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IL REDUCE
CAPITANO ALDO HENGELLER RACCONTA...
Nello stralcio della Relazione presentata dal cap. Aldo Hengeller alle superiori Autorità -riportato più avanti in originale- si legge che questi, scampato una prima volta alle fucilazioni indiscriminate, riuscì a ricoverarsi, ferito, nel 37° Ospedale di Argostoli di dove, il giorno 25 i tedeschi andarono a prelevarlo, insieme con altri otto ufficiali, per condurlo di nuovo (!) alla fucilazione per rappresaglia della fuga da detto Ospedale di "due incoscienti", (la definizione è, addirittura, di Apollonio), evasi nottetempo.

(Uno di costoro, il cap. Pietro Bianchi, divenne generale e definì il suo comandante di reggimento, Ten. Col. Ernesto
Cessari, fucilato dai tedeschi appena catturato, "un vigliacco e un traditore" per aver predicato la calma ed essersi mostrato contrario alla folle lotta contro gli ex alleati, come risulta dalla denuncia del dr. Triolo riportata nel Sito).
Il cap. Hengeller e, con lui, un altro ricoverato, il cap. Neri, riuscirono a salvarsi dal prelevamento dietro insistenza del Console italiano Seganti il quale, cercò in tutti i modi di opporsi all'intendimento tedesco di portar via tutti i ricoverati, riuscendo alfine ad ottenere che solo i due sunnominati, essendo barellati e perciò intrasportabili, venissero lasciati in Ospedale.
Gli altri sette, tra cui il Comandante del Genio magg. Filippini ed il suo Aiutante Maggiore ten. Fraticelli, vennero portati via e, dopo un sommario interrogatorio, fucilati a Capo S. Teodoro.
VERGOGNA DELLE VERGOGNE, mentre ad altri Comandanti di Corpo, ed il maggiore Filippini era uno di essi, furono concesse medaglie e decorazioni, intitolate strade e piazze nei loro luoghi di origine ecc. ecc., egli fu ignorato completamente nella "memoria storica dei fatti" - espressione inflazionata negli ultimi tempi - subendo un trattamento analogo a quello del Martire Piero Gazzetti, ricordato solo "DA NOI", in questo Sito, e non certo da chi di dovere, in particolare dalle Autorità Militari che, al ricordo dei Martiri preferirono, assai spesso, quello di alcuni sopravvissuti tra i quali si trovavano i corresponsabili della strage.
I nomi li sanno tutti ma esse, ancora oggi, fingono di non conoscerli....
L' opera del console Seganti fu ancor più meritoria se la si confronta a quel che (non) fece un altro personaggio del dramma presente in Ospedale, in quei tragici momenti, cioè il cappellano Luigi Ghilardini che, nel dopoguerra, divenne un affiatatissimo referente del generale Apollonio, tale anche per i "meriti" acquisiti a Cefalonia (!).
Ebbene, nella Requisitoria Finale del Procedimento Penale che vide anche lui imputato per "concorso colposo nell'omicidio di sette ufficiali già ricoverati nel 37° Ospedale", il Pubblico Ministero dr. Stellacci scrisse, al termine delle indagini istruttorie, che era emerso che costui (il Ghilardini) "non aveva fatto nulla di positivo o di negativo, che avesse potuto aiutare i tedeschi nel compiere il loro tristo proposito".
In altri termini il Ghilardini, altro presunto 'Eroe', quando vennero i tedeschi a portar via i morituri dall'Ospedale non trovò di meglio che 'scomparire dalla scena' e, infatti, al Magistrato che lo interrogò sul suo comportamento nel frangente, egli disse che durante il concitato colloquio tra il console Seganti ed i tedeschi egli si trovava nel giardino a seppellire dei morti e quindi non vide nè seppe nulla.
Così stando i fatti, da lui stesso confermati, quali meriti egli ebbe, solo Dio lo sa.
I capitani Hengeller e Neri, dunque, si sottrassero al prelevamento dall'Ospedale solo per l'intervento del Console "fascista" il cui rammarico maggiore fu, in seguito, quello di non aver potuto salvare gli altri ufficiali e in particolare i due che conosceva personalmente, il maggiore Filippini ed il suo Aiutante tenente Fraticelli i quali furono condotti alla morte con altri cinque sventurati, pagando, anch'essi, con la vita le azioni sconsiderate di loro commilitoni.
Come si può perdonare ai tedeschi ed a chi ne armò la mano, scatenando la rappresaglia, l'infamia compiuta?
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