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IL CONVEGNO DI PARMA
del marzo 2007
"SULL' INESISTENTE STERMINIO
DELLA DIVISIONE ACQUI"
* * *
-PARMA 2 - 3 MARZO 2007-
CONVEGNO SULLO 'STERMINIO' DI CEFALONIA
O
SULLO 'STERMINIO' DELLA VERITA' SU CEFALONIA ?
Dal sito www.lancora.it
* * *


IL CONVEGNO A PARMA SU CEFALONIA
Uno dei Relatori è lo ‘scanagliatore’ ufficiale del gen. Gandin

Il 2 e 3 marzo prossimi si svolgerà a Parma un convegno dedicato - come si legge nel relativo logo- allo “sterminio della Divisione Acqui una pagina di Storia da raccontare” : l’uso del termine ‘sterminio’, la qualità di alcuni partecipanti e la vergognosa esclusione dello scrivente ci induce a ritenere che in esso saranno ignorati o al massimo accennati, ma solo per denigrare il sottoscritto, i risultati della mia ultima ricerca sul dato numerico dei Caduti che, attraverso la consultazione di inediti documenti rinvenuti negli Archivi Militari (v. All. 1), mi ha permesso di stabilire con la massima approssimazione possibile che configurare come “sterminio” (di 9 o 10.000 militari) un’ infame rappresaglia compiuta principalmente contro meno di 400 sventurati in gran parte Ufficiali e non “anche” contro la truppa, costituisce ormai un colossale falso storico come ho ampiamente documentato nel mio terzo libro “I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO”.

A riprova della giustezza delle mie ricerche riporto, anche se non ho bisogno di avalli eccellenti come quelli messi in mostra dagli organizzatori del convegno nel relativo logo www.cefaloniaparma.net, quanto ha dichiarato lo storico G. Rochat il quale, nel concordare sostanzialmente con tali dati -dopo avere per anni sostenuto il contrario- ha detto testualmente in un’intervista del 5.7.06 all’AVVENIRE (“CEFALONIA: QUANTI MORTI ?): “Guardi, i 9 o 10 o 11mila morti di cui si parla sono invenzioni tirate fuori da gente che non ha capacità storica e somma tutte le cifre possibili”, riconoscendo poi di essersi anch’egli sbagliato con queste testuali parole: “Nel 1992 ero arrivato a 6.000 uccisi, sbagliandomi però”.

Da quanto sopra esce definitivamente sbugiardata la vulgata di matrice ideologica resistenzial-comunista i cui cultori hanno imbastito su migliaia e migliaia di morti –per fortuna inesistenti- una speculazione politica intesa a mostrare i soldati della Divisione Acqui in veste di partigiani ante litteram disposti a farsi “consapevolmente” (!) massacrare, in quantità per così dire industriali, pur di non cedere ai nazisti non solo i loro antiquati armamenti ma addirittura le artiglierie, già prede belliche dei tedeschi a noi prestate in quanto loro alleati dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943, particolare questo sul quale per ovvi motivi preferiscono sorvolare i predetti ‘necrofili’.

Di costoro parteciperà al convegno di Parma -addirittura in vesti di Relatore- l’insegnante toscano di tedesco Paolo Paoletti il quale evidentemente si è montato la testa per l’immeritata fama conferitagli dalla parte più retriva della storiografia, quella per intenderci che alla verità dei fatti antepone -secondo i dettami gramsciani cui si ispira- la loro interpretazione in chiave ideologica anche a costo di snaturare gli stessi.

E’ questo il motivo per cui costui -anche se lo nega- viene celebrato dai ‘pasdaran’ della distorta versione degli eventi di Cefalonia intesi come ‘primo atto della resistenza partigiana’ e non come atto di resistenza militare avvenuto a seguito di un discutibile Ordine di Resistere (v. all.2) impartito dal Comando Supremo di un non più esistente esercito italiano che, dal comodo rifugio postarmistiziale di Brindisi impose di resistere alla divisione Acqui pur nella certezza di non poterle inviare alcun aiuto e addirittura spingendola –cosa inaudita !- a combattere senza preventivamente aver dichiarato guerra alla Germania con cui i nostri soldati erano stati alleati fino a pochi giorni prima.

Ovviamente di quest’ultima circostanza assolutamente non smentibile i fans della resistenza partigiana –non potendo negarla- si limitano generalmente a sottolineare che essa poco o nulla influì sull’eccidio (che, ripetiamo, non ci fu nelle immani proporzioni da loro volute) essendo i tedeschi adusi a tale pratica infame che quindi si sarebbe attuata egualmente, anche in presenza di una dichiarazione di guerra.

Chiacchiere oziose sarebbero state pertanto –a detta dei ‘soloni’ sinistresi- quelle intercorse tra il comandante in capo degli Alleati Eisenhower e i nostri Badoglio ed Ambrosio ai quali il primo -il 29.9.43 a Malta- chiese insistentemente di dichiarare guerra ai tedeschi onde evitare che i nostri soldati loro prigionieri -a seguito della resistenza ordinata dal governo di Brindisi- fossero trattati come ‘partigiani’ e passati per le armi.

Ma queste cose non hanno importanza per il nostro ‘Relatore’ parmense che alla vera causa delle fucilazioni presunte perché compiute fortunatamente in misura enormemente inferiore a quella ‘canonica’ preferisce sostituire la tesi del ‘tradimento’ del generale Gandin che, indicando i propri uomini come ‘ammutinati’ ne avrebbe decretato il massacro addirittura ‘ciclopico’ ovvero lo sterminio come –oltre al Paoletti -si compiacciono di dire –mostrando scarsa conoscenza dei fatti- gli organizzatori del convegno parmigiano.

Riteniamo di aver detto abbastanza e pertanto terminiamo queste note riportando alcune indicative espressioni tratte dall’opera ‘paolettiana’ relative alla medaglia d’ oro gen. Antonio Gandin, fucilato dai tedeschi, ricordando ancora una volta al lettore che il loro autore parteciperà al Convegno di Parma come Relatore avendo quindi la possibilità di poter ‘scanagliare’ di fronte ad esponenti delle FFAA –che come il Direttore dell’Ufficio Storico dell’Esercito saranno presenti- la MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE gen. Antonio Gandin che, malgrado i nostri ripetuti inviti a reagire alle diffamazioni -da noi rivolti alle stesse- esse non hanno saputo o peggio voluto adeguatamente difendere.

Ecco pertanto due esempi della prosa di Paoletti tratti dal suo libro “Il capitano Renzo Apollonio, l’eroe di Cefalonia” (sic !) di cui lasciamo il giudizio al lettore:

-“Se Gandin non fosse stato un traditore avrebbe dovuto attaccare i tedeschi l’11 settembre…”(pag. 241);

-“La verità è che Gandin tradì fin dall’inizio e Apollonio lo capì…..” (pag.243).

Ci piace ora chiudere tale dissacrante e indegno ‘florilegio’ con un accenno rivolto alla nostra persona che, lo confessiamo, ci ha profondamente inorgoglito:

- “Ci sarà sempre un Filippini di turno che metterà in dubbio le parole di Apollonio: essendo l’unico superstite …poteva dire quello che più gli conveniva perché nessuno lo poteva smentire” (pag. 256).

Si tratta del più bel complimento che forse -senza rendersene conto- il Saint Just fiorentino ci ha rivolto tra tante citazioni negative e, nel rassicurarlo che la nostra battaglia contro le sue falsità proseguirà, lo ringraziamo vivamente per aver detto, una volta tanto, qualcosa di veritiero.

Il Convegno di Parma non poteva scegliere un Relatore migliore di lui per commemorare degnamente la Divisione Acqui e …il suo Comandante !

Massimo Filippini

Allegati:

1) Lettera di trasmissione dei Tabulati dei Caduti di Cefalonia dal Ministero all’Uff. Storico:
2) “ORDINE DI RESISTERE” inviato a Cefalonia (FONTE: Uff. Storico Esercito)

___________
* * *
LE "GLORIE" DEL CONVEGNO DI PARMA:
PAOLO PAOLETTI
* * *
- LO 'SCANAGLIATORE' UFFICIALE DI PADRE ROMUALDO FORMATO E DEL GENERALE GANDIN, PAOLO PAOLETTI,
(v. art. riportato)
SARA' 'OSPITE' D'ONORE A PARMA
INSIEME CON I 'VERTICI' DELL'ASS. NE ACQUI ED I RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI PARTIGIANE E DELL' ESERCITO.
COMPLIMENTI VIVISSIMI A TUTTA LA COMPAGNIA
Massimo Filippini

P. S.
-QUANDO LA VERGOGNA NON E' MAI TROPPA-

Lo scrivente che difende i predetti dalle INFAMI aggressioni cui sono sottoposti
-senza che nessuno reagisca-
ed è addirittura
ORFANO DI UN CADUTO (!!)
viene considerato "indegno" di partecipare al nobile 'consesso'.
Ai posteri la 'non tanto' ardua sentenza.
MF
_____________
* * *
-APOLLONIO L' EROE DI PAOLETTI E GALLOTTA-
* * *
Al Convegno di Parma del 2 e 3 marzo 2007
saranno di scena due personaggi per i quali il defunto capitano Renzo Apollonio rappresenta un Mito alle cui prodezze essi hanno dedicato libri e pubblicazioni che lo raffigurano in veste di 'eroe' cui è stata scippata
-per attribuirla al 'traditore' Gandin-
addirittura la Medaglia d'Oro da lui meritata per il suo comportamento nella vicenda ed anche dopo la tragica conclusione della stessa.
Con queste brevi note vogliamo fornire un modesto aiuto ai predetti -che rispondono ai nomi di Paoletti e Gallotta- informandoli sulle preferenze
'GASTRONOMICHE'
del loro pupillo.
Infatti nella Relazione scritta dal t. col. Livio Picozzi dopo una Missione compiuta a Cefalonia nel 1948 che se io non avessi riportato alla luce, sarebbe rimasta a dormire negli Archivi dell'Esercito per l'eternità, si legge tra le altre cose sul conto del prediletto dai due 'studiosi' quanto segue:
“Subito dopo la resa, l’Apollonio sparì. Non fu tra gli ufficiali arrestati. Venne visto vestito da soldato, guidare autocarri per i tedeschi, mentre quasi tutti i suoi artiglieri erano caduti. Si constata poi il fatto che il Comando tedesco si servì di tale ufficiale in varie circostanze; 10-15 giorni dopo la resa avvenuta il 22.9.1943 a Keramies, l’Apollonio ricomparve insieme ai tedeschi. (…)
“ Processato dai tedeschi -in un secondo tempo- per l’uccisione dell’ufficiale del genio, sarebbe stato prontamente assolto in seguito ad alcune testimonianze a lui favorevoli; è certo che dopo pochi giorni egli sedeva alla mensa degli ufficiali tedeschi, in perfetta armonia”.
Di tale elencazione di benemerenze degne di essere riconosciute e premiate con la medaglia d'oro
-magari revocandola al gen. Gandin-
come auspica specialmente l'insegnante di tedesco Paoletti, quella che colpisce e che segnaliamo volentieri ad entrambi è data dalle preferenze 'gastronomiche' del predetto, cui evidentemente -tra una azione di 'sabotaggio' e l'altra- compiuta con i suoi "Banditi Acqui" dopo che costoro avevano consumato sempre con i tedeschi il rancio della truppa, pare non dispiacesse affatto la cucina germanica essendo un 'assiduo' della mensa ufficiali degli assassini dei suoi commilitoni con i quali
-è Picozzi a dircelo-
consumava i pranzi in perfetta armonia..
Una medaglia avrebbero potuto conferirgliela, ma al mrito gastronomico, questo è certo.
Giriamo ai due storici la proposta affinchè la facciano propria nelle sedi più opportune.
In fin dei conti sempre di una decorazione si tratta....
Massimo Filippini
_______________________
* * *
Dal quotidiano AVVENIRE del
5 luglio 2006
un articolo di R. Beretta con un'intervista a
Giorgio Rochat
il quale
-fino a settembre dello scorso anno-
era anch'egli sostenitore della tesi
-suggestiva ma sballata-
dello STERMINIO DELLA ACQUI
da cui sia pur con qualche distinguo
-peraltro senza alcuna prova-
si è ravveduto
dopo il nostro ultimo libro.
Invito Organizzatori e Convegnisti di Parma a tenerne conto per evitare di continuare a dire sciocchezze ed insulsaggini aggravate oltretutto dal fatto di essere raccontate
-come verità assoluta-
agli ignari studenti delle scuole.
Il Patrocinio del Presidente della Repubblica non serve a niente se non è accompagnato dalla
VERITA'
sui fatti e sui dati numerici di cui, a quanto risulta dal titolo stesso del convegno,
EVOCANTE UNO ' STERMINIO'
sarà fatto
SCEMPIO ASSOLUTO.
Sono ben lieto di non aver ricevuto un invito rivolto
-come usa dirsi-
a cani e porci che pur sarebbe stato doveroso
-essendo io orfano di un Caduto con alle spalle decenni di studi-
soprattutto perchè non intendo rendermi complice di una tale falsificazione 'ufficiale' della storia diretta a dimostrare tesi ideologiche che nulla hanno che fare con i fatti di Cefalonia.
Mi rendo conto d'altronde che il motivo per cui
I PINOCCHI DI CEFALONIA
rifiutano il confronto con il sottoscritto è la paura
-più che giustificata-
che dallo stesso le loro bugìe uscirebbero con le ossa rotte.
Evidentemente non vogliono essere disturbati durante i conversari dedicati alle menzogne.
VERGOGNA !

Massimo Filippini
__________
AVVENIRE DEL 5 VII 2006
* * *
-PALLE SEMPRE PALLE FORTISSIMAMENTE PALLE-

Il leit motiv FALSO su cui si baserà il convegno di Parma del prossimo anno malgrado gli studi più recenti abbiano portato a conclusioni assai diverse si rinviene dalle
parole in libertà
contenute nel brano che segue di Eugenio Caggiati, uno dei partners del Convegno su Cefalonia del prossimo anno a Parma:
"L’annientamento della Divisione Acqui a Cefalonia, pianificato ed eseguito su ordine personale di Hitler, rappresenta uno degli episodi più barbari e degradanti della II guerra mondiale, con il ripristino dell’incivile e ripudiata eliminazione fisica del nemico sconfitto, rigorosamente vietata dalle Convenzioni Internazionali.
Eppure è uno degli episodi di guerra che,
nonostante i circa 10.000 morti,
passa inosservato sui libri di testo; anzi contrastanti sono i giudizi degli storici che hanno analizzato il tragico episodio: Ciampi lo ha definito il primo atto della Resistenza; per altri storici è stato un atto di “debolezza” dell’esercito italiano".
_______________

BREVE COMMENTO:

Questo signore ci dia le 'prove' di come ha fatto a trasformare circa 400 Martiri in gran parte Ufficiali
vilmente fucilati per rappresaglia dopo la resa
nello 'Sterminio' di circa 10000 uomini.
Si ricordi tra l'altro che tra i Veri Martiri c'era mio Padre e si vergogni di dire balle di quel genere.
Massimo Filippini
______________
* * *
Dal quotidiano "IL TEMPO"
del 27 settembre 1993
___________
La lettera pubblicata dal quotidiano IL TEMPO
"nel 1993"
è un'altra riprova che gli attuali "STUDIOSI" dei fatti di Cefalonia all'epoca non sapevano niente di una questione sulla quale
solo di recente
hanno cominciato a pontificare con l'aria di
"VECCHI SAGGI"
tentando di sopraffare attraverso gli
APPOGGI MEDIATICI
di cui dispongono
L'UNICA VOCE
-quella di chi scrive-
che da decenni si batte per la VERITA'.

GLI ATTUALI ESPERTI
che parteciperanno alla
"COSA"
di Parma del prossimo anno
non sapevano niente di Cefalonia negli anni '90 ed ora
-con la massima faccia tosta-
ci vengono a 'spiegare' in un Convegno di cui
E' FALSA
perfino l'intitolazione ad uno "STERMINIO"
che non avvenne nelle dimensioni 'catastrofiche'
da loro sostenute senza uno straccio di prova,
che cosa avvenne a Cefalonia.

CHE SI VERGOGNINO !

Massimo e Gianfranco Filippini
___________________.
° ° °
L'ex "Piccolo Partigiano"
-13 anni nel 1943 !-
Vanghelis Sakkatos
ospite di riguardo a Parma
__________________

Tra gli invitati a detto Convegno
inteso a commemorare
MORTI CHE A CEFALONIA NON CI FURONO
figura Vanghelis Sakkatos
un 'campione' della Resistenza Greca
il cui 'cursus honorum' ampiamente descritto in un giornale online di Acqui gli è valso la "chiamata" ad un intervento nel corso del quale avrà modo di ripetere quanto da lui già scritto ed esaltato
-negli articoli che seguono-
dai suoi 'amici' di Acqui i quali
-detto per inciso-
fingono di ignorare
-malgrado nostri reiterati avvertimenti-
che a Cefalonia non ci fu lo STERMINIO in cui hanno azzuppato il pane per tanti anni.
Di seguito riportiamo detti articoli corredati dai nostri commenti sul rispettabile personaggio e sui suoi ammiratori ed estimatori 'acquensi'.
Buona lettura soprattutto a questi ultimi ormai indegni di parlare della divisione che porta
PURTROPPO
il nome della loro città
ed a quelli di Parma che nella scia dei primi stanno confezionando una polpetta avvelenata per la memoria dei poveri
MARTIRI DI CEFALONIA
______
_______________
* * *
CEFALONIA: L'ERBA CATTIVA NON MUORE MAI
_____________

Per dare al lettore l'esatta misura dei travisamenti subìti dalla vicenda di Cefalonia, sulla quale ormai
il primo che si alza si sente in diritto di dire la sua, ancorchè completamente sballata, riportiamo
-dal sito www.lancora.com-
una delle "BUGIE" più clamorose nelle quali ci è capitato di imbatterci durante le nostre ricerche.
Chi leggerà potrà rendersi conto di come
sulla tragedia di Cefalonia si sia ormai toccato il fondo.

ECCO IL TESTO DI DUE ARTICOLI INNEGGIANTI AGLI
"ASINI CHE VOLANO"
APPARSI SUL GIORNALE ONLINE L'ANCORA DI ACQUI CON I NOSTRI RELATIVI COMMENTI LA CUI VALIDITA' E' TORNATA ATTUALE STANTE L'INVITO DELL'EX
"PICCOLO PARTIGIANO"
AL CONVEGNO DI PARMA.

-1-

Testimonianza greca su Cefalonia
L’opera di Vanghelis Sakkatos, inedita per l’Italia
Il romanzo storico "La Divisione Acqui", di cui è autore Vanghelis Sakkatos (Cefalonia, 1930), ha vinto nel 1993 il Premio “Auriga” dell’Anfizionìa Delfica.
L’autore, che giovanissimo
partecipò alla resistenza greca sull’isola * (1),
perseguitato e incarcerato per motivi ideologici in Grecia negli anni Cinquanta, emigrò in Germania come rifugiato politico. Giornalista e scrittore, solo nel 1992 è rientrato in patria, continuando le sue ricerche sui fatti bellici di Cefalonia.
Dall’opera, portata a termine nella seconda metà degli anni Ottanta, mai pubblicata in Italia, traiamo alcune pagine nella traduzione dal neogreco del dott. Massimo Rapetti (nostro concittadino, laureato in Lettere Antiche presso l’Università di Genova). Quest’ultimo, su suggerimento del prof. Agostino Sciutto (Liceo “Saracco”), ha allestito una versione integrale del romanzo in lingua italiana in accordo con l’Autore. Manca ora solo l’attenzione di un editore per far conoscere l’opera al grande pubblico.
“L’Ancora” presenta qui alcuni passi dal manoscritto - gentilmente messo a disposizione dal dott. Massimo Rapetti - scelti e lievemente adattati per la pubblicazione sul giornale dal prof. Giulio Sardi.

"Dopo l’ultimatum del 14/9/’43 alle forze tedesche"

Da quel momento arrivarono a Cefalonia almeno 300 stukas e distrussero ogni città e ogni villaggio in cui vi fossero gli italiani. E, per spirito umanitario, per proteggere le popolazioni civili dalle bombe di Hitler, i comandanti dell’esercito italiano, insieme ai soldati,
presero la via dei monti ** (2).
Salirono così sul Falàri, un rilievo brullo, inospitale e roccioso. Era estate, nel mese di settembre; senza acqua e senza viveri gli italiani erano esposti per tutto il giorno alla vampa del sole e agli assalti degli stukas.
Appena albeggiava arrivavano a ondate da Araxos, da Pàpas, vicino a Patrasso, e da Agrìnio; scendevano di quota e falciavano con le bombe e le mitragliatrici i militari che si trovavano allo scoperto. E questo fino a che non calava la notte, continuamente sostituiti da altre ondate.
Dal villaggio di Milio [il protagonista], che non distava molto dal luogo della carneficina, per tutto il giorno si sentiva il crepitìo e le raffiche delle mitragliatrici.
Dicevano che i comandanti delle forze italiane ribelli avessero stabilito un contatto e, comunicando con gli Inglesi in Sicilia, avessero chiesto soccorsi.
Gli Inglesi, sempre generosi di promesse, si congratularono con loro per la lotta, li esortarono a resistere ad oltranza e li rassicurarono sull’invio in breve tempo di convogli di sussistenza, navi e aerei in loro aiuto. Però, per tutta la durata di quella guerra, non si vide neppure un loro aereo, fosse pure per dimostrazione…
Al contrario la popolazione di Cefalonia e l’allora costituito EAM [il fronte di liberazione greco] dell’isola non solo offrirono tutto l’aiuto possibile agli italiani antifascisti, ma, all’interno dell’esercito italiano, la propaganda, con abbondanza di volantini scritti nella lingua dei militari italiani, costituì uno dei fattori decisivi nello sviluppo di questa vicenda.
Si diceva che il comandante delle forze italiane a Cefalonia, il generale Gandin, esitasse, e che il giorno della ribellione, il 12/9/’43, avesse tenuto un consiglio di guerra nel comando della città, dal momento che si trattava di decidere la rivolta degli italiani di Cefalonia dopo la resa di Badoglio.
Perciò la popolazione di Argostoli si raccolse numerosa nella piazza centrale della città per indurre il comando militare italiano
ad una sollevazione antifascista ***(3).

"Le azioni di guerra"

Lo sbarco tentato dai tedeschi due giorni prima, da Lixùri ad Argostoli, era stato fronteggiato con successo dalle batterie italiane di Faraòs, Mìli di Kùtavos e di Aghìa Barbara. Vi avevano preso parte
anche dei mitraglieri greci dell’EAM ****(4).
Alle due del mattino del 16/9/’43 seguì la resa delle forze tedesche di Argostoli, con 500 prigionieri e il successivo suicidio del loro comandante. Il totale dei tedeschi morti ad Argostoli in questi scontri

ammontò a 250 e i feriti a 70 *****(5).

Dopo la scadenza dell’ultimatum italiano e la sua proroga chiesta dai tedeschi, questi ultimi diedero il via ad uno spietato bombardamento aereo di tutte le postazioni italiane sulle colline di Argostoli, causando gravi perdite. I tedeschi avanzavano un po’, erano affrontati dai soldati e dai marinai italiani, e si ritiravano nuovamente.
Seguì il già citato tentativo di sbarco dei tedeschi di Lixùri, fallito e conclusosi con la suddetta resa dei tedeschi di Argostoli. Anche il presidio tedesco di Lakìthra, composto da 75 uomini si arrese agli italiani.
I giorni che seguirono possono essere definiti come la seconda fase. Si susseguirono tanto violenti bombardamenti dell’isola e delle postazioni italiane da parte dell’aviazione tedesca, quanto sbarchi di rinforzi tedeschi.
In seguito gli italiani si trasferirono sul massiccio montuoso del Falàri, occupandone gli accessi al Pìlaros, a Davgàta e a Fàrsa. Intanto, in conseguenza dello spietato bombardamento con ordigni incendiari, erano stati distrutti interi quartieri di Argostoli, bruciati e ridotti in ruderi il teatro invernale e alcune storiche chiese. Lo stesso accadde anche ai vicini villaggi.
Gli aerei tedeschi sganciavano pure grandi quantitativi di volantini che, nella loro lingua, invitavano gli italiani ad arrendersi e ad andarsene a casa; diversamente sarebbero stati annientati.
Continuarono numerosi gli sbarchi tedeschi e dopo il 20 di settembre incominciò la terza fase del conflitto con un ben congegnato piano di accerchiamento.
L’avanzata tedesca proseguiva: a Rizovùni sul Falàri si svolse una grande battaglia; il 21 di settembre, con una manovra avvolgente, i soldati germanici arrivarono fino a Dilinàta, dove si scontrarono con le batterie degli italiani antifascisti comandate da Ambrosini e Pampaloni, che in collaborazione con l’EAM diedero vita a duri scontri in cui morirono anche due partigiani della stessa organizzazione.

"Le fasi dell’eccidio"
I tedeschi trucidarono tutti gli italiani delle due batterie che si arresero e avanzarono occupando un paese dopo l’altro. A Fàrsa da parte italiana fu opposta una potente resistenza e la battaglia che seguì procurò perdite su entrambi i fronti; al termine gli italiani cedettero e i tedeschi avanzarono nella zona di Argostoli, catturando dei prigionieri italiani e uccidendoli senza tregua. Il 22 settembre, a Keramiès, un villaggio del Livathò, fu firmata dal comando italiano la resa incondizionata. E il maggiore tedesco Harald von Hirschfeld, con un suo ordine, accordò ai suoi assoluta libertà d’azione, a piacere, per 48 ore. «Le prossime quarantotto ore sono a completa disposizione dei tedeschi, senza restrizioni». E gli “eroi” della divisione Edelweiss si scagliarono con sacro furore sugli indifesi prigionieri italiani, sterminandoli in massa con ogni mezzo. Tutte le valli, i dirupi, le pianure e gli altipiani, da Argostoli fino ad Aghiathimià, si trasformarono in macelli collettivi. Qui, degli uomini annientati moralmente e fisicamente, ipnotizzati e inerti, andavano in massa all’inferno, senza neppure la reazione di gruppo. La Fossa del Sorcio, tra Fàrsa e Faraklàta, si riempì di cadaveri.
Le stragi di prigionieri italiani avvennero su larga scala anche nei paesi. A Troianàta gli aguzzini appiccarono il fuoco al mucchio di cadaveri e l’aria s’appestò per l’odore di carne umana bruciata. Col permesso degli assassini, gli abitanti gettarono nei pozzi i cadaveri semi bruciati e li ricoprirono di terra.
Il 24/9/1943, in una grotta alle falde della collina ad Aghii Theodòri, i carnefici di Hitler giustiziarono gli ufficiali italiani che tenevano prigionieri, per vendicare la sconfitta subita in quella località il 15 di settembre.
Ne uccisero 186 fino alle 11, ora in cui scadevano le quarantott’ore. Lo scoccare di questo termine decretò la sopravvivenza di 39 persone. Allo spuntar del giorno li conducevano laggiù e li giustiziavano a piccoli gruppi.

__________________________________________

NOTE:

(1) L' autore, di idee comuniste, (donde la considerazione in cui è tenuto), è del 1930 e quindi "partecipò" alla Resistenza a 13 anni: complimenti !!
(2) Quali monti ? Forse il Monte di Pietà dove l'autore sembra aver impegnato quel poco di obiettività che, forse, possedeva.
(3) Il periodo si può definire come il delirio di un velleitario esaltato
(4) Pure i mitraglieri greci !! Ciò conferma i nostri dubbi di cui ai punti 2 e 3
(5) Il "Bugiardone" finge di ignorare che ad Argostoli i tedeschi, comandati dal ten. Fauth si arresero senza colpo ferire e non subirono perdite. Il Fauth in seguito venne processato e degradato per essersi arreso senza sparare un colpo.
I morti tedeschi a Cefalonia furono 120 "compresi quelli deceduti nel 1941 e quelli morti per malattia o per cause varie, prima e dopo dell' 8 - 22 settembre 1943". (Relazione Picozzi del 1948).
Secondo lo studioso H. F. Meyer di cui è imminente l'uscita di un libro sul punto specifico, furono meno di 70.

CONCLUSIONI

Incredibile ma vero, le "fregnacce" di questo signore di cui quella sui
MITRAGLIERI GRECI
è addirittura SUBLIME
potrebbero venir pubblicate anche in Italia magari da un editore che "conta".
In tal caso c'è la concreta possibilità che vadano ad insidiare le "Barzellette di Totti".
Stai attento Francesco: in Grecia c'è uno che ti vuol fare le scarpe !.
__________________________

- 2 -

IL SOGNO DEL "PICCOLO PARTIGIANO" SAKKATOS E' DIVENUTO REALTA'

I ricordi del tredicenne "andartes" comunista finalmente pubblicati in Italia

La Divisione Acqui di Vanghèlis Sakkàtos

Acqui Terme. Ancora buone notizie per la memoria. Quella della Divisione Acqui, da cui nasce anche il Premio “Acqui Storia”, ormai proiettato verso la XXXVII edizione.
L’opera di Vanghèlis Sakkàtos La Divisione Acqui. Cefalonia: l’eccidio degli italiani e la Resistenza, inedita per il nostro Paese, ma più volte ricordata da “L’Ancora” (che ne pubblicò già cinque anni fa una pagina, quale anticipazione, sempre disponibile nella sezione “Per Cefalonia” del nostro sito lancora.com) e da tutte le bibliografie utili per qualsivoglia ricostruzione del settembre 1943 nelle Isole Jonie, sarà pubblicata in traduzione italiana dalla casa Edizioni Impressioni Grafiche (EIG) di Acqui Terme.
Promossa dalla Provincia di Alessandria, la lodevole impresa editoriale - cui si augurano fortune analoghe a quelle maturate in Grecia; del resto il libro, a conferma della sua validità, è ormai disponibile anche in tedesco - coinvolge, nelle vesti di traduttore, l’acquese prof. Massimo Rapetti, che ormai da anni si sta applicando alla versione italiana.
Già nella prossima primavera il saggio/romanzo, arricchito da inediti apparati fotografici, potrà essere disponibile in libreria.

La struttura dell’opera
Il racconto - che ha molto in comune con la tecnica della sceneggiatura cinematografica - è giocato su di un lungo flash back. Esso permette al Narratore il recupero memoriale dei ricordi personali e dei fatti storici che si intrecciano con l’invenzione fantastica.
Quanto alla trama, eccone alcuni accenni.
Nell’Atene degli anni ‘50 ancora profondamente segnata dalle conseguenze della guerra, Milio - il giovane protagonista - ripensa agli anni passati e alle drammatiche vicende di cui è stato spettatore e protagonista.
Quasi una pellicola, la narrazione scorre dal periodo prebellico ai tragici avvenimenti del secondo conflitto mondiale, per proseguire con le vicende della Lotta di Resistenza greca, come anticipa l’Autore stesso nel Prologo: «Anche se l’argomento fondamentale dell’opera è la rivolta antifascista degli italiani a Cefalonia nel settembre del 1943, la tragica e macabra strage di massa attuata dai carnefici di Hitler in seguito alla repressione di quella rivolta, il mio racconto prosegue con l’epopea della Resistenza Nazionale, come la vissi allora, da ragazzo».
Certo la sezione sul dopo-strage risulta - per il lettore italiano - la più valida ed inedita: qui si evidenziano gli elementi di novità che affiorano dalla fitta rete di ricordi personali dello Scrittore.
E il merito di testimonianza, informazione e documentazione costituisce la cifra più pregevole dell’opera.

Le edizioni greche
La prima edizione de La Divisione Acqui, pubblicata da Hestìa nella Serie Testimonianze, in occasione del cinquantenario dell’eccidio dei soldati italiani a Cefalonia nel settembre 1943, ha avuto un’egregia accoglienza da parte di pubblico e stampa. E subito ha ricevuto il premio Iniochos dell’Anfizionìa Delfica.
La seconda edizione, del febbraio 2002, si presenta accresciuta di nuove parti, in particolare da interviste a testimoni oculari (di parte greca e italiana: tra questi Amos Pampaloni) e da un rapporto militare proveniente dagli archivi tedeschi.

Rassegna critica
Conosciutissima il tutta la Grecia, l’opera è stata accolta positivamente dalla comunità culturale ellenica.
Ecco alcuni giudizi. Cominciamo da Dionìsis Kostìdis, “Eolika Grammata”, fasc. 1 2, (151 152), gennaio - febbraio 1996, pp. 3-4.
“…Con ammirevole semplicità di esposizione Sakkàtos descrive tutti gli avvenimenti, offrendoci uno spaccato di vita. Lo stesso testo comprende pure numerosi particolari autobiografici desunti dai turbolenti anni della gioventù dello scrittore da cui scaturisce anche una rappresentazione molto chiara e interessante di quell’epoca storica”.
Iànnis Karavìdas, poeta e critico, Presidente della Società degli Scrittori Greci scrive: “Si scorge nel libro uno stile degno di Ioannis Makrighiànnis, ma anche il tono di un ragazzo che racconta oggi ciò che ha vissuto allora, con le stesse sensazioni giovanili, quasi che con il passare degli anni non sia diventato adulto. Siamo di fronte ad un quadro di morte tracciato mediante la descrizione della barbarie più efferata. Il macabro vissuto da Milio, paragonabile allo stile di Edgar Allan Poe, si imprime per sempre come un’immagine indelebile attraverso la raffigurazione dei corvi che, levandosi in volo, alzano verso il cielo per tutta la loro lunghezza gli intestini dei soldati trucidati. E certo il messaggio è: «Mai più fascismo»”.
Fedra Zambathà Pagulàtu, poetessa, saggista e traduttrice, segretaria generale della Società degli Scrittori Greci, infine, esprime l’impressione “che proprio su questo fatto, la strage degli italiani a Cefalonia e la Resistenza, non esista un racconto più documentato e minuzioso”.
Concludiamo tracciando una sintetica biografia del narratore e dell’artefice della versione italiana.

L’autore
Vanghèlis Sakkàtos (1930), è nato nel villaggio di Niochòri, a Cefalonia. Dopo l’eccidio degli italiani da parte della Wehrmacht nel settembre del 1943, partecipa alla Resistenza nelle file dell’EAM. Tra il 1944 e la fine del conflitto vive ad Itaca; dal 1945 al 1960, ad Atene dove lavora come a meccanico.
Dal 1950 circa incomincia ad occuparsi di giornalismo e, più tardi, di editoria. Al termine del servizio militare (1954) è incarcerato per motivi politici e nel gennaio del 1960 viene perseguito legalmente per la pubblicazione dell’opera di Anatolij Lunacarskij (1875-1933, letterato di idee marxiste, assai vicino alle avanguardie), ma il procedimento a suo carico si conclude con l’assoluzione.
Nel settembre del 1960 si trasferisce in Germania Ovest (RFT). Qui per 8 anni, dall’ottobre del 1966 fino alla caduta della giunta dei colonnelli, è rifugiato politico.
Esponente della comunità greca antidittatoriale, ma anche dei sindacati tedeschi (miniere, edilizia, stampa e cartiere) ha vivacizzato l’ambiente culturale e letterario tedesco con innumerevoli interventi.
Ha fatto ritorno in patria nel 1992.

Il traduttore
Il prof. Massimo Rapetti (1968), già allievo della scuola del prof. Agostino Sciutto (Lingua greca antica e moderna) presso il Liceo Classico “Saracco” di Acqui, dopo aver conseguito a Genova la Laurea in Lettere, con una tesi in Storia della Lingua greca, ha continuato ad approfondire i suoi interessi verso la traduzione letteraria dal neoellenico.
In questo ambito ha tradotto integralmente il Rapporto a EL Greco, autobiografia di Nikos Kazantzakis, uno dei maggiori esponenti della letteratura del Novecento, autore - tra l’altro - di Zorba il greco, L’ultima tentazione di Cristo, Il poverello di Dio.
Già membro della sezione acquese della Ass. Italiana di Cultura Classica, già docente presso l’IPSIA “Fermi” della nostra città, oggi è titolare della cattedra di Lettere e Storia presso l’ITIS “Barletti”.

(Giulio Sardi)

(Pubblicato su L'Ancora del 23 novembre 2003)

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COMMENTO FINALE:
Ci permettiamo di non condividere, perchè riduttiva, la frase d'apertura dell'articolo su riportato ("Buone notizie per la memoria"), in quanto a nostro parere le notizie sono ottime -se non superlative- essendo
le memorie del "piccolo partigiano",
la miglior prova possibile per un giudizio imparziale e documentato sullo stesso che non può essere che di completa ripulsa sia per lui che per quanti
-ad Acqui e a Parma-
lo tengono in gran considerazione.
Non c'è dubbio che, soprattutto per merito dei suoi 'agiografi' vecchi e nuovi,
l'opera del "piccolo partigiano Vangelis"
sia destinata ad entrare nella 'LORO' storia
cioè in quella ricostruita a base di falsi clamorosi
di cui l'ultimo
-quello dei 9 - 10.000-
è tale che chiunque si sarebbe già andato a nascondere per la vergogna anzichè continuare a far finta di niente magari organizzando convegni di studio del tutto incredibili.

(...e se non piangi, di che pianger suoli? -Dante - Inf. C. 33)

Massimo Filippini
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* * *
-AMICIZIE PERICOLOSE-

L'affettuosa amicizia tra 'il piccolo partigiano' Sakkatos e il Sindaco di Acqui Rapetti
quello stesso che ancora non è convinto che i Morti di Cefalonia
non furono 9.000.

(Dal sito www.lancora.it):

Acqui e Cefalonia, la memoria ritrovata
Gemellare la memoria: con questo intento giovedì 7 ottobre, presso la biblioteca “La Fabbrica dei Libri”, a cominciare dalle ore 17.30, dialogheranno Vanghelis Sakkatos, autore de Cefalonia 1943, e Marcello Venturi, che con Bandiera Bianca a Cefalonia, all’inizio degli anni Sessanta ha portato fuori dall’oblio i fatti del settembre 1943 che videro protagonista la Divisione “Acqui”.
Ci saranno poi i sindaci delle due città, Gherasimos Forte e Danilo Rapetti, il vicepresidente della Provincia Daniele Borioli, Donatello Viglongo
(fratello di superstite che dopo essere scampato all'eccidio fece parte dell'Esercito della RSI, ndr)
in rappresentanza dei reduci,
e il grecista Massimo Rapetti, cui si deve la traduzione de Cefalonia 1943, un racconto che ripercorre la storia nei ricordi di un ragazzo (e tredici anni aveva Vanghelis Sakkatos, quando decise, dopo l’eccidio, di partecipare alla Resistenza).

BREVE COMMENTO:
Ciò che indigna (altri direbbero "fa schifo") è che a trattare
-raccontando balle ciclopiche-
l'argomento 'Cefalonia' siano, come suol dirsi,
-cani e porci-
e non sia ammesso a farlo il
FIGLIO DI UN MORTO AMMAZZATO
-con un curriculum di tutto rispetto-
che questi 'ignoranti' (dal verbo 'ignorare')
fingono di non conoscere.
E il gioco continuerà a Parma...
MF
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