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IL MANDOLINO DEL CAPITANO CORELLI
E
UN MANDOLINISTA MANCATO
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Locandina del film
° ° °

“E’ solo una bella storia d’amore, ma non c’entra niente con la tragedia che si è consumata a Cefalonia”, queste le lapidarie parole con cui Amos Pampaloni, capitano di complemento all’epoca dei fatti, ha commentato il film di John Madden, presentato, “in anteprima nazionale al cinema Colonna a Firenze, che si ispira alla sua figura”, ( “La Nazione” del 30/10/2001).
Mosso dalla curiosità e soprattutto dal giudizio di colui che, stampa e televisione hanno identificato nel personaggio principale del film, sono andato al cinema certo di assistere ad una storia ambientata a Cefalonia nel periodo in cui avvenne la tragedia, ma senza eccessive pretese rievocative della stessa.
Con grande meraviglia e, perché no, soddisfazione, mi sono, però, ricreduto, avendo riscontrato nel film una serie di riferimenti storici i quali, anche se fugacemente accennati, hanno tuttavia confermato la mia ricostruzione della vicenda che, per aver smascherato le bugie e le falsità raccontate, è invisa a coloro che se ne resero autori ed ai loro sodali, i quali, avendo per lunghi decenni, imbottito le menti degli italiani di frottole, non riescono a sopportare che qualcuno li abbia sbugiardati proprio quando erano certi di averla fatta franca anche nei confronti della Storia.
Il tanto vituperato regista John Madden, infatti, non ha stravolto la vicenda sotto il profilo storico, nel poco spazio ad essa dedicato, ma ha arrecato, invece, un notevole contributo alla verità, riportando alcune circostanze in modo più che aderente alla realtà e se ha manipolato qualcosa, dà l’impressione di averlo fatto quasi per giustificare l’operato di Corelli-Pampaloni che, per come avvenne in realtà, egli, forse, non condivise.
Mi riferisco alla consegna di armi effettuata, il 9 settembre, dal predetto ai partigiani greci quando cioè, costoro erano da considerare ancora come nostri nemici essendo stata, tra l’altro, tale circostanza, espressamente riconfermata dagli ordini pervenuti dal Comando dell’XI^ Armata di Atene –a firma del Generale Carlo Vecchiarelli- alla divisione Acqui, in cui si ribadì, con estrema chiarezza, che la Divisione non avrebbe dovuto in nessun caso “fare causa comune con i ribelli greci”.
Ciò non impedì a costui di assumere tale “iniziativa” a proposito della quale, nel libro “CEFALONIA” del col. Giuseppe Moscardelli si legge, riportata a pagina 25, la seguente dichiarazione da lui resa all’Autore: “Presi contatto –dice il capitano Pampaloni- col comandante dei patrioti greci di Cefalonia e con altri elementi del Fronte Nazionale di Liberazione: assicuratomi della loro collaborazione completa,
MI ACCORDAI PER LA CONSEGNA DI ARMI E MUNIZIONI”.
Feci quindi ritirare dalla nostra polveriera armi e munizioni che furono messe a disposizione dei greci”.
Tale fatto che, per spontanea e più volte ribadita ammissione del suo autore, vide la consegna di armi al nemico da parte di un ufficiale italiano, lasciò nel dopoguerra indifferenti le Autorità politiche, militari e giudiziarie che si interessarono della questione con ciò dando luogo al rilievo avanzato –non solo dallo scrivente- secondo cui Cefalonia, dall’8 al 15 settembre, costituì una sorta di “zona franca” ove, anche alla luce di altri fatti criminosi ivi commessi, l’applicazione del Codice Penale Militare di Guerra ai militari italiani venne sospesa, determinando la più totale impunità per chiunque di essi avesse commesso dei reati in quei giorni.
Tale scempio del diritto e dei regolamenti militari, compiuto a Cefalonia, deve aver indubbiamente lasciato allibito anche il regista Madden che, forse, per non mostrare la cessione di armi ai greci come frutto di un’autonoma iniziativa del Corelli-Pampaloni, la fa apparire come una reazione al crudele comportamento dei tedeschi i quali, mentre i nostri soldati consegnavano loro le armi –cosa mai avvenuta- ne uccidono a tradimento alcuni causando la giusta reazione del “nostro” il quale apre i magazzini consegnando armi ai partigiani greci, il cui trattamento nei confronti degli occupanti italo – tedeschi, quando cadevano nelle loro mani, consisteva –per sua stessa ammissione- nel tagliar loro la gola senza tanti complimenti.
A proposito di questi “eroici” patrioti dell’ELAS, (Esercito di liberazione greco), comunisti di ispirazione stalinista, i quali perseguirono lo scopo –fortunatamente non riuscito- di instaurare in Grecia un regime analogo a quello sovietico, contrapponendosi sanguinosamente ad altri movimenti di ispirazione monarchica o liberale, Madden, dimostrandosi un profondo conoscitore della Resistenza greca, li colloca, giustamente, tra i più feroci e criminali individui operanti nell’ambito della stessa.
Ad essi infatti egli dedica una scena raccapricciante del film, in cui si mostra il corpo penzolante da un albero di una giovane donna greca da loro impiccata per il solo fatto di aver risposto, in modo oltretutto blando, alle profferte sentimentali di un giovane ufficiale tedesco. Evidentemente il codice d’onore di tali delinquenti prevedeva per le donne un trattamento diverso dal “taglio della gola” riservato agli uomini, ma di certo non meno crudele come, appunto, l’impiccagione. Ciò fa pensare che forse neanche gli odierni terroristi, o soltanto loro, sarebbero arrivati a compiere simili infamie.
Il tanto vituperato Madden meriterebbe, quindi, un ringraziamento –da parte di Corelli/Pampaloni- per aver reso accettabile, mettendoci una “pezza”, il suo gesto di cedere le armi al nemico -in tempo di guerra (!)- che, nella realtà, ebbe moventi e connotazioni ben diverse -essendosi trattato di una “dazione” spontanea- la cui valutazione lasciamo a chi legge, limitandoci a rilevare che, nonostante o forse proprio per ciò, le Autorità Militari -incredile a dirsi- conferirono la Medaglia d’Argento (sic!) al Valor Militare al capitano Pampaloni.

ALLA LUCE DI TALE INCREDIBILE FATTO MI SPIEGO PERCHE’ A MIO PADRE
CHE NON CONSEGNO’ ARMI AL NEMICO MA OBBEDI’ AGLI ORDINI DEL GENERALE GANDIN,
VENENDO ANCH’EGLI -A DIFFERENZA DEI "RIVOLTOSI" APOLLONIO E PAMPALONI- FUCILATO DAI TEDESCHI, NON SIA STATA ASSEGNATA NEMMENO UNA MEDAGLIA DI LATTA:
LE AUTORITA' MILITARI NON TENNERO, EVIDENTEMENTE, IN ALCUN CONTO CHI IN QUEI TRAGICI FRANGENTI, COMPI' SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IL PROPRIO DOVERE.

Tornando al film, altro punto degno di menzione è quello in cui il generale Gandin rivolgendosi a Corelli/Pampaloni gli fa presente DI AVER CONCORDATO CON I TEDESCHI LA CESSIONE DELLE ARMI PER IL 15 SETTEMBRE: anche se la data non è esatta tuttavia il riferimento all’accordo è assai chiaro e dimostra –ancora una volta- che il signor Madden non è poi così male informato come i “contaballe” nostrani, compresi stampa e televisione, vogliono far credere.
Un ultimo aspetto del film riguarda alcune immagini di “dolce vita” dei nostri militari insieme con donnine compiacenti: di ciò non ci si deve meravigliare poiché è cosa nota che all’epoca le nostre Forze Armate, come del resto tutte le altre, avevano al seguito prostitute regolarmente assunte dalle Autorità militari per esplicare il particolare “servizio” che solo esse erano in grado di fornire.
Chi scrive ha ancora presente lo spettacolo visto da bambino, dei militari americani che trasformarono, con la collaborazione di donne italiane, l'allora Foro Mussolini (ribattezzato poi Italico) di Roma, in un autentico "lupanare" al pari della pineta di Tombolo: su ciò nessuno ha trovato da ridire mentre, da parte della Sinistra trionfante non per meriti propri ma degli Alleati, nel dopoguerra l’Armata italiana in Grecia venne malignamente definita " l’armata S’AGAPO’ " che in greco vuol dire “ti amo”.
Furono due cineasti italiani i famosi Renzi ed Aristarco, a coniare tale espressione che, in linea con le loro simpatie politiche, contribuì ad offendere e diffamare i nostri soldati in quella atmosfera di denigrazione continua di cui i comunisti nostrani si resero autori nel dopoguerra quando non gliene importava un "fico secco" di Cefalonia che soltanto adesso –con una sordida manovra politica- tentano di contrabbandare per un episodio di resistenza partigiana del tutto improbabile.
I due cineasti vennero anche posti sotto accusa, per il reato di "Vilipendio delle Forze Armate", dalla Magistratura Militare ed a ciò fece riscontro lo sdegno della sinistra che alzò le barricate contro tale modo di agire che, per il solo fatto di tutelare il prestigio delle Forze Armate, venne senza mezzi termini definito di stampo fascista.
Questo era il clima che si respirava in quegli anni ed è bene che le sinistre se ne ricordino quando fanno finta di rievocare i Martiri di Cefalonia.
Un rilievo assolutamente critico, infine, va fatto al regista Madden per il modo del tutto denigratorio con cui fa spesso apparire i nostri soldati, mostrati in più sequenze del film in veste di “mandolinari” dediti al canto ed alle donne.
Ciò purtroppo rientra nello stereotipo dell’italiano “brava gente” creato dal cinema sinistrorso del nostro disgraziato dopoguerra durante il quale chi aveva combattuto quella che i cialtroni di sinistra definirono la “guerra fascista” non fu ritenuto degno di rispetto ma venne svillaneggiato in tutti i modi in quanto appartenente all'Esercito e non alle fila dei partigiani.
Tale denigrazione interna non poteva che dare i suoi frutti anche fuori d’Italia, con la piena condivisione ed assunzione da parte degli stranieri, come appunto gli inglesi –nostri eterni e velenosi critici- di tutti i peggiori stereotipi edificati contro le nostre Forze Armate dalla sinistra nostrana durante lunghi decenni di “anti-italianità” cui, solo di recente, una parte di essa ha tentato di porre un freno attraverso l’appropriazione –in chiave resistenziale- di una tragedia, prettamente militare, come quella di Cefalonia, nulla avente a che fare con le sue elucubrazioni ideologiche aventi come riferimento le azioni da Corte Marziale compiute da alcuni scellerati.
Se il film di John Madden ha fatto uso di tali, abusati clichès, sappiamo ora a chi farne risalire la responsabilità.
Non è sputando sul nostro passato che si può pretendere di essere rispettati.

Massimo Filippini

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Dal Sito www.filmup.com

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L'unico sito dove è possibile trovare un giudizio obiettivo sul film e non - come su tutti gli altri- delle autentiche idiozie.

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www.tin.it
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PALMIRO TOGLIATTI:
UN MANDOLINISTA MANCATO

Se ancora oggi quello del mandolinista è uno stereotipo dell'italiano all'estero ciò è dovuto anche alla propaganda anti italiana che venne fatta ai tempi della Gran Madre del Comunismo Mondiale quale fu considerata e, come tale idolatrata, l'Unione Sovietica anche dai comunisti italiani il cui Capo Palmiro Togliatti viene ancora oggi ricordato con l'aureola del grande politico ovvero il "Migliore" come veniva chiamato.
Ebbene costui precedette di gran lunga il regista John Madden nell'etichettare gli italiani come mandolinisti, pronunciando le seguenti parole al Sedicesimo Congresso del Pcus, dove così si espresse in merito alla cittadinanza sovietica da lui richiesta ed ottenuta:
“È PER ME MOTIVO DI PARTICOLARE ORGOGLIO AVERE RINUNCIATO ALLA CITTADINANZA ITALIANA PERCHE' COME ITALIANO, MI SENTIVO
UN "MISERABILE MANDOLINISTA"
E NULLA PIU'.
COME CITTADINO SOVIETICO SENTO DI VALERE DIECI VOLTE PIU' DEL MIGLIORE ITALIANO".
Il disprezzo che Togliatti manifestò nei confronti degli italiani ebbe una clamorosa conferma nel 1943. Rispondendo alle sollecitazioni di Vincenzo Bianco, funzionario del Komintern, che gli chiedeva di intercedere presso Stalin a favore dei prigionieri italiani in Russia così rispose (la lettera di Togliatti a Bianco fu rinvenuta dallo storico Franco Andreucci negli archivi di Mosca aperti da Eltsin e venne pubblicata nel 1992 da Panorama suscitando roventi polemiche per alcune manomissioni del testo.
Quello che segue è comunque il testo originale, quello vero):

“Se un buon numero di prigionieri morirà in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente nulla da dire. Anzi, il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini e soprattutto la spedizione contro la Russia si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, il più efficace degli antidoti. Io non sostengo che i prigionieri si debbano sopprimere, ma nelle durezze oggettive che possono provocare la fine di molti di loro non riesco a vedere altro che la concreta espressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia”.
Dunque per Togliatti più italiani morivano a causa delle “durezze oggettive della detenzione” maggiori vantaggi ne avrebbe ricavato la causa antifascista i cui sostenitori tentano oggi il "colpo grosso" di inserire nella loro storia i fatti di Cefalonia, trasformando in "partigiani" dei militari che combatterono in esecuzione di un ordine superiore e non certo per effetto di un "referendum" che solo loro si ostinano a vedere come "motore unico" della vicenda, malgrado le smentite provenienti da più parti e, perfino da molti Superstiti.
Da parte di gente come loro, che sull'esempio del "mancato mandolinista" Togliatti, ha sempre guardato ai militari con sospetto, se non con malcelato disprezzo, le manifestazioni di solidarietà per i Soldati della Divisione Acqui suonano quanto meno sospette e vanno rinviate al mittente.
Ed è proprio ciò che, purtroppo, le nostre Forze Armate, anch'esse imbevute dal veleno marxista, stentano o non vogliono fare.
Evidentemente il "time Danaos et dona ferentes" pronunciato al riguardo dal Capo Ufficio Storico dell'Esercito, il benemerito col. Mondini, negli anni '50, non è più di moda.
Speriamo che torni ad esserlo soprattutto per evitare ulteriori figuracce al nostro Esercito.
MF
agosto 2004

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