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Nel 2007 a PARMA si studia Cefalonia
IL "FATTACCIO COMPIUTO"
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Stralcio del Comunicato dal sito Italia Reale
IL C.D. "FATTACCIO COMPIUTO"
Il 13.9.1945 l'Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diramò il seguente comunicato:
Appena oggi, in base alle documentate relazioni dei pochi superstiti ed alla diligente inchiesta condotta dall'Ufficio informazioni del Ministero della Guerra, si é in grado di fornire le prime notizie ufficiali circa l'eroica resistenza opposta nell'Isola di Cefalonia ai tedeschi dalla Divisione Fanteria “Acqui" nel settembre 1943.
Un laconico comunicato straordinario tedesco emesso in data 24 settembre 1943 diceva: 'La Divisione Acqui, che presidiava l'isola di Cefalonia, dopo il tradimento di Badoglio, aveva rifiutato di deporre le armi e aveva aperto le ostilità. Dopo azione di preparazione svolta dall'arma aerea, le truppe tedesche sono passate al contrattacco e hanno conquistato la città portuale di Argostoli. Oltre 4000 uomini hanno deposto le armi. Il resto della Divisione ribelle, compreso lo Stato Maggiore di essa, è stato annientato in combattimento".
In quel periodo la “'Acqui", forte di 11.000 uomini di truppa e 525 Ufficiali, unitamente ad effettivi della R. Marina, presidiava l'isola di Cefalonia (Grecia).
L'annuncio dell'armistizio risvegliava nei soldati i lori veri sentimenti che si manifestavano nella decisione di dar guerra al tedesco. Il 13 settembre 1943, mentre il Generale Antonio Gandin, Comandante la Divisione, continuava ancora le trattative con il presidio tedesco dell'isola, forte di 3000 uomini, UNA INIZIATIVA TRADUCEVA IN ATTO L'EROICA E FERMA VOLONTA' DEI SOLDATI DELLA "ACQUI", CREANDO IL "FATTACCIO COMPIUTO":
tre batterie la 1a, la 3a, la 5a del 33^ artiglieria, aprivano il fuoco contro i tedeschi al grido di "Viva l'Italia". Ad esse si affiancavano due batterie della Marina ed alcuni reparti minori della Fanteria. Il 14 settembre giungeva anche dal Comando Supremo italiano l'ordine di opporsi colle armi ai tedeschi. La battaglia, iniziatasi ufficialmente il 15, si protraeva con alterne vicende fino al 22 settembre. Fanti, artiglieri, marinai, carabinieri si prodigarono a gara in atti di valore; interi reparti si facevano annientare sul posto pur di mantenere le posizioni assegnate. Alcuni Ufficiali si toglievano la vita piuttosto che cadere in mano al nemico.
Due intimazioni di resa non venivano neppure prese in considerazione, nonostante che la seconda, firmata dal Generale Lanz, concludesse "Chi verrà fatto prigioniero non potrà più rito mare in Patria".
Dal mattino del 21 settembre alle prime ore del pomeriggio del 22, tutti i reparti o militari isolati che cadevano in mano al nemico, venivano immediatamente passati per le armi mediante esecuzioni sommarie. Lasciavano in tal modo la vita: 4750 uomini di truppa, 155 ufficiali.
Alle ore 16 del 22 settembre, veniva firmata ufficialmente la resa. Il mattino del 24 settembre, dalle ore nove alle ore tredici e trenta, venivano fucilati presso Capo S. Teodoro, mediante regolari plotoni di esecuzione, gli ultimi 260 Ufficiali superstiti.
Gli Ufficiali affrontarono la morte con superba dignità e fermezza.
Nel trasporto dei soldati prigionieri dall'isola al continente greco, tre navi urtavano su mine e colavano a picco. I tedeschi mitragliavano i naufraghi. Peri vano in tal modo altri 3000 uomini di truppa.
Totale delle perdite inflitte al nemico: uomini di truppa 1500, aerei 19, mezzi di sbarco 17. Totale de/le perdite subite: uomini 9000, ufficiali 406.
Il Comando tedesco proibiva di dar sepoltura ai Caduti, perché"... i ribelli e traditori non hanno diritto a sepoltura". La “Acqui" rappresenta la continuità tra l'epopea della prima guerra mondiale e quella dell'attuale guerra di liberazione: "Fedele al suo retaggio di gloria ed onore, si è silenziosamente immolata a Cefalonia ed a Corfù" "si addita la Divisione 'Acqui' con i suoi 9000 Caduti e con i suoi gloriosi superstiti alla riconoscenza della Nazione". Alle Bandiere dei Reggimenti 17^, 18^, 317^ Fanteria e 33^ Artiglieria venne conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare. “Nella gloriosa e tragica vicenda di Cefalonia e Corfù, quale componente la difesa terrestre delle isole, affidata alla Divisione di Fanteria di Montagna 'Acqui' e relativi supporti in un impeto di sublime dedizione alla Patria, ispirata alla legge del dovere e dell'onore ed a insopprimibile fremito di libertà, sprezzava la resa offerta dal nemico e affrontava l'avversario in aspri e sanguinosi combattimenti, rinnovando le gesta degli eroi del risorgimento. Dopo alcuni giorni di impari lotta, all'estremo delle risorse veniva sopraffatta da soverchianti forze aereo terrestri nemiche che effettuavano inesorabili rappresaglie.
Cefalonia (Grecia) 9-24 settembre 1943.
Corfù (Grecia) 9-26 settembre 1943". (Decreto Ministeriale - Difesa 2.1.1993).
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Dal suddetto Comunicato dell'Ufficio Stampa del Consiglio dei Ministri si evince:
- che il gen. Gandin stava trattando con i tedeschi la cessione delle artiglierie e delle armi pesanti (non di propria iniziativa ma in seguito a ordini ricevuti il 9 settembre dal Comando d'Armata di Atene);
- che ci fu "un'iniziativa" avente lo scopo di dar luogo ad un fatto compiuto da cui non fosse possibile recedere e da cui derivasse lo scontro con i tedeschi,
il c.d. "fattaccio compiuto"
che, a detta del comunicato avrebbe dato origine alla battaglia (che portò alla morte di circa 10.000 soldati);
- che tale "iniziativa" fu presa da alcune batterie dell'artiglieria e della marina, (al di fuori e contro gli ordini dei propri Superiori);
- che "solo dopo" sopraggiunse l'ordine di resistere ai tedeschi che non fu, quindi, determinante, tale essendo stata SOLTANTO la "unanime" volontà dei soldati "di dar guerra al tedesco" di cui detto ordine fu, evidentemente, un corollario.

In tale ricostruzione dei fatti "ad usum delphini", si omette di precisare -per ovvi motivi- che l'apertura del fuoco contro i tedeschi fu solo un proditorio attacco contro due motozattere che portavano viveri e rifornimenti al presidio tedesco di Argostoli e ciò è provato dalla circostanza -testimoniata nel presente sito dal Reduce Alfredo Reppucci- che i due natanti tedeschi che si apprestavano ad approdare, vistisi presi a cannonate, spararono in aria dei razzi colorati per farsi riconoscere. Questa dunque sarebbe stata la "potente flotta da sbarco" contro cui gli "eroici" cannoneggiatori spararono a tradimento, provocando 5 morti e vari feriti contro i quali, a quanto riferito dai resoconti tedeschi, spararono anche in mare.
Non solo ma il tanto strombazzato "gesto" non portò ad alcun risultato immediato, come si è voluto far credere, in quanto i tedeschi, stranamente pazienti, tentarono di proseguire le trattative con il Comandante italiano e, se non fosse giunto, la notte del 13 l'ordine di resistere, le stesse si sarebbero certamente concluse, ed anzi il generale Gandin compì addirittura il mattino del giorno 15 ulteriori tentativi in "extremis" che i "ribelli" si vantarono di aver fatto fallire (si veda in proposito l'articolo sotto riportato del s.ten medico (!) Pietro Boni) sul "Momento Sera"del 15.09.1945 e si avrà il quadro completo di come andarono i fatti.

Onore e Gloria, dunque, ai Caduti che si videro costretti -nella stragrande maggioranza- ad una lotta impari e segnata in partenza, da un Ordine Superiore e non certo da una iniziativa sediziosa i cui autori rimasti in vita avrebbero meritato ben altra sorte e non le ricompense ed i riconoscimenti ottenuti.
Ma la Storia cammina ed anche le presenti note redatte "A FUTURA MEMORIA" resteranno pur sempre nella mente di qualcuno che le trasmetterà ad altri e così via.
I responsabili ancora in vita, essendo ormai al tramonto della stessa, non sperino nell'indulgenza o nel silenzio di chi verrà dopo di loro ma si pentano prima di presentarsi al faccia a faccia che li attende nell'al di là: quello con le loro Vittime.

Massimo Filippini

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UN ARTICOLO DEL "DELFINO" DI APOLLONIO S. TEN. MEDICO PIETRO BONI
Il s. ten. med. Pietro Boni che Apollonio, al pari di un satrapo orientale, nominò suo "rappresentante" (con pieni poteri !!!) a Cefalonia, (si veda in proposito la lettera di "nomina" con relativo commento nella pagina "Le gesta di Apollonio") scrisse il riportato articolo che conferma in pieno lo stato di sedizione promosso dall' Artiglieria e seguito dalla Marina, da cui derivò non la lotta contro i tedeschi ma la "rappresaglia" di questi contro "tutta" la Divisione.
Il vergognoso articolo venne scritto poco dopo i fatti, quando l'autore e gli altri complici dei misfatti commessi, non pensavano che si sarebbe indagato anche su di loro e quando ciò avvenne resero testimonianze e dichiarazioni al Pubblico Ministero ed al Giudice Istruttore tendenti a ridimensionare le loro responsabilità.
Questi ultimi, evidentemente su pressione del potere politico finsero di creder loro, malgrado le evidenti prove di colpevolezza contenute negli atti istruttori -dallo scrivente consultati- ed "insabbiarono" il tutto con una Decisione, impropriamente definita Sentenza, che mandò tutti "prosciolti" ancorchè non "assolti".
Questo fu il vero "insabbiamento" dei fatti ma di esso non si è mai parlato perchè si sarebbe intaccato il MITO creato su Cefalonia di cui, oltretutto, i veri responsabili si servirono per atteggiarsi ad 'eroi'. In proposito è assai esplicita la Relazione Picozzi tenuta sottochiave dalle FFAA e 'scoperta' per primo dallo scrivente in base alla quale si può ben dire che la tragedia di Cefalonia, posta, negli ultimi anni, addirittura a fondamento della Resistenza e quindi della nostra Costituzione, è stata ed è oggetto della più grande truffa "costituzionale" che sia stata mai ideata.
La lettera di nomina di Boni a 'delfino'
 
 
 
 
 
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