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- I "PALLONARI" DI CEFALONIA -
Riportiamo da "L'alto Adige" del 23 dicembre 2003, un brano riguardante il decesso di un Superstite di Cefalonia, l'allora s. ten. Arturo Lorandi:

Si è spento Arturo Lorandi:scampò all'eccidio nazista
COMMOZIONE A BORGO SACCO

ROVERETO. Nella vita di Arturo Lorandi, scomparso sabato, c'è stato un evento di straordinaria drammaticità, inciso in modo indelebile nella sua memoria. Sottotenente di complemento del 317º reggimento fanteria, divisione Acqui, Lorandi si trovava a Cefalonia l'8 settembre 1943. Visse dunque da protagonista le giornate della coraggiosa e disperata resistenza opposta ai tedeschi dalla Divisione, decisa a non cedere le armi. Gli scontri, dopo una settimana di difficili trattative, iniziarono il 15 settembre ed ebbero un esito tragicamente sanguinoso.
Degli 11.500 soldati italiani presenti nell'isola greca, ne restavano in vita, a fine settembre, circa 5000: gli altri furono uccisi in combattimento o trucidati subito dopo. Il giorno 24 vennero fucilati il generale Gandin e 186 ufficiali. Con questi c'era Lorandi, scampato alla morte nel modo che raccontò in una testimonianza scritta, pubblicata in parte nel volume Rovereto 1940-45 del Laboratorio di storia. Ne riprendiamo la pagina sui momenti cruciali:
«Il 23 settembre fui fatto prigioniero. [...] La mattina del giorno seguente di buon'ora fummo svegliati e passando in fila indiana attraverso un corridoio di nostri soldati uscimmo dalla caserma per salire sulle nostre autocarrette. [...]. Ci portarono verso la periferia di Argostoli in una località chiamata "Casetta Rossa" dove c'era una villa con un muro di cinta. Scesi dagli automezzi, entrammo dal cancello e vedemmo alcuni nostri colleghi tenuti a bada da un cordone di tedeschi con il fucile mitragliatore. Appena entrati ci venne incontro il cappellano del 33º artiglieria don Romualdo Formato che ci disse «cari ragazzi è la fine». Ci fece inginocchiare e poi ci diede l'assoluzione in articulo mortis.
I tedeschi ci insultavano continuamente «verräter» (traditori) e ci invitavano ad uscire 4, 8, 12 alla volta salendo su nostre autocarrette, che ci portavano al posto di esecuzione, la punta di San Teodoro a circa 200 metri in riva al mare calmo come l'olio. Il plotone di esecuzione era formato da una squadra di 24 soldati tedeschi dei quali 9 a turno eseguivano la fucilazione di 4 ufficiali alla volta, poi il sottufficiale tedesco passava per dare il colpo di grazia. Noi sentivamo le scariche che uccidevano i nostri colleghi appena usciti. Ore eterne per noi che nell'attesa ci aggrappavamo con tutte le forze ad un'ultima inverosimile speranza o rassegnati all'inevitabile ci si sforzava di conciliare il pensiero della fine imminente colla propria disperata volontà di vita ed il pensiero dei propri cari. Nessuno parlava; intorno a me vedevo volti pallidi così come doveva essere il mio. Il cuore mi batteva in gola. Verso le 11, non potendo più resistere alla tensione uscii e salii sull'autocarretta. Arrivato al posto dell'esecuzione diedi al sottufficiale tedesco il mio nome e il mio grado: «Leutnant (sottotenente) Arturo Lorandi ich wohne in Rovereto Trient Provinz Südtirol».
Ascoltata la mia dichiarazione mi fece riaccompagnare indietro da un soldato fino al lato posteriore della villa, dove trovai altri 8 ufficiali trentini e triestini: i cap. Tomasi, Postal e Fontana ed il sottotenente Rigo e altri. Scoprii che, mentre si stava preparando per la fucilazione di Tomasi, Fontana e Rigo, era arrivato l'ordine che i nativi di Trento, Bolzano, Trieste e Belluno, cioè il territorio chiamato dai tedeschi Alpenvorland, avevano salva la vita per grazia del comando tedesco. Don Formato intanto implorando e supplicando riuscì a salvare l'ultimo gruppo di ufficiali in attesa. In tutto eravamo in 37. La fucilazione era finita (erano le 14)».
La miracolosa intuizione di dichiarare la propria identità di trentino sudtirolese salvò Lorandi dal macello. «Commemoro sempre il 24 settembre come mio secondo compleanno», commentava ricostruendo quello che ancora gli appariva come «un sogno apocalittico». Iniziò a quel punto una seconda, tormentosa fase della vicenda. I tedeschi, dopo aver desistito dal togliere la vita ai pochi ufficiali rimasti, non risparmiarono loro la costrizione morale di una formale sottomissione. «Dopo una breve discussione firmammo tutti».
A combattere in realtà Lorandi non andò più. Nel gennaio '44 venne trasportato in Baviera, in un campo della divisione Monterosa dell'esercito di Salò. Dopo l'addestramento ed il giuramento alla Repubblica sociale, riuscì a farsi trasferire per ragioni di salute ad Acqui in Piemonte, poi a casa, dove ricevette il congedo il 30 novembre '44. Finita la guerra, la catena di forzati giuramenti impostagli dopo quel 24 settembre gli costerà, come militare, un rimprovero solenne; come impiegato della Manifattura Tabacchi, un procedimento senza esito davanti ad una commissione per l'epurazione. Come combattente della divisione Acqui che resistette coraggiosamente ai tedeschi, Lorandi custodiva invece una lunga serie di riconoscimenti. Questa paradossale contraddizione delle valutazioni ufficiali della sua vicenda fu fonte di un profonda amarezza.
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BREVE COMMENTO

Al pari dell'altro Superstite s.ten. Vico Viglongo , anche il s. ten. Arturo Lorandi, alla cui morte rendiamo omaggio, entrò a far parte -volente o nolente- delle Forze Armate della RSI in "cambio" della salvezza della propria vita durante le barbare fucilazioni operate dai tedeschi.
Ciò costituisce un'ulteriore conferma della falsità di quanto asserito e riportato con ampia evidenza nel sito dell'ANPI, circa una pretesa resistenza dei Superstiti "sulle montagne di Cefalonia", e dimostra quanto sia ridicolo o meglio, penoso, parlare di "Raggruppamento Banditi Acqui", addirittura con annessa canzone celebrante loro inesistenti meriti.
Il povero Lorandi venne addirittura censurato, come egli riferì, per il suo comportamento "collaborazionista" che fu in tutto e per tutto uguale a quello dei vari Apollonio e compagnia cantando.
Questi sono i fatti nudi e crudi e quanti, come l'anpi o altri "favolisti" della non più egemone sinistra "storico-culturale" (bum !), li travisano o li tacciono, sono soltanto dei grossi "PALLONARI".

UNICUIQUE SUUM NON PRAEVALEBUNT

23 dic. 2003
MF
 
 
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