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NOTIZIARIO DI CEFALONIA.IT
Il numero dei Caduti a Cefalonia
CEFALONIA: Incontro a Roma con Massimo Filippini 31 maggio 2010
Via Federico Filippini - Roma
CEFALONIA NON CI RESTA CHE PIANGERE
IL PROCESSO MUHLHAUSER
OCCASIONI E RARITA' LIBRARIE
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
MI SONO ROTTO...
PAOLETTI (RI)VERGOGNATI
CEFALONIA ricordata a Bagnaia (VT)
CEFALONIA - I Caduti tedeschi
Il cap. Pietro Gazzetti un Martire dimenticato
Al Ministro La Russa: Ode su Cefalonia
RASSEGNA STAMPA
L I N K S
LA MIA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE A DORTMUND
Le Archiviazioni inviatemi dalle Procure di Dortmund e di Monaco
Il BUSINESS CEFALONIA
BADOGLIO ED AMBROSIO: I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA
Padre Romualdo Formato - Un nipote ci scrive
IL PADRE DI TUTTI I FALSI SU CEFALONIA: il Comunicato del 13.9.1945
Associazione Acqui che pena
I 'PIFFERAI' DI CEFALONIA
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I dimenticati di Cefalonia
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L'armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda
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FILM RAI SU CEFALONIA
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Cefalonia: la sagra delle bugie
TRADITORI A CEFALONIA
Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ?
COMPAGNI DI MERENDE
IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA...
LA TESI DELLA VERGOGNA
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CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli
Lettera aperta a W. Veltroni
UN PROCESSO MAI CELEBRATO
I maneggioni di CEFALONIA
RECENSIONI
E LE FFAA STANNO A GUARDARE...
LA VOCE DEI LETTORI
APOLLONIO: UN MITO PER POCHI INTIMI
Il Corsera: Gandin fu un traditore
Lettera aperta a W. Veltroni
PREMIO ACQUI STORIA O ACQUI FAVOLE ?
Film Rai 'Cefalonia' - Che bella fiction !
Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza
Cefalonia: un eccidio senza prove
LA TESI DELLA VERGOGNA
IL NUMERO DEI CADUTI DI CEFALONIA
Un incredibile balletto
di false cifre
* * *
Ecco quanto scriveva su Cefalonia nel 2002 il sito della Difesa:
"Nell'isola di Cefalonia ed in eventi immediatamente successivi persero la vita 9646 soldati italiani dell'"Acqui".
Dato l'anno cui risale il dato -il 2002- l'inesattezza era SCUSABILE ma oggi che i dati sono stati ridimensionati a circa un quinto (meno di 1.700) per effetto delle mie ricerche PROPRIO negli UFFICI ed ARCHIVI MILITARI ciò risulta essere quello che è sempre stato: un FALSO STORICO che deve essere CORRETTO al più presto anche per evitare la taccia di MENTITRICI alle nostre FFAA.
Massimo Filippini
Sito Difesa su Cefalonia
* * *
AL MINISTRO IGNAZIO LA RUSSA

I COMUNISTI
spadroneggiano nell' Ass. ne 'Acqui' espellendo da essa chi
-COME LO SCRIVENTE-
non lo è e piangono lacrime solo sui soldati della 'Acqui'
da loro trasformati in 'Partigiani' mentre delle FFAA non risulta gliene freghi assolutamente niente.
La cosa più triste è che le FFAA fingono di non accorgersi di tale stortura.
Ci pensi Lei, signor Ministro !

Massimo Filippini
Orfano di un Martire di Cefalonia
(espulso 'de facto' dall'Ass. ne Acqui)
____
PARATA MILITARE 2 GIUGNO ONORE ALLE FFAA !
Da 'La 2^ guerra mondiale di E. Biagi'
UN'ALTRA SMENTITA PER I PROPALATORI DI BUGIE

Le due pagine, tratte dalla "Seconda Guerra Mondiale" una collana di 8 volumi diretta da Enzo Biagi negli anni '80, sono un'altra prova che smentisce le cifre stratosferiche dei poveri Caduti fatte dalla Sinistra per motivi ideologici e da taluni mestatori per attribuire al Gen. Gandin la 'colpa' dell'immane strage allo scopo di ridimensionare le gravissime responsabilità di coloro che ne ostacolarono l'azione di comando: il cap. Pampaloni e l'allora ten Apollonio il quale, come scrisse
-sulla base di quanto acquisito agli atti-
il PM Pietro Stellacci nella sua Requisitoria al processo contro i 'ribelli' al gen. Gandin,
"pochi giorni dopo la resa era talmente affiatato con i tedeschi da partecipare alla loro mensa ufficiali"...

Massimo Filippini

(il cui Padre anzichè andare a pranzo con i tedeschi come Apollonio venne fucilato da costoro come un cane il 25 sett. '43).
__________________
* * *
Un libro di H. F. MEYER
aspramente critico contro le infamie compiute dalla divisione 'Edelweiss'
-anche a Cefalonia-
riduce il numero delle vittime a circa 2000.
Anche Meyer fino ad oggi
portato alle stelle dalla 'vulgata canonica'
sarà diventato 'revisionista' o più semplicemente
avrà detto
la Verità ?
Povero Paoletti,
ANCHE GLI AMICI TI TRADISCONO
e questo è solo l'inizio.....
Se fossi in te scriverei una letteraccia a Meyer come quelle che scrivi contro di me ma forse è meglio che cambi mestiere.
Dai retta al tuo ex amico
Massimo Filippini

20 dic. 2007
___________________________--
Da 10.000 a 2.000 !
° ° °
HERMANN FRANK MEYER
autore di 'Bluetiges Edelweiss' ('Edelweiss sanguinanti') HA RILASCIATO UN'INTERVISTA
al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung in cui, pur muovendosi nell'ambito della 'vulgata' cara ad una certa storiografia politicizzata come quella di Sinistra
-alla quale mostra di essere 'organico'-
se ne discosta però sull'entità numerica dei Caduti da lui quantificati
-al pari dello scrivente-
intorno ai 2000 .
In attesa di pubblicare un commento alla predetta che tenga conto di tutte le imprecisioni e inesattezze
-soprattutto giuridiche-
in essa contenute
(ad. es. l'estradizione di un cittadino tedesco in Italia non è possibile)
la segnalo a TUTTI i propalatori dei FALSI dati numerici di Cefalonia tra i quali ultimamente si è distinto l'insegnante di tedesco Paoletti il quale, ferocemente critico verso di me, mi ha additato ai (pochi) suoi lettori come chi, per suoi perversi fini
-e non a seguito di approfondite ricerche storiche-
si è divertito a
CANCELLARE
molti nomi dei Caduti.
Lo invito ora a rivolgersi a H. F. Meyer
-con cui ha dimestichezza-
per farsi spiegare come anche costui sia giunto alle mie stesse conclusioni.
Coraggio Paolo, fallo in nome della nostra vecchia e ormai finita amicizia:
non nasconderti dietro l' ultima 'mattonata' che hai scritto in cui
-per contestarmi senza avere alcuna prova-
hai rimproverato a chi, come me, ha avuto il padre assassinato dai tedeschi in una tragedia che 10 anni fa tu neanche conoscevi,
che 'con i morti non si gioca' .
Dimostra che se non sei un buon ricercatore storico, sei almeno una persona onesta e chiedi a Meyer spiegazioni in merito.
Ti do' la mia parola che pubblicherò in questo sito il tuo 'carteggio' con il predetto.
Con profondo cordoglio (per la fine delle tue balle)
Massimo Filippini
23 dicembre 2007

TESTO INTERVISTA:
Süddeutsche Zeitung 271, pagina 46
In Germania il massacro di Cefalonia non viene affrontato giuridicamente

„Hanno infierito spaventosamente“

Hermann Frank Meyer e le sue ultime conoscenze sul crimine della 1° Divisione da Montagna.

Nel settembre 1943 le truppe da montagna tedesche uccisero un gran numero di italiani sull’isola greca. Per decenni tutte le indagini su presunti colpevoli sono state insabbiate. Poco tempo fa, la Corte d’Appello regionale di Monaco ha archiviato l’ultimo processo ancora pendente contro l’ex tenente Otmar M. Motivazione: un omicidio non sarebbe più perseguibile, tutt’al più si potrebbe prendere in considerazione come omicidio doloso. Quesa fattispecie sarebbe però caduta in prescrizione.
Il 67enne Hermann Frank Meyer non riesce a capire questo verdetto. L’ex imprenditore è da decenni sulle tracce dei crimini della Wehrmacht. Per il suo ultimo libro („La stella alpina insanguinata. La prima Divisione da Montagna nel secondo conflitto mondiale“, editore Links, Berlino, ca. 800 pagine) che dovrebbe apparire alla fine dell’anno, ha fatto ricerche per 15 anni.

SZ: Cefalonia è ritenuta oggi uno dei maggiori crimini di guerra della Wehrmacht. Quanti Italiani furono veramente uccisi allora?
Hermann Frank Meyer: Le cifre vanno da 4.000 fino a 10.000 morti. Esse sono molto esagerate. Nel mio libro mi sono occupato con queste cifre in modo accurato. Secondo il mio calcolo allora sono morti in totale circa 4.000 Italiani; 2.500 sono morti sull’Isola, nelle esecuzioni, ma anche in azioni di combattimento o nei massicci bombardamenti della Luftwaffe. Altri 1.500 prigionieri sono morti durante il trasporto dall’Isola, perché le navi sono finite sulle mine ed affondate.

SZ: Ciò significa che il numero degli uomini effettivamente trucidati non potrà più essere determinabile in modo reale?
Meyer: Quanti dei 2.500 Italiani sull’Isola siano stati veramente fucilati non posso dirlo. Ad essere documentata è la fucilazione di 137 Ufficiali presso la “Casa Rossa”, dove entrarono in azione almeno 4 plotoni. Il primo ad essere fucilato alle ore 8 del giorno 24 settembre fu il Comandante Generale italiano Antonio Gandin. Le fucilazioni andarono avanti fino a mezzogiorno. Ne uscirono vivi 36 Ufficiali in quanto originari dell’Alto Adige, oppure poterono dimostrare di essere Fascisti, oppure infine furono salvati da un sacerdote italiano che aveva implorato il Comandante Maggiore von Hirschfeld di salvar loro la vita.

SZ: Una cosa sono i numeri. Ma poi come ha reagito al massacro la giustizia del dopoguerra?
Meyer: ci furono in tutto quattro grandi processi, uno in Italia e tre in Germania. L’unico ad essere condannato fu il generale Hubert Lanz (comandante della Divisione NdR). In un processo successivo a Norimberga, nel 1948, fu condannato a dodici anni di prigione, ma dopo tre anni fu di nuovo libero. Nel 1951 fu di nuovo accusato – ed assolto.
I numeri effettivi delle vittime furono allora totalmente ignorati.
Gli accusatori erano mal preparati. Si parlava sempre di 15 o 25 ufficiali giustiziati. Andò a vantaggio di Lanz anche il fatto che egli avrebbe rifiutato l’ordine del Führer di fucilare i prigionieri. Questo è un mito, un‘assurdità totale. Al contrario: aveva il potere di far prevalere la mitezza, ma non lo ha fatto.

SZ: e gli altri processi?
Meyer: furono archiviati.

SZ: anche in Italia?
Meyer: sì, all’inizio degli anni ’50 vi furono indagini su circa trenta tedeschi in contumacia. Ho trovato prove che il governo italiano non era in alcun modo interessato a portare avanti questo processo.
Si voleva che i tedeschi entrassero nella NATO, nel qual caso un processo sarebbe stato d’intralcio. Il giudice militare di Roma chiese aiuto al Ministero degli Esteri per gli accertamenti e le richieste di estradizione.
Il Ministero degli Esteri, però, nel 1956 rifiutò di richiedere l’estradizione dei tedeschi. Nel 1960, infine, tutte le richieste furono sospese.

SZ: quindi l’Italia, in generale, ha rinunciato a ciascuna estradizione?
Meyer: sì, nella Prefettura Militare di Roma giacevano 695 atti preliminari su crimini irrisolti delle SS e della Wehrmacht in Italia, che erano stati raccolti dagli Alleati.
I documenti furono archiviati in un armadio della Prefettura. In questo cosiddetto „armadio della vergogna“ c’erano anche gli atti di Cefalonia.

SZ: cosa fece la giustizia tedesca?
Meyer: la Procura della Repubblica di Dortmund portò avanti dal 1964 una indagine molto ampia, che fu archiviata quattro anni dopo con motivazioni scandalose. Nel 1999 fu ripresa in mano dal Procuratore Capo Ulrich Maass. La causa, fra l’altro, fu la pubblicazione un articolo della Süddeutsche Zeitung del marzo 2003 scritto da Christiane Kohl, nel quale erano citati i diari di soldati tedeschi e venivano pubblicate le foto scioccanti della fucilazione di un generale italiano e del suo Capo di Stato Maggiore. Maass esaminò circa 3500 membri della Wehrmacht incluso l’ex tenente Otmar M., che comandava il suddetto plotone d’esecuzione. Questo processo fu spostato a Monaco per ragioni di competenza. E là ora è stato archiviato.

SZ: qual è la sua competenza?
Meyer: nell’ordinanza di archiviazione di Dortmund c’è una frase che mi lascia tendere l’orecchio. Dice che per quanto attiene al processo di Monaco, gli estremi della crudeltà nell’omicidio non sono stati sufficientemente provati.

SZ: ma questo è un rimprovero fra colleghi.
Meyer: sì, lo penso anch’io. Secondo me i pubblici ministeri di Monaco sapevano troppo poco sui fatti di Cefalonia. Si immagini: la fucilazione degli ufficiali è durata quattro ore, dalle 8 del mattino fino a mezzogiorno. La gente stava nel cortile e attendeva la propria esecuzione. Se questa non è crudeltà allora cos’è?

SZ: perché gli accusatori sono così timidi? Si vuol chiudere solo il fascicolo degli atti, o c‘entra anche il fatto che oggi i colpevoli hanno dagli 80 ai 90 anni e non si vuole più portarli in tribunale?
Meyer: Nel corso degli anni ho visionato più di 300 inchieste preliminari su crimini della Wehrmacht in Germania. In nessun caso si è arrivati all’apertura di un processo. Naturalmente si volevano chiudere i fascicoli degli atti. Capisco tuttavia che non si vogliano portare questi anziani in prigione. Ma, dal punto di vista delle vittime, un processo sarebbe stato un segnale forte per mettersi ad elaborare il passato.

SZ: l‘ex tenente M. ha 86 anni. Ora può tirare un sospiro di sollievo.
Meyer: non del tutto. Dopo l’archiviazione in Germania, un processo contro M. è stato istruito in Italia. In questo caso i parenti delle vittime hanno fatto molta pressione.

SZ: pare che in Italia il Codice Penale sia concepito in maniera diversa, specie a riguardo della fattispecie dell’omicidio.
Meyer: sì, per l’appunto non esistono queste sottili differenze fra gli estremi oggettivi e soggettivi dell’omicidio.

SZ: rimane anche la macchia che nessun tribunale tedesco abbia mai portato un responsabile del massacro di Cefalonia alla resa dei conti.
Meyer: Sì. E questo di fronte a uno dei più grandi crimini della Wehrmacht...

SZ:...Che ancor oggi viene contestato dai reduci delle truppe alpine.
Meyer: questo è grave. Tanti non vogliono ammettere che, nel sud-est Europa la 1° Divisione da Montagna abbia infierito tremendamente. Non solo a Cefalonia, ma anche a Corfù e nell’Albania meridionale furono massacrati dei prigionieri italiani. Per di più, con le cosiddette „misure di espiazione“ – in una reazione totalmente sproporzionata agli attentati ai militari della Wehrmacht – migliaia di civili furono uccisi, centinaia di villaggi dati alle fiamme e i campi devastati, per togliere alla popolazione i mezzi di sussistenza. Per le truppe da montagna, ancor oggi il generale Lanz è un resistente e un eroe, perché – a quanto pare – non ha ubbidito agli ordini del Führer ed ha rifiutato la fucilazione dei prigionieri a Cefalonia. Queste sono leggende che confuto nel mio libro. Lanz ha passato l’ordine criminale e in un caso particolare lo ha aggravato. Non c’è niente da fare.

SZ: a cosa si appoggiano le sue conoscenze?
Meyer: i dati risultano in maniera inequivocabile da inchieste preliminari, documenti della Wehrmacht, appunti di soldati. Già prima del trasferimento a Cefalonia essi sapevano che gli italiani dovevano essere fucilati.

SZ: signor Meyer, cos’è che effettivamente La spinge ad indagare crimini di guerra da decenni?
Meyer: mio padre era dislocato in Grecia come ufficiale contabile. Nel 1943 fu dichiarato disperso. Nel 1963 mi sono recato per la prima volta in Grecia per indagare sulla sua morte. Alla fine ho trovato la sua tomba ed ho riportato a casa le sue ossa. Però ho elaborato il trauma dopo 25 anni di ricerche, in un altro libro. Il tema non mi ha più abbandonato.

(Intervista di Alexander Krug)

[Box] Il saluto di un sopravvissuto
La storia si trovava in una vecchia edizione del manuale portuale “Le coste greche” di Rod Heinkell: durante il massacro di Cefalonia, un giovane ufficiale italiano era riuscito a salvarsi tuffandosi in mare dal ciglio di una scogliera presso Sidikhi. Fece a nuoto le due miglia dello stretto di Itaca e prese terra nel porto di Agios Ioannis. Da qui riuscì a raggiungere l’Italia.
Il giovane ufficiale divenne poi il capitano di una nave che percorreva regolarmente la rotta Bari-Igoumenitsa-Patrasso. Il percorso abituale fa passare i traghetti ad est, davanti ad Itaca. Ma egli conduceva regolarmente la sua nave nello stretto fra Itaca e Cefalonia. E sempre, quando doppiava le scogliere da cui si era tuffato, le salutava con la sirena.

Da www.amazon.com:

Breve descrizione del libro di H.F. Meyer:
La Edelweiss (stella alpina) era il simbolo della 1° Divisione da Montagna della Wehrmacht, un corpo d’èlite attorno al quale ben presto sorse un mito. Ancora decenni dopo, la stella alpina era “simbolo delle migliori tradizioni tedesche in guerra e in pace”. Tali tradizioni però non comprendevano i crimini di guerra commessi dalla 1° Divisione nel secondo conflitto mondiale, come l’uccisione di civili jugoslavi, greci e albanesi in ritorsione agli attacchi dei partigiani, o il massacro di più di 2000 prigionieri di guerra italiani a Cefalonia. Dopo 15 anni di intense ricerche in archivi e presso testimoni oculari, Hermann Meyer presenta per la prima volta una storia completa e senza trucchi degli alpini della "Edelweiss": dalle prime missioni nella campagna di Polonia e di Francia, all’avanzata nel Caucaso e ai crimini nel Sud-Est europeo fino alle carriere di alcuni alpini nell’esercito federale del dopoguerra.
__________
Süddeutsche Zeitung 271, pagina 46

In Germania il massacro di Cefalonia non viene affrontato giuridicamente

„Hanno infierito spaventosamente“

Hermann Frank Meyer e le sue ultime conoscenze sul crimine della 1° Divisione da Montagna.

Nel settembre 1943 le truppe da montagna tedesche uccisero un gran numero di italiani sull’isola greca. Per decenni tutte le indagini su presunti colpevoli sono state insabbiate. Poco tempo fa, la Corte d’Appello regionale di Monaco ha archiviato l’ultimo processo ancora pendente contro l’ex tenente Otmar M. Motivazione: un omicidio non sarebbe più perseguibile, tutt’al più si potrebbe prendere in considerazione come omicidio doloso. Questo stato di fatto sarebbe però caduto in prescrizione.
Il 67enne Hermann Frank Meyer non riesce a capire questo verdetto. L’ex imprenditore è da decenni sulle tracce dei crimini della Wehrmacht. Per il suo ultimo libro („La stella alpina insanguinata. La prima Divisione da Montagna nel secondo conflitto mondiale“, editore Links, Berlino, ca. 800 pagine) che dovrebbe apparire alla fine dell’anno, ha fatto ricerche per 15 anni.

SZ: Cefalonia è ritenuta oggi uno dei maggiori crimini di guerra della Wehrmacht. Quanti Italiani furono veramente uccisi allora?
Hermann Frank Meyer: Le cifre vanno da 4.000 fino a 10.000 morti. Esse sono molto esagerate. Nel mio libro ho confrontato queste cifre in modo accurato. Secondo il mio calcolo allora sono morti in totale circa 4.000 Italiani; 2.500 sono morti sull’Isola, nelle esecuzioni, ma anche in azioni di combattimento o nei massicci bombardamenti della Luftwaffe. Altri 1.500 prigionieri sono morti durante il trasporto dall’Isola, perché le navi sono finite sulle mine ed affondate.

SZ: Ciò significa che il numero degli uomini effettivamente trucidati non potrà più essere determinabile in modo reale?
Meyer: Quanti dei 2.500 Italiani sull’Isola siano stati veramente fucilati non posso dirlo. Ad essere documentata è la fucilazione di 137 Ufficiali presso la “Casa Rossa”, dove entrarono in azione almeno 4 plotoni. Il primo ad essere fucilato alle ore 8 del giorno 24 settembre fu il Comandante Generale italiano Antonio Gandin. Le fucilazioni andarono avanti fino a mezzogiorno. Ne uscirono vivi 36 Ufficiali in quanto originari dell’Alto Adige, oppure poterono dimostrare di essere Fascisti, oppure infine furono salvati da un sacerdote italiano che aveva implorato il Comandante Maggiore von Hirschfeld di salvar loro la vita.

SZ: Una cosa sono i numeri. Ma poi come ha reagito al massacro la giustizia del dopoguerra?
Meyer: ci furono in tutto quattro grandi processi, uno in Italia e tre in Germania. L’unico ad essere condannato fu il generale Hubert Lanz (comandante della Divisione NdR). In un processo successivo a Norimberga, nel 1948, fu condannato a dodici anni di prigione, ma dopo tre anni fu di nuovo libero. Nel 1951 fu di nuovo accusato – ed assolto.
I numeri effettivi delle vittime furono allora totalmente ignorati.
Gli accusatori erano mal preparati. Si parlava sempre di 15 o 25 ufficiali giustiziati. Andò a vantaggio di Lanz anche il fatto che egli avrebbe rifiutato l’ordine del Führer di fucilare i prigionieri. Questo è un mito, un‘assurdità totale. Al contrario: aveva il potere di far prevalere la mitezza, ma non lo ha fatto.

SZ: e gli altri processi?
Meyer: furono archiviati.

SZ: anche in Italia?
Meyer: sì, all’inizio degli anni ’50 vi furono indagini su circa trenta tedeschi in contumacia. Ho trovato prove che il governo italiano non era in alcun modo interessato a portare avanti questo processo.
Si voleva che i tedeschi entrassero nella NATO, nel qual caso un processo sarebbe stato d’intralcio. Il giudice militare di Roma chiese aiuto al Ministero degli Esteri per gli accertamenti e le richieste di estradizione.
Il Ministero degli Esteri, però, nel 1956 rifiutò di richiedere l’estradizione dei tedeschi. Nel 1960, infine, tutte le richieste furono sospese.

SZ: quindi l’Italia, in generale, ha rinunciato a ciascuna estradizione?
Meyer: sì, nella Prefettura Militare di Roma giacevano 695 atti preliminari su crimini irrisolti delle SS e della Wehrmacht in Italia, che erano stati raccolti dagli Alleati.
I documenti furono archiviati in un armadio della Prefettura. In questo cosiddetto „armadio della vergogna“ c’erano anche gli atti di Cefalonia.

SZ: cosa fece la giustizia tedesca?
Meyer: la Procura della Repubblica di Dortmund portò avanti dal 1964 una indagine molto ampia, che fu archiviata quattro anni dopo con motivazioni scandalose. Nel 1999 fu ripresa in mano dal Procuratore Capo Ulrich Maass. La causa, fra le altre cose, fu la pubblicazione un articolo della Süddeutsche Zeitung del marzo 2003 scritto da Christiane Kohl, nel quale erano citati i diari di soldati tedeschi e venivano pubblicate le foto scioccanti della fucilazione di un generale italiano e del suo Capo di Stato Maggiore. Maass esaminò circa 3500 membri della Wehrmacht incluso l’ex tenente Otmar M., che comandava il suddetto plotone d’esecuzione. Questo processo fu spostato a Monaco per ragioni di competenza. E là ora è stato archiviato.

SZ: qual è la sua competenza?
Meyer: nell’ordinanza di archiviazione di Dortmund c’è una frase che mi lascia tendere l’orecchio. Dice che per quanto attiene al processo di Monaco, gli estremi della crudeltà nell’omicidio non sono stati sufficientemente provati.

SZ: ma questo è un rimprovero fra colleghi.
Meyer: sì, lo penso anch’io. Secondo me i pubblici ministeri di Monaco sapevano troppo poco sui fatti di Cefalonia. Si immagini: la fucilazione degli ufficiali è durata quattro ore, dalle 8 del mattino fino a mezzogiorno. La gente stava nel cortile e attendeva la propria esecuzione. Se questa non è crudeltà allora cos’è?

SZ: perché gli accusatori sono così timidi? Si vuol chiudere solo il fascicolo degli atti, o c‘entra anche il fatto che oggi i colpevoli hanno dagli 80 ai 90 anni e non si vuole più portarli in tribunale?
Meyer: Nel corso degli anni ho visionato più di 300 inchieste preliminari su crimini della Wehrmacht in Germania. In nessun caso si è arrivati all’apertura di un processo. Naturalmente si volevano chiudere i fascicoli degli atti. Capisco tuttavia che non si vogliano portare questi anziani in prigione. Ma, dal punto di vista delle vittime, un processo sarebbe stato un segnale forte per mettersi ad elaborare il passato.

SZ: l‘ex tenente M. ha 86 anni. Ora può tirare un sospiro di sollievo.
Meyer: non del tutto. Dopo l’archiviazione in Germania, un processo contro M. è stato istruito in Italia. In questo caso i parenti delle vittime hanno fatto molta pressione.

SZ: pare che in Italia il Codice Penale sia concepito in maniera diversa, specie a riguardo dello stato di fatto dell’omicidio.
Meyer: sì, per l’appunto non esistono queste sottili differenze fra gli estremi oggettivi e soggettivi dell’omicidio.

SZ: rimane anche lo stigma che nessun tribunale tedesco abbia mai portato nessun responsabile del massacro di Cefalonia alla resa dei conti.
Meyer: Sì. E questo di fronte a uno dei più grandi crimini della Wehrmacht...

SZ:...Che ancor oggi viene contestato dai reduci delle truppe alpine.
Meyer: questo è grave. Tanti non vogliono ammettere che, nel sud-est Europa la 1° Divisione da Montagna abbia infierito tremendamente. Non solo a Cefalonia, ma anche a Corfù e nell’Albania meridionale furono massacrati dei prigionieri italiani. Per di più, con le cosiddette „misure di espiazione“ – in una reazione totalmente sproporzionata agli attentati ai militari della Wehrmacht – migliaia di civili furono uccisi, centinaia di villaggi dati alle fiamme e i campi devastati, per togliere alla popolazione i mezzi di sussistenza. Per le truppe da montagna, ancor oggi il generale Lanz è un resistente e un eroe, perché – a quanto pare – non ha ubbidito agli ordini del Führer ed ha rifiutato la fucilazione dei prigionieri a Cefalonia. Sono leggende che confuto nel mio libro. Lanz ha passato l’ordine criminale e in un caso particolare lo ha aggravato. Non c’è niente da fare.

SZ: a cosa si appoggiano le sue conoscenze?
Meyer: i dati risultano in maniera inequivocabile da inchieste preliminari, documenti della Wehrmacht, appunti di soldati. Già prima del trasferimento a Cefalonia essi sapevano che gli italiani dovevano essere fucilati.

SZ: signor Meyer, cos’è che effettivamente La spinge ad indagare crimini di guerra da decenni?
Meyer: mio padre era dislocato in Grecia come ufficiale contabile. Nel 1943 fu dichiarato disperso. Nel 1963 mi sono recato per la prima volta in Grecia per indagare sulla sua morte. Alla fine ho trovato la sua tomba ed ho riportato a casa le sue ossa. Però ho elaborato il trauma dopo 25 anni di ricerche in un altro libro. Il tema non mi ha più abbandonato.

(Intervista di Alexander Krug)
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* * *
MEA CULPA, MEA CULPA, MEA MAXIMA CULPA
Il mio 'pentimento' su Cefalonia*
(v. nota a fine articolo)
A seguito delle recentissime ricerche
da me compiute oltre che in Italia anche
in Germania e in Grecia
ho potuto quantificare
in 11. 523
le Vittime del
MASSACRO DI CEFALONIA su 11.525 (undicimilacinquecentoventicinque) componenti la div. Acqui.
Presto pubblicherò i Documenti in copia originale in modo da soddisfare l'ansia di sapere di tanti
VALIDISSIMI
ricercatori italiani tra i quali si staglia luminosa la figura di
PAOLO PAOLETTI
che da sempre aveva capito tutto parlando di
STERMINIO CICLOPICO.
Gli chiedo umilmente scusa.
Per ora mi limito a fornire il dato identificativo del Fascicolo che ho scoperto all'Ufficio Storico di Roma che è il seguente:
H68 - 55F- DA 2S.
Chiunque può consultarlo presso detto Ufficio.
I restanti Documenti
-greci e tedeschi-
sono in corso di traduzione e non appena la stessa sarà ultimata sarà mia premura farli conoscere agli
STUDIOSI
che con tanta diligenza si occupano della questione.
Per il momento mi SCUSO profondamente con essi per non aver dato credito al loro scetticismo sulle mie precedenti ricerche che li ha portati
GIUSTAMENTE
a qualificarmi come
RIDUZIONISTA o NEGAZIONISTA
(e magari simpatizzante dei nazisti malgrado costoro abbiano ucciso mio Padre)
come ha fatto in primis
l'eminente PROFESSORE
-non so di che cosa-
PAOLETTI.
Avevi ragione tu, Paolo ed avevano ragione l'Associazione ACQUI, i Comunisti -compresi i congiunti, comunisti anch'essi, di alcuni Caduti- i quali
per desiderio
UNICAMENTE
di giustizia
e non per
FINI IDEOLOGICI
si interessano della questione come anche i loro compagni di cordata dell'Ufficio Storico EI e il Ministro della Difesa il quale
-sapendo da sempre come stavano le cose-
non ha voluto umiliarmi
EVITANDO DI RISPONDERE
alla mia lettera indirizzatagli a settembre 2006 in cui da
IGNORANTE
gli chiedevo il parere sul dato numerico dei Caduti da me
ERRONEAMENTE
quantificato nel mio ultimo libro in meno di
1700 soldati morti
'PER MANO DEI TEDESCHI'.
GRAZIE MINISTRO PARISI
per non avermi voluto umiliare rispondendomi !!
Ed io ingrato non l'avevo capito !.
CHIEDO
umilmente scusa a TUTTI COSTORO oltre che alle tante Associazioni come l'ANPI che su Cefalonia hanno mostrato di essere preparatissime o quelle militari che parlando di 'oltre 10.000 morti' hanno sì sbagliato per difetto ma di poco e non -come me- in modo tanto esagerato.
Dimenticavo: preso dalla foga di recitare questo doveroso
MEA CULPA
quasi lasciavo senza risposta la legittima curiosità del lettore di sapere chi siano stati i
DUE SUPERSTITI DELLA STRAGE.
E' presto detto: essi furono i due capitani sparatori
Amos Pampaloni e Renzo Apollonio.
Tutti gli altri come detto morirono.
Invito di conseguenza quanti si interessano alla vicenda a
DIFFIDARE
di coloro che si presntino nelle vesti di
REDUCI O SOPRAVVISSUTI
in quanto lo
STERMINIO
fu totale.
Mi auguro con ciò di essere entrato nel novero di coloro che a partire dal 13 settembrre 1945 (con il primo Comunicato del governo Parri), gettarono le basi per una CORRETTA conoscenza della vicenda anche sotto il profilo numerico di cui io
COLPEVOLMENTE
ho dubitato.

MEA CULPA MEA CULPA MEA MAXIMA CULPA !

Massimo Filippini

*Per la serie "Come è facile raccontare fregnacce su Cefalonia"

6 dicembre 2007
______
* * *
OGNUNO HA LE SUE CIFRE PERSONALI:
WLADIMIRO SETTIMELLI E' A QUOTA 8.000

I numeri delle Vittime di Cefalonia sparati a casaccio dal direttore di "Patria Indipendente"
" E forse che la Patria non stava a fianco
degli ottomila
valorosi sterminati a Cefalonia ? "
Wladimiro Settimelli
(Da "Patria Indipendente" del 5.2.05)
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* * *
PREMIO ACQUI STORIA
Il PREMIO ACQUI STORIA festeggia i 38 anni di vita.
Nato nel 1968 per donare ad Acqui terme una manifestazione di alto interesse culturale e turistico
e per ricordare e onorare il sacrificio di
migliaia di soldati italianai della Divisione Acqui massacrati
dai tedeschi a Cefalonia nel 1943,
sta ottenendo sempre maggiori riconoscimenti e successi e dal
2003 si fregia dell'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
(Dal sito del Comune di Acqui Terme)
_______________

BREVE COMMENTO:
Signor Sindaco di Acqui Terme se non se n' è accorto glielo dico io:
le "migliaia" di soldati massacrati a Cefalonia esistono solo nella fantasia di storici "somari" e/ o "in malafede".

Massimo Filippini
Orfano di un Martire
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* * *
I MORTI 'VERI' DI CUI NESSUNO PARLA

"Gli italiani ebbero circa 15.000 morti nel Dodecaneso, di cui almeno dodicimila annegarono nelle navi che li trasportavano nei lager tedeschi e che
furono affondate dagli Alleati
(sul DONIZETTI, ORION. PETRELLA si ebbero rispettivamente 1.800, 4.000, 6.400 morti).

Dal Sito www.trentocina.it
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* * *
"La Divisione "Acqui" ebbe
-sull'isola di Cefalonia-
1734 Caduti per mano tedesca
tra morti in combattimento o fucilati prima e dopo la resa".

Sarebbe interessante sapere da dove il sito dell'ANPI
-che considera Cefalonia come 'cosa sua'-
abbia tratto i dati che lo hanno portato a scrivere che
" A Cefalonia furono sterminati in pochi giorni 9.500 soldati italiani su 11.500, e 390 ufficiali su 525".

La sicumera con cui detto detto Sito afferma quanto sopra, presuppone che esso sia bene informato e che disponga di fonti di primissimo ordine.

Ci auguriamo che non voglia tenerle per sè ma le renda pubbliche facendo abbeverare ad esse anche gli 'scettici' come chi scrive: poichè quei gentiluomini, unitamente ai loro sostenitori
-diretti e indiretti-
fingono che il sottoscritto non esista, quando leggeranno
(perchè lo leggeranno, come fanno sempre),
questo rilievo che è anche una richiesta,
sono pregati di diffondere 'urbi et orbi' di dove hanno tratto tali iperboliche cifre tenendo presente che due più due fa quattro e non un'altra cifra moltiplicata a loro piacimento.

Stavolta le chiacchiere stanno a zero: quello che contano sono i numeri.

Massimo Filippini
° ° °
A furia di sentirlo ripetere fin dal 1943 ci avevo creduto anch'io: la Divisione Acqui fu "sterminata" quasi al completo dai tedeschi e mio Padre fu una delle migliaia e migliaia di Vittime della furia nazista.
Ma ora, l'equivoco, durato fino ad oggi, è finito e tutta la produzione letteraria sull'argomento dovrà fare i conti con il nuovo dato dei Caduti (meno di 1800) che
HO PORTATO
a conoscenza del pubblico e, di conseguenza, nulla sarà più come prima a cominciare dall'epopea edificata su migliaia di morti mai avvenute a Cefalonia, che rischia seriamente di tracimare dall'ambito del mito in quello della cronaca nera.
Dai e dai i Pifferai di Cefalonia hanno tirato troppo la corda ed ora si apprestano a pagare le conseguenze delle loro vergognose frottole.
Tutti nessuno escluso.

Massimo Filippini
________________
* * *
LE INCREDIBILI
BUGIE
SUL NUMERO DEI MORTI
_________

E' incredibile come in pieno 2006 non si abbia scrupolo alcuno nel ricostruire la vicenda di Cefalonia senza curarsi di approfondire alcunchè ma ripetendo la solita menzogna dei "9000 massacrati sull'isola" per l'occasione diventati addirittura 11.000
Quel che più demoralizza è il fatto che a queste celebrazioni si associno esponenti delle Forze Armate senza minimamente preoccuparsi se le ricostruzioni cui essi partecipano siano veritiere ma, al contrario facendole addirittura proprie.
Per rendersene conto riportiamo l'articolo che segue tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 27 gennaio 2006:

"L'esercito ricorda nel Giorno della Memoria l'eccidio di Cefalonia attraverso il romanzo I Fiori di Cefalonia di Mino Rollo.
L'appuntamento si terrà oggi alle 19 a Bari al Circolo Unificato del Presidio- Esercito in via Cairoli 80.
A ricordare il massacro della Divisione «Acqui»,

(circa 11mila caduti ad opera dei nazisti),

saranno il sottosegretario alla Difesa, sen. Giorgio Costa,
il Generale di Divisione e comandante regionale dell'esercito, Generale Francesco Paolo Spagnolo e il giornalista Gustavo Delgado.
Il romanzo di Rollo parte dalla testimonianza di un sopravvissuto pugliese ancora vivente, Angelo Mirto di Carmiano.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre '43, la Divisione Acqui si schierò col popolo greco contro i Tedeschi e tra il 15 e il 23 settembre fu massacrata dall'aviazione e dai mezzi corazzati nazisti.
Lo stesso Generale Antonio Gandin trovò la morte assieme ai suoi ufficiali mediante fucilazioni di massa.
I pochi superstiti, come Mirto, furono salvi miracolosamente.
I poveri resti della Divisione «Acqui» furono seppelliti in fosse comuni a Cefalonia, bruciati o gettati in mare e solo alcune decine furono oggi riposano nel Sacrario ai Caduti di oltremare di Bari.

27/01/2006
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Ogni ulteriore commento è del tutto superfluo
MF
* * *

CIAMPI NOMINA CAVALIERE SOPRAVVISSUTO ECCIDIO DI CEFALONIA
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* * *
Siamo lietissimi per l'onorificenza concessa da Ciampi al sopravvissuto ma sarebbe anche il caso che qualcuno dica al Presidente che a Cefalonia non ci fu una "strage nella quale perirono migliaia di soldati italiani" come anch' egli sostiene da sempre.
Siamo in democrazia e far rilevare al Capo dello Stato un errore non è un delitto di lesa maestà ma semmai una manifestazione della stessa...anche se dobbiamo rilevare che Ciampi sembra prediligere i sopravvissuti
-come il suo grande amico Pampaloni-
piuttosto che i Figli dei morti ammazzati, specialmente quelli che -come il sottoscritto- sono critici con la versione dei fatti 'ad usum delphini'.
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Articolo tratto da virgilio.it
* * *
-I NUMERI DEL 'GRANDE RICERCATORE' PAOLETTI-

Una conferma indiretta, ma non per questo meno importante, ci viene da quanto ha scritto l'osannato (nella natìa rossa Toscana) 'ricercatore' fiorentino Paolo Paoletti di cui ci piace riportare la palese contraddizione in cui è caduto nello sproloquiare sul numero dei Martiri di Cefalonia.
Il tutto si ricava dal suo libro "I traditi di Cefalonia" dove, ad espressioni da cui si evince un iperbolico numero di caduti, come le due che riportiamo:
la prima
( "A Cefalonia il soldato tedesco riscoprì l’istinto primordiale dell’eliminazione fisica del nemico sconfitto. Nel 1943 lo sterminio sistematico e di massa dei prigionieri di guerra sembrava appartenere al passato, alle epoche “barbariche”, o meglio delle culture precolombiane in genere. Invece solo nell’ isola ionica di Cefalonia, si dovette assistere ad uno degli episodi più degradanti nella storia della Wehrmacht", pag. 11),
e la seconda
("Dei 12.500 militari della divisione Acqui, a fine guerra ne erano caduti 10.500...", pag. 18),
fa riscontro, in chiusura,
un' involontaria ammissione dell'esiguità del numero dei caduti come si ricava dalla seguente espressione:
" Ai martiri di Cefalonia si sono eretti monumenti e dedicate vie e piazze in tutta Italia, perché gli uomini dell’Acqui provenivano non solo dal Piemonte ma vi erano
67 toscani (7), siciliani, trentini, molti veneti (8), calabresi", (pag. 18), alla quale -per conferire il necessario rigore storico - ricercativo in cui il Paoletti è maestro si aggiunge in nota:
7- Nell’opuscolo “La battaglia della Acqui”, pubblicato dal Comune di Firenze, nel 1973, si elencano i nomi dei fiorentini caduti .
Sessantasette
dunque furono i Martiri toscani e su ciò non abbiamo dubbi provenendo da un "sommo" ricercatore come Paoletti.
Ma partire da 67 per arrivare a 10.500 morti è impresa
-anche sulla base dei documenti in nostro possesso-
impossibile e lo dimostreremo molto presto.
Stavolta la manipolazioni, i ribaltamenti della verità favorevolmente commentati da pseudo critici e ignoranti giornalisti non potranno funzionare perchè con le "aride" cifre non c'è possibilità di imbroglio nè per i Pinocchi nè per i Pifferai.
Condoglianze sincere a tutti costoro
Massimo Filippini
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° ° °
PREMESSA

Sulla base dell'unico riepilogo degno di nota citato più avanti,
il numero dei Caduti nell'isola di Cefalonia,
-morti per mano tedesca-
fu di 1743 militari tra deceduti in combattimento o per fucilazione.
Su tale dato concorda, pur ampliandolo leggermente, il Reduce Olinto Giovanni Perosa che, sulla base delle sue accurate e meticolose ricerche, in un'intervista a "FAMIGLIA CRISTIANA" n. 14 del 30 marzo 2005
ha testualmente affermato che "morirono 2.500 militari italiani su 11.000".
La congrega di "storici", "studiosi" e "ricercatori" che hanno instaurato una sorta di regime storico-culturale, per asservire la tragedia di Cefalonia alla loro ideologia, escludendo ovviamente chi -come lo scrivente- ne sa molto più di tutti loro messi insieme, è avvisata.
Attendo smentite documentalmente provate: in caso contrario mi riterrò autorizzato ad aggiungere alla qualifica di "pinocchi", ad essi già conferita, anche quella di "cialtroni".

Massimo Filippini - Orfano di uno dei 1743 Caduti di Cefalonia
________________
* * *
Alla seconda edizione del libro “La tragedia di Cefalonia” sarà allegata una pubblicazione contenente l’elenco dei Caduti con precisi riferimenti che demoliscono un altro aspetto della “vulgata” canonica che ha creato un mito basato su dati numerici falsi.
Ne riportiamo la prefazione:

La mitizzazione dei fatti di Cefalonia ha dato luogo al sorgere di altrettanti miti paralleli, con il tempo divenuti degli assiomi definitivi e intoccabili, al pari del primo.
Di essi, quello riguardante il numero dei Caduti ha assunto, addirittura, caratteristiche abnormi a causa dell'ossessiva proposizione alla pubblica opinione delle cifre più disparate compiuta senza un preventivo accertamento della loro rispondenza ai fatti e ciò ha portato a dare per scontati dati numerici privi di qualsiasi riscontro atto a giustificarne l'entità.

Su tale aspetto della vicenda, lo scrivente - anche per la sua qualità di orfano di un Caduto- si è sempre astenuto dall'intervenire pur disponendo di dati in netto contrasto con quelli catastrofici riportati a destra e a manca, ma ora di fronte all'ennesima reiterazione di cifre non veritiere compiuta dalla Televisione di Stato nel film "CEFALONIA", continuare a tacere, significherebbe essere complici delle falsità che la stessa ha propinato a milioni di italiani, scrivendo nel Sito della RAI in cui il film viene presentato, quanto segue:
"Cefalonia" ricorda la tragedia dei 9.600 soldati italiani uccisi dai nazisti nell'isola greca, durante la Seconda guerra mondiale".

In aggiunta a ciò, nei fotogrammi finali del film si legge che "i sopravvissuti" furono 1286 mentre "mancavano all'appello 9250 soldati e 390 ufficiali: caduti in battaglia, trucidati dopo la resa, dispersi in mare su navi da carico che dovevano condurli in prigionia, annientati nei lager nazisti".
Secondo tali dati, dunque, i Superstiti di Cefalonia sarebbero stati soltanto 1286, cifra peraltro corrispondente ai cosiddetti 'Banditi Acqui' i quali invece furono solo una parte -quella più fortunata- dei superstiti, essendo rimasti a 'collaborare' con i tedeschi fino a quando costoro lasciarono indisturbati l'isola.

Senza soffermarci sull'impostura per cui la collaborazione di questi 1286 militari con i tedeschi venne trasformata in un altro mito -quello dei 'Banditi Acqui'- di cui abbiamo dimostrato per intero la falsità, possiamo affermare con certezza che il numero dei Superstiti fu di molto superiore a detta cifra, stando a quanto è riportato nell'unico elenco dei Caduti esistente, compilato negli anni '8 0 dall'Associazione Nazionale Superstiti Reduci e Familiari di Caduti Divisione "Acqui" - Sezione Regionale del Lazio.

Esso è contenuto in una pubblicazione dal titolo "ONORE AI CADUTI" dovuta all' iniziativa dell'allora Presidente della Sezione, il gen. dell'esercito Dionisio Sepielli -per lungo tempo Direttore della 'Rivista Militare' (anni 80 circa)- il quale vi inserì i nomi dei Caduti della div. "Acqui" nelle isole Ionie, dopo l'8 settembre 1943, con l'ausilio dei dati che le Autorità Militari gli fornirono.

Detto elenco rappresenta, fino ad oggi, l'unico documento cui rifarsi per compiere una ricerca basata su dati effettivi e quindi credibile, come dimostra, tra l'altro, l' autorevole avallo ad esso conferito dal sito internet dei Carabinieri che riporta un articolo della Rivista dell'Arma, sulla vicenda, nel cui titolo si legge: "Tra i nostri soldati trucidati dai nazisti anche 21 militari dell'Arma", cifra, quest'ultima che corrisponde esattamente a quella contenuta nell'elenco in questione.

Dal predetto, pertanto, abbiamo stralciato i nomi dei Caduti a Cefalonia, cioè dei morti e dispersi in combattimento o a seguito di fucilazione, non solo perché il loro elenco è la naturale Appendice del libro "La tragedia di Cefalonia - Una verità scomoda", ma anche, e soprattutto, per fare chiarezza, una volta per tutte, sul numero reale dei militari italiani morti "per mano tedesca" che, come il lettore potrà constatare, fu di gran lunga inferiore alle cifre che da decenni vengono fatte, attribuendo indiscriminatamente alla rappresaglia tedesca, l'intero numero dei deceduti, ivi compresi quelli morti per altre cause.

E' noto, infatti, che molti dei nostri soldati scampati alla tragedia morirono sia in mare, a causa dell'affondamento delle navi che li trasportavano in Grecia, che successivamente, in prigionia ma, ovviamente, il loro numero non può essere ricompreso tra quelli Caduti a Cefalonia ad opera dei tedeschi.

Sui primi, tra l'altro, esiste una precisa documentazione della Marina germanica, riportata dallo storico tedesco G. Schreiber che ne riduce drasticamente il numero al punto da aver indotto lo stesso prof. G. Rochat -certo non tenero verso i tedeschi- a scrivere che "la cifra di 3.000 prigionieri morti in mare, ripetuta da tutta la produzione italiana, deve considerarsi infondata, né del resto ha altra base che le voci correnti a Cefalonia, comprensibilmente amplificate dallo choc provocato dall'affondamento dell'Ardena in vista del porto" ( "La Div. Acqui a Cefalonia" pag. 15 Mursia, 1993). Ciò che lascia perplessi e induce a dubitare sull'effettiva volontà di chiarire la questione da parte di taluni storici nostrani, aventi dimestichezza con gli Archivi tedeschi, è il silenzio su tale documentazione analogo, per certi versi, a quello sulla Relazione Picozzi che, forse, se non fosse stata portata alla luce dal sottoscritto, dormirebbe ancora sonni tranquilli nell'Archivio dell'USSME.

Per finire, l'insieme dei dati esposti porta a concludere, sia pure con le doverose riserve che la questione richiede, che il numero dei Caduti sia a Cefalonia che altrove fu di gran lunga inferiore a quello o, meglio, a quelli che da decenni vengono diffusi con estrema faciloneria o più verosimilmente con preordinato disegno.
Ma noi rispettiamo e ricerchiamo la verità storica: i miti fondati sulla menzogna li lasciamo agli altri.

Massimo Filippini
________________
Vedi presentazione in Home Page
° ° °
Le prime due pagine della pubblicazione
contenente l'Elenco dei
1.743
militari Caduti a Cefalonia,
durante i combattimenti o per fucilazione.
° ° °
QUANTI FURONO VERAMENTE

I CADUTI A CEFALONIA ?

* * *

A Cefalonia i Caduti in combattimento o passati per le armi
-come gli Ufficiali-
furono meno di 2.000: lo stesso Superstite Olinto Giovanni Perosa osannato ma inascoltato 'consulente' della fiction RAI 'Cefalonia' ha scritto e ripetuto a più riprese una cifra analoga ma ciononostante si continua a parlare di migliaia e migliaia di Morti.
Presto dimostreremo l'infondatezza di tali cifre smentendo tutte le falsità divulgate per presentare la tragedia di Cefalonia come un Mito intoccabile proprio per le sue dimensioni catastrofiche specie riguardo al numero dei morti.
Il presunto Mito si rivelerà allora per quello che è sempre stato: un mito dai piedi d'argilla che sarebbe già crollato fin dal 1948 -se non fosse stata insabbiata la Relazione Picozzi -
(si veda nel mio ultimo libro),
di cui -cosa inaudita- le iperboliche cifre dei Caduti non hanno mai avuto un riscontro documentale che le giustificasse.
Ai sedicenti "esperti" che discettano di Cefalonia in regime di quasi monopolio e con l'avallo del Presidente della Repubblica evidentemente male informato o, per meglio dire, informato proprio da loro sui fatti di Cefalonia
-come dimostra il suo discorso del 1° marzo 2001-
dico che l'ora del 'redde rationem' sta per arrivare e do' appuntamento a molto presto.

Massimo Filippini

1 giugno 2005
________________

- I -

E' incredibile ma, tutto sommato, in sintonia con le frottole raccontate su Cefalonia il continuo travisamento operato oltre che sui fatti, anche sul numero dei Caduti, divenuto ormai una sorta di esercizio simile a quelli con cui in televisione si invitano i partecipanti ad alcuni giochi a indovinare, entro limiti minimi e massimi, il numero dei fagioli contenuti in un recipiente.
La stessa cosa sta avvenendo per i poveri Morti sul cui numero non si trovano due fonti tra loro concordanti al punto che la moda ormai invalsa è quella di 'sparare' una cifra con la certezza di non trovare nessuno che possa criticarla: anzi più essa è alta (e talvolta addirittura superiore al numero dei soldati della "Acqui" !) e più il mito di Cefalonia acquista nuovo lustro ed assurge a leggenda, agli occhi della gente.
Ciò è, oltretutto, ingeneroso verso le decine di migliaia di Militari Caduti o morti in prigionìa come - con Togliatti benedicente- avvenne in Russia.
Ma per costoro non c'è niente da fare: gli unici militari degni di essere commemorati sono quelli di Cefalonia, e la ragione è ben chiara, avendo dato essi inizio alla Resistenza da cui nacque la Repubblica, come ha "sancito" il Presidente Ciampi tra gli applausi delle Sinistre.
Dico ciò anche se, avendo avuto mio Padre ucciso a Cefalonia, potrei avere interesse a tacere: ma ciò sarebbe una vigliaccheria nei confronti di tutti gli altri militari italiani Caduti su altri fronti compresi quelli della guerra c. d. "fascista" che, non bisogna dimenticare,
anche il sottotenente Ciampi stava combattendo insieme con i tedeschi, salvo 'scoprire', dopo l'8 settembre, che si trattava di una guerra sbagliata.
(Ma se l'avessimo vinta cosa avrebbe detto ?).

Ciò premesso credo di fare cosa gradita ai Visitatori del Sito riportando in questa pagina tutte le cifre, più o meno "sballate", con cui i 'bene informati' riempiono la testa degli sfortunati che li leggono.
Infatti, come ho già detto in varie occasioni ed ho ripetuto nel mio ultimo libro, esiste un solo ELENCO DEI CADUTI cui rifarsi che, in mancanza di prova contraria, è da ritenere quello veritiero: esso contiene circa 3800 nomi di militari - di Cefalonia e Corfù - il cui decesso avvenne nei più svariati modi.
Sarebbe bene che chi spara le cifre iperboliche che si è detto, rivelasse le proprie fonti e in tal caso saremmo i primi a felicitarci con lui.
Ma dubitiamo di poterlo fare.

Passiamo ora ad elencare -traendoli dal web e dai giornali- i "numeri" che gli auto nominatisi "Esperti" di Cefalonia, sono usi fornire agli ignari che, in buona fede, credono loro.
____________

- II -

ELENCO "PANZANE"

L'elenco che segue fu ideato quando ancora non era stato programmato in Televisione l'ormai (negativamente) noto film RAI "Cefalonia" nei cui fotogrammi finali si legge, a mo' di "doverosa" precisazione per l'ignaro telespettatore, che i morti furono 9.600 a fronte di 1.286 sopravvissuti.
Di fronte a tanta precisione ci sarebbe da levarsi il cappello, anche perchè ad essa ha dato sicuramente il suo avallo la 'consulente' storica del film prof. ssa Aga Rossi: ma c'è un però.
Tali dati, infatti, non rendono giustizia alla verità storica essendo completamente fasulli e, di conseguenza, l'averli pubblicizzati addirittura dagli schermi RAI come hanno fatto registi, sceneggiatori e consulenti vari deve ascriversi a loro disdoro non essendo accettabile che su una tragedia costata sangue e lutti si propalino dati falsi.
Per la verità, il già ricordato superstite O. Giovanni Perosa, altro consulente della 'fiction' televisiva, ascoltato dai predetti soggetti solo per ciò che faceva loro comodo, si era pronunciato sul punto in modo abbastanza preciso indicando il totale dei Caduti, compresi quelli morti in combattimento, in circa 2.500: tanti ma non da giustificare un eccidio di immani proporzioni
-una sorta di Katyn ionica-
come asserito dalla pluridecennale e menzognera vulgata asservita ai desiderata dei "pinocchi marxisti" i quali, vistisi smascherati
-soprattutto ad opera dello scrivente-
strillano da tempo come oche impazzite senza, però, aggiungere alle vuote chiacchiere in cui sono specialisti, alcun elemento reale atto a giustificare i loro piagnistei.
Costoro, a mo' di bambini disobbedienti, non vogliono ancora convincersi che "la ricreazione è finita".
Peggio per loro.

MF
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Il posto d'onore nell'elenco spetta -di diritto- al brano che segue in cui si presenta per bocca del protagonista Zingaretti la 'fiction' RAI su Cefalonia, come la
"FUCILAZIONE DELL' INTERA (SIC !) DIVISIONEACQUI".

Ecco quanto si legge nel sito http://www.primissima.it:

Convegno Agiscuola: un grande successo

Nel pomeriggio è intervenuto Luca Zingaretti, che ha presentato in anteprima alcune, drammatiche scene del film "Cefalonia", realizzato per la televisione, che lo vede protagonista. "Tengo particolarmente a questo film non solo per il molto lavoro che ci è costato ma perché sono innamorato della generazione di giovani che ha vissuto la guerra. Era gente che credeva in poche cose ma ci credeva davvero. Credevano nelle idee di nazione, patria, appartenenza ad un'unica cultura e sono stati decimati per le responsabilità di un gruppo dirigente incapace".

"Questo è un grande film con un cast di attori strepitosi - ha continuato Zingaretti - e vorrei che Agiscuola si adoperasse perché possa essere visto dal maggior numero di italiani".
Alla presentazione di "Cefalonia", che racconta la fucilazione dell'intera divisione Acqui da parte delle truppe tedesche dopo l'8 settembre 1943, sono intervenuti il produttore, Carlo degli Esposti, la protagonista femminile, Luisa Ranieri, e il regista Riccardo Milani.L'attività dell'Agiscuola testimonia, secondo il presidente, Luciana Della Fornace, quanto tutti i diversi settori dello spettacolo siano importanti nel processo di acculturazione dei giovani. "Il nostro obiettivo - ha detto Della Fornace - è quello di educare i ragazzi ad essere spettatori non solo del cinema, dove le proiezioni dell'Agiscuola registrano 7 milioni di presenze all'anno, ma anche di spettacoli di prosa, concerti, balletti, circo e divertimento popolare".
__________________________

BREVE COMMENTO:

Siamo abituati a sentir dire "cretinaggini" sulla tragedia di Cefalonia, per lo più da alcuni pallonari ideologizzati, ma questa volta con l'interprete (!) Zingaretti si è battuto ogni record arrivando a dire PUBBLICAMENTE che
"A Cefalonia venne fucilata UN'INTERA DIVISIONE !"

Di fronte a tanta superficialità viene da chiedersi se coloro che sostengono di essere Superstiti della vicenda lo siano veramente.
In caso positivo non rimane che fare due pernacchie all'indirizzo di chi, come Zingaretti - "protagonista" di una fiction di cui ignora i contenuti- sparge notizie distorte sull'argomento, contribuendo colpevolmente ad accrescere la confusione esistente sullo stesso.
La colpa, evidentemente, non è solo sua ma soprattutto di chi lo ha messo in condizioni di 'pontificare' su una storia di cui sa poco o nulla.

MF
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DAL SITO DELL'ANPI:



Dopo le esecuzioni sommarie in massa sul campo di battaglia nel corso delle quali avevano incontrato la morte 155 ufficiali e 4.750 uomini di truppa, sembrava che l'impeto di bestiale ferocia sanguinaria fosse giunto al suo epilogo. E invece tra il 23 e il 28 settembre i tedeschi massacrarono altri 5.000 uomini di truppa e 129 ufficiali, compreso il Gen. Gardin. I rimanenti 163 ufficiali, accantonati presso la palazzina del l'ex Comando Marina e all'ex caserma Mussolini, vennero caricati su autocarrette e trasferiti a punto San Teodoro nella famigerata "casetta rossa". Qui, dopo un sommario processo, vennero avviati al supplizio a 4 per volta.
Compiuto l'orrendo crimine bisognava fare scomparire le tracce: ad eccezione di alcune salme lasciate insepolte o gettate in cisterne, la maggior parte furono bruciate, e i resti gettati in mare.

Secondo i più recenti accertamenti (non facili) le perdite complessive della Divisione Acqui e della Marina ammontarono a 390 ufficiali su 525, e a 9.500 uomini di truppa su 11.500. I superstiti furono in tutto 2135 ufficiali e circa 2.000 uomini di truppa. La maggior parte di essi fu deportata in Germania e poi in Russia, da dove molti non sono più tornati.

A ricordo della Divisione Acqui è stato eretto un monumento a Verona, e il 21 settembre di ogni anno viene commemorato l'eccidio alla presenza di autorità civili e militari.

Terminato l'eccidio le truppe tedesche sbarcarono a Corfù. Il piccolo presidio italiano resistette qualche giorno, ma alla fine, sopraffatto dall'ingente forza tedesca, dovette cedere le armi, lasciando sul campo di battaglia parecchi uomini. Alla resa la rappresaglia tedesca si accanì in particolare sugli ufficiali, che vennero fucilati in massa, e i loro corpi - appesantiti con pietre - gettati in mare.

L'epopea della Divisione Acqui era giunta al suo epilogo.
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BREVE COMMENTO:

Quali saranno le fonti da cui l'ANPI ha tratto le cifre?
Se ci sono le renda pubbliche e non le tenga solo per sè
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Per il Comune di Rimini i Morti sono
10. 260
come da allegato comunicato:
Comune di Rimini
Ufficio Stampa
comunicati 2003

Rimini, 10 ottobre 2003
Inaugurazione monumento ai Caduti di Cefalonia
Sarà inaugurato domani, sabato 11 ottobre 2003, alle ore 15.30 in piazzale Caduti di Cefalonia il monumento in onore dei 10.260 soldati italiani della Divisione Acqui trucidati a Cefalonia e Corfù dall'esercito tedesco nel mese di settembre 1943. Nella ricorrenza del 60° anniversario dal tragico evento, l'Amministrazione Comunale ha deciso di commemorare i tanti soldati italiani che perirono eroicamente per mano delle forze armate naziste. L'opera realizzata è alta circa 3 metri; vi è posta una lapide in bronzo all'interno di uno spazio a semiluna fregiata da una siepe di alloro. Un simbolico invito a non dimenticare gli orrori della violenza e della guerra per farne insegnamento anche alle generazioni future.
Il monumento verrà ufficialmente scoperto domani durante una cerimonia alla quale parteciperanno il Sindaco Alberto Ravaioli, le autorità civili e militari, le rappresentanze nazionali dei Caduti di Cefalonia e Corfù e Clodoveo Crotti, il cittadino riminese sopravvissuto all'eccidio.
________________

BREVE COMMENTO:
Con l'annuncio di cui sopra il Comune di Rimini si è guadagnato
la "pole position"
tra i 'contator di balle' che era detenuta da " Il Manifesto" come risulta dal brano che segue.
Complimenti vivissimi !!

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"Il Manifesto" - 03 Febbraio 2001

(i MORTI SONO 10.000)

...La risposta a queste domande sta probabilmente in un altro fatto, anche questo divenuto noto ai più in queste settimane:
i diecimila morti di Cefalonia.
Soldati italiani che presidiavano l'isola greca e che furono massacrati dai tedeschi dopo l'8 settembre del 1943.

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Da www.market.press

PREMI LETTERARI: SELEZIONATI I FINALISTI DI ACQUI STORIA 2001 COMPIE 34 ANNI IL PRESTIGIOSO PREMIO CREATO IN OMAGGIO DEI 10 MILA MARTIRI DELLA DIVISIONE ACQUI, STERMINATA DAI TEDESCHI A CEFALONIA
Milano 2 luglio 2001. Sono dieci i finalisti selezionati dalle giurie della XXXIV edizione del Premio Acqui Storia, il premio letterario dedicato a tutte le opere di autori italiani e stranieri su argomenti di storia contemporanea dei secoli XIX e XX, organizzato dal Comune di Acqui Terme. Le due giurie, una per la sezione storico-scientifica, presieduta da Cesare Mozzarelli, dell'Università Cattolica, e una per la sezione storico-divulgativa, presieduta da Bruno Vespa, affiancato da alcune delle più prestigiose firme del giornalismo italiano, come Ernesto Auci e Robero Briglia, hanno selezionato i finalisti tra 48 opere presentate nelle due sezioni. Le due giurie "tecniche" del Premio Acqui Storia sono affiancate da due gruppi di lettori, con il ruolo di Giuria Popolare. Istituito nel 1967, il premio è nato per commemorare la Divisione Acqui, protagonista di uno degli episodi più tristi ed eroici dell'ultima guerra mondiale: lo sterminio dell'intera Divisione, a Cefalonia e Corfù, in seguito al rifiuto di arrendersi ai Tedeschi l'indomani dell'Armistizio dell'8 settembre 1943.
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BREVE COMMENTO
La notizia non dà scampo a nessuno: l'intera Divisione "sterminata" !
Questo si che si chiama raccontare la storia in modo serio e soprattutto documentato.
Complimenti al Premio Acqui e allo staff che lo cura i cui membri hanno indubbiamente la tempra di storici di razza !!

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la Repubblica, 16 settembre 2001)
articolo di Mario Pirani

(I MORTI SONO 6.500)

Così si è espresso Ciampi il 10 settembre in occasione della celebrazione della difesa di Roma a Porta San Paolo, dove caddero 414 militari e 156 civili. Parole che ribadiscono concetti già sostenuti molte altre volte negli ultimi tempi, riassumibili in quelle brevi frasi con cui aprì il discorso pronunciato il primo marzo scorso a Cefalonia, ricordando i 6.500 trucidati della Divisione "ACQUI".

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Giornale di Brescia - 7 Dicembre 2000
articolo di Tonino Zana

(I MORTI SONO 'CIRCA' 10.000)

Nuove testimonianze bresciane dall’inferno di Cefalonia in cui morirono quasi diecimila soldati italiani nel settembre 1943

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la Repubblica - Lunedì, 27 settembre 1999 - pagina 12
di MARIO PIRANI

(I MORTI SONO SEMPRE 6.500)

SULL' ECCIDIO di Cefalonia e Corfù (Repubblica del 15 settembre), dove vennero uccisi 6500 militari italiani...

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"Anpi Oggi" di settembre/ottobre 2002, n° 8/9
Verso il sessantesimo anniversario dell’8 settembre: una cronistoria
Di Tiziano Tussi

(IN UN 'CRESCENDO' DI DIFFICILE INTERPRETAZIONE SI VA
DA 4.500 A 'QUASI' 10.000 MORTI)

Il 22 settembre, a scontri terminati, vengono infatti massacrati circa 4500 tra soldati ed ufficiali. Altre morti nei giorni seguenti, finché restano in vita solo 37 ufficiali mentre i soldati rimasti, che erano stati messi in mare, vennero ulteriormente decimati dalla reazione inglese e trovarono la morte nell’affondamento delle navi che li stavano portando verso la Germania. I morti sull’isola, circa 8.500, non vengono neppure sepolti dai tedeschi che giudicano tale fatica inutile. Lo faranno i greci. Coloro che proprio l’esercito italiano aveva attaccato, spinto dalle illusioni mussoliniane di “spezzare le reni” alla Grecia. L’epopea di Cefalonia, dove vi furono in totale quasi 10mila morti....

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GIORNALE DI BRESCIA - 21 ottobre 2001
articolo di Tonino Zana

(I MORTI SONO 'CIRCA' 11.000)

Il diario di un reduce del ’23 di Calcinato racconta la tragedia vissuta anche da decine di bresciani
Cefalonia, l’odissea di Angelo Scalvini

Com’era Angelo Gino Scalvini di Calcinato, il 13 gennaio 1943, giorno della sua partenza alla guerra? Classe 1923, è sopravvissuto al massacro infame di Cefalonia, circa 11 mila morti...

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http://members.xoom.virgilio.it/a_cefalonia/numero_dei_caduti.htm

(I MORTI SONO 9250)

Il Numero dei Caduti CEFALONIA

UFFICIALI

Caduti in combattimento 65

Sottoposti ad esecuzione sommaria in massa sul campo di battaglia
189

Fucilati a San Teodoro 136

Totale 390

SOTTUFFICIALI E SOLDATI

Caduti in combattimento 1250

Sottoposti ad esecuzione sommaria in massa sul campo di battaglia
5000

Scomparsi in mare in seguito all'affondamento di tre navi 3000

Totale 9250

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Corriere della Sera - 19.12.2000
articolo di Ettore Vittorini

(I MORTI SONO 10.300)

Il capitano Pampaloni: «Nel dopoguerra nessuno volle ascoltarci, nemmeno in Italia»

.....gli italiani caduti nei combattimenti furono 1300 e più di 6000, compreso il comandante, vennero massacrati dalla Wehrmacht, nonostante avessero deposto le armi. Soldati con le mani alzate uccisi a colpi di mitragliatrice; centinaia di feriti scaraventati fuori dagli ospedali e trucidati. Degli scampati, circa 3000 morirono nelle stive delle navi affondate dalle mine durante il trasporto al Pireo.

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I traditi di Cefalonia - Introduzione
di Paolo Paoletti

(I MORTI SONO 10.500)

Dei 12.500 militari della divisione Acqui, a fine guerra ne erano caduti 10.500, più o meno quante sarebbero state le vittime di tutte le rappresaglie naziste contro la popolazione civile italiana tra il settembre 1943 e il maggio 1945.

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Commemorazione promossa dalla Camera dei Deputati
in occasione del 55° anniversario della resistenza della Divisione Acqui a Cefalonia, compiuta dall'allora Presidente della Camera dei Deputati, il diessino già PCI on. L. Violante

(I MORTI SONO 7.650)

Sarebbe interessante sapere da dove trasse il dato ma, lo è ancor più la lettura della quantità abnorme di inesattezze dette allo scopo di conferire un significato "politicamente" in linea con le tesi della Sinistra, ad una vicenda alla stessa estranea.
Di esse è incredibile lo stralcio che riportiamo se si considera che tali parole furono pronunciate dinanzi ad Autorità politiche e Militari che le avranno ascoltate di certo con compunzione e senza batter ciglio, mostrando di credere alla "storiella" loro propinata.
L'allora Presidente della Camera disse:
"Di fronte a questa situazione, oltre 11.000 tra soldati ed ufficiali italiani, decidono insieme di resistere.

Per iniziativa del generale Gandin quella scelta fu assunta attraverso una consultazione di tutti i militari, dei sottufficiali e degli ufficiali. Nella notte tra il 13 ed il 14 settembre ad ogni soldato vennero sottoposte tre opzioni: continuare a combattere a fianco dei tedeschi, cedere le armi, combattere contro i tedeschi. La terza opzione raccolse il 100% dei pronunciamenti".

I tedeschi morti in combattimento furono circa 230, i militari italiani oltre 1300. Ma in esecuzione degli ordini provenienti dal quartier generale di Hitler altri 5000 soldati italiani furono vittime di esecuzioni sommarie avvenute nel corso degli scontri e dopo la resa. 1350 moriranno nel corso del trasporto verso i campi di concentramento.

(Falso per falso aggiungiamo che l'oratore dimenticò di dire che le schede fornite ai militari erano di tre colori diversi e che la 'scheda' della terza "opzione" che risultò vincente, era di colore rosso cioè quello da lui preferito....).

Particolare importante: la cerimonia si svolse alla presenza nientepopodimeno che dell'allora presidente Scalfaro e ciò è sufficiente a qualificarla per quello che fu.

Roma, 09/22/1998

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PROVINCIA DI FIRENZE:

( I morti sono 10.000)
Attività del Consiglio e delle Commissioni
Mozioni approvate
Deliberazione di Consiglio Provinciale
N. 184 del 03/11/2003

Oggetto : RISOLUZIONE DEI CONSIGLIERI LEPRI (D.S.), CANTINI (MISTO), VIGNOLI (P.P.I. - LA MARGHERITA), D’AMICO (P.R.C.) E PANCANI (P.D.C.I.) SULLA COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE GESUALDI IN MERITO AL "VIAGGIO STUDIO" A CEFALONIA

Il Consiglio

Udite le comunicazioni del Presidente Gesualdi e del Consigliere D’Amico riguardo al viaggio di studio a Cefalonia;

Ritenuto che l’iniziativa dei viaggi della memoria sia una esperienza positiva e che debba essere riproposta, ivi compreso il viaggio a Cefalonia, approntando le necessarie correzioni organizzative in relazione alle carenze ed alle deficienze verificate dalla delegazione della Provincia di Firenze;

Approva le comunicazioni del Presidente Gesualdi e del Consigliere D’Amico;

Impegna la Giunta :

ad intervenire presso la Presidenza della Repubblica ed il governo nazionale affinché siano più dignitosamente ricordati in loco la tragedia e l’eroico sacrificio dei 10.000 militari italiani trucidati a Cefalonia, anche attraverso una adeguata collocazione ed organizzazione del "Museo della Divisione Acqui";
a riferire alla competente Commissione Consiliare sulle nuove caratteristiche del progetto didattico, annunciate dal Presidente Gesualdi.
Dopo ampia e approfondita discussione il Presidente pone in votazione il sopra riportato schema di Risoluzione ottenendosi il seguente risultato accertato dagli Scrutatori Costantino e Massai e proclamato dal Presidente:presenti: 30 Votanti: 30
Astenuti: nessuno
Maggioranza richiesta: 16
Favorevoli: 20
Contrari: 10 (Avezzano, Bertini, Bevilacqua, Campigli, Corsinovi, Donati, Filippini, Massai, Nistri e Sensi)
La Risoluzione è APPROVATA
IL PRESIDENTE IL VICE SEGRETARIO GENERALE
(F.to Eugenio Scalise) (F.to Alberto Rossi)

BREVE COMMENTO:
Come al solito nella ridente provincia fiorentina
TUTTO è in mano ai comunisti
-come il "rifondarolo" D'Amico (PRC)-
ed ai loro amichetti che dovrebbero spiegare
-dopo gli "studi" compiuti a Cefalonia-
da dove hanno tratto il numero di diecimila Morti.
Attendiamo fiduciosi ma con poche speranze.
MF

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IL CAMPANILE
quotidiano indipendente d'informazione
http://www.ilcampanile.it/acqui.html

Tra l'8 ed il 26 settembre 1943 in un lembo dell'Impero italiano:
isole greche di Cefalonia e Corfù, vennero assassinati a sangue freddo 10.500 soldati prigionieri

BREVE COMMENTO:
I numeri sono come al solito incontrollati ma questa volta l'estensore dell'articolo ci informa di un particolare agghiacciante: i 10.250 vennero assassinati "a sangue freddo"...
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Da www.pavonerisorse.to.it/storia900/strumenti/cefalonia.htm,
un riepilogo da veri 'intenditori':

Le cifre del massacro
Nel settembre del 1943 la divisione "Aqui" – dislocata nelle isole greche di Cefalonia, Corfù, Zante ed altre minori – era composta da circa 12mila uomini. I combattimenti – durissimi – iniziarono il 13 settembre. Il 23 settembre, dopo la resa, si contarono oltre 1.300 caduti in combattimento. Più di 6mila – compreso il generale Gandin – furono massacrati successivamente dalla Wehrmacht nonostante avessero deposto le armi. Degli scampati circa 3mila morirono nelle stive delle navi affondate durante il trasporto al Pireo.

BREVE COMMENTO
Da notare la sicumera con cui vengono "sparate" cifre e dati non corrispondenti alla realtà come quello secondo cui i combattimenti -"durissimi"- iniziarono il 13 settembre e non il 15.
Complimenti vivissimi anche per l'esattezza (si fa per dire) degli 'accurati' riepiloghi dei Caduti, frutto evidente di ricerche da 'fregnacciari' di professione.
Più di 6000 fucilati e 3000 morti in mare è, infatti, un classico su cui si basa tutto il 'fregnacciume' in materia.
Congratulazioni all'equipe di studiosi che, con tale scritto, hanno esaltato le qualità di storici "consumati" da essi possedute.
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NB - Il presente elenco di 'panzane' è un limitatissimo spaccato delle cretinaggini scritte sul triste argomento senza il minimo approfondimento e ciò induce all'ulteriore avvilente conclusione che l'Italia oltre che di Santi, Poeti ecc. ecc. è la Patria dei Pinocchi, in particolare di quelli marxisti, con il solito codazzo di utili idioti.

MF
 
 
 
 
 
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