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Una delle specialità, in cui si distinsero i presunti "eroi" di Cefalonia, fu quella di scambiarsi vicendevolmente, a mo' di compagni di merende, apprezzamenti ed elogi per l'alta "opera" da loro compiuta a Cefalonia.
Detti elogi colmi di vuota retorica e di omissioni e reticenze, rappresentarono per lunghissimi anni la voce "ufficiale" dei Reduci di Cefalonia, in particolare degli appartenenti al famoso "Raggruppamento Banditi Acqui" che si ebbe la spudoratezza di far passare come un'unità che avrebbe "combattuto" contro i tedeschi fino al loro abbandono dell'isola mentre invece essa
-CON APOLLONIO IN TESTA-
collaborò con essi come abbiamo ampiamente documentato in altra pagina del sito.
Poichè costoro, in massima parte artiglieri, erano soprattutto, ('absit iniuria verbis') degli ignoranti -dal verbo "ignorare"- e quindi non in grado di rievocare in modo grammaticalmente corretto le loro "imprese" - tanto più che non ve n'erano al di fuori della collaborazione prestata ai tedeschi- provvide a colmare la lacuna il loro idolo Apollonio cui si accompagnò, dopo iniziali esitazioni, il cappellano Luigi Ghilardini divenutone esaltatore ogni oltre limite.
I due predetti dunque grazie anche alla sudditanza psicologica dei Reduci (non tutti fortunatamente) verso colui al quale dovevano riconoscenza per aver loro resa "piacevole" la permanenza a Cefalonia, posteriormente all'eccidio, facendoli poi passare come eroici Banditi della Acqui, ebbero buon gioco nel contrabbandare versioni di comodo dei fatti, cui aggiunsero, di tanto in tanto, sperticati e vicendevoli elogi in occasione di commemorazioni varie.
Ciò premesso, riportiamo due brani vicendevolmente apologetici scritti dai predetti "compagni di merende", lasciando come è nostro costume il giudizio su di essi al lettore.
Dal canto nostro li commentiamo con le parole tratte da un email inviatoci dalla figlia di un Reduce (onesto) - di cui citiamo le sole iniziali- che ci sembrano quanto mai appropriate:
"Ciao Massimo,.
...grazie ancora per quanto continui a fare per la ACQUI, grazie per le tue arrabbiature, e... continua!
Fra i reduci della Acqui che ho conosciuto c'era un romano, mulattiere, mi sembra si chiamasse Palmisano (Perosa senz'altro lo ricorda) che diceva: tranquilli, ci si deve arrivare alla giustizia, ci si arriverà alla verità, ci si arriverà all'onestà.
Lui è deceduto senza vedere quanto vedremo noi, e noi lo dobbiamo a tutti quanti hanno sofferto, più di noi, a quanti non ci sono più, a quanti ancora ci sono ma portano ancora quelle ferite aperte....
T. P.
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