HOME
Il Notiziario di Cefalonia.it
BADOGLIO ED AMBROSIO: I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA
CONVEGNI SU CEFALONIA
Mario Cervi su Cefalonia
CEFALONIA LA MENZOGNA CONTINUA
L'Istruttoria tedesca e la mia Costituzione di PC
RINGRAZIAMENTI (SI FA PER DIRE)
L I N K S
OCCASIONI E RARITA' LIBRARIE
Premio Acqui Storia o Acqui Favole
Associazione Acqui che pena
L'Armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda
L'INVENZIONE DEI BANDITI ACQUI
Il capitano Gazzetti - Un MARTIRE vilmente dimenticato
Un eccidio senza prove
Gli errori di Rochat su Cefalonia
APOLLONIO - Un Mito per pochi intimi
Il processo per i fatti di Cefalonia
IL NUMERO DEI CADUTI DI CEFALONIA
Cefalonia - Il convegno di Toritto e quello di Bari
LA TRAGEDIA DI CEFALONIA di Massimo Filippini
PAOLETTI (RI) VERGOGNATI
Il fratello del gen. GANDIN ci scrive...
Una sinistra icona: il compagno-capitano Pampaloni
Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza
La Vedova del cap. Bronzini ci scrive...
I 'Pifferai' di Cefalonia
La 'Ballata della Acqui' ovvero...
LA SAGRA DELLE BUGIE
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Padre Formato - Un nipote ci scrive...
ODE SU CEFALONIA
RECENSIONI
FILM RAI SU CEFALONIA
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
IO E I PRESIDENTI
TRADITORI A CEFALONIA
TRADITORI A CEFALONIA
IL CORSERA DEFINISCE GANDIN UN TRADITORE
NON CI FU REFERENDUM
Le mani della Sinistra su Cefalonia
Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ?
COMPAGNI DI MERENDE
IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA...
LA TESI DELLA VERGOGNA
CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI...
IL BUSINESS CEFALONIA
CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli
Lettera aperta a W. Veltroni
UN PROCESSO MAI CELEBRATO
Notizie ANRP
NOTIZIE ANRP 2
E LE FFAA STANNO A GUARDARE...
LA VOCE DEI LETTORI
Notizie dall'Ass. Acqui
Chi è senza peccato...
Si scrive ANRP si legge ANPI
CEFALONIA in BUONE MANI
ATTILIO TAMARO su Cefalonia
Il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gallo ci scrive...
Convegno a Firenze dell'ANCFARGL
Mio intervento al Convegno di Firenze dell' ANCFARGL
Il mandolino di Corelli e un mandolinista mancato: Togliatti
Fango sul generale Gandin
Le gesta di Apollonio
Indro Montanelli su Cefalonia
Sergio Romano su Cefalonia
Il Reduce Reppucci racconta...
Il Reduce cap. Hengheller racconta...
Il Reduce Veronesi racconta...
Il Reduce Perosa racconta...
Il Reduce Romildo Mazzanti racconta...
Il Reduce Saverio Perrone ci scrive...
Il FATTACCIO COMPIUTO
I DIMENTICATI di Cefalonia
La Relazione di SEGANTI su Cefalonia
RASSEGNA STAMPA
IL NOTIZIARIO
DI
CEFALONIA.IT
* * *
Il viaggio a Cefalonia del 25 Aprile: impressioni e commenti
Cosa c'entrano i comunisti con Cefalonia ?
_______
* * *
A Rai News 24 scrivono la storia a modo loro facendo fare anche brutta figura al Presidente della Repubblica il cui pensiero su Cefalonia rischia di essere confuso con le balle da loro scritte come le seguenti:
"Questa mattina Napolitano è stato all'Altare della Patria, nel ricordo dei caduti, e nel pomeriggio sarà nell'isola greca di Cefalonia, dove furono sterminati oltre novemila soldati della Divisione Acqui, che dopo l'8 settembre 1943, consapevoli della rappresaglia cui andavano incontro, rifiutarono la resa incondizionata a preponderanti forze tedesche della Wehrmacht".
_____________

Oltre alla balla dei 9000 (NOVEMILA !) Caduti c'è quella della 'CONSAPEVOLEZZA' di essere sterminati attribuita ai soldati della 'ACQUI' evitando di far cenno
all'ORDINE DI RESISTERE
inviato al gen. Gandin
-senza una preventiva Dichiarazione di Guerra ai tedeschi-
dal Governo fuggito a Brindisi che fu la
causa UNICA
della resistenza e della conseguente rappresaglia fortunatamente avvenuta in dimenzioni assai minori delle balle di cui anche la Rai News 24 si è fatta portavoce.
Il resto è solo un travisamento
consapevolmente vergognoso dei fatti che
- nascondendo le colpe dei veri responsabili-
offusca il Martirio di quanti morirono veramente.

MF
_________
Le balle di RAI NEWS 24
* * *
I COMUNISTI COSA C'ENTRANO CON CEFALONIA ?
NIENTE
EPPURE VOGLIONO AVERLA VINTA LORO
_________

Un sito che "più comunista non si può" in cui si tratta di Cefalonia
IN CHIAVE RESISTENZIAL - COMUNISTA
riservando ampio spazio alla figlia del Martire Francesco De Negri la quale, forse per tale riguardo usatole, ritiene di avere l'esclusiva sui fatti al punto di aver urlato provocatoriamente al mio indirizzo e in presenza di più persone
-"Attenti, c'è un fascista !! E' quello con la borsa gialla !!"-
durante la nostra permanenza sull'isola il 25 aprile 2007.
E' questa l'ennesima riprova che i 'compagni'
-come la signora in questione-
sono abituati ad eticchettare come 'fascista' chiunque
non la pensi come loro.
A questi epigoni del più becero vetero-marxismo, la cui credibilità
- grazie a Dio-
è scesa ad infimi livelli, oltre a rivolgere l'invito
PURTROPPO INUTILE, A DOCUMENTARSI
diciamo con il Poeta,
"non ti curar di lor ma guarda e passa".

Massimo Filippini
_________________________

PS: Per leggere le 'balle' dei comunisti su Cefalonia
-spacciate per verità assolute-
scrivere la parola 'cefalonia' nella casella 'CERCA' in alto a sinistra del sottostante sito.
Buona (si fa per dire) lettura e occhio alle 'balle' raccontate (v. IL MANIFESTO del 3.6.07) sul numero delle Vittime quantificato in 5000 (dopo la resa) oltre ovviamente a quelli dei Caduti in combattimento e dei Fucilati che, sommati al precedente, portano
-come da consuettudine-
ad un totale assolutamente FALSO di 9 - 10000 Vittime.
Non basta neanche che ciò sia stato riconosciuto da uno degli storici a loro cari, il prof. Rochat.
Infatti, come avvenne per le Fosse di Katyn attribuite per decenni ai tedeschi
- mentre gli autori furono gli assassini sovietici -
da cui non risulta che costoro abbiano preso le distanze, anche su Cefalonia si continuano a dire menzogne incredibili a cominciare da quella del 'ciclopico' numero delle vittime di cui
-ferma restando la più completa esecrazione-
si è dimostrata l'assoluta infondatezza delle dimensioni.
Ma per i mentitori comunisti e gli utili idioti che, per pigrizia mentale o ignoranza, continuano ad assecondarli, a Cefalonia i Morti 'devono' essere per forza
DIECIMILA.
Questa è la verità che si vorrebbe continuare ad imporre
-senza vergogna alcuna-
da parte degli imbroglioni comunisti.
E meno male che Stalin è morto e seppellito....
_____________________
la comunista De Negri su esserecomunisti.it
* * *
25 APRILE 2007
LA RAI INSISTE CON LE BUGIE SU CEFALONIA
_____

La RAI, non paga di aver a suo tempo inondato di falsità le case degli italiani
-che pagano il canone-
con la fiction "CEFALONIA", la riproporrà nei giorni 24 e 25 Aprile 2007.
I telespettatori avranno così modo di rileggere il seguente
FALSO STORICO
campeggiante nei titoli di coda:

"I SOPRAVVISSUTI FURONO 1.286.
MANCAVANO ALL'APPELLO 9250 SOLDATI E 390 UFFICIALI".

Questa colossale bugia
-di 9.640 (novemilaseicentoquaranta) Morti-
smentita ormai oltre che dallo scrivente, da tutti gli studiosi "seri"
-cito per tutti Rochat-
sarà di nuovo propinata agli ignari telespettatori da una RAI che pretende di raccontare la storia pur dimostrando ampiamente di essere
-sull'argomento in questione-
solo una fucina di ignoranti.
In un paese serio ciò non avverrebbe, ma in Italia tutto è lecito anche raccontare ‘panzane’ in televisione noncuranti delle critiche come sarebbe avvenuto durante il fascismo o avveniva nell'Unione Sovietica i cui sistemi la RAI, molto diligentemente, sta applicando.
All'obiezione avanzata dai sostenitori di dette ‘panzane’ secondo cui anche 'un solo morto" è un fatto gravissimo rispondo che concordo pienamente ma faccio altresì osservare che la matematica è una scienza esatta e non un opinione per cui 5 è 5, non 500 o 5000 e pertanto se si descrive qualcosa o meglio si costruisce un mito proprio in termini numerici occorre farlo o cercare di farlo nel modo piu' preciso possibile.
Chi ritiene che i numeri non contino
-o abbiano un valore relativo-
dovrebbe astenersi dall' utilizzarli o, volendo farlo, deve tener conto della loro esattezza e non sparare cifre a caso -tutte di entità colossale- senza curarsi della rispondenza alla realtà di tali dati tanto ...ormai l'opinione pubblica è stata ubriacata dalla ‘favola’ dell'eccidio ciclopico e quindi è inutile approfondire: e chi lo fa è uno sporco revisionista, possibilmente anche reazionario fascista come chi scrive, anche se i crucchi gli hanno ammazzato il Padre in una vile rappresaglia contro gli Ufficiali da cui la truppa fu esclusa se non altro perchè fucilare 5 o 6 o 7000 uomini avrebbe richiesto
-come da calcoli effettuati-
da un minimo di 6 (sei) giorni filati
-cioè 24 ore senza interruzione-
a un massimo di 10 (dieci) senza contare poi le 'operazioni' di smaltimento dei cadaveri.

Ciò potrebbe anche essere credibile, essendo stati i nazisti capaci di questo e altro, ma non può essere avvenuto a Cefalonia per il semplice fatto che le fucilazioni post - resa avvennero il 24 e 25 settembre (il 25 poi, furono fucilati 'solo' 7 ufficiali tra cui mio Padre).

Ergo: in 48 ore non sarebbe stato possibile ammazzare da 5000 a 9000 persone facendone nel contempo sparire i cadaveri buttandoli in mare o seppellendoli o bruciandoli o in altro modo.

E' un’assurdità che non sta assolutamente in piedi e pertanto i signori che ‘sparano’ cifre di questa portata lo fanno o senza riflettere o più probabilmente per motivi ideologici con l’aggravante, questi ultimi, di non fornire, ostentatamente, alcun riscontro delle loro affermazioni poichè si sentono ancora padroni della vulgata storica senza accorgersi, però, che l'inverecondo ammasso di frottole da loro raccontato su Cefalonia gli si sta pian piano ritorcendo contro.

Non sarebbe male per costoro fare un esame di coscienza prima che ciò avvenga, ma non nutriamo molte speranze: le facce di bronzo, come si sa, sono inossidabili.

Massimo Filippini

19 marzo 2007
Dal sito rai
* * *
-LE FALSE CIFRE DI CEFALONIA-

Nel suo intervento del 22 gennaio 2007 su Cefalonia in risposta ad un'interrogazione sull'archiviazione del giudice Stern, il Sottosegretario alla Difesa Famiano Crucianelli ha parlato di
"5000 SOLDATI E 'QUASI' 500 UFFICIALI FUCILATI".
Fortunatamente per loro si tratta di cifre inventate di sana pianta e da lui
-certamente in buona fede-
riportate.
Di seguito il testo della mail da noi scritta al sito dei DS con le nostre osservazioni sull'ennesima reiterazione di un falso.
Massimo Filippini
° ° °
Nel vostro Sito internet nell' articolo sulla "Strage" di Cefalonia leggo la seguente frase:

"Il governo italiano (risposta del sottosegretario agli Esteri Famiano Crucianelli alle interrogazioni di Anna Maria Cardano, Rifondazione, e di Fabio Evangelisti, Italia dei valori) considera "assolutamente inaccettabili" le motivazioni dell'ordinanza con cui la procura di Monaco ha disposto l'archiviazione del procedimento penale nei confronti dell'ex ufficiale nazista Otmar Mulhauser che è stato identificato tra i responsabili della fucilazione dei cinquemila soldati e dei quasi cinquecento ufficiali della divisione Acqui di stanza a Cefalonia che si erano rifiutati di collaborare con i tedeschi nel settembre '43".

In merito vi faccio osservare che i Caduti e i Fucilati italiani non furono affatto 5000 soldati e 'quasi' 500 ufficiali come asserito dal sottosegretario Crucianelli il quale riporta dati del tutto inesatti che si tramandano da decenni senza che nessuno si sia preso la briga di andare a verificarli, come ho fatto io nel mio ultimo libro sulla vicenda "I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO" che è frutto di ricerche esperite anche presso gli Archivi Militari.
Esse mi hanno permesso di stabilire -documentatamente- che i Caduti durante i combattimenti dal 15 al 22 settembre 1943 furono 1290 (Milleduecentonovanta) e i Fucilati -il 24 e 25 settembre- per rappresaglia dopo la resa furono 355 (trecentocinquantacinque) quasi tutti Ufficiali (la gran parte dei quali fucilati a Capo San Teodoro nella località detta 'Casetta Rossa'). Dette cifre -preciso- sono esatte al 90 % e quindi anche eventuali 'aggiustamenti' delle stesse le lascerebbero praticamente inalterate.
Preciso anche -a scanso di eventuali malevole interpretazioni- che tra gli Ufficiali fucilati il 25 settembre vi fu MIO PADRE il magg. Federico Filippini com.te il genio della div. Acqui.

Mi sembra pertanto che, pur nel rimpianto per le vite umane perdute -DI CUI IO RAPPRESENTO UNA TESTIMONIANZA VIVENTE- non si possa parlare di eccidio più o meno immane come inducono a fare le cifre indicate dal sottosegretario Crucianelli, bensì di una VILE E CRUDELE RAPPRESAGLIA indirizzata contro gli Ufficiali in quanto ritenuti dai nazisti 'responsabili' della resistenza nei loro confronti.
A proposito di quest'ultima aggiungo che essa -indipendentemente dalle singole intenzioni degli ufficiali e della truppa- avvenne per obbedienza all'Ordine di Resistere inviato dal Comando Supremo -fuggito da Roma a Brindisi- al gen. Gandin pur sapendo di non poter inviare alcun aiuto e -cosa ancor più grave- in assenza di una dichiarazione di guerra ai tedeschi.
Quet'ultima circostanza consentì loro di sentirsi addirittura in regola nell'attuare un'infame rappresaglia contro militari da loro assimilati a 'partigiani' o 'franchi tiratori' che però -diversamente da quanto previsto in un primo momento sulla base dei folli ordini di Hitler- fu successivamente -E FORTUNATAMENTE- 'limitata' ai 'soli' ufficiali e non fu estesa alla truppa come ANCORA OGGI ERRONEAMENTE si continua a dire.
Per finire aggiungo che la sig. ra De Negri non è l'unica familiare di un Caduto ad essersi costituita parte Civile contro i tedeschi, in quanto ciò feci anch'io nel 2003 inviando la mia costituzione alla procura di Dortmund all'epoca avente 'competenza esclusiva' per i crimini commessi dai nazisti; la stessa non mi fece sapere poi più nulla ma della mia costituzione ho, ovviamente, le prove documentali che sono a disposizione di chiunque.
Gradirei che di quanto sopra fosse messo a conoscenza il sottosegretario Crucianelli -il quale ha parlato in base a dati errati sui quali si rende necessaria una correzione- ed anche perchè non è risponde al vero che l'unica Parte Civile continui ad essere indicata nella signora di cui sopra mentre io a suo tempo fui addirittura il primo a farlo.

Distinti Saluti

avv. Massimo Filippini
Orfano di un Caduto di Cefalonia

15 febbraio 2007
____________
* * *
UN DOCUMENTO CHE DEDICO VOLENTIERI AI SOMARI CHE CONTINUANO A PARLARE DI
"9 - 10.000 MORTI "A CEFALONIA"
IGNORANDO O TRATTANDO DALL'ALTO IN BASSO I RISULTATI DELLE RICERCHE COMPIUTE DAL SOTTOSCRITTO.
OLTRE CHE DEI SOMARI SONO ANCHE DEI PRESUNTUOSI.
QUESTA LA GALASSIA DI IGNORANTI CHE PRETENDE DI TENERE BANCO SU CEFALONIA.
___________________
La copertina su riprodotta riguarda uno dei tanti documenti da me analizzati durante la scrittura del mio ultimo libro sui Caduti e i Fucilati nella triste vicenda.
Naturalmente i "Somari" di cui s'è detto non lo conoscono interessando loro solamente sparare cifre a caso
-le più gonfiate possibili-
per mostrare la tragedia di Cefalonia come un Mito unico nel suo genere, proprio per l'immenso numero di Morti che
-fortunatamente per i 'non morti'-
non ci fu.
Con questo triste 'refrain' mortuario costoro hanno ingannato il popolo italiano per oltre sessanta anni, impedendo che la Verità sulle spaventose responsabilità
-anche italiane-
venisse a galla.
Che si vergognino !
Dicembre 2006
Massimo Filippini
_____________________
-DAL SITO "LA STORIA SIAMO NOI" DELLA RAI-
* * *
-GIOVANNI MINOLI E LA 'SUA' CEFALONIA-

Lunedì 6 novembre 2006 è andata in onda su RAI 3 una vecchia trasmissione su Cefalonia condotta da Giovanni Minoli.
Inutile dire che
-essendo una trasmissione datata-
si è vista la reiterazione del solito racconto grandguignolesco del massacro immane della truppa causato dal 'probabile' tradimento del gen. Gandin, una vergogna dovuta all'insegnante di tedesco Paoletti cui incredibilmente viene dato un credito immeritato nel sostenere questa sua infondata accusa.
Non una parola (sempre per la vetustà del servizio) sul fatto che il numero dei Caduti e Fucilati non sia stato quello
addirittura 'ciclopico'
di cui si ciancia da sessnta anni.
Addirittura il prof. Rochat fa in esso dei numeri molto superiori a quelli assai più bassi da lui fatti al giornalista Beretta nel corso di una recente intervista pubblicata su "L'AVVENIRE" del 5 luglio 2006.
Il tutto si conclude poi con le parole pronunciate a Cefalonia dall'ex banchiere Ciampi che accrebbero ancor più la confusione sul triste evento essendo state quasi sempre usate come alibi per avallare ricostruzioni assolutamente non veritiere dei fatti che, se non ci fossero di mezzo dei poveri morti, si potrebbero definire addirittura ridicole.
Esempio palpapile di tale taroccamento è la frase che sintetizza la vicenda identica a quella pronunciata da Ciampi a Cefalonia:
"Così, a Cefalonia, i soldati della Acqui furono consapevoli di una scelta chiara e difficile, decisero di non cedere le armi ai tedeschi e di combattere. E di morire".
Ci asteniamo da ulteriori giudizi e ci limitiamo a dire ai responsabili della "Storia siamo noi" che si informino bene per evitare di disinformare in tal modo gli spettatori che, tra l'altro, pagano il canone.

MASSIMO FILIPPINI
________________
lA STORIA 'TAROCCATA' DI CEFALONIA
* * *

I TRADITORI DI CEFALONIA DI CUI NON SI DEVE PARLARE


Uno degli aspetti più appariscenti della vicenda di Cefalonia è la facilità con cui vengono additati come ‘traditori’ ora questo ora quello dei protagonisti: maestro in quest’arte si è rivelato l’ insegnante toscano di tedesco Paolo Paoletti che una compiacente critica mostra sovente alla stregua di ‘primus inter pares’ tra i “ricercatori storici” per la sua asserita attività non solo presso gli “archivi militari italiani” ma addirittura presso quello “tedesco” di Friburgo dove ‘ha scoperto’ documenti su Cefalonia aventi però la caratteristica di essere già presenti negli archivi nostrani insieme con molti altri che stranamente egli non ha mai citato forse perché non li ha visti o piu verosimilmente perché - pur avendoli visti- ha preferito sorvolare su di essi onde non compromettere le sue tesi preordinate al solo ed unico scopo di riabilitare il principale responsabile ‘italiano’ di Cefalonia, il ben noto cap. Apollonio, scanagliando con la taccia di ‘traditori’ il gen. Gandin ed altri Ufficiali i quali, a differenza del suo beniamino, fecero il proprio dovere finendo fucilati dai tedeschi con i quali, al contrario questi ebbe rapporti di fattiva collaborazione come ‘comandante’ dei militari italiani rimasti ai loro ‘ordini’ a Cefalonia dopo la vile rappresaglia seguita alla resa, nella quale proprio quelli che egli –farneticando- definisce ‘traditori’, furono uccisi.
Ebbene, proprio questo bilingue ricercatore, con un magistrale ribaltamento della verità, ha dato libero sfogo alle sue macabre fantasie fondate sul dato assolutamente falso di oltre 10000 nostri soldati ‘massacrati’ dai tedeschi a Cefalonia per colpa del ‘traditore’ gen. Gandin, nel suo libro “ I traditi di Cefalonia” reiterando poi l’infame accusa in un recente saggio dedicato alla riabilitazione di Apollonio mostrato nei panni di un purissimo eroe circondato , per converso, da una massa di “ traditori” filonazisti che egli individua non solo nel gen. Gandin ma anche in altri ufficiali responsabili della Divisione, non escluso il Cappellano Romualdo Formato, a suo dire un accanito filo tedesco il quale –dopo aver ‘sbrigato’ l’ingombrante pratica dell’assistenza spirituale agli Ufficiali fucilati- si sarebbe posto ben volentieri al ‘soldo dei nazisti’ come si evince dalla frase che riportiamo dal suo libro, leggendo la quale abbiamo sentito un brivido di ribrezzo (ovviamente verso Paoletti) percorrerci la schiena: ".... Ancor più grottesco e offensivo per i partigiani combattenti è che il frate che aveva accettato il soldo nazista abbia ricevuto anche una Medaglia d'Oro commemorativa della Resistenza Italiana. Cos'aveva a che spartire questo sacerdote con la Resistenza che non fece almeno fino al 31 dicembre 1944? Crediamo che don Formato sia uno dei pochi volontari della RSI che sia riuscito a ricevere la medaglia d'Oro al Merito della Resistenza dalla parte politica opposta..." (P. Paoletti - Il Capitano Renzo Apollonio, l'eroe di Cefalonia).

Questa premessa ci sembra doverosa non solo per mostrare l’infimo livello cui –ad opera di personaggi come Paoletti- è scesa la storiografia per fortuna non più egemone di una certa sinistra, ma anche per controbatterne le vergognose argomentazioni su base documentale e non con chiacchiere e cialtronesche illazioni, al fine di far conoscere finalmente i nomi e i cognomi di coloro che furono i veri incontestabili traditori che dopo l’8 settembre contribuirono in modo determinante a provocare la tristissima fine della divisione Acqui.
Si tratta dei ben noti capitani Pampaloni ed Apollonio dei quali passeremo in rassegna le poco edificanti gesta illustrando in questa sede il comportamento avuto quando subito dopo l’8 settembre, costoro – Ufficiali del Regio Esercito italiano !! –non ebbero scrupoli a ‘cedere’, di loro iniziativa, armi italiane ai partigiani greci dell’ELAS, il cosiddetto esercito greco di liberazione di ispirazione stalinista..

La consegna di armi avvenne, come s’è detto, subito dopo l’8 settembre e cioè prima, che al Comandante della Divisione, gen. Gandin, pervenisse il giorno 11, secondo alcune fonti o la notte sul 14 settembre, secondo altre, .l’ordine di resistere ai tedeschi., e proprio in tale lasso di tempo -variante dai tre ai cinque giorni- che vide febbrili trattative con i tedeschi, avviate dal gen. Gandin sulla base dell’unico ordine ricevuto dal Comando dell’XI^ Armata di Atene -prescrivente la cessione delle artiglierie e delle armi pesanti ad essi- i nostri “Eroi” Pampaloni ed Apollonio cedettero di loro iniziativa armi ed altro materiale ai ribelli greci i quali ovviamente nulla avevano a che fare con la questione insorta tra gli ex alleati italo-tedeschi a causa dell’armistizio, essendo rimasta comunque invariata la loro posizione di nemici di entrambi gli schieramenti, suscettibile di eventuali modifiche pro o contro uno di essi, soltanto in un secondo momento e non certo per decisione unilaterale di alcuni sconsiderati ufficiali della “Acqui”.
Ciò non impedì, tuttavia, che costoro si comportassero in quei giorni da autentici traditori, aprendo i magazzini affidati alla loro custodia per rifornire di armi il nemico, cioè quei partigiani greci, in massima parte affiliati alle bande comuniste dell’ELAS, il cosiddetto Esercito di Liberazione Greco che, sin dall’inizio delle ostilità, si era distinto per la disumana ferocia dei suoi componenti i quali erano usi uccidere, con il barbaro sistema dell’incaprettamento, cioè tagliando loro la gola con acuminati coltelli, i soldati italiani o tedeschi catturati nel corso delle loro imboscate.
Di questi assassini ha trattato ampiamente lo scrittore inglese L. De Bernières che, malgrado le tante inesattezze scritte in un suo libro sulla vicenda di Cefalonia, ha però esattamente ricostruito il modo di pensare e di agire di quei barbari, il cui unico credo era l’uccisione dei nemici in nome di Stalin e del Comunismo.
Per inciso ricordiamo che le critiche mosse dal predetto ai criminali comunisti dell’ELAS suscitarono l’ira dell’ex capitano Pampaloni, di recente scomparso, il quale, avendo collaborato in qualità di autorevole esponente con tali formazioni, in virtù della sua “primogenitura” nel rifornirle di armi, considerò sacrileghe le pur giuste considerazioni di De Bernières che, al contrario, si inquadrano perfettamente in quelle che ormai sono le pacifiche risultanze storiche di tale orrendo aspetto della Resistenza greca.

Di tale dazione di armi ai partigiani greci abbiamo detto “ad abundantiam” nei nostri libri e nel sito www.cefalonia.it non mancando di metterne in luce l’aspetto penalmente rilevante, punibile, oltretutto, con la più grave delle sanzioni –la pena di morte- a norma del Codice Penale Militare allora vigente che, purtroppo, non trovò applicazione né al momento della commissione di tale reato –e ciò è comprensibile data la confusione e le complicità del momento – né successivamente, quando si provvide addirittura a decorare con medaglia d’argento il Pampaloni e ad elargire riconoscimenti e ricompense ad Apollonio che arrivò al grado di generale di Corpo d’Armata pur senza ricevere –per fortuna- la medaglia d’oro cui impudentemente aspirava.
Il tutto ovviamente alla faccia dei poveri Morti -anche per colpa loro- non ultimo il Padre di chi scrive.
Poiché quanto sopra potrebbe sembrare frutto di risentimento o di esagerazione se non anche di calunnia verso costoro che commisero un crimine, punibile -in un Esercito che si rispetti- con la massima pena prevista, mi è gradito rilevare che gli stessi fatti furono riportati da un superstite della vicenda che ne fece menzione in un suo diario, pubblicato ad opera del figlio, con il titolo “Tra marosi e nebbie – Memorie di un sopravvissuto all’eccidio di Cefalonia”.
Si tratta di un diario scritto da Mariano Barletta, un ufficiale subalterno di Marina, salvatosi fortunosamente dalla rappresaglia di cui le belve tedesche si resero protagoniste a ciò spinte, è inutile negarlo, da una serie di colpevoli comportamenti posti in essere da un coacervo di nostri compatrioti, cialtroni ed incoscienti - dal nostro Comando Supremo ai rivoltosi interni alla divisione “Acqui”- per finire ai tanto osannati Alleati che mostrarono una cinica indifferenza di fronte alla tragedia.
In esso l’Autore, descrivendo il trasferimento del personale di Marina, ordinato per motivi precauzionali, mentre erano in corso le trattative del Comando di Divisione con i tedeschi, da Argostoli alla località di Faraò, sede di una batteria di Marina, a pag. 32 scrive: “(…) Finalmente giungemmo a Faraò; fuori del campo cintato della batteria vi era un po’ di ressa, generalmente giovani greci che stavano lì a curiosare ed a commentare. Stavo per varcare l’ingresso quando un giovane ben vestito, alto, magro, con baffetti neri, mi si avvicinò e, dopo essersi qualificato ufficiale dell’esercito greco, mi domandò ” Perché non date le armi anche a noi?”.
Oltre ad essere ben lontano dal prevedere che mi si potesse fare una tale domanda, tenuto conto soprattutto del mio modesto grado militare, non sapevo che c’era già una certa intesa tra nostri ufficiali d’artiglieria ed i capi della resistenza greca nell’isola e che già si procedeva a distribuire armi ed approvvigionamenti ai patrioti; di conseguenza fissai meravigliato quel giovane e mi limitai a dirgli che la controversia riguardava soltanto noi e i tedeschi (…)”.
Queste parole -a nostro avviso- costituiscono un‘ulteriore prova dell'operato di alcuni ufficiali di artiglieria che, ad onta del loro “modesto grado militare”, non ebbero scrupoli a comportarsi da traditori rifornendo di armi bande di ribelli assassini dei loro commilitoni e chi si distinse in tale attività furono proprio i due osannati ‘eroi’ Pampaloni ed Apollonio come risulta dalle prove a carico di costoro -già venute a galla poco dopo i fatti ma prontamente insabbiate- di cui appresso parleremo.
Dette prove sono numerose per cui citeremo solo le più significative iniziando da quelle di natura per così dire ‘confessoria’ riguardanti il capitano Pampaloni il quale si vantò in più occasioni –al contrario di Apollonio che preferì la tattica più fruttuosa (alla sua carriera) del silenzio- di aver fornito armi ai greci, di cui addirittura clamorosa fu la prima quando, in pieno 1945, disse al colonnello Moscardelli il quale su incarico dell’Ufficio Storico dell’Esercito, stava preparando il libro “CEFALONIA” pubblicato lo stesso anno dallo SME, quanto segue:
“Presi contatto col comandante dei patrioti greci di Cefalonia e con altri elementi del Fronte Nazionale di Liberazione: assicuratomi della loro collaborazione completa mi accordai per la consegna d’armi munizioni. Feci quindi ritirare dalla nostra polveriera armi e munizioni che furono messe a disposizione dei greci” (pagg. 25-26).
Abbiamo di proposito riportato la data di detta dichiarazione (1945) perché non risulta da alcuna parte che il colonnello Moscardelli abbia inoltrato denunzia contro il predetto ed anche per far rilevare al lettore come nel successivo processo a suo carico tenutosi nel 56-57 il G. Istruttore non lo interrogò neanche su tale fatto di cui non poteva non essere a conoscenza e ciò la dice lunga su un processo che definire alla stregua di una vergognosa farsa è solo un dolce eufemismo come abbiamo documentato nei nostri libri “La vera storia dell’eccidio di Cefalonia” e “La tragedia di Cefalonia – Una verità scomoda” nei capitoli ad esso dedicati.
Al sicuro pertanto da qualunque possibilità di incriminazione il nostro proseguì nel racconto della sua prodezza dicendo in un ‘intervista successivamente resa al prof. tedesco C. Schminck – Gustavus :
“Io avevo dato le nostre armi ai partigiani. Sa, i greci sono molto radicali nei loro sentimenti: o ti odiano o ti adorano. Io per il fatto di aver consegnato le nostre armi, per loro ero un eroe, un grand’uomo”.
“Le armi ? Ma dove le aveva prese ?”
“Nei giorni dopo l’8 settembre svolgevo un servizio di guardia alla polveriera e all’armeria della divisione. Vennero dei partigiani greci e mi chiesero delle armi. Diedi loro dei moschetti e delle munizioni”.
(v. La div. Acqui a Cefalonia – Mursia 1993 pag. 250).

Ci sembra opportuno, a questo punto, chiudere “l’edificante” rassegna riportando alcuni stralci dell’articolo “IL REDIVIVO DI CEFALONIA” scritto dal “datore di armi” Pampaloni in persona, per la rivista “STORIA E DOSSIER” di aprile 2000, un tempo edita a Firenze -sua città di nascita- che lo esaltò alla stregua di un Eroe d’altri tempi (!!) conferendogli attestati e benemerenze a non finire additandolo con la concessione del ‘Fiorino d’Oro’ –poco prima della dipartita- a cittadino modello di cui seguire l’esempio. .
In esso -tra le tante amenità- sul punto in questione troviamo scritto : “Devo dire che la mattina del 9 settembre, dopo l’armistizio, la mia batteria era di guardia al magazzino divisionale delle armi e munizioni e io feci distribuire ai partigiani greci moschetti e mitragliatrici dato che il magazzino ne aveva in abbondanza”.

Se dunque Pampaloni in un processo tenutosi seriamente sarebbe stato considerato come “reo confesso” con ciò agevolando il compito di giudicarlo e ovviamente condannarlo, il secondo, stante il suo interessato silenzio, avrebbe potuto creare dei problemi per giungere alla prova della sua colpevolezza che poteva però essere facilmente raggiunta da un onesto inquisitore – se ci fosse stato- sulla base dei documenti acquisiti dallo SME – Ufficio Storico, contenenti gli “elogi” a lui rivolti nelle dichiarazioni di un “tenente” greco dell’ELAS, G. Georgopoulos per la sua “dazione” di armi ai partigiani in relazione alla quale perfino il suo ‘apologeta’ Paolo Paoletti – sia pure dietro nostro input- è stato costretto a scrivere nel suo ‘I traditi di Cefalonia’ ( pag. 286), che “Il comportamento del cap. Apollonio fu sicuramente censurabile quando distribuì armi ai partigiani greci prima dell’ordine di considerare i tedeschi come nemici (…)”
Su quest’ultima osservazione si noti l’ignoranza dello stesso in materia giuridica –su cui pur si esprime con saccenza- definendo “censurabile” un comportamento integrante un reato punibile con la pena di morte, ma ci rendiamo ben conto che chiedere di più a chi è arrivato al punto di reclamare la Medaglia d’ Oro per un siffatto personaggio è davvero troppo.


Ed ecco il testo della dichiarazione con gli elogi rivolti al futuro generale di Corpo d’Armata Renzo Apollonio per la “consegna di armi ai ribelli greci”.
(La stessa è visibile in copia originale alla pagina titolata “TRADITORI A CEFALONIA” nel sito www.cefalonia.it ):

1^ Dichiarazione:

Argostoli 12 ottobre 1944
Io sottoscritto Dionisio GEORGOPULOS Ten. dell'ELAS dichiaro che ho conosciuto il capitano antifascista Renzo Apollonio nel settembre 1943. Dal giorno 9 fino al 13 settembre 1943 prima di iniziare a combattere contro i tedeschi, il Cap. Apollonio ch'era il Comandante dei reparti antitedeschi della Divisione "Acqui", aveva svolta collaborazione col Ten. Col. Kavadias e col Ten. MIGLIARESSI patrioti greci del comando dell'ELAS di Cefalonia.
Io ero presente l'11 settembre 1943 quando il cap. APOLLONIO consegnò armi e munizioni al Ten. Col. Kavadias e al Ten. MIGLIARESSI per gli Andartes dell'ELAS.
Durante la notte del 12 settembre ho accompagnato il Cap. Apollonio quando ha passato in rivista una compagnia di Andartes che volevano combattere con lui contro i tedeschi.
Questa compagnia ricevette viveri e munizioni dal comandante APOLLONIO.
Io rimasi fino agli ultimi giorni della guerra come collegamento fra il cap. APOLLONIO e il comando dell'ELAS.
Il giorno 13 settembre alle ore 7 del mattino mi trovavo presso la batteria del cap. APOLLONIO, quando ha dato l'ordine alla sua batteria e alle batterie di PAMPALONI e di AMBROSINI di sparare contro le zattere tedesche che portavano truppe per rinforzare il presidio di Argostoli.
Quando i tedeschi resero schiava Cefalonia, io sapevo che il cap. APOLLONIO era comandante delle forze italiane quali patrioti contro i tedeschi.
Sempre ho conosciuto l'idea del patriota italiano APOLLONIO, perchè non solo lo conoscevo da prima ma anche perchè sapendo che era stato fucilato due volte a Dilionata senza essere ucciso, non era possibile che stimasse o collaborasse con i tedeschi.
Per questo appunto avevo fiducia a collaborare con lui, il cap. APOLLONIO infatti mi riferiva sempre notizie politiche e militari ogni volta che ne veniva richiesto.
Molte volte ho messo in collegamento il cap. APOLLONIO con MIGLIARESSI per definire delle questioni molto segrete fra il cap. APOLLONIO e l' ELAS.
(omissis…)
F.to Il Sottotenente dell' ELAS
Giorgio Gheorgopulo

Per finire, riportiamo quanto abbiamo a suo tempo scritto analizzando sotto il profilo giuridico i reati che furono commessi e le conseguenze che sarebbero potute derivare se anziché in Italia ci si fosse trovati (e ci si trovasse) in un paese serio:

Nel CODICE PENALE MILITARE DI GUERRA al titolo “Dei reati contro la fedeltà la difesa militare” si legge:

ART. 51 – (Aiuto al nemico) – Il militare che commette un fatto diretto a favorire le operazioni militari del nemico ovvero a nuocere altrimenti alle operazioni delle forze armate dello Stato italiano, è punito CON LA MORTE CON DEGRADAZIONE.

Brevi note esplicative:
L’art. 51 è così lumeggiato nei ‘Lavori preparatori e finali dei Codici Militari’:
“Quanto all’altra delle forme di favoreggiamento al nemico, cioè di prestare aiuto al nemico, senza partecipare direttamente alla guerra contro lo Stato nazionale, la natura stessa del reato determina una molteplicità di modi, e così un elemento materiale vario e complesso: ad esempio impedire il buon esito di una operazione militare, togliere alle forze belliche qualche mezzo di agire contro il nemico, agevolare a questi la difesa o l’offesa, FORNIRE ARMI, VIVERI ECC. “

CONCLUSIONI: Se si fosse proceduto IMMEDIATAMENTE, a mezzo di una Corte Marziale nominata dal Comandante, i due sarebbero stati immediatamente passati per le armi.


A proposito dei rapporti con i partigiani greci prima e durante l’8 settembre avrebbe trovato applicazione l’articolo che segue:

Art. 56 ( Comunicazione illecita con il nemico, senza il fine di favorirlo) – Il militare che, senza il fine di favorire il nemico, ma senza autorizzazione o contro il divieto dei regolamenti o dei superiori, entra in comunicazione o corrispondenza con una o più persone delle forze armate nemiche è punito con la reclusione da uno a sette anni; e se trattasi di fatto abituale o, comunque, se ricorrono circostanze di particolare gravità, con la reclusione non inferiore a dieci anni.


Da quanto sopra riportato si evince chiaramente che le due fattispecie criminose si rivelarono pienamente applicabili ai reati posti in essere dai due su nominati ma ciò non avvenne ed oggi -in pieno 2006- ci ritroviamo con due EROI –Pampaloni ed Apollonio- di cui si tessono le lodi ed alcuni “TRADITORI” come la Medaglia d’Oro gen. Gandin o Padre R. Formato scanagliati da scrittori e pennivendoli di mezza tacca grazie anche all’indifferenza di chi dovrebbe difenderli in primo luogo le FFAA –che sapevano e sanno tutto- ed invece assistono silenti e spesso partecipano -insieme con le compagnie di giro composte da personaggi dediti al mendacio- a Convegni da cui, come quello di Parma del prossimo anno, da cui è rigorosamente esclusa la voce del sottoscritto, Orfano di un Ufficiale fucilato a Cefalonia: ma ciò –a pensarci bene- è perfettamente in linea con le menzogne che in esso saranno raccontate.

Massimo Filippini
___________________
- AVVISO -
Oggi lunedì 6 nov. 2006 alle 23:40 su RAI 3, il programma "La Storia siamo noi" parlerà dell' "eccidio" di Cefalonia.

Sarà interessante vedere se e come saranno trattati i punti chiave della vicenda e in particolare L' ORDINE DI RESISTERE INVIATO DAL COMANDO SUPREMO A GANDIN che 'annulla' automaticamente la balla della 'scelta' della Divisione di combattere presa per "referendum" (!!) e i dati numerici infinitamente minori di quelli 'sparati' da decenni che smentiscono la grandguignolesca bugìa di uno STERMINIO DI MASSA CONTRO LA TRUPPA (che ha dato luogo alla creazione di un mito basato su dati numerici falsi) mentre invece, purtroppo, si ebbe una
RAPPRESAGLIA rivolta CONTRO GLI UFFICIALI.

Chissà che verrà fuori visti i precedenti della RAI, in particolare quelli della fiction CEFALONIA in cui si è avuto il coraggio di parlare del massacro di 9600 uomini sull'isola di Cefalonia.
______________________
* * *
-OFFERTA PUBBLICA-
Pensavo che dopo il mio ultimo libro
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
le cose sarebbero mutate in senso favorevole alla Verità.
Avendo constatato invece che tutto è rimasto come prima
-anzi peggio di prima-
HO DECISO DI CHIUDERE IL PRESENTE SITO
offrendone la disponibilità a chi mi corrisponderà la migliore 'buonuscita'
NON INFERIORE A 100.000 EURO.
Ritengo la cifra suddetta pari se non inferiore alla soddisfazione che avranno tutti coloro che vedono il mio sito come il fumo negli occhi.
Aggiungo alla presente offerta anche la mia disponibilità a sconfessare quanto ho finora scritto in una
Dichiarazione di Abiura
dal titolo
'MI AVETE CONVINTO'
che l'acquirente potrà inserire nella Home Page.
Attendo offerte
-entro il prossimo Dicembre 2006-
specie da Enti e Associazioni Combattentistiche e Resistenziali
-magari riuniti in 'cordate'-
ai quali lo Stato conferisce sovvenzioni in denaro.
Massimo Filippini
__________________
* * *
E' uscito in questi giorni il nuovo libro di Giampaolo Pansa,
'LA GRANDE BUGIA'
dedicato alla Resistenza e al periodo post-bellico.
In esso l'autore smonta definitivamente il Mito resistenziale analogamente a quanto noi
-con le scarse risorse di cui disponevamo-
abbiamo fatto con quello di Cefalonia.
Con tanti saluti a chi continua ancora a preferire le favole alla verità.
Nel Link tratto da www.viaroma100.net un interessante commento al libro.
___________.
commento a LA GRANDE BUGIA
* *
" A Cefalonia si è combattuto anche perchè in Italia tornasse la libertà di parola "
...come a Reggio Emilia per la presentazione del libro di G. P. Pansa.
________________
clicca qui
* * *
Il link sottostante
è dedicato ai celebratori dell' inesistente
STERMINIO DELLA DIVISIONE ACQUI
i quali per sostenere le loro frottole
non esitano a sputare in faccia a chi
-come lo scrivente-
è Orfano di uno dei pochi Martiri.
_______________
Città di Acqui: finalmente la Verità
° ° °
CEFALONIA:

Un semplice calcolo smentisce il 'ciclopico' sterminio

LE FUCILAZIONI DURARONO 11 GIORNI !
_____________

UN AMICO CI SCRIVE:

Caro Massimo leggendo il computo dei morti fatto dal
" professor" Paolo Paoletti nel suo libro mi viene da chiedermi se al Paoletti sia mai passato per la testa di fare quattro conti. Egli sostiene che i morti di Cefalonia sono 10500: bene allora facciamo i conti.
I tedeschi fucilavano i prigionieri a Cefalonia a gruppi di 5 allora 10500 uomini :5 uomini per gruppo = 2100 gruppi.
Un gruppo percorre i 700 metri dall'ammassamento al luogo dell' esecuzione in 5 minuti; per trasferire tutti i 2100 gruppi sarebbero quindi necessari 10500 minuti.
Diciamo che i plotoni di esecuzione impiegassero 1,30 minuto per fucilare un gruppo quindi 1,30 x 2100 =2730 minuti per le esecuzioni.
Poi bisogna calcolare il tempo per l'asporto dei corpi diciamo 1altro minuto.
Allora 1 x 2100 = 2100 minuti;
poi il tempo necessario per ricaricare le armi calcolabile con un tempo medio di 1minuto
ogni 3 gruppi quindi .
2100:3 = 700 x 1=700 minuti.
Quindi il totale dei tempi è questo :
10500 + 2730 + 2100 +7 00 = 16030 minuti
che per facilitare la comprensione trasformiamo in ore: 16030 minuti :60 minuti = ore 267,16 pari a
OLTRE 11 GIORNI PIENI
cioè senza interruzione.
Poi bisogna mettere il numero delle pallottole che sarebbe ammontato a ben 11000
proiettili e penso che un comandante tedesco
non avrebbe mai fatto sprecare 11000 proiettili per fucilare dei prigionieri data la
situazione strategica in cui si trovavano le truppe tedesche nello scacchiere greco.

Saluti
Fernando
---------------
Chi sostiene tesi come quella di cui sopra è servito.
Massimo Filippini
_________________
* * *

S. O. S. PARMA

Qualcuno dica di recedere dai suoi propositi al Comitato organizzatore del convegno
"Cefalonia 1943: lo sterminio della Divisione Acqui,
una Storia da raccontare"
prima che la vicenda cada definitivamente nel ridicolo, essendo
detto convegno fondato sul presupposto
ASSOLUTAMENTE FALSO
dell' immane o ciclopico eccidio
"anche" della truppa,
causato
-come va ripetendo il professore di tedesco-
Paolo Paoletti
dal tradimento del gen. Gandin che lo stesso
defunto cap. Amos Pampaloni ( il che è tutto dire) smentì recisamente.

Il progetto
-se portato avanti-
rischia infatti di divenire addirittura comico
se non fosse che alla base di esso vi sono dei Morti che non meritano assolutamente una rievocazione in chiave mitologica proprio ora che molte 'certezze'
-come quella dogmatica del numero delle Vittime-
sono state messe in discussione e definitivamente chiarite.
Basta con la commemorazione di uno sterminio inesistente:

SI DICA FINALMENTE LA VERITA'

Massimo Filippini
_______________
* * *
IL TENTATIVO 'PARMIGIANO' DI RESTAURARE LA
"NON VERITA' "
SUI FATTI DI CEFALONIA
COME SI EVINCE CHIARAMENTE DALL'ARTICOLO RIPORTATO
________
Gazzetta di Parma 21.2.2006
-LETTERE "SENZA RISPOSTA"
DI UN ORFANO DEI FATTI DI CEFALONIA
AGLI ORGANIZZATORI DI UN CONVEGNO PER COMMEMORARE
I FATTI DI CEFALONIA

(Il commento lo lasciamo a chi legge)
________

1) 13 luglio 2006:

----- Original Message -----
From: massimo
To: redazione@cefaloniaparma.net
Sent: Thursday, July 13, 2006 10:30 AM
Subject: Richiesta di invito


In qualità di Orfano di un Ufficiale trucidato a Cefalonia e di studioso della vicenda, con tre libri scritti sulla stessa e la titolarità del sito internet www.cefalonia.it più visitato in assoluto sull'argomento, chiedo al Comitato organizzatore del Convegno su Cefalonia del 2-3 marzo 2007 di essere invitato a partecipare allo stesso facendo altresì presente che -senza alcun dubbio- il fervore di iniziative sul delicato tema è dovuto principalmente alla mia attività di ricerca dipanatasi nel corso dell'ultimo decennio.
A motivo di ciò faccio sommessamente osservare che un Convegno che voglia chiarire tutti i punti -specie i più oscuri- della vicenda non può assolutamente prescindere dalla presenza di chi, come il sottoscritto, li ha portati alla ribalta spesso in contrasto con la 'vulgata' ufficiale.
Sembra inutile ripetere che la vera democrazia pretende che tutte le voci siano ascoltate ma, purtroppo, il motivo per cui ancora oggi l'episodio tristissimo di Cefalonia è -come Voi scrivete- "uno dei meno studiati e più controversi, al punto che la storiografia ufficiale è ancora molto divisa sulla possibilità di farlo assurgere a dignità storica" è dovuto proprio alla 'conventio ad excludendum' equivalente ad un rifiuto ottuso e preconcetto di quanto ho 'scoperto' e portato alla luce nel corso di lunghi anni di ricerche.
L'ultimo esempio di esse è dato dal numero dei Caduti che ho accertato -nel mio ultimo libro- essere stato assai inferiore a quello comunemente ritenuto ricevendo in modo sia pur 'parziale' il consenso di uno storico che sulla questione va per la maggiore cioè del prof. G. Rochat come da recente articolo allegato..
http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2006_07_05/articolo_662789.html

Quanto sopra premesso nel rinnovare la mia richiesta porgo al Comitato promotore del Convegno i miei distinti saluti.

avv. Massimo Filippini
Orfano del magg. Federico Filippini fucilato il 25 settembre a Cefalonia
Autore de:
"LA VERA STORIA DELL'ECCIDIO DI CEFALONIA" 1998 e 2001
"LA TRAGEDIA DI CEFALONIA - UNA VERITA' SCOMODA" 2004
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO" 2006
Ideatore e gestore del sito www.cefalonia.it
___________

2) 11 agosto 2006

----- Original Message -----
From: massimo
To: redazione@cefaloniaparma.net
Cc: antonio.sanseverino@fastwebnet.it
Sent: Friday, August 11, 2006 6:44 PM
Subject: Richiesta di invito :

Facendo seguito alla mia precedente mail (allegata in calce) rilevo con rammarico che la mancata risposta ad essa denota l' assoluta assenza di sensibilità da parte vostra nei riguardi di chi -come lo scrivente- ha perso il Padre fucilato a Cefalonia.

Vi chiedo se un tale modo di comportarsi sia consono per chi -come voi- intende ricordare i fatti di Cefalonia invitando una moltitudine di 'esperti' tra l'altro non direttamente toccati dalla vicenda e trattando dall'alto in basso chi è stato reso Orfano della stessa la cui competenza e conoscenza in materia è comprovata da tre libri e da un sito internet di enorme diffusione a differenza di altri libri e siti ridicoli e penosi.

Per evitarvi un' altra brutta figura vi invito infine a tener presente che le vittime della triste vicenda non furono 9 o 10 o 11.000 di cui si parla nella vostra presentazione e che i "Fucilati dopo la resa" cioè i "VERI MARTIRI" -tra cui mio Padre- furono 350 circa.

Tutto il resto è pura invenzione o fantasia come di recente uno storico di chiara fama - di cui riporto le parole- ha detto:
"... i 9 o 10 o 11 mila morti di cui si parla sono invenzioni tirate fuori da gente che non ha capacità storica e somma tutte le cifre possibili".
prof. Giorgio Rochat
Università di Torino

Massimo Filippini

Ad Antonio Sanseverino che mi legge per conoscenza chiedo di intervenire per porre fine allo scandaloso trattamento usato nei miei confronti dall'Associazione di cui è Presidente e da cui io -Figlio di un Martire di Cefalonia- pur essendo iscritto sono costantemente emarginato.
Caro Antonio, dove sta la democrazia nell'associazione che presiedi ?.
M. Filippini
_________
Pagina dedicata ai fatti ma soprattutto ai misfatti commessi nel nome di Cefalonia
* * *
CEFALONIA
secondo Wladimiro Settimelli
(direttore della Rivista dell'ANPI "Patria Indipendente" )

"Fu un massacro infame, la vergogna della «grande Germania» nazista che riuscì a sterminare, in un paio di giorni, 400 ufficiali e oltre 6.000 soldati in divisa, colpevoli soltanto di non aver ceduto le armi ai tedeschi e di essersi battuti in nome dell'Italia.
Altri 2.000 uomini prigionieri, verranno caricati su alcune motovedette che saranno fatte passare in una zona di mare ilnteramente minata. Così, anche quei duemila, morranno saltando sulle mine".

Come è rilevabile dal brano riportato si tratta di un concentrato di inesattezze, di luoghi comuni e di falsità davvero esemplare di come viene manipolata la vicenda da parte dei presuntuosi appartenenti alla storiografia egemonizzata dalla Sinistra come prova l'inserimento dell'articolo di costui e del 'padre' nobile della vulgata, Giorgio Rochat,
nel sito dei comunisti friulani.
Un invito a tutti costoro che è anche una preghiera: chiudete bottega e lasciate in pace i poveri Morti di Cefalonia
che sono assai meno di quanti ve ne siete inventati.

MF
___________
Cefalonia secondo W. Settimelli
* * *
Da www.acquiterme.it

LE RISPOSTE DI ALCUNI REDUCI AD UN QUESTIONARIO SU CEFALONIA
_______________

L'errore di fondo che caratterizza il 'questionario' è
-a nostro avviso-
l'eccessiva importanza conferita non tanto ai ricordi ma ai giudizi sui propri Superiori
-in particolare sul gen. Gandin-
richiesti a persone che all'epoca erano
-tranne pochissime eccezioni-
giovani soldati trovatisi ad essere compartecipi di fatti dei quali ignoravano in gran parte i retroscena al punto che molti di loro confessano di averli approfonditi anche su alcuni libri usciti sull'argomento.
Un tale metodo di indagine è del tutto errato e, per giunta, irrispettoso verso gli Ufficiali Comandanti quasi tutti fucilati perchè responsabili
-nella rigida visione dei tedeschi-
del comportamento dei loro dipendenti cioè di quelli chiamati dal questionario ad esprimere un parere su di loro..
I proponenti del questionario sembra abbiano dimenticato che quello di Cefalonia fu un episodio
PRETTAMENTE MILITARE
come tale caratterizzato dal dovere dell'obbedienza e non dalle 'scelte' singole o 'diversificate' di cui alcuni cialtroni e cialtroncelli parlano per spiegare a modo loro i fatti e giustificare i 'responsabili' italiani altrimenti indicati come "fautori della resistenza" che molti di loro fecero... nelle file tedesche.
Dal complesso delle risposte risulta comunque evidente una serie di critiche
-formulate dai più 'preparati' sul tema-
nei confronti sia della vergogna del c. d. referendum che dei 'ribelli' al generale Gandin e ciò non può che farci piacere.
______________
I risultati di un sondaggio tra i Reduci
* * *
Se fosse vera la cifra di 9 - 10.000 soldati italiani uccisi a Cefalonia dai tedeschi, che, per fortuna, è falsa come è provato nel libro

"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"

sarebbe ben triste il paragone con le perdite tedesche che assommarono a 'meno' di 80 (ottanta) soldati, compresi i 5 morti causati dall' attacco subìto
-a tradimento-
il 13 settembre da due loro motozattere ad opera delle batterie degli 'eroici' capitani Pampaloni e Apollonio.
Ne conseguirebbe che ad ogni Caduto tedesco corrisponderebbero più di 100 Caduti italiani e ciò, francamente, non deporrebbe a favore del nostro preteso 'spirito combattivo'.
A furia di 'sparare' numeri in libertà, da parte dei 'contator di balle' imperversanti da decenni si è perso addirittura il senso della misura con il risultato che dal confronto dei dati numerici italiani -qualora veri- con quelli tedeschi la povera divisione 'Acqui' uscirebbe con la reputazione del tutto compromessa.

MENO MALE CHE LE CIFRE DI COSTORO ERANO SOLTANTO BALLE ALTRIMENTI CI SAREBBE STATO DA VERGOGNARSI PER L'ETERNITA'

Massimo Filippini
___________________
° ° °
Dalla stampa nazionale:

Televisione. ‘Cefalonia’ vince al Festival di Shanghai

La fiction italiana Cefalonia, interpretata da Luca Zingaretti e Luisa Ranieri, andata in onda lo scorso aprile con molto successo, ha vinto il premio Magnolia per il miglior film tv nella dodicesima edizione dello Shangai Television Festival. "E' una ulteriore conferma della qualità della fiction italiana - ha detto il vice presidente della distributrice Rai Trade, Alba Calia - ormai in grado di coinvolgere per la sua universalità pubblici di differenti culture. In questo caso, ad emozionare il pubblico cinese è stata la rievocazione di un episodio drammatico della storia italiana".
Ambientato nell'isola greca di Cefalonia, all'indomani della proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943, la fiction racconta la storia della resistenza e del tributo di sangue pagato dai militari italiani di stanza nelle isole Cefalonia e Corfù, che, dopo l'8 settembre, si trovarono al bivio: arrendersi ai tedeschi o combattere senza aiuti. Scelsero di combattere e per 9640 di loro fu la morte. Luca Zingaretti interpreta il sergente Saverio Blasco, veterano convinto dell'inutilità della guerra ma pronto a tener fede al giuramento. Accanto a lui una brava Luisa Ranieri e l'esordiente Jasmine Trinca. Il cast comprende ancora Claudio Amendola, Corrado Fortuna, Claudio Gioè, le musiche originali sono di Ennio Morricone.
Il premio rappresenta una soddisfazione non indifferente per tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione della fiction. "Nonostante le oggettive difficoltà di sviluppo nel mercato cinese del prodotto audiovisivo italiano - ha detto ancora la Calia -, aver ricevuto il premio Magnolia è certamente uno stimolo a proseguire su questa strada, continuando a garantire la presenza di Rai Trade in queste occasioni anche attraverso adeguate azioni di comunicazione e sensibilizzazione".
_____________

Breve commento:
Come esportatori di 'balle' storiche non abbiamo avuto difficoltà a conquistare la Cina.
C'è da sperare che nessuno tra i cinesi venga a sapere che la più grossa balla
-cioè quella dei 9.640 morti-
sia una pura invenzione, altrimenti rischieremmo di perdere quel poco che ci è rimasto della nostra reputazione anche con i figli del Sole....
MF
* * *
Il giorno 7 maggio 2006 l'ing. Vittorio Gandin
fratello del gen. MOVM Antonio
ci ha lasciati.
Lo ricordiamo con profondo dolore così come si conviene ad un galantuomo che ci onorò della Sua stima.
Ai Suoi Familiari le nostre più vive condoglianze.

Massimo Filippini
_______________
* * *
-UNICUIQUE SUUM NON PRAEVALEBUNT-
____________

L'evangelico motto che inaugura questa pagina è indicativo del modo estremamente semplice con cui saranno trattati i vari temi
-scelti ovviamente tra i più significativi-
di cui di volta in volta in essa ci occuperemo.
Cercheremo di dare a ciascuno ciò che merita secondo l'evangelico motto cui ci ispiriamo: la qual cosa per alcuni non sarà piacevole ma è ora che il gioco sporco di 'mitomani', giocolieri disonesti e saltimbanchi, giocatori d'azzardo e prestigiatori, tutti specializzati nel dipingere la realtà di Cefalonia in modo diverso

-PERFINO NEI DATI NUMERICI-

da quella che fu, sia finalmente smascherato in tutti i suoi aspetti: senza sconti per nessuno.

1 maggio 2006

Massimo Filippini
* * *
Per la serie 'come si manipola la storia':
-1-
La versione dei fatti di Cefalonia riportata nel sito dell'ANPI.
__________

L’8 settembre 1943 la Divisione Acqui che, forte di 525 ufficiali e 11.500 soldati, presidiava le isole di Cefalonia e Corfù agli ordini del generale Antonio Gandin, si trovò di fronte alla consueta alternativa: o arrendersi e cedere le armi ai tedeschi o affrontare la resistenza armata, sapendo di non poter contare su alcun aiuto esterno. Tra il 9 e l’11 settembre si svolsero estenuanti trattative tra Gandin e il tenente colonnello tedesco Barge, che intanto fece affluire sull’isola nuove truppe. L’11 settembre arrivò l’ultimatum tedesco, con l’intimazione a cedere le armi.
All’alba del 13 settembre batterie italiane aprirono il fuoco su due grossi pontoni da sbarco carichi di tedeschi. Barge rispose con un ulteriore ultimatum, che conteneva la promessa del rimpatrio degli italiani una volta arresi. Gandin chiese allora ai suoi uomini di pronunciarsi su tre alternative: alleanza con i tedeschi, cessione delle armi, resistenza. Tramite un referendum i soldati scelsero all’unanimità di resistere.
Il 15 settembre cominciò la battaglia che si protrasse sino al 22 settembre, con drastici interventi degli aerei Stukas che mitragliarono e bombardano le truppe italiane. I nostri soldati si difesero con coraggio, ma non ci fu scampo: la città di Argostoli distrutta, 65 ufficiali e 1.250 i soldati caduti in combattimento.
L’Acqui si dovette arrendere, la vendetta tedesca fu spietata e senza ragionevole giustificazione. Il Comando superiore tedesco ribadì che "a Cefalonia, a causa del tradimento della guarnigione, non devono essere fatti prigionieri di nazionalità italiana, il generale Gandin e i suoi ufficiali responsabili devono essere immediatamente passati per le armi secondo gli ordini del Führer".
Il 24 settembre Gandin venne fucilato alla schiena; in una scuola 600 soldati italiani con i loro ufficiali furono falciati dal tiro delle mitragliatrici; 360 ufficiali furono uccisi a gruppetti nel cortile della casetta rossa. Questi gli ordini del generale Hubert Lanz, responsabile dell’eccidio: "Gli ufficiali che hanno combattuto contro le unità tedesche sono da fucilare con l’eccezione di: 1) fascisti, 2) ufficiali di origine germanica, 3) ufficiali medici, 4) cappellani. 5) fucilazioni fuori dalla città, nessuna apertura di fosse, divieto di accesso ai soldati tedeschi e alla popolazione civile. 6) nessuna fucilazione sull’isola, portarsi al largo e affondare i corpi in punti diversi dopo averli zavorrati".
Alla fine saranno 5.000 i soldati massacrati, 446 gli ufficiali; 3.000 superstiti, caricati su tre piroscafi con destinazione i lager tedeschi, scomparirono in mare affondati dalle mine. In tutto 9.640 caduti, la Divisione Acqui annientata.
Molti dei superstiti dell’eccidio si rifugiarono nelle asperità dell’isola e continuarono la resistenza nel ricordo dei compagni trucidati e si costituirono nel raggruppamento Banditi della Acqui, che fino all’abbandono tedesco di Cefalonia si mantenne in contatto con i partigiani greci e con la missione inglese operando azioni di sabotaggio e fornendo preziose informazioni agli alleati.
_____________________
* * *
- CONTRADDIZIONI INTERNE -

Sempre dal sito dell'ANPI
l'ennesimo esempio di cifre in libertà 'sparate' senza uno straccio di prova e contraddicendo perfino sè stesso:
("A Cefalonia furono sterminati in pochi giorni 9.500 soldati italiani su 11.500, e 390 ufficiali su 525").
Qui lo "sterminio" risulta compiuto
"a Cefalonia"
mentre nella ricostruzione su riportata i morti sono distribuiti secondo altri 'criteri' che oltre a 'gonfiare' smisuratamente i dati danno
un totale diverso:
("Alla fine saranno 5.000 i soldati massacrati, 446 gli ufficiali; 3.000 superstiti, caricati su tre piroscafi con destinazione i lager tedeschi, scomparirono (!!!) in mare affondati dalle mine.
In tutto 9.640 caduti, la Divisione Acqui annientata").
______________

Da questo 'bailamme' di numeri a 'casaccio' e
-per fortuna delle 'presunte' vittime-
assolutamente inferiori a quelli reali l'unico dato certo è che l'ANPI, non sapendo niente, parla solo per il 'sentito dire' accumulatosi in oltre sessant'anni di frottole impunite.
Mossi a compassione ci dichiariamo disponibili
-malgrado l'ostracismo ostentato nei nostri confronti-
a dei corsi accelerati di recupero per detta associazione e per le altre che, come l'Ass. ne 'Acqui', divulgano tali penose falsità.
MF
____________
* * *
Da "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO"

Galatone
Un viaggio d'istruzione un po' speciale per gli alunni della Media
A Cefalonia, sulle tracce d'un eroe
Si ricostruirà la storia d'un ufficiale morto nella II guerra mondiale

GALATONE
A Cefalonia, sulle «tracce» del sottotenente Giuseppe Sabato.
E' la «missione» del viaggio d'istruzione che, nei prossimi giorni, vedrà protagonisti circa cinquanta alunni della scuola media di Galatone. L'iniziatica è nata dagli approfondimenti effettuati, sull'argomento, da Gaetano Danieli, docente di lettere, storia e geografia presso l'istituto guidato dal dirigente didattico Francesco Bove. Nel parlare ai propri studenti della seconda guerra mondiale, il professor Danieli ha introdotto il racconto che, molti anni prima, gli era stato fatto da Quintino Bellaluna, bidello presso la scuola elementare di Alliste, uno dei pochi superstiti della divisione «Acqui», i cui componenti, nella stragrande maggioranza, furono sterminati a Cefalonia dai tedeschi. Nel 1975, in occasione del primo giorno di scuola, al loro primo incontro, Bellaluna aveva chiesto al professor Danieli di combinargli un appuntamento con i parenti del sottotente Sabato, originario di Galatone, per anni considerato disperso in guerra, per parlare delle ultime ore vissute dal loro congiunto. «E' stato proprio dalle parole di Bellaluna - afferma il docente della scuola media De Ferraris di Galatone - che ho appreso che il nostro sottufficiale è stato tra i tanti soldati barbaramente trucidati a Cefalonia e che è morto da eroe». «L'episodio ha avuto grande presa sui ragazzi, che si sono appassionati alla vicenda - aggiunge Gaetano Danieli - Così è nata l'idea di effettuare un viaggio d'istruzione in questi luoghi così tristemente famosi per la storia d'Italia. I circa cinquanta studenti che hanno aderito all'iniziativa visiteranno i posti nei quali ha vissuto prigioniero il sottotenente Sabato, la terra nella quale ha trovato la morte, e potranno comprendere ancora meglio quale orrore nasconde ogni guerra». Durante la permanenza in Grecia, inoltre, la scuola media «De Ferraris» effettuerà un gemellaggio con la scuola media di Argostoli, città capoluogo di Cefalonia. Antonio Calò

03/05/2006
____________________

BREVE COMMENTO:
Malgrado i progressi compiuti nella ricerca della vertà a Galatone si continua ad ignorare e addirittura si organizzano "missioni" all'estero per 'sapere' la verità sulla morte del povero s. ten. Giuseppe Sabato.
Noi la conosciamo da sempre e possiamo dire
-sulla scorta delle ricerche del Cappellano Don Luigi Ghilardini-
che nell'Elenco degli Ufficiali della 'Acqui' da questi compilato, al n. 387 figura il nome del s. ten. Giuseppe Sabato accanto al quale sono così descritte le modalità della morte:
"IN SERVIZIO AL 2° BTG. 17° FTR. IL 20/IX ERA STATO MANDATO A SORVEGLIARE IL MATERIALE RECUPERATO NELL'AZIONE DEL 15-16 IX. AVVICINATISI I TEDESCHI, HA REAGITO, E ALLORA E' STATO FUCILATO SUL POSTO.
Il nome del s. ten. Sabato è inserito nell'Elenco dei 1.647 militari
-ufficiali, sottufficiali e truppa-
Caduti in combattimento o Fucilati dopo la resa a Cefalonia che è allegato al nostro libro in uscita:
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO".

Per quanto concerne, poi. l'affermazione secondo cui i componenti della 'Acqui'
" nella stragrande maggioranza, furono sterminati a Cefalonia dai tedeschi"
se fossimo nei panni dell'autore di una 'balla' del genere ci affretteremmo a smentirla per evitare di essere presi
-nella migliore delle ipotesi-
per dei visionari completamente ignoranti dei fatti.

MF
________________
* * *
Per la serie 'come si manipola la storia':
-2-
Alcuni brani della ricostruzione dei fatti di Cefalonia
-in versione grandguignolesca-
compiuta da una ricercatrice 'napoletana' della quale
ci asteniamo dal fare il nome per non farle fare una pessima figura quale 'storica' come è considerata dal suo entourage.
Attendiamo che ci ringrazi ....
_______________

Il 22 settembre la Acqui si arrese. Già durante i giorni di battaglia tutti i prigionieri venivano messi al muro e massacrati dalle mitragliatrici tedesche.
Si trattava di fucilazioni di massa.
(...) Questi massacri colpivano indistintamente sia gli ufficiali che la truppa.
Nonno Nando era sergente maggiore. Io non so in quale località dell’isola di Cefalonia sia successo, non ho trovato nessuno che mi abbia saputo raccontare qualcosa di lui, nessuno che lo conoscesse.
Di certo non fu coinvolto nella fucilazione degli ufficiali avvenuta il 24 settembre, a San Teodoro, vicino ad Argostoli, nei pressi della tristemente famosa “ Casetta Rossa”.
Quel giorno, in una delle più cruente e disumane rappresaglie della seconda guerra mondiale, furono uccise 136 persone su 173.
I 37 sopravvissuti furono costretti a firmare una dichiarazione in cui si impegnavano a non commettere atti ostili contro la Germania. Non era tradire la Patria e i propri ideali, era solo l’ennesima umiliazione cui la Acqui fu sottoposta dal suo vecchio amico tedesco. Il dopoguerra dell’ epurazione li accuserà di collaborazionismo".

I corpi degli ufficiali della Casetta Rossa furono fatti affondare in mare. I corpi degli uomini massacrati su tutta l’isola furono bruciati, fatti saltare in aria con le mine o lasciati insepolti, perché, per ordine diretto del Furher, i traditori badogliani non meritavano sepoltura.

La Acqui, la Marina, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza persero a Cefalonia, in battaglia, nelle fucilazioni sommarie e nella rappresaglia che seguì la resa,
circa 6700 uomini.
Altre 3000 persone morirono mentre venivano trasferite in continente , da dove avrebbero raggiunto i campi di concentramento, perché le 3 navi che le trasportavano incapparono sulle mine disseminate nel porto di Argostoli. I naufraghi scampati alle esplosioni furono finiti a raffiche di mitragliatrice.
Ciò che restava della Acqui, fra cui mio nonno, fu tenuto prigioniero nell’isola fino al settembre del 1944.
I prigionieri lavoravano per i Tedeschi alla ricostruzione di strade, ponti e batterie contraeree.

Intanto però il Capitano Apollonio riorganizzava la Resistenza.
(...)
I Banditi della Acqui impedirono poi, nel settembre ’44, che i Tedeschi, che si apprestavano a lasciare l’isola, facessero saltare il porto di Argostoli, ultimo atto di inutile crudeltà perpetuato da un esercito in ritirata verso la sconfitta.
________________________

BREVE COMMENTO:
L'unico dato esatto è quello relativo ai 136 Ufficiali fucilati alla Casa Rossa
-tra i quali il Padre di chi scrive-
mentre il resto sono parole in libertà e numeri 'sballati' che provano ampiamente l'ignoranza e la carenza di ricerche di chi si atteggia a 'storico' consumato senza esserlo.
Non parliamo poi dell'accenno ai 'Banditi Acqui', la più incredibile e vergognosa panzana inventata per giustificare il "collaborazionismo" di Apollonio e di altri militari rimasti 'armati' e non come poveri schiavi e addirittura inquadrati nelle FFAA della RSI a collaborare con i tedeschi.
A Cefalonia i più anziani come il prof. Gerasimos Apostolatos
-ordinario di storia all'Università di Atene-
ricordano ancora il cap. Apollonio che scorazzava per tutta l'isola in una macchina scoperta insieme con i 'camerati' tedeschi....

Per finire consigliamo alla sedicente 'ricercatrice' di leggere il nostro ultimo libro
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
per non continuare a brancolare nell'ignoranza più completa dei fatti con conseguenti figuracce come quella, penosa, dei 9.700 Morti.....

MF
_______________
 
 
 
 
 
    [informazioni footer]    
HOME | Il Notiziario di Cefalonia.it | BADOGLIO ED AMBROSIO: I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA | CONVEGNI SU CEFALONIA | Mario Cervi su Cefalonia | CEFALONIA LA MENZOGNA CONTINUA | L'Istruttoria tedesca e la mia Costituzione di PC | RINGRAZIAMENTI (SI FA PER DIRE) | L I N K S | OCCASIONI E RARITA' LIBRARIE | Premio Acqui Storia o Acqui Favole | Associazione Acqui che pena | L'Armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda | L'INVENZIONE DEI BANDITI ACQUI | Il capitano Gazzetti - Un MARTIRE vilmente dimenticato | Un eccidio senza prove | Gli errori di Rochat su Cefalonia | APOLLONIO - Un Mito per pochi intimi | Il processo per i fatti di Cefalonia | IL NUMERO DEI CADUTI DI CEFALONIA | Cefalonia - Il convegno di Toritto e quello di Bari | LA TRAGEDIA DI CEFALONIA di Massimo Filippini | PAOLETTI (RI) VERGOGNATI | Il fratello del gen. GANDIN ci scrive... | Una sinistra icona: il compagno-capitano Pampaloni | Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza | La Vedova del cap. Bronzini ci scrive... | I 'Pifferai' di Cefalonia | La 'Ballata della Acqui' ovvero... | LA SAGRA DELLE BUGIE | Il Reduce Luigi Baldessari racconta... | Padre Formato - Un nipote ci scrive... | ODE SU CEFALONIA | RECENSIONI | FILM RAI SU CEFALONIA | MORTI BUONI E MORTI CATTIVI | IO E I PRESIDENTI | TRADITORI A CEFALONIA | TRADITORI A CEFALONIA | IL CORSERA DEFINISCE GANDIN UN TRADITORE | NON CI FU REFERENDUM | Le mani della Sinistra su Cefalonia | Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ? | COMPAGNI DI MERENDE | IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA... | LA TESI DELLA VERGOGNA | CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI... | IL BUSINESS CEFALONIA | CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli | Lettera aperta a W. Veltroni | UN PROCESSO MAI CELEBRATO | Notizie ANRP | NOTIZIE ANRP 2 | E LE FFAA STANNO A GUARDARE... | LA VOCE DEI LETTORI | Notizie dall'Ass. Acqui | Chi è senza peccato... | Si scrive ANRP si legge ANPI | CEFALONIA in BUONE MANI | ATTILIO TAMARO su Cefalonia | Il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gallo ci scrive... | Convegno a Firenze dell'ANCFARGL | Mio intervento al Convegno di Firenze dell' ANCFARGL | Il mandolino di Corelli e un mandolinista mancato: Togliatti | Fango sul generale Gandin | Le gesta di Apollonio | Indro Montanelli su Cefalonia | Sergio Romano su Cefalonia | Il Reduce Reppucci racconta... | Il Reduce cap. Hengheller racconta... | Il Reduce Veronesi racconta... | Il Reduce Perosa racconta... | Il Reduce Romildo Mazzanti racconta... | Il Reduce Saverio Perrone ci scrive... | Il FATTACCIO COMPIUTO | I DIMENTICATI di Cefalonia | La Relazione di SEGANTI su Cefalonia | RASSEGNA STAMPA