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Un film controverso ma non troppo
“E’ solo una bella storia d’amore, ma non c’entra niente con la tragedia che si è consumata a Cefalonia”, queste le lapidarie parole con cui Amos Pampaloni,capitano di complemento all’epoca dei fatti, ha commentato il film di Karl Madden, presentato, “in anteprima nazionale al cinema Colonna a Firenze, che si ispira alla sua figura”, ( “La Nazione” del 30/10/2001).

Mosso dalla curiosità e soprattutto dal giudizio di colui che, stampa e televisione hanno identificato nel personaggio principale del film, sono andato al cinema certo di assistere ad una storia ambientata a Cefalonia nel periodo in cui avvenne la tragedia, ma senza eccessive pretese rievocative della stessa.

Con grande meraviglia e, perché no,soddisfazione, mi sono, però, ricreduto, avendo riscontrato nel film una serie di riferimenti storici i quali, anche se fugacemente accennati, hanno tuttavia confermato la mia ricostruzione della vicenda che, per aver smascherato le bugie e le falsità raccontate, è invisa a coloro che se ne resero autori ed ai loro sostenitori, i quali, avendo per lunghi decenni, imbottito le menti degli italiani di frottole, non riescono a sopportare che qualcuno li abbia sbugiardati proprio quando erano certi di averla fatta franca anche nei confronti della Storia.

Il tanto vituperato regista Karl Madden, infatti, non ha stravolto la vicenda sotto il profilo storico, nel poco spazio ad essa dedicato, ma ha arrecato invece un contributo alla verità, riportando alcune circostanze in modo più che aderente alla realtà e se ha manipolato qualcosa, dà l’impressione di averlo fatto quasi per giustificare l’operato di Corelli-Pampaloni che, per come avvenne in realtà, egli forse non condivise.

Mi riferisco alla consegna di armi effettuata, il 9 settembre, dal predetto ai partigiani greci quando cioè, costoro erano da considerare ancora come nostri nemici essendo stata, tra l’altro, tale circostanza, espressamente riconfermata dagli ordini pervenuti dal Comando dell’XI^ Armata di Atene –a firma del Generale Carlo Vecchiarelli- alla divisione Acqui, in cui fu ribadito, con estrema chiarezza, che la Divisione non avrebbe dovuto in nessun caso “fare causa comune con i ribelli greci”.

Ciò non impedì a costui di assumere tale “iniziativa” a proposito della quale, nel libro “CEFALONIA” del col. Giuseppe Moscardelli si legge, riportata a pagina 25, la seguente dichiarazione da lui resa all’Autore : “Presi contatto –dice il capitano Pampaloni- col comandante dei patrioti greci di Cefalonia e con altri elementi del Fronte Nazionale di Liberazione: assicuratomi della loro collaborazione completa, MI ACCORDAI PER LA CONSEGNA DI ARMI E MUNIZIONI”. Feci quindi ritirare dalla nostra polveriera armi e munizioni che furono messe a disposizione dei greci”.

Tale fatto che, per spontanea e più volte ribadita ammissione del suo autore, vide la consegna di armi al nemico da parte di un ufficiale italiano, lasciò nel dopoguerra indifferenti le Autorità politiche, militari e giudiziarie che si interessarono della questione con ciò dando luogo al rilievo fatto –non solo dallo scrivente- secondo cui Cefalonia, dall’8 al 15 settembre, costituì una sorta di “zona franca” ove, anche alla luce di altri fatti criminosi compiuti, l’applicazione del Codice Penale Militare di Guerra ai militari italiani venne sospesa, determinando la più totale impunità per chiunque di essi avesse commesso dei reati in quei giorni.



Tale scempio del diritto e dei regolamenti militari, compiuto a Cefalonia, deve aver indubbiamente lasciato allibito anche il regista Madden che, forse, per non mostrare la cessione di armi ai greci come frutto di un’autonoma iniziativa del Corelli-Pampaloni, la fa apparire come una reazione al crudele comportamento dei tedeschi i quali, mentre i nostri soldati consegnavano loro le armi –cosa mai avvenuta- ne uccidono a tradimento alcuni causando la giusta reazione del “nostro” il quale apre i magazzini consegnando armi agli “eroici” patrioti greci, il cui trattamento nei confronti degli occupanti italo – tedeschi, quando cadevano nelle loro mani, consisteva –per sua stessa ammissione- nel tagliar loro la gola senza tanti complimenti.

A proposito di questi “eroici” patrioti dell’ELAS, (Esercito di liberazione greco),comunisti di ispirazione stalinista, i quali perseguirono lo scopo –fortunatamente non riuscito- di instaurare in Grecia un regime analogo a quello sovietico, contrapponendosi sanguinosamente ad altri movimenti di ispirazione monarchica o liberale, Madden, dimostrandosi un profondo conoscitore della Resistenza greca, li colloca, giustamente, tra i più feroci e criminali individui operanti nell’ambito della stessa.

Ad essi infatti egli dedica una scena raccapricciante del film, in cui si mostra il corpo penzolante da un albero di una giovane donna greca impiccata da costoro per il solo fatto di aver risposto, in modo oltretutto blando, alle profferte sentimentali di un giovane ufficiale tedesco. Evidentemente il codice d’onore di tali delinquenti prevedeva per le donne un trattamento diverso dal “taglio della gola” riservato agli uomini, ma di certo non meno crudele come, appunto, l’impiccagione. Ciò fa pensare che forse neanche i Talebani odierni, o soltanto loro ,sarebbero arrivati a compiere simili infamie.


Il tanto vituperato Madden meriterebbe, comunque, un ringraziamento –da parte di Corelli – Pampaloni- per aver reso accettabile, mettendoci una “pezza”, un gesto come la cessione di armi al nemico in tempo di guerra che, nella realtà, ebbe moventi e connotazioni ben diverse -essendosi trattato di una “dazione” spontanea- la cui valutazione lasciamo a chi legge, limitandoci a rilevare che, nonostante o forse proprio per ciò, le Autorità Militari conferirono la Medaglia d’Argento (sic!) al Valor Militare al capitano Pampaloni.

ALLA LUCE DI TALE INCREDIBILE FATTO MI CHIEDO, SOMMESSAMENTE, PERCHE’ A MIO PADRE CHE NON CONSEGNO’ ARMI AL NEMICO MA OBBEDI’ SEMPRE AGLI ORDINI DEL GENERALE GANDIN, VENENDO ANCH’EGLI -A DIFFERENZA DI APOLLONIO E PAMPALONI- FUCILATO DAI TEDESCHI, NON SIA STATA ASSEGNATA NEMMENO UNA MODESTA MEDAGLIA DI LATTA.
FORSE PERCHE’ NON SI RIBELLO’ AI PROPRI SUPERIORI ?
ATTENDO RISPOSTE DA CHI DI DOVERE…

Tornando al film altro punto degno di menzione è quello in cui il generale Gandin rivolgendosi a Corelli-Pampaloni gli fa presente DI AVER CONCORDATO CON I TEDESCHI LA CESSIONE DELLE ARMI PER IL 15 SETTEMBRE : anche se la data non è esatta tuttavia il riferimento all’accordo è assai chiaro e dimostra –ancora una volta- che il signor Madden non è poi così male informato come i “contaballe” nostrani, compresi stampa e televisione, hanno voluto far credere.

Un ultimo aspetto del film riguarda alcune immagini di “dolce vita” dei nostri militari insieme con donnine compiacenti : di ciò non ci si deve meravigliare perché è cosa nota che all’epoca le nostre Forze Armate, come del resto tutte le altre, avevano al seguito prostitute regolarmente assunte dalle Autorità militari per esplicare il particolare “servizio” che solo esse erano in grado di dare.
La naturale “predisposizione” dei nostri soldati verso tale forma di svago fece sì che l’Armata italiana in Grecia venisse, nel dopoguerra, malignamente definita come l’armata S’AGAPO’ che in greco vuol dire “ti amo”. Furono due cineasti italiani i famosi Renzi ed Aristarco, a coniare tale espressione che, in linea con la loro militanza politica nella sinistra contribuì ad offendere e diffamare i nostri soldati in quella atmosfera di denigrazione continua di cui i comunisti nostrani si resero autori nel dopoguerra quando non gliene importava niente di Cefalonia che soltanto adesso –con una sordida manovra politica- tentano di contrabbandare per un episodio di resistenza partigiana del tutto improbabile.

I due cineasti vennero anche posti sotto accusa dalla Magistratura Militare ed a ciò fece riscontro lo sdegno della sinistra che alzò le barricate contro tale modo di agire che, per il solo fatto di tutelare il buon nome delle Forze Armate, venne senza mezzi termini definito di stampo fascista.
Questo era il clima che si respirava in quegli anni ed è bene che le sinistre se ne ricordino quando fanno finta di rievocare i Martiri di Cefalonia.

Un rilievo assolutamente critico, infine, va fatto al regista Madden per il modo del tutto denigratorio con cui fa spesso apparire i nostri soldati, mostrati in più sequenze del film in veste di “mandolinari” dediti al canto ed alle donne.

Ciò purtroppo rientra nello stereotipo dell’italiano “brava gente” creato dal cinema sinistrorso del nostro disgraziato dopoguerra durante il quale chi aveva combattuto quella che i cialtroni di sinistra definirono la “guerra fascista” non fu ritenuto degno di rispetto ma venne svillaneggiato in tutti i modi qualora non avesse potuto fregiarsi del titolo, quello sì onorifico!, di partigiano.

Tale denigrazione interna non poteva che dare i suoi frutti anche fuori d’Italia con la piena condivisione ed assunzione da parte degli stranieri, come appunto gli inglesi –nostri eterni e velenosi critici- di tutti i peggiori stereotipi edificati contro le nostre Forze Armate dalla sinistra nostrana durante lunghi decenni di “anti-italianità” cui, solo di recente, una parte di essa ha tentato di porre un freno attraverso l’appropriazione –in chiave resistenziale- di una tragedia prettamente militare nella quale le sue elucubrazioni ideologiche non entrarono per nulla se non attraverso le azioni di pochi scellerati.

Se il film di Karl Madden ha fatto uso di tali abusati clichès, sappiamo ora a chi farne risalire la responsabilità.

Non è sputando sul nostro passato che si può pretendere di essere rispettati.

Massimo Filippini

Dicembre 2001
 
 
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