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I protagonisti di una tragedia
La vera storia dell'eccidio di Cefalonia
ARCHIVIO FOTOGRAFICO
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Convegno a Firenze 24 ott. 2003
Intervento di Massimo Filippini al Convegno di Firenze
TRADITORI A CEFALONIA
Il fratello del gen. Gandin ci scrive...
8 Settembre 1943: rinascita o morte della Patria ?
Fango sul gen. Gandin
LA VOCE DEI LETTORI
CI VOLEVA G. E. RUSCONI....
L' Esercito di ieri e quello di oggi
Mario Cervi su Cefalonia
Sergio Romano su Cefalonia
L'Armadio della vergogna ovvero la 'scoperta dell'acqua calda'
La RAI e Cefalonia
Le mani della Sinistra su Cefalonia
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Notizie dall' ANCFARGL
NOTIZIE DALL' ANRP
Notizie dall'Ass.ne Acqui
L'invenzione del Raggruppamento 'Banditi Acqui'
Le gesta di Apollonio
Una sinistra icona: il compagno-capitano A. Pampaloni
Il Reduce Ermanno Bronzini racconta...
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Il Reduce cap. Aldo Hengeller racconta...
Il Reduce O. Giovanni Perosa racconta...
Il Reduce Alfredo Reppucci racconta...
Il Reduce Romildo Mazzanti racconta...
LA STORIA ALL'AMATRICIANA
Relazione del Console Seganti su Cefalonia
IO ACCUSO I TEDESCHI
ELENCO CADUTI
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Il processo per i fatti di Cefalonia
ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA
VELENO SU CEFALONIA
Referendum ? No grazie.
LA TOSCANA E CEFALONIA
LA VERA STORIA DELL'ECCIDIO DI CEFALONIA
SECONDA PARTE: IL PROCESSO
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Il Secondo Volume si intitola "Il Processo" e tratta, in modo corretto e, finalmente, esauriente, i risvolti giudiziari che la tragedia di Cefalonia ebbe nel dopoguerra.
Su tale aspetto della vicenda fino ad oggi si è saputo poco o nulla non solo per l'inadeguata o scarsa preparazione in campo giuridico di chi se ne occupo', ma anche e soprattutto per il travisamento dei fatti compiuto dai responsabili della rivolta contro il Comandante della Divisione che trovarono nel dopoguerra le complicità necessarie per uscire indenni dalle conseguenze dei loro atti criminosi, venendo addirittura elevati al rango di "Eroi", sacrilega qualifica ad essi attribuita da politici senza scrupoli nel colpevole silenzio delle Autorità Militari che concorsero, con l'insabbiamento dei fatti, a snaturare del tutto la vicenda.
Di tutto ciò è ampia prova nel volume.
1^ pag. lett. Pres. Gallo
2^ pag. Lett. Pres. Gallo
Lettera del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Prof. ETTORE GALLO
Il giudizio di un galantuomo come il Presidente Emerito della Corte Costitusionale prof. Ettore Gallo.
Provenendo da chi fu un alto esponente dell'Ass.ne Partigiani d'Italia (ANPI) è il miglior elogio che poteva essere fatto sull'opera.
Mi auguro, pur restando scettico, che i faziosi -che la fanno da padroni sulla vicenda- lo leggano e, quanto meno, si vergognino.
M. F.
LA VERA STORIA DELL'ECCIDIO DI CEFALONIA
PRIMA PARTE: IL FATTO
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La prima parte del libro si intitola "Il fatto" e narra, sulla base di una documentazione inoppugnabile, gli incredibili fatti avvenuti a Cefalonia prima, durante e dopo quella che, anzichè una battaglia, fu "un'inutile e pazzesca lotta" come disse lo stesso neo-alleato inglese per bocca dell'amm. Cunningham.
I fatti, narrati nella loro allucinante crudezza, rendono perfettamente l'idea che su di essi si va ormai consolidando: quella di un vero e proprio Far West disciplinare, durante i sette giorni precedenti la lotta, esattamente definito da Sergio Romano come un "Soviet" e di un eccidio criminale - le cui radici affondarono in esso - durante le fucilazioni seguite alla resa.
 
"A Mio Padre, Caduto senza Croce, per colpe altrui". Questa è la dedica del libro.
Massimo Filippini, l'Autore, è il figlio del Maggiore del Genio Federico Filippini, un Martire di Cefalonia, che pagò con la vita la follia di altri.
La pubblicazione del testo presentato è il doveroso omaggio al padre ed un tremendo atto di accusa contro chi, approfittando delle circostanze, incurante delle conseguenze che avrebbero coinvolto tutta la Divisione, compì una serie di azioni da codice penale militare per arrivare allo scontro con le forze germaniche.
Secondo la retorica vigente, la tragedia di Cefalonia è da annoverare fra le più belle pagine della resistenza ai tedeschi.
Ciò è vero per quanto riguarda il comportamento dei nostri soldati in combattimento e per la strage alla quale furono sottoposti a conclusione dei combattimenti, ma la verità che si nasconde dietro i Caduti è ben altra e la condanna dei responsabili risulta netta e tanto più grave quanto più grandi furono i benefici che essi conseguirono. Alle vedove, agli orfani ed alle madri dei Martiri rimasero le cerimonie ed una vita grama.
E' questa verità che Filippini ci fa conoscere analizzando i fatti ed i documenti, facendo nomi, riportando testimonianze, denunce e risultati d'indagini che si concludevano non con un atto di giustizia ma con una evidente distorsione del Codice.
Emerge viva la figura dei Generale Gandin che valutò esattamente la impossibilità di ogni reazione per mancanza di supporto aereo e nel più completo isolamento, con ordini contraddittori, così come sono dimostrate le connivenza, con il ribellismo delle bande comuniste greche, di alcuni Ufficiali esaltati che giunsero all'aperta ribellione nei confronti del Comandante la Divisione, compiendo una serie di azioni che portarono alla rottura delle trattative con II Comando germanico.
L'uccisione del capitano Gazzetti ed il tentato omicidio del Generale Gandin sono indicativi della situazione creata da pochi elementi, che culminò con l'ultimo ordine giunto da Brindisi (dallo Stato Maggiore fuggiasco e tuo ri da ogni rischio) di procedere contro le truppe tedesche mentre ancora fervevano le trattative.
Il risultato fu il massacro e nel massacro rifulse il valore di chi non condivideva la reazione armata, mentre principali assertori si salvarono sia dai combattimenti che dalle fucilazioni, giungendo fino alla collaborazione con i tedeschi, costituendo sull'isola, con i superstiti della Divi sione, dei Reparti inquadrati nella RSI.
Quando l'isola, dopo un anno, fu occupata dagli Alleati, i doppiogiochisti ottennero onori e prebende come antesignani del partigianesimo.
Con questo libro i Martiri di Cefalonia ottengono giustizia, quella che solo la verità può dare.
Nello scorrere della pagine si sente la passione di un figlio al quale l'ufficialità ha solo dato rabbia e dolore, negando la verità per la ragione politica.
Lettura scorrevole ed interessante per chi vuole ampliare la conoscenza di quel fatti che ancora oggi bruciano i cuori di tanti italiani.
NUOVO FRONTE N. 185 (1998) Rubrica "Leggiamo assieme" a cura di M.Bruno.
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Tra le conseguenze dell’8 settembre bisogna annoverare la tragedia della Divisione Acqui. Comandata dal Generale Gandin, fu subito coinvolta nel decidere in merito al comportamento da tenere nei confronti delle forze germaniche rappresentate, sull’isola, da poche centinaia di soldati. Considerata l’esiguità delle forze tedesche si fece strada, nei più facinorosi, l’idea di attaccarle, liberando l’isola dalla loro presenza, sperando in un successivo intervento degli "Alleati’’ o dei badogliani. Il Generale Gandin non era della stessa opinione ed, inoltre, non aveva disposizioni in merito poiché poteva reagire solo se attaccato.
L’atteggiamento del Comandante della Divisione, condiviso dal suo Stato Maggiore, era motivato dalla certezza che, ad un primo successo contro le poche forze tedesche, la Divisione (senza un adeguato supporto logistico e senza l’appoggio aereo), non sarebbe stata in grado di resistere perché le forze germaniche, dislocate in Grecia, numerose e ben armate con un efficiente supporto aereo, avrebbero riconquistato l’isola, infliggendo gravi perdite all’Unità italiana.
Gli Alleati non solo si mostrarono disinteressati alla vicenda, ma impedirono a Badoglio di far intervenire la flotta italiana che era riparata a Malta.
I colloqui ed i patteggiamenti con i tedeschi furono molti, prima di giungere alle conclusioni paventate dal Generale Gandin. Alcuni Ufficiali inferiori dell’Artiglieria giunsero all’aperta contestazione dell’atteggiamento del Comandante la Divisione e si diffuse apertamente la sedizione e l’insubordinazione fra gli artiglieri ed alcuni marinai, fino ad aprire il fuoco con i cannoni contro due zatteroni della marina tedesca, che si avvicinavano all’isola, affondandoli e provocando otto morti fra l’equipaggio. A questa provocazione i tedeschi non reagirono, ma continuarono a trattare sperando in una soluzione soddisfacente per le parti. La situazione precipitò con la ricezione dell’ordine di Badoglio di iniziare le ostilità, con le conseguenze che ben conosciamo, perché i soldati italiani furono considerati franchi tiratori. Quanto sopra esposto narra, a grandi linee, le vicende ma non riporta nomi e particolari, per lasciare al lettore la scoperta di fatti delittuosi come l’uccisione proditoria di un Ufficiale Superiore, il tentato omicidio del Generale Gandin e le manifestazioni violente nei suoi confronti. Il testo presentato è preciso nella ricostruzione dei fatti e dei processi assolutori che videro il Pubblico Ministero ed il Giudice Istruttore convergere sulla tesi assolutoria per i mestatori, sostenendo tesi diverse basate su ricostruzioni falsificate anche nei particolari.
Massimo Filippini ha scritto questo libro con il cuore. Egli è il figlio del Maggiore del Genio Federico Filippini, Martire di Cefalonia, fucilato per rappresaglia dai tedeschi, Ufficiale integerrimo sempre al fianco del suo Generale al quale obbedì in ogni circostanza, essendo favorevole alla trattativa per salvare la vita dei soldati della Div. Acqui. L’autore sostiene la tesi che la follia omicida fu tedesca ma la responsabilità degli eccidi fu di quegli Ufficiali che incoscientemente osteggiarono fino all’insubordinazione, ottenendo in seguito onori e prebende. Ricordate i nomi d’Apollonio e Pampaloni, due personaggi che seppero ben sfruttare la vicenda.
Cefalonia è una pagina da aprire per intero per amore della verità denegata, riportando nella giusta luce i Martiri che pagarono per la follia di alcuni.
Filippini ci offre una descrizione lucida e perfetta dei fatti e del processo. Numerose le testimonianze dei superstiti che vissero per intero la tragedia ma non furono mai ascoltati. Il testo, corredato da numerose fotografie, è di lettura facile ed interessante.
NUOVO FRONTE N. 231 (2003) rubrica "Leggiamo assieme" a cura di M. Bruno
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