPROPRIATO
o si renda necessario usarne qualcuno piu' forte.

Si ringrazia per eventuali suggerimenti.

Massimo Filippini
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* * *
C'ERA UNA VOLTA "IL TEMPO"
(Quotidiano indipendente fondato da Renato Angiollo nel 1944)
che certamente non avrebbe pubblicato un articolo come quello che segue.
A detto articolo facciamo seguire un ritaglio dello stesso giornale del 16.12.1975 relativo al capitano 'senza nome' che, nella fiction RAI, insieme con Zingaretti fa' fuori una quantita' incredibile di tedeschi
A Cefalonia guerra, amore ed eroismo Televisione e cinema puntano forte sulle vicende piu' drammatiche del nostro Paese
di MARIDA CATERINI

UN'IMPORTANTE, tragica pagina, di storia italiana arrivera', sotto forma di racconto televisivo, sulla prima serata di Raiuno lunedi' 11 e martedi' 12 aprile.
Il progetto "Cefalonia", miniserie in due puntate, fa parte del filone storico di Raifiction finalizzato a far conoscere alla vasta platea televisiva le vicende meno eclatanti ma non meno significative, della nostra storia contemporanea. Rulli e Petraglia, storici sceneggiatori delle prime serie de "La Piovra", hanno scritto la sceneggiatura, mentre la regia e' di Riccardo Milani. "La miniserie prende il nome dall'isola greca dove avvenne lo sterminio da parte dei tedeschi, della divisione italiana Acqui, all'indomani dell'8 settembre del 1943. La vicenda inizia dai giorni delle trattative del governo Badoglio che portarono alla firma dell'armistizio con gli alleati e si conclude con la Liberazione.
Furono uccisi ben 9.640 soldati, di cui tremila, sopravvissuti, perirono poi in mare mentre venivano deportati verso i campi di sterminio tedeschi", hanno commentato Rulli e Petraglia.
( E' falso: i Morti in totale furono meno di 4.000 n.d.a.)
Il fine della fiction e' di far conoscere al grande pubblico l'eroico comportamento del contingente italiano a Cefalonia che, scegliendo
(ma quale scelta ! ci fu l'ordine del Comando Supremo ! n.d.A)
di non arrendersi ai tedeschi, ha offerto un esempio di dignita', di disinteresse, di amore verso l'Italia.
Aqui, infatti, e' stato, infatti, l'unico contingente dell'esercito italiano ad aver avuto l'onore delle armi, perche' in tutt'Italia, per la presenza delle forze germaniche, le altre divisioni capitolarono quasi senza combattere.
(Ma chi gliele ha raccontate 'ste balle all'articolista ? n.d.A)
"Cefalonia" e' una fiction
fedelmente storica,
(col cavolo, n.d.A.)
con un occhio attento alla vita privata dei soldati, al loro passato, ed alla realta' altrettanto drammatica delle donne che li attendevano nei paesi di origine. La guerra, pero' restera' sullo sfondo, il racconto televisivo, che dura un anno esatto, punta soprattutto sui personaggi le cui storie saranno ricostruite in base
ad elementi certi
(col doppio cavolo n.d.A.)
raccolti attraverso le testimonianze dei sopravvissuti.
I due sceneggiatori hanno evitato le versioni contrastanti ancora presenti sulla vicenda di Cefalonia, e si sono attenuti soltanto a dati certi, storicamente documentati, come, ad esempio, il referendum che precedette, tra i soldati, la decisione di combattere contro i tedeschi presenti a Cefalonia e di non arrendersi.
(col triplo cavolo n.d.A).
La miriade di personaggi che ruotano intorno alla vicenda di Cefalonia ha convinto gli sceneggiatori a tratteggiarne, nella fiction soltanto una serie che racchiudono, nella loro individualita', le caratteristiche generali e comportamentali della maggioranza.
(Col quadruplo cavolo, n.d.A.)
Un ruolo importante avranno anche i sacerdoti militari
(se Padre Formato vivesse ancora gliene direbbe quattro ai pinocchi che rappresentano la tragedia in tal modo n.d.A.)
coraggiosi quanto i soldati, e cio' che accadde dopo l'eccidio.
Viene, infatti, documentato anche l'affondamento della nave che conduceva i nostri soldati, sopravvissuti allo scontro con i tedeschi, nei campi di sterminio nazisti.
(Ma quali campi di sterminio !! Il capitano Apollonio rimase a collaborare con i tedeschi insieme con altri superstiti i quali dopo la partenza indisturbata dei tedeschi si autoproclamarono 'Banditi Acqui' ! Durante il suo soggiorno nell'isola era ospite a pranzo del Comandante tedesco dell'isola !!. L'articolista si informi presso Olinto G. Perosa Superstite e Consulente -non ascoltato- degli sceneggiatori n.d.A.).
Fu questa l'altra vera strage, dalla quale si salvarono meno di mille uomini.
(Altri numeri in liberta', n.d.A.)
_________________

OGNI ULTERIORE COMMENTO
SU UNA FICTION CHE GIOCA CON I MORTI
E PRENDE IN GIRO I VIVI
E' SUPERFLUO.
VERGOGNA !
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* * *
-NELL' ARTICOLO LA PROVA DI UNO SCAMPATO PERICOLO DA PARTE DELLA BENEMERITA-
____________
IL CAPITANO 'SENZA NOME' DEI 'BANDITI ACQUI'
PROTAGONISTA DELLE FROTTOLE RACCONTATE SENZA VERGOGNA
NELLA FICTION 'CEFALONIA',
TENTO' LA SCALATA AI VERTICI DELL'ARMA
SENZA FORTUNATAMENTE RIUSCIRVI.
I CARABINIERI RINGRAZIANO ANCORA.
__________________
* * *
MESSAGGI DEI LETTORI SULLA
'PUTTANATA'
RAI
______________

Egregio signor Filippini,
quel che doveva capitare e' successo, nel senso che la Rai trasmettera' la fiction su Cefalonia, sul numero 15 di Tv Sorrisi e Canzoni vi e' uno speciale di 20 pagine su questo programma, ovviamente non le dico cosa ci hanno infilato, tutto per spettacolarizzare e propagandare questo fatto, Questo programma e' stato prodotto con l'alto Patronato della Repubblica, spero che questa fiction sia un fiasco per quella gente che sta giocando con i morti di Cefalonia, a cominciare dalle dichiarazioni di Luca Zingaretti uno degli interpreti principali, all'intervista ai due autori Stefano Rulli e Sandro Petraglia che dichiarano di aver appreso molto materiale attaverso internet, senza citare il suo sito che con un nome cosi' semplice lo dovevano trovare facilmente, con le foto di ufficiali uccisi dai tedeschi tra cui quelle del gen. Gandin, il colonnello Romagnoli del Capitano di Fregata Mario Mastrangelo e soprattutto dei capitani Apollonio e Pampaloni ritratti insieme a Agesialos Migliaresi comandanti della banda Acqui e nessuna citazione su suo padre. Purtroppo non le ho citato in tempo l'intervista su Oggi n 7 del 15 febbraio a Paolo Paoletti che sostiene che il gen. Gandin era in realta' in contatto con i tedeschi, gia' il 14 settembre dichiara che la sua divisione non rispetta piu' gli ordini,
e che un capo furiere tedesco poco prima della sua fucilazione ha sentito dire dal generale che ha dovuto rsistere perche' costretto dai suoi ufficiali ribelli.
Scusi del mio lungo silenzio la saluto
L. N.
_________________

Egr. Avv. Filippini,
leggo nel suo sito dell'imminente uscita di una fiction sulla tragedia di Cefalonia. Poiche' posso immaginare come sara' realizzata, le propongo sin d'ora di stilare una lettera di asprissima protesta da inoltrare (dopo la visione di questa probabile operetta) alla R.A.I. ed alla commissione di vigilanza parlamentare. Mi metto a sua completa disposizione per sottoscrivere questa, od altre missive, di condanna da destinare agli organi competenti.
Credo fermamente che lei sia in grado di raccogliere numerose firme a sostegno di qualsiasi forma di protesta nei confronti dell'ennesima pagliacciata che vilipende la storia e la memoria di quanti si comportarono in piena dignita' e purtroppo non tornarono.
Con viva cordialita'.
G. G.
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Egregio signor Filippini
e' un po' che non visitavo il suo sito e mi ha fatto molto piacere sapere che finalmente e' riuscito a pubblicare il suo nuovo libro che spero ora di trovare e poter acquistare in libreria come s' giusto che sia e che sicuramente leggero' tutto d'un fiato come i precedenti da lei ricevuti (p.s. se non dovessi trovarlo e' sempre acquistabile tramite lei ?). Detto cio' mi sono ricollegato al suo sito per ritrovare la sua email e scriverle circa la nuova storiella della RAI su Cefalonia ed ho notato che gia' tanto a riguardo ha scritto e inserito sul sito. Volevo scriverle semplicemente e forse stupidamente perche' serve a ben poco come mi sono sentito dopo aver capito che sarebbe stata la rappresentazione dell'ennesima farsa. Ebbene si ci credevo !!! Speravo che finalmente dopo le foibe (io sono friulano) un minimo di verita' si dicesse anche su Cefalonia un minimo cristo .... invece nulla si va avanti con la farsa con la menzogna e questa volta in TV rivolta a milioni di persone che magari nulla sapevano prima della visione del film e che quindi a cio' che vedranno crederanno. Sono rimasto malissimo mi creda e posso immaginare quanto dolore abbia nuovamente provato lei. Preso in giro da cio' che e' stato realizzato ma ancor piu' dall'aver constatato che non si vuole la verita' si vuol continuare con le bugie col nascondere e con le falsita' pur di dire una buona volta per tutte la verita' .... raccontata magari con toni smorzati da favoletta ma che si capisca la verita' !!! Come le cose sono realmente andate !!! Immagino che la produzione del film poi non l'abbia nemmeno interpellata per un consiglio o altro mentre sicuramente si sara' premunita di ascoltare "il gatto e la volpe", mi darebbe molta tristezza e spero che non ci sia anche cio' nel film dover vedere anche le fasi del processo sarebbe troppo ...... In virtu' dei nuovi documenti da lei inseriti nel nuovo libro non si puo' riprovare a riaprire il caso ? Non c'e' proprio piu' nessuna speranza di arrivare alla verita' al vederla riconosciuta ? Mi piacerebbe molto fosse ancora possibile .... se si non si arrende continui a lottare !!!! Mi scuso per lo sfogo ma ho subito pensato a lei e a quanto si e' cercato di fare per far emergere la verita' quando ho capito e saputo i contenuti del film. Un saluto sincero.
T. R.
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buongiorno massimo...
mio padre, quando ha saputo, ha pronunciato solo
queste parole: i martiri di Cefalonia si stanno
rivoltando nella tomba...
io dico: la verita', quella vera, possiamo metterla
in cornice e appenderla al muro, pensera' il tempo a sbiadirla...
e' tutta una presa in giro, un altro buon motivo
per far soldi alle spalle di chi e' caduto per colpe altrui.
g. a.
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* * *
LA FICTION CEFALONIA
OGGETTO DI CULTO
NEL DUCATO ROSSO DI TOSCANA
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Grazie ai buoni uffici del ministro Gasparri
-che la Sinistra ama definire 'fascista'-
e del suo capo struttura Sacca', la RAI TV ha confezionato una fiction gradita ai comunisti in genere ed
ai reggenti del Ducato Rosso di Toscana in particolare, come si evince dalla notizia sotto riportata.

Pertanto, grazie alla RAI
oscurantista ed in mano ai revisionisti di "Destra",
la vicenda di Cefalonia, attraverso detta fiction, si avvia a divenire oggetto di culto nel Ducato Rosso di Toscana con Amos Pampaloni
-venerata icona fiorentina e gran "Gonfalone" del comune di Firenze-
nelle vesti di Gran Sacerdote.
Chissa' che, per completare l'opera, non sia concesso spazio anche
al 'Robespierre' Paoletti
per inveire contro il 'Traditore' Gandin:
sarebbe veramente il massimo cui le rosse legioni di giovani apprendisti del 'Parlamento degli studenti' toscani, potrebbero aspirare....
C'e' da credere, infine, che il tutto avverra' con la partecipazione di rappresentanti dell'Esercito che faranno, come al solito, da tappezzeria, mestiere in cui,
quando si parla di Cefalonia,
sono divenuti imbattibili.

GRAZIE RAI
_______________

Testo della notizia:

Venerdì ± Aprile 2005, 17:25
Tv: a Firenze Anteprima 'Cefalonia' Con Luca Zingaretti
(Adnkronos) - A Firenze i protagonisti saranno i giovani del 'Parlamento degli studenti' che, assieme al Consiglio regionale, hanno organizzato per la mattina dell'8 aprile l'anteprima del film-tv ''Cefalonia'' e l'incontro con le scuole e l'attore Luca Zingaretti. Nel pomeriggio, alle ore 17.00, si terra' anche la cerimonia ufficiale con i reduci della divisione Aqui, nella sala del Gonfalone del Consiglio regionale (Palazzo Panciatichi - Via Cavour 2) ed alle ore 21.00 la proiezione aperta al pubblico presso il Teatro della Compagnia
_____________________

POST SCRIPTUM

Chissa' se nel filmato e' ricostruita la scena in cui il capitano Pietro Gazzetti, del Comando di Divisione, venne preso a revolverate da un Maresciallo di Marina al grido:
"Anche voi appartenete alla schiera dei traditori"
come riferi' Padre Formato nel suo libro di cui gli sceneggiatori hanno letto il testo e chissa' se costoro hanno, parimenti, ricostruito l'edificante scena in cui
un Carabiniere lancio' una bomba a mano contro l'auto del generale Gandin.
Anche
la consegna di armi ai ribelli comunisti greci
-costituente il reato di Tradimento, punibile con la fucilazione-
effettuata -di propria iniziativa- dai capitani Pampaloni, Apollonio ed altri 'gentiluomini', sarebbe stata meritevole di una ricostruzione che dubitiamo sia stata fatta.
Eppure di queste quisquilie e di tante altre
"Oreste" Olinto Perosa, 'consulente' degli sceneggiatori, e' bene informato e le avra' certamente fatte loro presenti.
Speriamo che ve ne sia traccia nel film che, in caso contrario, rischia di essere soltanto una storiella per bambini deficienti.
Qualcuno pensera' che siamo troppo pessimisti, ma l'esperienza acquisita ci porta ad esserlo.
Se la triste vicenda sara' raccontata in anteprima al "Parlamentino dei Giovani toscani"
-nel modo che paventiamo-
compiangiamo sinceramente i poveri giovanetti vittime di una disinformazione
tipica dei regimi sovietici
che, a quanto pare, sopravvive nel mondo culturale italiano.

Il Ducato Rosso di Toscana ne e' un esempio concreto.
______________
* * *
-La RAI annuncia la fiction 'CEFALONIA'-
(con relative 'tariffe pubblicitarie')

L'annuncio contiene una macroscopica inesattezza sul numero dei Morti : in esso e' scritto, infatti, che
"quasi diecimila soldati della divisione 'Acqui' persero la vita brutalmente massacrati dai tedeschi"
mentre invece il numero piu' aderente alla realta' fu inferiore a quello di 4.000 caduti per le piu' svariate cause cioe' in combattimento, per fucilazione o periti in mare e in prigionia.
Le altre cifre sono esagerazioni dettate dall'intento di ingigantire un Mito che fece comodo un po' a tutti creare sulla pagina, forse piu' nera della storia militare italiana:
l'annuncio RAI contiene quindi un'ennesima mistificazione della realta' gia' abbondantemente travisata in detta 'fiction' che fara' rimpiangere
-ai pochi che sanno la verita'-
il Mandolino del capitano Corelli senz'altro piu' veritiero nei suoi rari riferimenti storici.

Gli sceneggiatori Rulli e Petraglia avrebbero fatto bene a chiedere lumi al loro 'consulente'
-il Reduce Perosa-
visto che costui nell'intervista, riportata piu' avanti, a 'Famiglia Cristiana' riduce il numero dei Caduti ad appena 2.500 su 11.000 uomini...
Potevano rivolgersi anche allo scrivente (al quale l'amico Perosa ha sempre confermato che il numero dei Caduti e' esagerato) che li avrebbe resi edotti
con documenti e non con le solite menzogne
che il numero dei Caduti tra i quali, se costoro non lo sapessero
-ma lo sanno pure troppo bene-
ci fu il proprio Padre,
ammonto' come detto sopra, a meno di 4.000 (per la precisione 3.860).

Ma questi forse sono dettagli secondari per chi, come lo sceneggiatore Rulli, rispondendo sul settimanale OGGI (n.13 del 30.3.2005) alla domanda sul perche' egli ed i suoi colleghi non abbiano mostrato il gen. Gandin nelle vesti di 'traditore' come va dicendo il "ricercatore" Paoletti, con gran successo tra i comunisti mascherati da storici e
senza che le Forze Armate sentano il dovere di intervenire,
ha cosi' risposto:
"Certo nel nostro sceneggiato il generale Gandin non appare come un traditore. Quando abbiamo girato la fiction non era ancora stato pubblicato il libro 'I Traditi di Cefalonia' del ricercatore fiorentino Paolo Paoletti.
Comunque abbiamo reso l'immagine di Gandin piu' come un personaggio tormentato, non un vero e proprio traditore.
In fondo non ci schieriamo, presentiamo un uomo problematico".

Ecco dunque a chi la RAI ha affidato la sceneggiatura della fiction su Cefalonia: a gente che se avesse letto prima il libro di Paoletti forse avrebbe dato un'impostazione diversa alla figura di Gandin: da personaggio "tormentato" e "problematico" a "traditore" , in fondo il passo e' breve e chissa' che nella prossima fiction cio' non avvenga.
Il lettore si chiedera' "ma le Forze Armate che fanno ?" e la risposta, purtroppo, e' sempre la stessa:
"STANNO A GUARDARE"
e magari si congratuleranno con gli autori della fiction.

(In definitiva a guadagnarci sara', come dalle 'salate' tariffe pubblicitarie contenute nell'Annuncio, solo la RAI.
Complimenti vivissimi ai responsabili del 'capolavoro').

__________
ANNUNCIO RAI
* * *

I giorni 11 e 12 aprile 2005 la RAI mandera' in onda l'annunciata fiction "CEFALONIA" che sara' l'ennesimo oltraggio alla verita'.
Lo affermiamo, senza tema di smentite, dopo aver letto il periodo che segue, tratto dalla locandina che, nel web, presenta detta fiction:

"L'8 settembre 1943 la divisione Acqui, di stanza a Cefalonia e Corfu' con 525 ufficiali e oltre 11.000 soldati, si trovo' di fronte ad una drammatica alternativa: arrendersi ai tedeschi o resistere con le armi senza poter contare su alcun aiuto esterno. Dopo una serie di frenetiche consultazioni e di dubbi laceranti, il generale Gandin chiese ai suoi uomini di scegliere. Attraverso un referendum - primo barlume di democrazia, che coinvolse tutti, ufficiali e soldati - i militari italiani decisero di combattere. Comincia cosi', sull'isola di Cefalonia, una delle piu' drammatiche pagine della nostra storia recente".

In detta prosa si parla -come al solito- della div. Acqui rappresentandola come un soggetto 'pensante' dotato, cioe' di una autonoma capacita' decisionale e non come di una Grande Unita' militare, organizzata gerarchicamente e, come tale, avente specifici organi preposti a rappresentarla e decidere il da fare, in virtu' dei poteri di comando loro conferiti dalla legge e dai regolamenti militari, senza alcun obbligo di sottoporre le proprie decisioni al vaglio o, peggio, all'approvazione dei loro sottoposti.
E' scontato, quindi, che nella Divisione Acqui, come in ogni unita' di qualsiasi esercito degno di tal nome,
gli unici autorizzati a decidere
fossero il Generale Gandin e i suoi collaboratori Comandanti di Corpo
e che dalle decisioni adottate da costoro, in particolare, dal primo, derivasse il preciso dovere di obbedienza da parte dei militari subordinati, nessuno escluso.
Ma tutto cio', per gli autori della fiction, sembra non esistere o, quanto meno, non avere importanza stando alla locandina dove si parla della "drammatica alternativa" che la "Divisione Acqui" -a mo' di soggetto pensante- si pose, risolvendola con la decisione di combattere "attraverso un referendum" che "coinvolse tutti, ufficiali e soldati" a seguito della richiesta in tal senso, loro avanzata dal generale Gandin degradato -in tal modo- a semplice notaio delle decisioni altrui.
Come si vede siamo in presenza di un esempio unico ed eclatante di "scelta" di combattere decisa per referendum (!), che, malgrado costituisca una macroscopica idiozia, non sembra aver turbato i sonni di quanti -anche ai piu' alti livelli- hanno sentenziato che cosi' "devono" essere rappresentati i fatti: e per chi si dissocia da tale cretinaggine, sulla base di ricerche e documenti che, inoppugnabilmente, la smentiscono, vale il ben noto 'Chi non beve -ovvero non e' d'accordo- con me, peste lo colga' di cui si e' fatto autorevole interprete
il Lord Protettore di tale infedele 'vulgata' cioe' Carlo Azeglio Ciampi
che, a piu' riprese ha esaltato il famoso o famigerato (a seconda delle opinioni) Amos Pampaloni il quale, oltre a sparare sui tedeschi senza ordini del proprio Comando, consegno' armi ai ribelli comunisti greci il 9 settembre integrando in pieno il reato di Tradimento.
Ma queste sono quisquilie di fronte alla pagliacciata del "Referendum" di cui la fiction si fa autorevole referente, ovviamente tacendo o, forse, ponendo in secondo piano la vera circostanza che scateno' la lotta, cioe' il tele inviato dal Comando Supremo trasferitosi a Brindisi e ricevuto il 13 settembre dal Comando della Divisione in cui
si ordino' al generale Gandin di resistere ai tedeschi "con le armi".

E' evidente, di fronte a cio', quanto sia cretinesco, capzioso e cialtronesco gabellare come motore unico dei fatti, facendolo passare per un 'referendum' plebiscitario, un semplice sondaggio che il gen. Gandin cerco' di fare presso la truppa nelle convulse ore che precedettero l'ordine del Comando Supremo per 'sondarne' la volonta' di combattere che nella fanteria (cioe' nella stragrande maggioranza dei soldati), non era affatto bellicosa come si e' fatto credere da interessate sirene e di cio' molte testimonianze fanno testo e fede anche nel presente Sito.

(In altre parole nessuno, dico nessuno, degli appartenenti ai due reggimenti di fanteria ardeva dalla voglia di immolarsi essendo in tutti vivo il desiderio di tornare a casa e cio' e' provato per 'tabulas' ma evidentemente per i pinocchi marxisti e loro soci che raccontano la storiella opposta cio' e' indigesto e non va assolutamente detto. Lo vadano a raccontare ai parenti di chi e' morto e -tranne la minoranza di parenti politicizzati- si renderanno conto di come la loro favoletta non vada giu' a costoro...).

Tornando a Gandin egli si vide costretto a sondare l'animo dei suoi soldati di fronte ai tumulti provocati da un gruppo di agitatori come il capitano Apollonio (che sarebbe passato al servizio dei tedeschi dopo aver contribuito a provocare l'eccidio) e il capitano Pampaloni, comunista dichiarato, (che consegno' armi ai ribelli greci il 9 settembre commettendo il reato, naturalmente impunito di "Tradimento") i quali fecero passare per 'unanime' il volere espresso con la prepotenza e la prevaricazione da una parte minoritaria della divisione -quella delle tre batterie al loro comando- i cui componenti, sotto l'influsso della propaganda greca credettero che fosse imminente l'arrivo degli Alleati e, aizzati da alcuni loro ufficiali di basso grado, accusarono di tradimento il generale Gandin il quale, al contrario, si stava prodigando per arrivare ad una soluzione concordata onde evitare il massacro che segui'.
Ma l'ordine del Comando Supremo -di cui non si parla o si parla poco- tronco' ogni trattativa e porto' alla tragedia finale.
Purtroppo tale allucinante e sconvolgente verita' sara' sostituita , nella fiction della Rai TV, da una montagna di inesattezze in malafede e in chiave popolar - resistenziale (che esulo' totalmente dai fatti) che, riducendo la tragedia ad un polpettone dal sapore vagamente patriottardo, dara' soddisfazione alla menzognera 'vulgata' prediletta dalla Sinistra e difesa a spada tratta dal Presidente Ciampi malgrado la sua non rispondenza alla realta' dei fatti.

Come esempio di "monopolio" della Destra nella Televisione Pubblica non c' e' male.

Massimo Filippini

PS.: Mi auguro vivamente di essere smentito dalla fiction ad aprile prossimo, ma non credo.
Pazienza.
Spero pero' che gli spettatori,
ovviamente quelli intelligenti,
non abbocchino all'ennesima 'fregatura' che si tenta di propinare loro e che, oltre a protestare vivamente, consultino in gran numero il presente Sito.
Di cio' li ringrazio fin d'ora..

MF
_________________
* * *

Da "FAMIGLIA CRISTIANA"
n. 14 del 30 marzo 2005

Un articolo in cui Francesco Anfossi elogia il Reduce Olinto Giovanni Perosa
-'consulente' degli autori della fiction Rai CEFALONIA-
e, tra l'altro, ne riporta la dichiarazione secondo cui i Morti furono in tutto 2.500 (duemilacinquecento),
con cui il benemerito Perosa fa crollare miseramente il mito imbastito sulla tragica vicenda attraverso una serie di cifre iperboliche sparate a vanvera per trasformare quella che Sergio Romano giustamente defini' una
"PAGINA NERA DELLA STORIA MILITARE ITALIANA'
in un Mito inesistente, costruito su montagne di morti aumentati ad arte mentre il loro esatto ammontare non supero', tra morti in combattimento, per fucilazione, in mare o in prigionia il numero di 3.800 (tremilaottocento)..
A tutti i 'pinocchi' e 'pinocchietti' sostenitori in mala fede di questa come di tutte le altre falsita' (leggi referendum) una sola parola:

VERGOGNA !!
____________
* * *

-TESTO DELL'ARTICOLO-

IL FANTE-SCRITTORE OLINTO PEROSA, FRIULANO, CLASSE 1922

IO, REDUCE DI CEFALONIA
DIETRO QUEL SERGENTE

Per interpretare il sergente Blasco, Zingaretti si e' ispirato anche a un personaggio reale. Che ha molto da ricordare.

Saverio Blasco, il sergente di Cefalonia impersonato da Zingaretti, e' un misto di fantasia e realta'. La realta' e' quella di Olinto Giovanni Perosa, friulano di Valvasone (Pordenone), classe 1922, fante del 317^ reggimento fanteria da montagna della Divisione Acqui, di stanza a Cefalonia. Olinto, consulente degli sceneggiatori, ha scritto un documentatissimo libro: Divisione Acqui, figlia di nessuno. Il sergente Blasco e' liberamente ispirato dagli sceneggiatori Petraglia e Rulli a un sottufficiale citato da Perosa nel libro. Nella fiction Perosa e' invece Oreste, il fante che muore da prigioniero tenendo in pugno il foglio di una sua autentica poesia. Versi che si chiudono con "quel mare da dove dovevano arrivare le navi italiane, in cui tanto avevamo sperato".
Ma Olinto e' stato molto utile a Zingaretti, che lo ha incontrato, anche per interpretare il sergente Blasi.
"Quello che mi ha affascinato di lui", dice l'attore, e' che pur avendo vissuto quella tragedia e' un uomo felice, vitale. Come se dopo la guerra avesse voluto risarcirsi da tutto il credito della sofferenza che aveva patito".

Il referendum del generale

Si stagliano ancora nella mente di Perosa quei martiri, a partire dal suo comandante Guglielmo Pantano, di cui ha un ritratto appeso al muro del salotto della sua casa. "Ero un soldato obbediente" dice di se' "ma avevo coraggio". Dopo la guerra si e' trasferito a Roma, ha trovato un impiego nelle ferrovie, si e' sposato e ha avuto una figlia, Danila. "Ho un polmone solo, ma mi ritengo fortunato". Ricorda lo smarrimento dopo l'8 settembre su quell'isola greca, l'iniziale gioia, i laconici messaggi via radio da Roma: "Rispondeva un appuntato dei carabinieri di nome Gargiulo: qui sono scappati tutti, diceva. Una commedia, oltre che una tragedia".

Ci fu il referendum del generale Gandin: consegnarsi o combattere. E poi la battaglia: "Eravamo in superiorita' numerica, ma i tedeschi avevano gli "Stuka", aerei che scatenavano l'inferno". Fu un massacro. Quasi tutti gli ufficiali superstiti vennero fucilati, gran parte davanti alla Casa Rossa.

Morirono 2.500 militari italiani su 11.000.

Olinto si salvo' per miracolo, buttandosi da una camionetta in un burrone e aggrappandosi a un cespuglio di more.
Dopo un lungo viaggio arrivo' a Keramies, "dove sventolava la tovaglia bianca della mensa ufficiali degli italiani in segno di resa e ci aspettava un tenente per convogliarci tra i prigionieri".
Infine il lavoro coatto ad Argostoli. "Giorni dopo assistetti alla premiazione dei piloti degli "Stuka", gli artefici della vittoria. Ostentavano un vistoso foulard di seta al collo. Strano, pensai: i tedeschi erano sempre ligi e austeri. Scoprii anni dopo che quel vezzo era un premio concesso dal generale Lhor per la loro impresa, in ricordo di quello che portava al collo Manfred Von Richtofen, il Barone Rosso della Grande Guerra, gran signore che aveva vissuto a Parigi". Foulard di seta lordi del sangue degli italiani.

Francesco Anfossi
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