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I protagonisti di una tragedia
La vera storia dell'eccidio di Cefalonia
RARITA' LIBRARIE
Convegno a Firenze 24 ott. 2003
Intervento di Massimo Filippini al Convegno di Firenze
Fango sul gen. Gandin
L' Esercito di ieri e quello di oggi
Mario Cervi su Cefalonia
Sergio Romano su Cefalonia
L'Armadio della vergogna ovvero la 'scoperta dell'acqua calda'
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LETTERE E MESSAGGI
Un Martire vilmente ignorato: il Capitano Piero Gazzetti
Il Mandolino del capitano Corelli
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L'invenzione del Raggruppamento Banditi della Acqui
Le gesta di Apollonio
Una 'sinistra' icona: il compagno-capitano Amos Pampaloni
Il Reduce capitano Ermanno Bronzini racconta...
Il Reduce capitano Aldo Hengeller racconta...
Il Reduce Giovanni O. Perosa racconta...
Il Reduce Alfredo Reppucci racconta...
Il Reduce Romildo Mazzanti racconta...
8 SETTEMBRE 1943
La Storia all' amatriciana
Relazione del Console Vittorio Seganti sui fatti di Cefalonia
IO ACCUSO I TEDESCHI
La RAI e Cefalonia
Elenco Caduti
RASSEGNA STAMPA 1
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Convegno a Cefalonia 14/15. IX. 2003
Le Denuncie del dr. Triolo
Marce e Inni militari
Informazioni processuali
ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA
- LETTERE E MESSAGGI -
Prima pagina
- LA TOCCANTE LETTERA RICEVUTA DA UN SUPERSTITE DELLA TRAGEDIA -
Carissimo Saverio,
mi hai chiesto di non divulgare la tua lettera, ma io mi sento obbligato a rendere partecipi quanti -con animo sincero- si interessano alla vicenda, di una prosa tanto commovente come la tua, che -forse non te ne sei reso conto- assurge alle vette di un eccezionale lirismo.
Scusami Saverio, non posso farlo.
La tua Voce non deve restare confinata nell'oblìo, ma deve risuonare forte e chiara a rimprovero di coloro che, con le menzogne, credevano di averla fatta franca ed a monito di chi pensa di proseguire impunemente sulla strada delle falsità.
Ti abbraccio
Massimo
Seconda pagina
UN' ALTRA LETTERA 'TOCCANTE' DEL FRATELLO DI UN "SUPERSTITE"
Lo stralcio riporta un brano di quanto mi scrisse il fratello di un "Superstite" della Div. Acqui, tale Donatello Viglongo, nominato nell'aprile 2004, Presidente della Sezione 'Piemonte' dell'Ass. ne "Acqui".
Esso risale all'agosto 2000: da allora molte cose sono cambiate nei rapporti tra lo scrivente ed il predetto.
Chi vuol saperne di più legga la pagina "Notizie dall'Ass.ne Acqui".
Egr. avv. Massimo Filippini,
ho ricevuto ieri copia del libro del col. Palmieri e voglio nuovamente ringraziarLa per la Sua estrema cortesia. Nella giornata di domani provvederò a inoltrarLe il dovuto secondo Sue istruzioni.
Sono lieto di inviarLe parte dei dati in mio possesso, Le chiedo solo di avere un po' di pazienza poiché il periodo di chiusura anno é per la nostra attività estremamente importante. Potrò senz'altro inviarLe quanto mi ha richiesto verso la metà di gennaio, quando gli impegni professionali mi lasceranno un po' di quiete.
Mi sento quasi sollevato nel condividere il Suo giudizio su Pampaloni, Apollonio e "combriccola". Il giudizio su questi personaggi é identico sia da parte mia e della mia famiglia, sia, e forse più importante, da parte di tanti reduci che hanno vissuto quell'orrore scatenato dalla follia di pochi.
Sarei molto interessato agli atti del convegno che si svolgerà a Aprilia il 14 p.v. Se avesse occasione di farmi conoscere qualcosa gliene sarei molto grato.
Da ultimo, ho visto la Sua nota su Vito Goller e devo dirLe che avevo già notato il suo nome iscritto nell'elenco dei caduti. Lavoro che ritengo inestimabile per la pietà che senz'altro é dovuta a questi poveri uomini. Sono ONORATO che Lei abbia contribuito al ristabilimento della VERA verità, sono ONORATO di poterLe scrivere, sono ONORATO di poter contribuire (anche se nel mio piccolo) a tenere viva la memoria di quanti non sono più tornati.
Con immutata stima
Lettera firmata
10.12.2002

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Egr,Sig.Filippini,
mi chiamo Antonio D'Amico appartenevo al 33 reg art.II gruppo VI batteria della Gloriosa Brigata "FOLGORE" (nel 1971)e guardando il sito della Folgore,guardai anche quello della strage di Cefalonia,in cui sono molto interessato, ho provato a scrivere all'Archivio Storico riguardo l'evento del 1943 purtroppo senza nessuna risposta.
Ho uno zio caduto a Cefalonia e la conferma me lo ha dato l'elenco dei Caduti: Soldato D'Amico Graziano 317 Reggimento Fanteria "ACQUI", mi si formo' un nodo in gola nel leggere il nome di tanti Eroi uccisi. Abito in Inghilterra, nel periodo estivo vengo in Italia e definitivamente comprero' il Vostro libro per approfondire la mia ricerca. La Ringrazio cordialmente.
Antonio D'Amico
8.12.2002

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Caro Signore Filippini
Mi chiamo David Zambon, cittadino francese di origine veneziana (possiedo anche con fierezza la nazionalita italiana, mio caro padre non essendo, per fortuna, naturalizzato francese). Ho 30 anni, professore di storia in scuola media e superiore, storico attaccato alle vicissitudini italiane della seconda guerra mondiale; tento, tramite articoli su diverse riviste, di mostrare ai miei connazionali che la storia militare è sempre e soltanto scritta dai vincitori, dunque falsa e sempre in malafede con gli italiani (questo mi ha valso problemi con la mia tesi di 5° anno).
Grazie per il vostro sito, vero, commovente perche si tratta di cose tragiche vissute in famiglia, grazie perche, per una volta, la verita esce vincitrice.
Basta con la propaganda communista che sin dagli anni 50 marzisce la storia italiana: anche in Francia c'è stata la stessa cosa, ma in modo molto meno flagrante.
La tragica storia della divisione Acqui non puo supportare una "pubblicita" ripresa a conto di codardi che danno lezioni a tutti ma che non hanno la minima esitazione a tradire la parola data, il proprio onore del Paese. I soldati della Acqui, come lei precisa molto bene, hanno soltanto obbedito a un ordine fetente dato da fetenti.
Onore a lei, al coraggio del Maggiore Filippini suo padre, e di tutti i soldati della Acqui.
David Zambon
ps: La prego di scusarmi per il cattivo italiano, sono piu comodo con il dialetto veneziano!
9.01.2003
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GRAZIE PROF. ZAMBON ANCHE A NOME DI QUANTI VOGLIONO SENTIRE LA VERITA' E NON LE "PATACCHE" SU CEFALONIA.
UN FRATERNO ABBRACCIO.
Massimo Filippini

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Egregio avvocato,
ho letto il suo libro su "la vera storia dell'eccidio di Cefalonia" . Debbo subito dirle che la sua ricostruzione dei fatti risulta essere l'unica verità che da simili fatti può essere dedotta se si considera, per esempio, la "vulgata" inserita nel sito dell'ANPI che è l'unica verità pubblicizzata e riconosciuta.
La sua ricostruzione serve soprattutto in chiave penale per individuare e attribuire responsabilità degne di essere considerate reato e punibili con la detenzione.
Ma forse, ed è questo,per me, in questo momento, l'aspetto più interessante, considerato che i responsabili non sono stati puniti e,anzi, ne hanno avuto vantaggi in vita ma ormai sono tutti morti, è quello di ristabilire la verità da scrivere nei libri di storia.
Per stabilire la verità occorre rifarsi, ahimè considerato dal pulpito dal quale viene, a quella che i pubblici ministeri di Milano chiamano "prova logica".
Che è quella prova che scaturisce da fatti storicamente accaduti e accertati (in giudizio), che cessano di essere tali e assumono valore di prova qualora costituiscano l'unica spiegazione degli stessi.
A Cefalonia c'è stato tutto questo: il cannoneggiamento delle motozzattere tedesche,la volontà di sabotare la trattativa con i tedeschi imbestialiti per il cambio di alleanze, il non aver valutato la manifesta inferiorità del contingente italiano che non disponeva di appoggio aereo, la probabile obbedienza di ufficiali "ribelli" a ordine provenienti da molto lontano, l'ambigua condotta del comando militare italiano, la soddisfazione inglese per il trattamento inflitto dai tedeschi agli alleati, la scarsa conoscenza degli americani delle cose europee.
Ed è chiaro che in questo contesto il cannoneggiamento delle motozzattere tedesche è stata la causa prima, immediata e diretta, della strage compiuta, senza contare l'uccisione del capitano Gazzetti che merita un commento a parte e costituisce un fatto gravissimo che non è stato punito e che di fatto è sfuggito al controllo
di coloro che comandavano!
Che dire di altro: a Cefalonia, come in altre occasioni in cui i tedeschi hanno manifestato i loro istinti violenti e sanguinari, c'è chi ha favorito deliberatamente una reazione di questo tipo e non è stato mai punito! Anzi!
La saluto!

dott. B. T.
Lerici (SP)
18 ott. 2003

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----- Original Message -----
From: flaviano rossi
To: massimo.filippini@tin.it
Sent: Tuesday, October 29, 2002 6:35 PM
Subject: LIBRO SU CEFALONIA

Egregio Sig. Filippini,
sono un giovane militante comunista, rispettoso del dolore causato a Lei ed alla sua famiglia dalla perdita incommensurabile di suo Padre, ma altrettanto fiero di quella identità marxista e comunistà che Lei nel suo sito www.cefalonia.it mostra di disprezzare con accanito livore.
Pur non avendo vissuto in prima persona quelle tragiche vicende molto ho letto sull'argomento e Le posso dire, in tutta onestà intellettuale e senza astio personale, che alcune tesi da Lei sostenute nel suo libro (che, non se ne abbia a male, non comprerò) LA VERA STORIA DELL'ECCIDIO DI CEFALONIA sono puntualmente DISCUTIBILI e CONFUTABILI.
In merito a ciò, mi farà cosa gradita fornendomi l'occasione per confrontarmi con Lei personalmente, ripeto senza alcun astio, ma per il solo amore della verità storica.
Distinti Saluti
FLAVIANO ROSSI - PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI - FEDERAZIONE PROVINCIALE DI TORINO - SEZIONE DI PIOSSASCO-BRUINO
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Egr. Sig. Flaviano,
Ella è la prima persona di idee a me contrapposte che si compenetra del mio stato d'animo rispetto alla tragica vicenda di Cefalonia. Di ciò Le sono grato e La ringrazio di tutto cuore.
Quanto alle divergenze ideologiche è inutile negare che esistono e sono insanabili poichè nessuno di noi è disposto -almeno così ritengo- a fare sconti o concessioni all'altra parte.
L'essenziale, a mio parere, è che ciascuno possa dire la sua senza illudersi di avere il consenso di tutti che è pura illusione ritenere possibile.
E' per questo che io non pretendo di convincere chi la pensa diversamente da me come del resto fa Lei.
Venendo al tema di Cefalonia mi dispiace che Ella non voglia leggere il mio libro poichè da esso potrebbe apprendere dei fatti che non stati mai resi di dominio pubblico e che senza il mio interessamento sarebbero finiti, come si dice in gergo, "in cavalleria".
Un conto sono i commenti ed i giudizi da me dati che, lo riconosco, sono molto severi, ma ben diversa è la ricostruzione dei fatti accaduti sulla quale non ci piove e sulla quale sfido chiunque, in buona fede, a dire il contrario..
Si legga nel mio sito la lettera inviatami dal defunto Presidente Emerito della Corte Costituzionale, prof. Ettore Gallo, autorevole membro dell'ANPI, e si renderà conto che anche chi la pensa diversamente dal sottoscritto, se è una persona onesta, non può che convenire sulla ricostruzione dei fatti da me fornita.
Sarà difficile che io possa tornare sull'argomento con Lei perchè ho un ...milione di cose da fare, comunque gradirò le Sue osservazioni ben lieto che esse provengano da un comunista che prima di ogni cosa è una persona educata come Lei.
E poi sia detto chiaramente, preferisco chi si qualifica apertamente come Lei ai tanti che mi criticano violentemente dicendo di non essere comunisti. Non mi consideri astioso se Le dico che costoro mi fanno schifo.
Ad ogni modo gradirò sapere i punti su cui Ella non concorda con me, ma la prego di attenersi ai fatti e non ai commenti sugli stessi.
Le invio distinti Saluti
avv.Massimo Filippini
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Egregio Avv. Filippini,

La ringrazio sentitamente per la garbata e sollecita risposta che rivela senz'altro, se mai io avessi avuto dei dubbi in merito, la sua onestà intellettuale.
I miei dissensi con le Sue tesi non riguardano questioni particolari relative alla tragica vicenda di Cefalonia, sulle quali non ho motivo di dubitare della correttezza metodologica da Lei utilizzata nella Sua ricerca storiografica, bensì su questioni di fondo quali:
- lo sminuire a tal punto il ruolo della Resistenza italiana , non solo di bandiera Comunista, che trapela capillarmente nel Suo sito, nella lotta di liberazione contro il regime nazi-fascista.
- L'ascrivere unicamente al "regime badogliano-sabaudo", sul quale il mio giudizio, badi, è ancora più severo del Suo, la responsabilità per la tragedia, seguita all' 8 settembre, dei militari italiani , non solo quelli di stanza a Cefalonia, lasciati completamente allo sbaraglio ed abbandonati a sè stessi, con ordini confusi e ambigui. Secondo me le responsabilità piu' pesanti vanno ricercate a monte, cioè alla insulsa, scellerata e criminale decisione del regime fascista, con la connivenza del re e dei poteri forti, di trascinare un paese militarmente impreparato in una guerra "imperialista" quanto disastrosa, che ha causato l' atroce morte di decine di migliaia di italiani, mandati al macello, tra cui suo Padre, che io onoro come Martire, ed ha cagionato la totale rovina del Nostro Paese.
Potrei continuare con altre argomentazioni che scendono anche nella vicenda particolare ma mi fermo qui, riservandomi in futuro di proseguire con Lei questa stimolante quanto, mi rendo conto, per Lei dolorosa "rievocazione storica".

Le invio i miei piu' rispettosi e distinti saluti

FLAVIANO ROSSI

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Egregio avvocato Filippini,

il giorno 26 marzo 2002 si spegneva a Marciana marina un reduce di Cefalonia, mio amico, di nome Paolini Angelo,
caporalmaggiore durante l'ultima guerra nella specialità di artiglieria alpina.
Era nato a Marciana marina il 3 novembre 1917.

Quando si parlava di Cefalonia non lo faceva volentieri, consapevole di aver passato quelli che avrebbero dovuto essere i migliori anni della sua vita combattendo una guerra che riteneva assurda:
era di quelli che erano andati in guerra non condividendo le motivazioni politiche del fascismo.
Durante queste discussioni ho avuto modo di sentire da lui queste testimonianze che le elenco:

-"Si sapeva che i tedeschi non erano ben visti dagli italiani (e viceversa) ma il cosidetto referendum non ci fu e a me nessuno chiese niente"
-"I tedeschi avevano avuto 48 ore di tempo di carta bianca dai loro comandanti per uccidere quanti più italiani possible.
L'unica via di scampo era darsi alla macchia e non farsi catturare entro le 48 ore. Poi, dopo 4 giorni di fuga per le montagne, fui catturato e avviato alla prigionia (Salonicco, Bulgaria, Minsk, Bielorussia, Polonia, Germania"
-"Mi rifiutai di unirmi ai partigiani greci, pur avendo la possibilità di farlo, preferendo consegnarmi prigioniero ai tedeschi".
-"Pampaloni dopo la guerra la raccontò a modo suo e ci guadagnò pure".
-"Non volli andare nelle due navi che avrebbero dovuto portare i prigionieri in Italia perchè si sapeva quel che poi avrebbero fatto i tedeschi".
-"Pampaloni mi telefonò una volta per una manifestazione di reduci di Cefalonia, ma io non volli andare"
Sul cannoneggiamento che anche egli definì, come Lei, "proditorio", delle due motozattere tedesche e la conseguente uccisione di alcuni soldati germanici, aveva confermato la sua versione dei fatti.

E' mia intenzione chiedere al comune di Marciana marina di intitolare una strada a Paolini Angelo.
La saluto cordialmente.
Dott. B. T.

27 aprile 2003
Lerici(SP)

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Carissimo Sig.Filippini,
innanzi tutto desidero onorare la memoria di suo Padre e di tutti i Caduti di Cefalonia.
Sono un Ufficiale da poco nella riserva e per oltre 23 anni ho avuto l'onore di portare i colori della Acqui:ho prestato servizio nel 17° Reggimento Fanteria di cui sono stato l'Alfiere, poi nel 17° Battaglione erede della gloriosa Bandiera di Guerra ed infine nello Stato Maggiore della Brigata Acqui, purtroppo diasciolta nel 1996.
Ad ogni settembre di questi 23 anni ho partecipato alle celebrazioni della "gloriosa e tragica vicenda" che tanto la ha segnata.
In tutti questi anni ho letto quanto ho potuto e sono capitato nel suo sito per cercare notizie del Cap. Apollonio. Mi sono formato questo modesto parere che le espongo.
E' vero che il Cap.Apollonio ed altri hanno aperto il fuoco in palese dispregio delle disposizioni ricevute; questa azione ha costituito il pretesto per i tedeschi per compiere la inumana strage di coloro che, sopravvissuti al combattimento, erano divenuti prigionieri di guerra a tutti gli effetti. Questa azione, a mio avviso, è stata solo il pretesto per quanto i Tedeschi avrebbero comunque attuato: sappiamo tutti quale era il comportamento dei Tedeschi in guerra ,e non solo loro! Non possiamo dimenticare che indistintamente tutti gli eserciti si sono macchiati di stragi di civili e militari : cominciamo a ricordare i bombardamenti terroristici degli Inglesi, la ferocia dei giapponesi, la violenza innominabile delle truppe russe nei paesi occupati in particolare in Germania , il comportamento belluino delle truppe di colore francesi proprio nel Lazio e gli americani che, primi e tuttora unici, non hanno esitato a lanciare la bomba atomica sul Giappone ; naturalmente anche noi in Grecia, in Slovenia ed in Croazia non ci siamo comportati da signori.
Con questo non voglio giustificare nessuno ma solo ricordare che purtroppo Cefalonia non è un caso isolato nella Seconda guerra mondiale.
E' anche vero che se Apollonio ed altri forse non sono la causa dello sterminio, sono sicuramente colpevoli dei reati militari per cui sono stati assolti, anzi non giudicati per difetto di richiesta da parte del Ministero della Difesa.
Sig. Filippini io sono convinto che la causa della morte di suo padre sia da ricercarsi nell'ignobile camportamento tenuto dal Re, da Badoglio,da Roatta ( che Lei non nomina nel suo sito, se ricordo bene), da Ambrosio, da Carboni, da Rossi e dagli altri vertici delle Forze Armate che , per innegabile vigliaccheria , hanno lasciato i nostri militari in balia della furia tedesca. E tale vigliaccheria è ancora piu' odiosa in uomini che rivestono le piu' alte responsabilita' in campo militare e civile.
Non conosco i motivi ma so che anche questi Generali fuono assolti nel processo loro intentato alla fine della guerra : forse anche per loro il Ministero della Difesa non richiese il giudizio.
Queste persono furono , a mio avviso, i veri responsabili delle sciagure che si abbatterono sugli Italiani, compresa la guerra fratricida che ne segui' mentre i giovani Ufficiali del 33° furono solo modesti strumenti , anche se colpevoli , di un disegno piu' vasto ed ineludibile tracciato dalla paura fisica di personaggi doppiamente traditori : traditori dei tedeschi, ai quali fino a pochi momenti prima della lettura del proclama Badoglio, avevano ribadito la incrollabile lealta' e traditori degli alleati che si videro costretti a comunicare in anticipo l'avvenuto armistizio per spingerci a quella occupazione degli aereoporti concordata e mai effettuata !
Con stima G.P. (lettera firmata)
10 marzo 2003

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Da " Il Messaggero" di Giovedì 5 Giugno 2003
ANNIVERSARI
Liberazione, in Comune per non dimenticare mai
di SIMONA TAGLIAVENTI

«Già me lo immagino il monumento della Liberazione, starebbe bene a piazza San Marco: un muro, fatto di mattoni scuri, con sopra sei piatti di bronzo raffiguranti la giornata di Porta San Paolo, le Fosse Ardeatine, la morte di Teresa Gullace, la cacciata degli ebrei da Roma, lo sbarco di Anzio e la Liberazione della città. Sarebbe bello poter festeggiare così il prossimo 4 giugno, 60° anniversario della Liberazione. È un appello, il mio, al sindaco Walter Veltroni». Così confida Harry Schindler che ieri mattina ha partecipato al 59° anniversario della Liberazione. Tanti i ricordi affiorati in Campidoglio: nonostante i capelli bianchi, la commozione era sempre la stessa di tanti anni fa: «La memoria va ai caduti» dice Massimo Rendina, presidente dell'Anpi, associazione nazionale Partigiani. «E come potevamo noi cantare, con il piede straniero sopra il cuore, coi morti abbandonati nelle piazze - legge Giuseppe Mannino, presidente del Consiglio Comunale ricordando i versi di Salvatore Quasimodo - I romani hanno saputo riprendersi la città, ripulirla dalle macerie, dagli insulti subiti».
La libertà e la pace non sono però conquiste che una volta fatte restano perfette, senza pericoli: «Queste manifestazioni non sono semplici rituali - ha proseguito Mannino - altrimenti il rischio di avere nuovi Hitler è in agguato». C'era anche Rosario Bentivegna, rappresentante dei Gap romani e Mario Gullace, figlio di Teresa, madre di cinque figli e al sesto mese di gravidanza che nel marzo del '44 gettò un pacchetto con un pezzo di pane e formaggio al marito arrestato. Cercò di farsi largo e venne barbaramente uccisa da un sottufficiale tedesco.
Intanto, per il prossimo anno anche la scuola si mobilita: «Gli istituti lavoreranno su Shoà, Resistenza e Liberazione - spiega l'assessore capitolino alla scuola Maria Coscia - e con i ragazzi delle superiori organizzeremo un viaggio per Auschwitz, insieme ai rappresentanti dell'Anpi».
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BREVE COMMENTO:
Finalmente Roma ha raggiunto la parità con Firenze: a Bruno Fanciullacci, esponente dei Gap fiorentini ed uccisore del filosofo Giovanni Gentile nel 1944 -cui di recente è stata intitolata una strada- fa degna compagnia -in quella che fu la Capitale- il gappista romano Rosario Bentivegna, autore dell'attentato di via Rasella.
M.F.

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Caro Avvocato,
condivido il suo breve commento alla "cronaca resistenziale" del Messaggero del 5 giugno scorso. Di mio aggiungo solo che la "vulgata partigiana" continua a maltrattare la storia e la veritá, quando ignora volutamente e spudoratamente che la "resistenza romana" a Porta San Paolo fu guidata -" per l'0nore dell'Esercito italiano" e non per motivi antifascisti dal valoroso generale dei granatieri Solinas, il quale poche settimane dopo aderiva al richiamo del maresciallo Graziani, militando quindi coerentemente nella RSI fino alla fine. Fra i migliori ufficiali del Btg. Bersaglieri "Mussolini" della RSI, formato a Verona il 9 setembre, ve n'erano alcuni (come il capitano Mori, caduto pochi mesi dopo lottando a Tolimino d'Isonzo, contro i partigiani slavi di Tito che insidiavano il Friuli ed il goriziano) che l'8 settembre avevano reagito fieramente con le armi - sempre per l'onore della Bandiera - all'intimazione del comando germanico di cedere l'armamento rivolta al 9 Rgto d'Artiglieria di Verona.
Íl caso del romano Bentivegna, a mio avviso, é peggiore di quello del Fanciullacci, assassino di un grande filosofo come Gentile. Bentivegna fu, con i suoi complici, la causa efficiente delle Fosse Ardeatine. Francamente chi s'inchina reverente alle vittime innocenti di Cefalonia e delle Ardeatine ed all'esemplare sacrificio del carabiniere Salvo d'Acquisto, che s'incolpó di un atto terroristico non commesso solo per salvare 20 ostagggi civili dalla fucilazione per rappresaglia germanica (brutale misura militare, allora ammessa dalla Convenzione dell'Aja), non potrá mai riconoscersi nell'Italia partigiana che ha decorato Bentivegna e C. di medaglia d'oro.
Mi creda, sempre con stima.
bersagliere Primo Siena
Santiago del Cile

P.S.- Le segnalo il libro di Lionello Rossi Kobau, Prigioniero di Tito, 1945-1946. Ed. Mursia, Milano 2001, in cui da pag. 100 a 105 é descritto l'assassinio del mio camerata, sergente A.U., appartenente al Btg. bersaglieri volontari della RSI, Franco Cessari (figlio del T.Col. Cessari, fucilato a Cefalonia) avvenuto alla fine di novembre del 1945 nel campo di concentramento di Borovnica (Slovenia) definito dal vescovo di Trieste Mons. Santin: "l'inferno dei morti viventi".

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Egr.Avv.Filippini,

La voglio ringraziare per la Sua cortese sollecitudine con la quale mi Ha i libri che Le avevo chiesto.
Grazie.
Li ho letti molto attentamente e li ho trovati interessantissimi, se in futuro pubblicherà altri libri, vorrei
poterli leggere.
Che dirLe caro Avvocato? Li ho letti con il cuore gonfio di amarezza, in me si fa sempre più strada la certezza
che siamo sempre più soli, l'8 settembre 1943 non è morta solo la Patria ma si è spenta la fiducia nelle
nostre istituzioni, noi non contiamo nulla se non per noi stessi.
Vestire una divisa, anche se ci va stretta, ci investe di obblighi precisi, tanto più se su detta divisa ci sono
dei gradi, tali gradi sono un punto di riferimento per i subalterni.
I gradi, vanno portati con onore, nei confronti di che li ha superiori, creano una subordinazione, pertanto,
non è ammissibile, creare situazioni difficili da gestire da parte di superiori in grado.
Fomentare l'istinto di rivolta, nei subalterni, è inaccettabile, il fatto di fornire armi a terzi senza aver
un preciso ordine e TRADIMENTO, mai e poi mai si consegnano armi, che a ragion dei fatti potevano
causare la morte dei propri soldati (come certamenteè avvenuto).
Non è accettabile da parte delle autorità italiane durante e dopo la seconda guerra mondiale concedere
l'amnistia a chi a "contribuito alla guerra contro il fascismo".Abbiamo un Paese dove è successo di tutto
e di più.
Ben si soffia continuamente nel voler camuffare le verità scomode.
Viene richiamata continuamente una verità che non ci appartiene al 100%.
Dovremmo per un po' spogliarci dei propri convincimenti politici e dare a Cesere quel che è di Cesare, non
possimo più andare avanti con queste FARSE, dobbiamo fare i conti con la nostra storia, ancora non li abbiamo
fatti i conti, si spera che il tempo annacqui la memoria.
Cefalonia? Prima li abbiamo dimenticati, poi abbiamo cercato di cancellarli.
Mi dica avvocato Filippini, non c'è un po' di vero in questo?
I caduti di El Almein? Quei morti non li vuole nessuno! Ma sono i nostri caduti o no!
A loro, non è stato concesso di poter decidere se stare di o di là.
Hanno fatto il loro dovere! Meritano di essere ricordati e amati dal proprio POPOLO!!
Il fascismo era caduti il 25 luglio del 1943, mentre i fatti di Cefalonia sono accaduti dopo l'8 settembre in
un momento delicatissimo di transizione, guidato come ben sappiamo da fuggiaschi, riparati a Brindisi.
Quei momenti, erano terribili e maggior ragione che chi indossa una uniforme e ha i gradi di capitano,
è tenuto alla massima obbedienza, deve dare il massimo appoggio ai propri superiori e dare ai propri
subalterni, per quanto la sistuazione sia compatibile, l'assistenza morale dovuta.
Il Generale Gandin ha mancato poichè doveva far fucilare all'istante, quei sobillatori e traditori.
Probabilmete, la grande generosità del Generale Gandin, è stata fatale.
Grande figura di uomo e comandante è stato Gandin, ha obbedito agli ordini, anche se discutibilissimi, partoriti
da incapaci, tranquillamente al riparo a Brindisi.
Proprio questo si doveva fare OBBEDIRE agli ordini, come prevede la prassi di un esercito anche nella disfatta.
Se non fossero sorti problemi a causa di ignobili e irresponsabili, incapaci di pensare che non c'erano speranze di sorta,
"è bastato la comparsa in cielo di UN solo caccia che fu' morte e distruzione", forse il Generale Gandin riusciva a
concludere il trasferimento delle armi pesanti e, anche se i Tedeschi non onoravano gli impegni presi, avevamo
la possibilità di aver ancora in vita un cospiqua parte dei ns. soldati.
Non c'era niente di disonorevole.
Per un po' quello era l'ordine che era stato impartito, CONSEGNA ARMI PESANTI AI TEDESCHI.
Poi da grande soldato il Generale Gandin obbedi all'ordine "RESISTERE AI TEDESCHI".Dio perdoni chi
ha impartito quell'ordine!!
La ringrazio ancora di avermi dato la possibilità di poter valutare e capire un po' più a fondo l'andamento
dei fatti, a me abbastanza ignoti..

L'abbraccio, me lo consenta e perdoni il mio pessimo scrivere, non sono un grande scrittore, sono uno del popolo.

7. VII. 03
(Lettera firmata)
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Caro dottor Filippini,
sono Alfredo Ranieri Montuori: ci siamo conosciuti un
mese fa circa all'ISTRID.
Come promessole sono andato a vedere il suo sito su
Cefalonia: le devo fare i miei complimenti per come è
stato realizzato. Non immaginavo che fosse una fonte
così ricca di notizie storiche e luogo di dibattito su
un tema così controverso. Mi è piaciuta molto anche la
veste grafica. Complimenti! Credo che tutto questo
impegno sia un grande gesto d'Amore per la memoria del
suo eroico papà. Dico eroico perché esiste l'eroismo
del compiere il proprio dovere senza clamori, a
differenza di tanti "imboscati vigliacchi" che poi
pretendono di fare la morale a tutti gli altri.
Spero di incontrarla di nuovo in una prossima
occasione.
A presto.
Alfredo Ranieri Montuori

______________________________________________________________________
Egregio Avvocato,
Le riscrivo a distanza di un anno. Mi chiamo Mirco Scalabrin, vivo a Venezia. Circa un anno fa Le scrissi per ricevere copia del Suo libro, che mi inviò con sollecitudine. L'ho apprezzato molto, come dire ... mi è piaciuto per la Verità storica - quella con la V maiuscola - che emerge.
Continuo a passeggiare per il suo sito, ogni giorno arricchito di qualcosa di nuovo. E' davvero encomiabile la tenacia con cui procede, Avvocato.
Mi sarebbe piaciuto molto presenziare a Cefalonia nel settembre scorso - anche per conoscerLa - ma in quel periodo ero in attesa di diventare padre di una bellissima bimba nata poi ai primi di ottobre.
Il mio interesse per i fatti di Cefalonia è sempre vivo.
Nella mia ultima Le scrissi di aver letto l'opera di Alfio Caruso, opera che continuo a definire "sacrilega" mutuando un commento dell'Ing. Vittorio Gandin.
A Natale la mia compagna, a conoscenza di questa mia passione, mise sotto l'albero il libro del Prof. Paoletti "I traditi di Cefalonia". Che dire? Se abbiamo definito sacrilego il Caruso cosa dire del Paoletti? Blasfemo?
Il Paoletti si scaglia in maniera inspiegabilmente crudele nei confronti della figura del Generale Gandin, non rifuggendo inoltre da note di sarcasmo ed ironia. Ciò è inammissibile nei confronti di un Comandante fucilato dai nazisti ed oltretutto non fa certamente onore al mestiere di storico. Il Paoletti piega a proprio piacimento le parole del Generale, scherza sulla sua doppia personalita paragonandolo al Dott. Jekill e Mr Hyde; ma non demorde nemmeno quando tratta degli ultimi attimi di vita dello stesso , dubitando che sia caduto con fierezza poiché come riferito dal Ten. Heindrich a Don Formato, protestava e gridava con spavento. E allora? E se anche così fosse? Siamo convinti che il Paoletti sarebbe stato fiero e padrone delle proprie reazioni di fronte ad un plotone di esecuzione nazista. Come siamo pure convinti che il Generale Paoletti - che rivela anche doti di stratega militare oltre che di Pubblico Ministero come Lei fa notare - avrebbe portato a casa sani e salvi tutti i 12000 figli di mamma.
Mi sento di condividere le teorie del Paoletti solo per quanto concerne le responsabilità degli Alleati che abbandonarono la Acqui al proprio destino. E questo il Generale lo sapeva fin dall'inizio: trecentomila tedeschi pronti sulla terraferma greca con tanto di aviazione e una divisione bloccata in un'isola dello Ionio che ancora non rientrava negli interessi degli Alleati.
Queste sono cose che Lei conosce bene ma ci tenevo a dirLe cheanch'io la penso così.

Mirco Scalabrin
Mestre (VE)
miroslav192@iol.it
 
 
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