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CEFALONIA: Incontro a Roma con Massimo Filippini 31 maggio 2010
Via Federico Filippini - Roma
CEFALONIA NON CI RESTA CHE PIANGERE
NOTIZIARIO DI CEFALONIA.IT
IL PROCESSO MUHLHAUSER
OCCASIONI E RARITA' LIBRARIE
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
MI SONO ROTTO...
PAOLETTI (RI)VERGOGNATI
CEFALONIA ricordata a Bagnaia (VT)
CEFALONIA - I Caduti tedeschi
Il cap. Pietro Gazzetti un Martire dimenticato
Il numero dei Caduti a Cefalonia
Al Ministro La Russa: Ode su Cefalonia
RASSEGNA STAMPA
L I N K S
LA MIA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE A DORTMUND
Le Archiviazioni inviatemi dalle Procure di Dortmund e di Monaco
Il BUSINESS CEFALONIA
BADOGLIO ED AMBROSIO: I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA
Padre Romualdo Formato - Un nipote ci scrive
IL PADRE DI TUTTI I FALSI SU CEFALONIA: il Comunicato del 13.9.1945
Associazione Acqui che pena
I 'PIFFERAI' DI CEFALONIA
TRADITORI A CEFALONIA
Notizie dall'Ass. ACQUI
CONVEGNI SU CEFALONIA
CEFALONIA - Quale verità ?
Ringraziamenti....si fa per dire
GLI ERRORI di ROCHAT su Cefalonia
Il Reduce Alfredo Reppucci racconta...
Il Reduce Romildo Mazzanti racconta...
CEFALONIA: LA MENZOGNA CONTINUA
Il Reduce Ermanno Bronzini racconta...
Notizie ANRP - 2
Il fratello del gen. Gandin ci scrive...
Le gesta di Apollonio ovvero...
LA VOCE DEI LETTORI
Intervento di Filippini al Convegno di Firenze
I dimenticati di Cefalonia
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Il Reduce cap. Hengeller racconta...
NON CI FU REFERENDUM
Il Reduce S. Perrone ci scrive...
E LE FFAA STANNO A GUARDARE
Il presidente emerito Ettore Gallo ci scrive
L'armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda
Dove stavano gli studiosi di Cefalonia nel 1998 ?
La Vedova del cap. Bronzini ci scrive...
I 'Pifferai' di Cefalonia
LA SAGRA DELLE BUGIE
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Padre Formato - Un nipote ci scrive...
Sergio Romano: CEFALONIA - Una pagina nera
RECENSIONI
FILM RAI SU CEFALONIA
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
IO E I PRESIDENTI
Cefalonia: la sagra delle bugie
TRADITORI A CEFALONIA
Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ?
COMPAGNI DI MERENDE
IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA...
LA TESI DELLA VERGOGNA
CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI...
CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli
Lettera aperta a W. Veltroni
UN PROCESSO MAI CELEBRATO
I maneggioni di CEFALONIA
RECENSIONI
E LE FFAA STANNO A GUARDARE...
LA VOCE DEI LETTORI
APOLLONIO: UN MITO PER POCHI INTIMI
Il Corsera: Gandin fu un traditore
Lettera aperta a W. Veltroni
PREMIO ACQUI STORIA O ACQUI FAVOLE ?
Film Rai 'Cefalonia' - Che bella fiction !
Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza
Cefalonia: un eccidio senza prove
LA TESI DELLA VERGOGNA
CEFALONIA
LA VERITA' SUI FATTI
E
SULLA MENZOGNA DEI
9 - 10.000 MORTI
* * *
ROMA 31 MAGGIO 2010
"LA TRAGEDIA DI CEFALONIA TRA VERITA' E MENZOGNE"

Conferenza di Massimo Filippini

(A giorni tutte le informazioni)
_______________
* * *
UNA DOVEROSA PRECISAZIONE SU CEFALONIA
____________

Un mio articolo a pag. 17 della RIVISTA UNUCI n. 7/8-2009 in cui riporto esattamente
'SINE IRA AC STUDIO'
il mio pensiero -frutto di anni di ricerche- su Cefalonia, augurandomi che possa costituire un ponte ideale
ANCHE
con quanti, equivocando, mi hanno attribuito idee, pensieri e concetti diversi da quelli espressi in esso.
Di ciò ringrazio vivamente l'Unione nazionale Ufficiali in Congedo (UNUCI) che l' ha pubblicato nella sua Rivista.
Massimo Filippini
21 ottobre 2009
___________
vedi a pag. 17
* * *
LA VERITA' SU CEFALONIA ORA E' ANCHE
SU
FACEBOOK
divisione acqui
* * *
AL MINISTRO IGNAZIO LA RUSSA

I COMUNISTI
spadroneggiano nell' Ass. ne 'Acqui' espellendo da essa chi
-COME LO SCRIVENTE-
non lo è e piangono lacrime solo sui soldati della 'Acqui'
da loro trasformati in 'Partigiani' mentre delle FFAA non risulta gliene freghi assolutamente niente.
La cosa più triste è che le FFAA fingono di non accorgersi di tale stortura.
Ci pensi Lei, signor Ministro !

Massimo Filippini
Orfano di un Martire di Cefalonia
(espulso 'de facto' dall'Ass. ne Acqui)
____
PARATA MILITARE 2 GIUGNO ONORE ALLE FFAA !
* * *
-IL VERGOGNOSO COMPORTAMENTE DEL (fu) MINISTRO PARISI E DEI SUOI COLLABORATORI-
________

Il Ministro della Difesa e i Capi di Stato Maggiore della Difesa e dell'Esercito
-PUR AVENDO RICEVUTO DAL SETTEMBRE 2006 LA LETTERA SOTTO RIPORTATA-
non si sono degnati di rispondere.
Evidentemente ad essi stavano bene le frottole raccontate
SULLO SVOLGIMENTO DELLA VICENDA
e
SULL'ENORME NUMERO DEI MORTI
di cui
la DOCUMENTAZIONE PROVENIENTE DAGLI ARCHIVI MILITARI
dimostra l'assoluta infondatezza.
CHE SI VERGOGNINO
Massimo Filippini
Orfano di un VERO Caduto
° ° °
ECCO il T E S T O
della lettera inviata
il 26 settembre 2006
al Ministro della Difesa ed ai Capi di SM Difesa ed Esercito con la richiesta di 'verificare' i dati numerici 'ufficiali'
dei Caduti nei combattimenti e
dei Fucilati dopo la resa del 22.9.1943 emergenti dai Documenti giacenti negli Archivi Militari.
_____________

Egregio signor Ministro,

ho letto sul Corriere della Sera del 24 c. m. la lettera in cui Ella stigmatizza, promettendo un Suo intervento ‘ufficiale’, dopo averne conosciuto le motivazioni, l’archiviazione da parte della Procura tedesca di Monaco, di un procedimento penale contro un ex sottotenente che partecipò alla fucilazione dei nostri Ufficiali a Cefalonia, seguita alla resa del 22 settembre 1943.
Tra essi vi fu anche mio Padre, il maggiore Federico Filippini, Comandante il genio della div. Acqui il quale venne fucilato il giorno 25 assieme ad altri sei colleghi con lui prelevati dall’ospedale di Argostoli in cui erano ricoverati e uccisi a Capo S. Teodoro nella famigerata località detta della “Casetta Rossa”.
Io rimasi orfano a soli sette anni e da sempre –come Ella comprenderà- ho cercato di approfondire la realtà di quei tristi fatti compiendo ricerche di ogni genere sfociate in tre libri -(“La vera storia dell’eccidio di Cefalonia”1998 e 2001 – “La tragedia di Cefalonia, una verità scomoda” 2004 e “I Caduti di Cefalonia: fine di un mito” 2006)- dei quali i primi due scritti dando per scontato che i Caduti nei combattimenti e i Fucilati dopo la resa
-ad opera dei tedeschi-
fossero quelli da sempre riportati in cifre oscillanti dai 9 agli 11.000 morti.
Di recente però, avendo rinvenuto negli Archivi Militari una serie di Documenti ridimensionanti le suddette cifre a meno di 1.700 tra Caduti in battaglia e Fucilati dopo la resa, questi ultimi in misura di circa 400 in gran parte Ufficiali
–tra cui mio Padre-
ho riportato i nuovi dati nel mio terzo libro
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
dopo averli ovviamente sottoposti al vaglio di un’accurata analisi compiuta con l’ausilio di riscontri con altra documentazione e, da questo faticoso lavoro, la suddetta nuova cifra
- in pieno contrasto con quella ‘ufficiale’ o ‘ufficiosa’ tramandata da decenni- è uscita pienamente confermata.
La situazione determinatasi a seguito di quanto esposto è ormai ampiamente nota agli studiosi della materia al punto che il professor Giorgio Rochat il 5 luglio c. a. rispondendo ad un giornalista del quotidiano cattolico “ L’AVVENIRE “ ha dichiarato testualmente che
“.. i 9 o 10 o 11 mila morti di cui si parla sono invenzioni tirate fuori da gente che non ha capacità storica e somma tutte le cifre possibili",
e ciò detto da uno storico del suo calibro non mi sembra che possa essere liquidato come se nulla fosse.
Per giunta lo stesso professor Rochat ha rivisto al ‘ribasso’ le cifre catastrofiche da lui fatte in precedenza riconoscendo onestamente di aver ‘errato’ nel farle e quantificando le stesse in 3.800 – 4.000 morti cifra che, anche se da me non condivisa, è tuttavia
meno della metà
di quella ‘canonica’ dei 9 o 10.000 caduti cui anch’Ella parlando di “migliaia di caduti” si è di certo riferito nelle Sue esternazioni contro la decisione della Procura tedesca.
A ciò aggiungo che anche gli organizzatori del Premio ‘Acqui Storia’, manifestazione culturale che si ripete da ben 39 anni con la presenza di storici illustri nella giurìa, si sono
-dietro mia recente sollecitazione scritta-
interrogati sulla giustezza della sua intitolazione “al massacro di 9.000 militari della div. Acqui” al punto che il Sindaco della città mi ha risposto l’11 c. m. così concludendo: “Premesso che ogni caduto a Cefalonia merita il nostro rispetto; rispetto che non può né deve mutare al variare del numero degli stessi, sarà quindi mia cura fare avere alla Giuria Scientifica la Sua missiva e chiedere contestualmente un parere qualificato circa l’eventuale correzione del numero dei caduti a Cefalonia da riportare sulla dicitura del Premio.
Quanto ho testè riportato ritengo debba essere attentamente valutato –egregio signor Ministro- al fine di non incorrere in facili generalizzazioni quando si parla della tragedia avvenuta in quel di Cefalonia che mi sembra pertanto più aderente al vero qualificare non come ‘sterminio di un’intera divisione’ ma nei termini più riduttivi
-anche se ugualmente deprecabili, condannabili ed esecrabili-
imposti dalle nuove cifre, come ‘infame rappresaglia’ rivolta principalmente contro gli Ufficiali.
Oltretutto continuando a sostenere la tesi di un inesistente massacro collettivo che assolutamente non ci fu, si rischia -ed Ella è il primo in questo momento di Sua inquietudine per la nota archiviazione bavarese- di apparire, se non oggi, in un futuro più o meno prossimo, disinformati o addirittura ignoranti su taluni aspetti di non poco conto della nostra storia come quello dei dati numerici di una rappresaglia che vi fu certamente ma non nelle dimensioni addirittura ‘ciclopiche –come ha scritto qualcuno- e soprattutto fu rivolta come dicono le cifre di 350 – 400 “fucilati dopo la resa” contro gli Ufficiali e non “anche” contro la truppa, circostanza quest’ultima che rappresenta
un falso storico
che da avventatamente casuale -come era in principio- rischia di trasformarsi in
una ‘consapevole menzogna’
con tutte le prevedibili accuse che ci potrebbero ‘ex adverso’ esser rivolte specie ora che proprio in Germania sta per uscire un saggio attestante con dovizia di prove che il
numero ‘complessivo’ dei Caduti tedeschi fu inferiore a settanta (!).
Meno di settanta morti tedeschi contro novemila e più italiani costituirebbe, infatti, ammesso che fosse vera, una circostanza assolutamente imbarazzante se non disonorevole per i nostri soldati perché attesterebbe una mancanza totale di spirito combattivo negli stessi al punto da far apparire ciascuno di loro non come un combattente fiero e determinato ma
‘sicut agnus ad occisionem perductus”
come scrisse il t. col. Picozzi in una sua Relazione sui fatti“ del 1948 da me ‘scoperta’ e ciò, francamente, non lo meritano né i 1300 morti nei combattimenti né i circa 400 fucilati dopo la resa.
Tutto il resto è solo macabra fantasia o nel migliore dei casi affermazioni gettate a caso ‘pour epatèr les bourgeois” e null’altro.
Concludo appellandomi a Lei, signor Ministro, affinché come ‘dominus’ della questione, faccia attivare i competenti organi per compiere le necessarie indagini che io ho già svolto - mi perdoni l’immodestia- per stabilire ‘ufficialmente’ e con la massima precisione possibile quante furono le Vittime della triste vicenda di Cefalonia onde cessi una volta per tutte la stridente contraddizione per cui da parte Sua o delle gerarchie militari, pur disponendo dei Documenti attestanti il vero (quelli che sono stati da me studiati), si continui a parlare della “vexata quaestio” non con riferimento ai dati numerici da essi risultanti ma a quelli assolutamente ‘fantasiosi’ sfornati da persone, enti, associazioni e giornali che sembrano considerare la verità sul delicatissimo punto alla stregua di un discutibile ‘scoop’.
Dal canto mio mi dichiaro fin d’ora disponibile ad offrire, se richiesto, la mia collaborazione.
Con profondo ossequio
Avv. Massimo Filippini
________________

Breve Nota:
L'ex Ministro Parisi non si è degnato di rispondere o di far rispondere alla mia lettera mostrando
-sia lui che i collaboratori-
la più completa mancanza di rispetto nei miei confronti.
ME L'ASPETTAVO
da gente come Parisi che non ha avuto scrupoli ad allearsi con i comunisti
-detentori del primato delle menzogne sull'argomento-
per andare al governo.
Sono certo che ora
- con il nuovo Ministro La Russa-
questo incivile comportamento non si ripeterà....
Massimo Filippini
24 giugno 2008
_____________
* * *
IL 25 APRILE 2007
sono stato a Cefalonia al seguito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il mio intento di rendere omaggio a mio Padre ed agli altri sfortunati
-come Lui "costretti a morire-
è stato turbato da alcuni mascalzoni comunisti
-non estranei all'Ass. ne (comunista) 'Acqui'-
che mi hanno insultato
-in presenza di testimoni-
per tutto il tempo ed anche durante il viaggio di ritorno.
La loro infamia però è stata punita successivamente se è vero, come è vero, che i loro beniamini comunisti 'et ultra' sono stati TUTTI trombati alle recenti elezioni politiche.
Ora faremo i conti ma non con le parolacce bensì con gli argomenti storici di cui
-se si eccettua il solito ritornello resistenziale-
essi sono totalmente sprovvisti.
Massimo Filippini
___________
* * *
LE FALSE CIFRE DE " L'UNITA' " SU CEFALONIA
Con Cefalonia i comunisti non c'entrano niente e ciò nonostante l' hanno trasformata in un loro feudo in ciò favoriti dall'intettudine di chi avrebbe dovuto contrastare tale indebita appropriazione di un fatto
ESCLUSIVAMENTE MILITARE
avvenuto per di più
IN OBBEDIENZA AD UN ORDINE SUPERIORE
che
PER FORTUNA
registrò perdite di vite assai inferiori a quelle dei 10.000 uomini di cui si parla nell'articolo in questi termini:
"Proprio a Cefalonia si registrò l'episodio più tragico per i militari italiani dopo l'8 settembre del 1943:
in quasi diecimila, su poco più di undicimila presenti nell'isola,
furono massacrati dai soldati di Hitler".
Mi auguro vivamente di non sentir pronunciare dal Presidente Napolitano tali dati nel corso della Sua visita a Cefalonia il 25 aprile prossimo perchè sarebbe l'avallo di un falso incredibile che,
IN PROSPETTIVA
potrebbe minare la credibilità della prima carica dello Stato.
Speriamo bene.
Massimo Filippini
23. IV. 2007
__________________-

__________
* * *
-UN 'ALTRA MENZOGNA SMASCHERATA-

Dal sito www.lancora.com la tragica vicenda di 7 ufficiali
-tra cui il Padre dello scrivente-
prelevati il 25 settembre '43 dall'ospedale e condotti alla fucilazione
per rappresaglia
contro la fuga di due loro colleghi.
Un'altra pagina 'bianca' di Cefalonia viene riempita.
Il Giudice Istruttore nel processo-farsa del 1956-57 scrisse che la loro fucilazione fu
' la prosecuzione'
di quelle del 24 settembre tacendo sul fatto che le stesse erano terminate addirittura con
la concessione della vita a 37 ufficiali.
Un'altra menzogna cade e di ciò siamo grati al prof. Sardi autore dell'articolo.
__________
La rappresaglia per la fuga di 2 ufficiali
-DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE-
* * *
Una rassegna di articoli su Cefalonia ospitata nel Sito www.mascellaro.it
CEFALONIA 1943
Ordine di resistere inviato a Gandin
* * *
Il documento
-tratto dall'Archivio Storico dell'Esercito-
che riporta
l'ORDINE DI RESISTERE
inviato al gen. Gandin dal
COMANDO SUPREMO ITALIANO
'trasferitosi' a Brindisi dopo l'armistizio
SMENTISCE
categoricamente tutte le fantasie sulla presunta
SCELTA DI COMBATTERE
presa addirittura con un REFERENDUM
dalla divisione 'Acqui' di cui si fece autorevole portavoce
l'ex Presidente Ciampi
nel discorso del 1 marzo 2001 a Cefalonia,
divenuto la 'madre' di tutte le mistificazioni dirette a mostrare i fatti di Cefalonia come frutto di un movimento 'plebiscitario' dei soldati.
E' questo un clamoroso
'FALSO STORICO'
anche se è stato avallato da chi all'epoca era Presidente della Repubblica.
Ricoprire tale carica non trasforma automaticamente il detentore in uno 'storico' e, tanto meno,
lo autorizza a dire falsità.
_______________
° ° °
-" LO STERMINIO DELLA DIVISIONE ACQUI A CEFALONIA"

Per anni ci hanno parlato dello "sterminio" di Cefalonia come di un
" UNICUM"
della seconda guerra mondiale per via di 9 -10.000 nostri soldati massacrati a 'sangue freddo' dai tedeschi
( i quali, dal canto loro, subirono meno di 70 morti !!!).
Dopo l'uscita del nostro libro
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
che ha ridimensionato dell'80% i dati numerici della vicenda,
veniamo a sapere dal prof. Giorgio Rochat,
-lo storico più considerato della stessa-
che detti dati numerici erano assai inferiori a quelli spacciati per veri dalla 'memorialistica' di oltre 60 anni
-lui compreso-
che lo aveva eletto a suo autorevole punto di riferimento per continuare nella 'consapevole' opera di disinformazione che
-senza il nostro saggio-
avrebbe tranquillamente e con la massima faccia tosta proseguito.
Gli 'storici' di professione e la nutrita manovalanza che li ha fin qui sostenuti sono serviti.

Massimo Filippini
________________
* * *
Città di Acqui: finalmente la Verità...
cliccare qui
....purtroppo ci eravamo sbagliati come da articolo che segue
Il Sindaco di Acqui contraddice sé stesso e ribadisce in 9.000 il numero dei Caduti
* * *
CEFALONIA : FAVOLE E VERITA'
___________

Come è ampiamente provato nel mio ultimo libro
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
a Cefalonia non vi fu il 'ciclopico' eccidio di 9-10.000 militari di cui tanti ciarlatani si sono serviti per creare un Mito inesistente.
Il ristretto numero dei Caduti e Fucilati durante i combattimenti (circa 1290) e dei Fucilati per rappresaglia dopo la resa (circa 350)
-questi ultimi i veri Martiri di Cefalonia-
pur essendo motivo di incancellabile dolore per i loro Congiunti, tra cui chi scrive,
non consente però che si continui a parlare di eccidio dalle catastrofiche e smisurate proporzioni come fino ad oggi si è fatto.
I Miti si costruiscono sulla realtà dei fatti e non sui racconti travisati di persone interessate a mostrare
-per fini ideologici o politici-
una realtà ben diversa da quella che si verificò.
Quanto sopra è ancor più rimarchevole se si tiene presente che i Caduti tedeschi furono in tutto meno di 80 (ottanta), cifra che a confronto dei 9-10.000 "presunti" morti italiani, deporrebbe assai negativamente sulle capacità combattive dei nostri militari.
E' ora di sostituire le Favole su Cefalonia con la Verità.
Massimo Filippini
______________
* * *
LA 'RETROMARCIA' DEL PROF. ROCHAT
SUI DATI NUMERICI DEI CADUTI
IN UN RECENTE SAGGIO DI GIUGNO 2006:
"Quindi le cifre assai più alte che avevo dato nel 1993 sono errate"
Ma che combinazione! anche noi l'abbiamo scritto e documentato nel nostro ultimo libro edito a MAGGIO 2006.

Massimo Filippini
_________________
° ° °
-CHE SUCCESSE A CEFALONIA NEL 1943 ?"

Insieme con le 'nuove' cifre fatte nell'intervista rilasciata all' AVVENIRE del 5 luglio 2006
- 3.800 Morti tutto compreso-
Giorgio Rochat ha dichiarato
che a Cefalonia
non ci fu una battaglia "di grandi dimensioni".
Secondo l'illustre storico, dunque,
a Cefalonia niente battaglia e niente morti in quantità industriali come da decenni si va cianciando.
SIAMO D'ACCORDO CON LUI
tranne una leggera divergenza sul numero dei Caduti.
Non sarebbe male aprire un dibattito sulla questione avente come titolo quello su indicato.

Chissà che non ne venga fuori qualcosa di serio invece delle solite 'balle' che si continuano a raccontare in Congressi vari nei quali gli intervenuti
IGNORANO o FINGONO DI IGNORARE LA VERITA'
Attendiamo fiduciosi che si svolga finalmente un
Congresso SERIO e non dedicato a dimostrare
-a dispetto della verità-
che "gli asini volano".
_______________
° ° °
I numeri 'in picchiata' di Cefalonia e la fine del relativo Mito
nell' articolo di G. Rochat sul n. 65 della Rivista dell'Istituto bergamasco per la Storia della Resistenza.
Coraggio signori: un altro sforzo e arriverete alla Verità: quella vera.
Massimo Filippini
__________
Le 'novità' di Rochat su Cefalonia
° ° °
Dal quotidiano "AVVENIRE" del 5 luglio 2006 un articolo di
Roberto Beretta:

I dati numerici 'gonfiati' di Cefalonia smentiti perfino da
Giorgio Rochat.
Che penseranno le varie Associazioni (Acqui - Anpi ecc.) e i tanti 'storici' da anni dediti a spacciare per vere cifre inverosimili ?
Cambiare mestiere sarebbe la cosa migliore da fare per tutti costoro.
Massimo Filippini
__________
Articolo dell' AVVENIRE
Non ci risulta che qualche 'esperto' di Cefalonia si sia chiesto perchè nella fiction rai "CEFALONIA" il sergente Blasco - Zingaretti anzichè essere fucilato nello
'sterminio ciclopico' di 9.600 soldati
abbia assistito come spettatore alla fucilazione degli Ufficiali.
Noi ce lo siamo chiesto ed abbiamo accertato
-documenti e non chiacchiere alla mano-
che detto sterminio non ci fu.
Il tutto è riportato nel nostro ultimo libro
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
___________
* * *

E' USCITO
IL LIBRO

" I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO "
di
MASSIMO FILIPPINI

Per informazioni scrivere all' Autore:
massimo.filippini@cefalonia.it
oppure
all'editore:
Istituto Bibliografico Napoleone (IBN)
via dei Marsi 53/57 - 00185 ROMA
tel. 064452275
_______________
* * *
La vicenda di Cefalonia nel sito
www.cronologia.it
* * *
Interventi di Paolo Paoletti, Manfred Von Teupen e Massimo Filippini il quale, nel suo ultimo intervento del 21.IV.06, espone la nuova 'chiave di lettura' dei fatti basata sui dati numerici della vicenda
che è alla base del suo ultimo libro

"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"

e segna il crollo di tutte le speculazioni avutesi fino ad oggi a comunciare da quella del Mito di Cefalonia fondato su un astronomico numero di Caduti che non ci fu assolutamente.
___________________
Svelato il 'tabù' dei numeri di Cefalonia
° ° °
A furia di sentirlo ripetere fin dal 1943 ci avevo creduto anch'io: la Divisione Acqui fu "sterminata" quasi al completo a Cefalonia dai tedeschi e mio Padre fu una delle migliaia e migliaia di Vittime della furia nazista.
Ma ora, l'equivoco, durato fino ad oggi, è finito e tutta la produzione letteraria sull'argomento dovrà fare i conti con il nuovo dato dei Caduti (meno di 1700) che
HO PORTATO
a conoscenza del pubblico e, di conseguenza, nulla sarà più come prima a cominciare dall'epopea edificata su migliaia di morti mai avvenute a Cefalonia, che rischia seriamente di tracimare dall'ambito del mito in quello della cronaca nera.
Dai e dai i Pifferai di Cefalonia hanno tirato troppo la corda ed ora si apprestano a pagare le conseguenze delle loro vergognose frottole.
Tutti nessuno escluso.

Massimo Filippini
________________
* * *
A Dicembre 2004 e' uscito il nuovo libro di
Massimo Filippini

"LA TRAGEDIA DI CEFALONIA"
Una verita' scomoda
___________
* * *
NOVITA'
Ultima recensione del libro apparsa sulla Rivista
della Lega Navale
Cliccare qui
* * *

Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia
Recensione del libro contenuta nella
Rivista "FOLGORE"
di marzo 2006
_________
Pagina 26 'recensioni'
Massimo Filippini
* * *
LA VERITA' NON E' UN OPTIONAL

Massimo Filippini
________________
Sopra:
Il Sacrario che ricorda i 1.647 Militari italiani
-della 'Acqui' e dei Reparti ad essa aggregati-
morti nell'isola di Cefalonia in combattimento o per fucilazione ad opera dei tedeschi.

Sotto:
Un'eloquente sintesi dei fatti rappresentata dalla matita di Forattini, in occasione della visita del Presidente Ciampi a Cefalonia

(da "LA STAMPA" del 2.3.01)
________
________
° ° °
L’otto settembre è un giorno memorando:
volta la fronte all’invasor nefando
L’Italia, con l’antico suo valore,
alla vittoria guidò il vincitore.

L’otto settembre è memorabil data:
volte le spalle all’infausta alleata
già con il ginocchio a terra,
corremmo a vincer coi nostri nemici
arditamente quella stessa guerra
che avevamo già persa con gli amici


Curzio Malaparte
_____________________
Ricerca:
° ° °

Questo Sito è nato ad opera del figlio di un Martire di Cefalonia - il Maggiore Federico Filippini fucilato dai tedeschi il 25 settembre 1943- che, dopo anni di ricerche intese a stabilire la verità su quanto accadde realmente nell’isola greca, durante le tragiche giornate che seguirono l’8 settembre del ’43, ha accertato che la realtà dei fatti ivi accaduti fu ben diversa da quella tramandata fino ai giorni nostri.
Al pari di altri eventi succedutisi dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, ma in misura forse maggiore, sulla vicenda di Cefalonia si è costruita una “vulgata” intrisa di falsità e di menzogne intesa ad inserire la stessa nel filone tradizionale ed abusato della Resistenza che, come è noto, essendo stata egemonizzata dai comunisti – con il vile beneplacito di chi si sarebbe dovuto opporre a tale indebita appropriazione - è servita da contenitore anche per episodi che con essa poco o nulla hanno avuto a che fare.
Ecco perché un fatto dai contorni prettamente militari di cui fu barbaro protagonista l’esercito tedesco nei confronti di militari Italiani, non può essere, sic et simpliciter, annoverato tra quelli che videro le spietate rappresaglie delle SS nei confronti della popolazione civile a causa, è doloroso ammetterlo, di attentati compiuti da partigiani comunisti che, alla pochezza dei risultati, fecero seguire purtroppo la morte per mano nazista di tante innocenti vittime.
E’ questo l’aspetto principale cui bisogna guardare per inquadrare nei suoi giusti contorni la vicenda di Cefalonia.
Non si può continuare ad affermare che a Cefalonia "la Divisione Acqui decise di resistere" - addirittura per referendum! - quasi si fosse trattato di una banda di irregolari o di partigiani in cui le decisioni da prendere vennero determinate dal basso.
A Cefalonia si combattè, invece, perché il generale Gandin, comandante di una Grande Unità del nostro esercito, la “Acqui” appunto, ricevette l’ordine di resistere ai tedeschi e obbedì, da militare disciplinato e ligio al dovere, indipendentemente dalle proprie valutazioni in merito.
Famosa è rimasta, infatti, la frase profetica con cui egli si espresse in proposito, (“Se perdiamo ci fucileranno tutti”) che, però, non gli impedì di eseguire un ordine al quale – come è storicamente accertato - sia lui che la maggioranza dei suoi diretti collaboratori furono, fin dall’inizio, contrari.
Per buona memoria e affinché i falsari della verità se lo imprimano bene nella mente, riportiamo il testo di tale ordine che venne inoltrato a Cefalonia dalla stazione radio della Marina di Brindisi tramite il ponte radio di Corfù, nella notte del 13 settembre: "N.1029 CS (Comando Supremo) alt Comunicate at generale Gandin che deve resistere con le armi at intimazione tedesca di disarmo at Cefalonia, Corfù et altre isole.F.to Generale Francesco Rossi Sottocapo di Stato Maggiore".
Sulla sua obiettiva criminosità non vi sono dubbi e ciò è dimostrato – come documenteremo ampiamente sul presente sito - dal fatto che nel dopoguerra nessuno volle assumersene la paternità, da Badoglio, capo del governo, al generale Vittorio Ambrosio, capo di Stato maggiore, al suo vice che lo firmò, il prefato generale Francesco Rossi.
Lo scaricabarile indecoroso cui costoro dettero vita è una delle molte pagine vergognose di cui è intessuta la vicenda di Cefalonia e di essa, come di tutte le altre, daremo conto al lettore del sito, dimostrando, con dati di fatto, la criminale leggerezza con cui da parte del governo badogliano vennero impartiti ordini che mandarono a morire migliaia di soldati.
Due parole merita anche il “referendum” che sarebbe stato alla base della resistenza antitedesca come si ostinano a sostenere ancora, in perfetta malafede, gli squallidi epigoni di una certa interpretazione populistica dei fatti, ai quali non va giù che la realtà virtuale da essi confezionata e sapientemente distribuita, secondo il classico stile marxista, sia stata smascherata per quello che è sempre stata, cioè una grande impostura.
In proposito, tali inveterati fabbricanti di menzogne troveranno su questo sito un’ampia smentita delle loro elaborate elucubrazioni che, tra l’altro, hanno cominciato a mostrare la corda, anche in recenti dibattiti, costituendo un assioma inverosimile e ridicolo l’asserzione della unanime volontà dei componenti la Acqui di combattere contro i tedeschi.
In questa sede ci limitiamo ad anticipare che tale consultazione non fu affatto plebiscitaria, come si è sostenuto sapendo di mentire, in primo luogo perché ad essa non parteciparono tutti i soldati, in particolare quelli dei due reggimenti di fanteria decentrati rispetto al capoluogo Argostoli – sede del Comando di Divisione - e, addirittura quasi tutti gli ufficiali
– in primis il Generale Gandin - palesarono in più occasioni la loro contrarietà ad uno scontro armato, cui si videro costretti soltanto da un ordine infame di una congrega di cialtroni, Badoglio ed il Comando Supremo che, dal comodo rifugio di Brindisi, non esitarono a mandare al macello dodicimila uomini.
Da ultimo non si può non accennare – con riserva di ampia trattazione - all’aspetto più sconvolgente che caratterizzò i fatti di Cefalonia, cioè alla vera e propria rivolta sviluppatasi in seno alla divisione ad opera di alcuni ufficiali inferiori – tenenti o capitani di complemento - che, infrangendo la disciplina ed i regolamenti militari, si resero autori di incredibili atti di sedizione meritevoli se non di fucilazione sul posto, per lo meno di deferimento ad una corte marziale.
Dimentichi di indossare una divisa e degli obblighi da ciò derivanti, costoro si arrogarono il diritto di sostituirsi ai loro superiori nelle decisioni da prendere, ed aizzarono i soldati da essi dipendenti
- quasi tutti appartenenti all’artiglieria - contro il comando di divisione, accusato addirittura di connivenza con i tedeschi per il solo fatto di condurre trattative con essi per addivenire ad una resa onorevole – che Gandin stava per concludere! - a seguito di ordini ricevuti dal Comando dell’XI^ Armata, che, tra l’altro, salvarono da una fine analoga a quella della “Acqui” la quasi totalità degli appartenenti alle divisioni stanziate in Grecia, adeguatesi prontamente ad essi.
Ciò che avvenne, invece, a Cefalonia nei giorni dall’8 al 14 settembre ebbe connotazioni incredibili culminate nell’assassinio di un capitano e, addirittura nel tentato omicidio dello stesso Gandin, oltre a fatti di inaudita gravità, quali il proditorio cannoneggiamento di due motozattere tedesche attuato per determinare una sorta di "fatto compiuto" che rendesse impossibile la continuazione delle trattative con i tedeschi il cui unico risultato fu di ritardare le stesse permettendo al criminale ordine di Brindisi di trovare un destinatario da mandare al macello, cioè la disgraziata divisione “Acqui”, in preda al caos provocato da militari indegni.
I Congiunti dei Caduti debbono ringraziare in primo luogo costoro per l’immane perdita che subirono.
Su tale aspetto della tragedia si è taciuto per oltre mezzo secolo aggiungendo alle nefandezze che avvennero all’epoca anche quella di nascondere la verità, dietro una cortina di bugie e di menzogne, alle Vittime di tali fatti.
Nemmeno un processo tenutosi davanti al Tribunale Militare, negli anni ’50, contro i principali responsabili, usciti indenni dalla tragedia da essi provocata, rese giustizia ai familiari dei Martiri, nonostante le numerose prove a loro carico, emergenti dagli atti.
Anche di ciò si parlerà ampiamente in questo sito attraverso il quale, finalmente, i Martiri di Cefalonia otterranno la Giustizia che più conta, quella della Storia.

Massimo Filippini
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E' disponibile presso l'Autore il libro
"LA VERA STORIA DELL'ECCIDIO DI CEFALONIA"

Per informazioni scrivere a:
massimo.filippini@cefalonia.it
UN LACONICO BIGLIETTINO MINISTERIALE...
... e il gioco è fatto.
La "pratica" Federico Filippini è archiviata.
Quella dei cialtroni che ne provocarono la morte è sempre aperta...

BENVENUTI NEL SITO
° ° °

Il magg. Federico Filippini venne fucilato il 25 settembre 1943 insieme con altri sei ufficiali che erano con lui ricoverati nell'Ospedale 37 di Argostoli.
La fucilazione non fu il proseguimento di quelle precedenti in quanto le stesse erano cessate il giorno prima con la 'concessione' della grazia, da parte del comando tedesco, agli ultimi 37 ufficiali, ma avvenne per ritorsione della fuga dal predetto ospedale, di due ufficiali italiani vi ricoverati.
Fu il comportamento di costoro a determinare la vile risposta tedesca ma, nel dopoguerra, si continuò a parlare di 'rappresaglia' per salvare la faccia e, soprattutto, le responsabilità dei due fuggiaschi.
Questa fu la tragica realtà prospettata in una circostanziata denunzia dal dott. Roberto Triolo, padre del s. ten. Lelio della Guardia di Finanza, che venne però disattesa dall'ineffabile Giudice Istruttore Militare dell'epoca, lo stesso che prosciolse i 27 militari italiani, tra cui i capitani Apollonio e Pampaloni, dai reati di Cospirazione, Rivolta e Insubordinazione in un procedimento penale, definito o meglio "insabbiato" in Istruttoria e non in un pubblico Dibattimento come la gravità dei reati avrebbe imposto.
In detto procedimento si trattò anche la fucilazione dei sette Ufficiali in cui fu implicato per "Concorso nel reato di violenza con omicidio commessa da militari nemici in danno di militari italiani, prigionieri di guerra" anche don Luigi Ghilardini, Cappellano dell'Ospedale 37, di cui il Pubblico Ministero, (almeno lui !), rilevò, al termine dell'istruttoria, l'inesistenza di qualsiasi attività intesa a salvare i sette morituri.
"(...)Essi (gli imputati tra cui Ghilardini, ndA) non fecero alcunchè (di positivo o di negativo) che abbia anche solo agevolato i tedeschi nel loro tristo disegno di mandare a morte le persone volute" è scritto a pag. 99 della sua Requisitoria Finale: in pratica, si evince che non fecero niente neanche per tentare di salvarli: di tale risultanza processuale si dolse il Ghilardini in una lettera che pubblicheremo, indirizzata al Giudice Istruttore (che lo prosciolse !!) in cui si lamentò di tale rilievo che offuscava la sua immagine di sedicente Eroe e sodale dell'altro imputato brillantemente prosciolto in Iatruttoria (non assolto !), il futuro Gen. Renzo Apollonio di cui l'Esercito e varie Associazioni di cui è meglio tacere, continuano a prendere -ancora oggi !- per oro colato le artefatte ricostruzioni della tragica vicenda.
Per completezza di informazione riportiamo i nomi dei 6 Ufficiali -veri e propri Martiri- fucilati con il magg. Filippini, per rappresaglia dovuta alla fuga dei due loro colleghi e non, come sostenne -contro ogni plausibile logica- il Giudice Istruttore Militare, come seguito delle fucilazioni del giorno prima che, al contrario, erano cessate con la concessione della grazia agli ultimi 37 Ufficiali fucilandi i quali, in "cambio" sottoscrissero la propria adesione alla causa tedesca, venendo, alcuni di loro, successivamente arruolati nella RSI.
Fu, dunque, proprio la fuga dei due ufficiali, il cap. Bianchi e il ten. Benedetti la causa scatenante l'infame e vigliacca rappresaglia nazista ma, secondo la prassi invalsa all'epoca di tacere qualunque circostanza suscettibile di scalfire l' inesistente mito creato sulla vicenda, si sostenne la tesi in questione all'insegna del "chi muore giace, chi vive si dà pace".
Ecco i nomi dei Martiri: cap. Serafini , ten. Fraticelli, ten. Cirillo, s.ten. Triolo, s.ten. La Sala, s.ten. Zanello.
E' di tutta evidenza, pertanto, a chi va ascritta la responsabilità 'morale' della loro morte.

Massimo Filippini

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La lettera di cui mostriamo l'inizio, fu inviata dal Capo dell'Ufficio Storico, col. Broggi, al Capo di S. M. dell'Esercito dell'epoca.
In essa si chiedeva come comportarsi in merito ad un articolo pubblicato dal settimanale "Gente" elogiativo dell'allora col. Apollonio che negò, ovviamente, di averci messo lo zampino.
Ad ogni modo il Capo di Stato Maggiore, malgrado il dirompente contenuto della lettera ed il dovere su di lui incombente di dar luogo, quanto meno, ad un' inchiesta, dispose di "archiviare" il tutto, con ciò ponendo una pietra tombale sulla vicenda con il risultato che di essa si appropriò la bugiarda ed egemone storiografia di sinistra, allora imperante, che venne in ciò facilitata dal più completo silenzio delle FFAA, le uniche che avrebbero potuto -come il documento dimostra- confutarne le falsità e i travisamenti compiuti sui fatti.
Questi, dunque, i risultati della politica "dello struzzo" messa in atto dall'Autorità Militare da cui scaturì il più completo oblìo sulla vicenda rotto solo da alcune mendaci ricostruzioni compiute, come supremo oltraggio, proprio dagli stessi responsabili italiani della vicenda.
Ciò avvenne fino all'uscita del libro dello scrivente che, ex adverso, si tentò in un primo momento di ignorare e poi, di fronte alle sue inconfutabili argomentazioni, di contrastare -come sta avvenendo- con meschine e miserabili frottole da cui risalta ancor più quanto menzognera e bugiarda sia stata ed è la "memoria" di Cefalonia in mano ad una turba di imbroglioni.

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Il sito cefalonia.it nella versione iniziale da cui gli 'storici'
-che non sapevano niente-
hanno attinto notizie in quantità spacciandole come frutto delle proprie 'ricerche'.
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