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IL CORRIERE DELLA SERA DEFINISCE GANDIN UN "TRADITORE"
***
....ma il 14 aprile 2005 comincia a ripensarci come si intuisce dall'articolo
sotto riportato.
Meglio tardi che mai anche se l'articolista ha ancora molta strada da fare e molte cose da imparare
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...E NEL DUCATO ROSSO DI TOSCANA INDICONO UN CONVEGNO SUL LIBRO DEL
"GRAN RICERCATORE" PAOLETTI
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...E LE FF AA STANNO A GUARDARE

Come abbia fatto il Corriere della Sera a pubblicare senza curarsi della sua benche' minima rispondenza ai fatti che avvennero a Cefalonia, l'articolo che segue, e' inspiegabile, tanto piu' che il nuovo Direttore del giornale e' Paolo Mieli, ben noto per la sua imparzialita' di storico.
Rimane il fatto incredibile che un articolo come quello sotto riportato, zeppo di travisamenti, di omissioni e di interpretazioni non tanto soggettive ma addirittura a vanvera dei fatti, in cui si elogia l'opera del capofila della "nouvelle vague", Paolo Paoletti, cui si rifanno, come ad una sorta di vangelo, i Pinocchi marxisti vecchi e nuovi, abbia trovato ospitalita' in un giornale serio come il Corriere.
Avrei voluto scrivere piu' a lungo ma non ne vedo la necessita': bastera' leggere quel che c'e' scritto per rendersi conto di cosa si tratti e trasecolare.
Una cosa pero' mi preme rilevare in questo 'bailamme' cui e' sottoposta la tragica vicenda di Cefalonia e cioe'

L'ASSOLUTO SILENZIO

delle nostre FF AA di fronte alla sistematica denigrazione di una "loro" Medaglia d'Oro.
Al Ministro della Difesa ed al Capo di Stato Maggiore ricordo che quanto sopra integra un ben preciso reato: quello di
"Vilipendio delle Forze Armate"
di fronte al quale e' obbligatorio intervenire tanto piu' che non risulta che tale Reato sia stato abrogato.
Per finire un invito ai lettori a protestare esprimendo al Corriere della Sera tutto il loro sdegno per l'inopportuna pubblicazione dell'articolo.
Sara' stato forse un infortunio, ma il fatto resta: ed e' gravissimo.

Massimo Filippini
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* * *

Sul Corriere della Sera del 25.1.05 è apparso il seguente articolo:
Un ricercatore attribuisce al generale Gandin la responsabilità della tragedia: troppo debole verso i nazisti. Che poi lo fucilarono

Strage di Cefalonia, il comandante italiano sotto accusa

IL MESSAGGIO

Cefalonia fa discutere da sempre. La retorica ufficiale considera il sacrificio della divisione Acqui un episodio glorioso, Sergio Romano l'ha invece definito una "pagina nera della storia militare italiana". Ma la tesi del ricercatore fiorentino Paolo Paoletti suona particolarmente polemica: a suo avviso il maggiore responsabile della tragedia fu il comandante della divisione, generale Antonio Gandin, insignito della medaglia d'oro alla memoria. Andiamo con ordine. Come tutti sanno, nelle isole greche di Cefalonia e Corfù la divisione Acqui, dopo l'8 settembre 1943, rifiutò di consegnare le armi e cercò di trattare un onorevole ritorno in patria, ma venne aggredita e sopraffatta. Seguì l'uccisione di buona parte dei prigionieri da parte dei tedeschi: circa duecento ufficiali, compreso Gandin, e quattromila soldati perirono nella strage.
L'attenzione di Paoletti si è concentrata sul negoziato condotto dal generale italiano con il tenente colonnello Hans Barge, che comandava le forze della Wehrmacht sull'isola dello Jonio. Dopo aver svolto accurate ricerche sui documenti disponibili, non solo nel nostro Paese, ma anche nell'archivio militare tedesco di Friburgo, lo studioso toscano ha scritto un libro, I traditi di Cefalonia (Fratelli Frilli, pp. 351, 19,50), che getta pesanti ombre sulla figura di Gandin. "Non a caso - dichiara - il manoscritto è stato rifiutato da Mursia, che aveva pubblicato due miei libri precedenti. E l'uscita del volume è stata seguita da un eloquente silenzio".
L'autore accusa il comandante di aver tenuto un atteggiamento debole nei confronti dei tedeschi, allo scopo di ottenere un rientro in patria che, nelle condizioni date, significava tornare nelle regioni italiane occupate dai nazisti. "Il primo ordine di Gandin - ricorda Paoletti - è il ritiro dal nodo strategico di Kardakata, che viene ceduto alla Wehrmacht il 9 settembre, senza colpo ferire, come segno di buona volontà  nelle trattative di resa. Nel frattempo il generale si rifiuta di parlare con la missione militare alleata presente a Cefalonia".
Poi però, con i negoziati in corso, la situazione precipita: "Il 12 settembre i tedeschi s'impadroniscono con la forza di alcune batterie italiane. E Gandin ordina di non reagire. All'indomani i nazisti sbarcano uomini e mezzi sull'isola, in violazione dello status quo, e vengono presi di mira dall'artiglieria della Acqui. Ciò nonostante, lo stesso giorno 13, il comandante italiano raggiunge un accordo di resa, che comporta la cessione delle armi pesanti".
Siamo giunti al momento cruciale: "Nella notte fra il 13 e il 14 si tiene la famosa "consultazione" dei reparti. Il comandante della Acqui propone ai suoi uomini tre opzioni: combattere al fianco dei tedeschi; cedere le armi e arrendersi; affrontare la Wehrmacht. Quando la truppa risponde che intende battersi, Gandin invia a Barge un messaggio il cui contenuto - denuncia Paoletti - è stato a lungo mutilato della frase iniziale, la più significativa: "La divisione si rifiuta di ubbidire al mio ordine di raccogliersi nella zona di Sami". In questo modo, definendo i suoi uomini degli ammutinati, il generale li espone all'atroce rappresaglia tedesca, che viene attuata nei giorni successivi su ordine di Hitler. Così si spiega l'unicità degli avvenimenti di Cefalonia e Corfù: solo in quelle isole i soldati italiani che avevano resistito dopo l'8 settembre vennero sterminati in massa dopo la resa".
La polemica ha un precedente di sessant'anni fa. I militari italiani risparmiati dai tedeschi e rimasti a Cefalonia dopo l'eccidio costituirono un gruppo partigiano e si conquistarono numerose benemerenze presso gli alleati. Al ritorno in patria però accusarono il defunto Gandin, considerato un eroe, di aver compromesso le possibilità di resistenza della divisione. In seguito l'accusa si rovesciò: alcuni dei sopravvissuti furono inquisiti per insubordinazione nei riguardi di Gandin, poichè nel settembre 1943 avevano sollecitato più fermezza verso i tedeschi. Gli imputati vennero prosciolti in fase istruttoria, ma il loro contributo alla lotta contro il Terzo Reich, sottolinea Paoletti, è stato quasi dimenticato: "Erano scomodi, un pò come il mio libro e per questo si è preferito cancellarli dalla memoria collettiva".

Antonio Carioti

(dal sito del Corriere della Sera)
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* * *
LA "ROSSA" REGIONE TOSCANA, PATRIA DELL' " EROE" PAMPALONI
(CHE CONSEGNO' ARMI AI NEMICI IL 9 SETTEMBRE)
RIPROPONE L' ORMAI DATATO LIBRO DI PAOLETTI
PER RIPETERE LA SOLITA
"TIRITERA"
SUL "TRADITORE" GANDIN

....E LE FF AA STANNO A GUARDARE
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* * *
(Dal web)
Consiglio regionale della Toscana

Comunicato n. 090 del 30/01/2004

Libri: una rivisitazione della tragedia di Cefalonia

Il volume di Paolo Paoletti sulle vicende della Divisione Acqui sara' presentato lunedi' prossimo in Consiglio regionale

Un'accurata e attenta rivisitazione delle tragiche vicende di Cefalonia e della Divisione Acqui: un episodio, che al pari di molti altri di quel periodo storico, presenta ancora punti oscuri e interrogativi non risolti. A farla un libro, "I traditi di Cefalonia", scritto da Paolo Paletti ed edito nella collana storica dei Fratelli Frilli editori. Il volume verra' presentato dal presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini lunedi' prossimo 2 febbraio, alle ore 17, nella Sala Gonfalone in Palazzo Panciatichi, sede del Consiglio regionale della Toscana, in via Cavour 2 a Firenze. Interverranno anche i docenti Luigi Lotti, che ha curato la prefazione, e Pierluigi Ballini. "I traditi di Cefalonia" frutto di ricerche archivistiche presso l'uffico storico dello stato maggiore dell'Esercito e della Marina militare, l'archivio militare tedesco di Friburgo e della lettura degli atti del processo di Norimberga contro l'ufficiale comandante del XXII Corpo d'armata germanico. La scoperta di nuovi documenti inediti ha imposto una rilettura generale di tutti i fatti che precedettero l'inizio delle ostilita' in primis una lettera consegnata dal generale Antonio Gandin, comandante della divisione Acqui, al comandante del presidio tedesco di Cefalonia, in cui il nostro ufficiale accusava la divisione di non aver ubbidito al suo ordine di deporre le armi. Nel libro di Paoletti si ripropone quella lettura, insieme ad altri documenti tedeschi dove si accusano i soldati italiani di atti di ribellione contro gli ufficiali favorevoli alla resa, come unica spiegazione al fatto che Hitler ordino' solo a Cefalonia l'esecuzione di massa dei soldati prigionieri di guerra. Paolo Paoletti, gia' docente di lingua e letteratura tedesca e inglese, oggi ricercatore negli archivi militari, ha pubblicato oltre una decina di saggi, sei dei quali sui crimini di guerra tedeschi in Italia. (cem)
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BREVE COMMENTO:
Le "rivelazioni" contenute nella lettera di Gandin, definite addirittura "criminogene"
dal "Gran Ricercatore" Paoletti, del Ducato Rosso di Toscana,
costituiscono il cavallo di battaglia per accusare dei peggiori crimini,
- primo fra tutti quello di "tradimento"-
una Medaglia d'Oro delle nostre FF AA, integrando un ben preciso reato: quello di
"Vilipendio delle FF AA"
(che non ci risulta sia stato abrogato),
in quanto il Gran Ricercatore del Ducato Rosso di Toscana non puo' ignorare che i tedeschi erano perfettamente a conoscenza
-per esserne stati spettatori ed oggetto-
degli atti di aggressione contro di loro e di ammutinamento contro il Comando di Divisione.
Ricordiamo, dei primi, l'assassinio del capitano del genio tedesco Zeitel subito dopo la sparatoria a tradimento contro le due famose motozattere tedesche, ( che non erano affatto "stracariche" di armi e di soldati) e dei secondi, l'assassinio del Capitano Gazzetti ad opera di un Maresciallo di Marina che gli urlo': "Anche voi appartenente alla schiera vigliacca dei traditori !" e il lancio di una bomba a mano contro l'auto del gen. Gandin da parte di un Carabiniere imbevuto d'odio contro il Comando di Divisione.
ALLA LUCE DI CIO' E' SEMPLICEMENTE GROTTESCO OLTRE CHE PENALMENTE RILEVANTE SCRIVERE E RACCONTARE CHE I TEDESCHI NON AVREBBERO SAPUTO NIENTE SE IL "TRADITORE" GANDIN NON GLIELO AVESSE "RIVELATO".

Possibile che nel Ducato Rosso di Toscana non siano al corrente di cio' ?
Ma su che razza di libri "studiano" ?

MF
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