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| LA STORIA ALL' "AMATRICIANA" DEI COMPAGNI |
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Stralcio da: STORIA DELLA RESISTENZA
di Pietro Secchia - Filippo Frassati
La Guerra di Liberazione in Italia 1943 -1945
voll. 2 Editori Riuniti - 1965
(Vol I - pag. 152) |
Il clamoroso falso del "Raggruppamento Banditi Acqui" assurge a dignità di fatto storico in uno dei testi "sacri" della Sinistra.
Un tale modo di ricostruire gli eventi dell'epoca e, nel caso specifico, quelli di Cefalonia, può ben definirsi, per il sapiente dosaggio di ingredienti vari - ivi compresi falsi clamorosi - "all'amatriciana": si tratta di una specialità in cui i dotti, ma spesso non veritieri storici della Sinistra si sono sempre rivelati maestri insuperabili.
Quello che forniamo è solo uno dei tanti esempi di falsità propagandate per fini ideologici e speriamo che il nostro beneamato Presidente non consideri quanto diciamo come frutto di "un improponibile revisionismo" mentre di improponibile, sulla vicenda di Cefalonia, vi sono una gran quantità di "palle" sparate dai comunisti e dai loro sostenitori, nell'immondo tentativo di appropriarsi anche delle ossa di tanti poveri Martiri. |
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UN ESEMPIO DI "STORIA ALL'AMATRICIANA"
da parte del Comune di Torino
COMUNICATO STAMPA :
DOMANI IL RICORDO DEI CADUTI DI CEFALONIA E CORFU'
LA VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE SUSANNA FUCINI:
“LA GUERRA SCATENA SEMPRE ODIO INCONTROLLABILE”
Caduti combattendo con le armi in pugno, ma soprattutto fucilati in massa dopo essere stati presi prigionieri, o ancora annegati in seguito all’affondamento della nave tedesca che li conduceva verso i campi di prigionia.
Gli ufficiali e i soldati della Divisione di fanteria “Acqui”, morirono a migliaia, nei giorni successivi all’8 settembre del 1943, affrontando gli ex-alleati germanici, superiori per numero e soprattutto per armamenti. Interpellati dal comandante della divisione, il generale Antonio Gandin, (poi fucilato con altri 360 ufficiali), i soldati avevano liberamente scelto di battersi.
In tutto, furono quasi diecimila le vittime della battaglia di Cefalonia e Corfù e del susseguente massacro.
“L’azione di guerra più infame”, come venne definita nel corso del processo di Norimberga, sarà ricordata domani 26 settembre alle 9.30 presso l’Auditorium della Galleria d’Arte Moderna, con il convegno “A sessant’anni dalla strage della divisione Acqui a Cefalonia e Corfù”, promosso da Comune, Regione e Provincia e dall’Associazione nazionale Acqui, che raccoglie i reduci e i familiari dei caduti.
Al termine del convegno, alle 11.30, si svolgerà la cerimonia commemorativa presso il giardino intitolato ai Caduti di Cefalonia e Corfù (corso Ferrucci fronte via d’Annunzio).
La Città di Torino sarà rappresentata dalla vicepresidente del Consiglio comunale Susanna Fucini, che ha voluto sottolineare come “la nostra città, partecipando alle iniziative a ricordo del massacro di Cefalonia, onori la memoria dei soldati italiani della Divisione Acqui trucidati dalle truppe tedesche nel 1943 ed esprima viva condanna per la forza di incontrollabile odio che la guerra sempre scatena.”
(c.r.)
Torino, 25 Settembre 2003
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BREVE COMMENTO
Un ulteriore scempio della vicenda, perpetrato, con disinvoltura, dalla Vice Presidente del Consiglio Comunale di Torino.
Una per tutte:
se "i soldati avevano liberamente scelto di battersi" la funzione del gen. Gandin, oltre quella di "organizzatore" di referendum quale sarebbe stata ?
Per organizzare un referendum bastava un semplice sottotenente se non un maresciallo, magari come quello che, sulla piazza di Argostoli, uccise a revolverate il capitano Piero Gazzetti urlandogli: "Anche voi appartenete alla schiera vigliacca dei traditori ! ".
O no ?
MF
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