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LA TRAGEDIA DI CEFALONIA di Massimo Filippini
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IL CORRIERE DELLA SERA DEFINISCE GANDIN UN TRADITORE
NON CI FU REFERENDUM
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UNA 'SINISTRA' ICONA: il compagno-capitano Pampaloni
DOVE STAVANO GLI STUDIOSI DI CEFALONIA NEL 1998 ?
L' invenzione del Raggruppamento Banditi Acqui
IL CAPITANO PIERO GAZZETTI: UN MARTIRE VILMENTE DIMENTICATO
ELENCO DEI CADUTI
PAOLETTI VERGOGNATI
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La Ballata della Acqui ovvero...
COMPAGNI DI MERENDE
Il Reduce Ermanno Bronzini racconta...
LA TESI DELLA VERGOGNA
CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI...
IL BUSINESS CEFALONIA
LE MANI DELLA SINISTRA SU CEFALONIA
CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli
LETTERA APERTA A W. VELTRONI
UN PROCESSO MAI CELEBRATO
I MISERABILI DI CEFALONIA
NOTIZIE A. N. R. P.
NOTIZIE ANRP - 2
O D E SU CEFALONIA
AVVISO ALLE FF AA: Gandin fu un traditore. F.to Insolvibile
LA VOCE DEI LETTORI
NOTIZIE DALL' ASSOCIAZIONE ACQUI
CHI E' SENZA PECCATO.....
Si scrive ANRP si legge ANPI
CEFALONIA in buone mani
CEFALONIA: la sagra delle bugie
L' ISTRUTTORIA IN GERMANIA E LA MIA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE
RASSEGNA STAMPA
Io e i Presidenti
ATTILIO TAMARO su Cefalonia
Il fratello del gen. GANDIN ci scrive...
Il Presidente ETTORE GALLO ci scrive...
Convegno a Firenze del 24 ott. 2003
Intervento di M. Filippini al Convegno di Firenze
IL MANDOLINO DI...PAOLETTI
Il mandolino del capitano Corelli e...un mandolinista mancato
Fango sul gen. Gandin
LE GESTA DI APOLLONIO
Mario Cervi su Cefalonia
Il mandolino del capitano Corelli e un mandolinista mancato
Fango sul gen. Gandin
LE GESTA DI APOLLONIO
ATTILIO TAMARO su Cefalonia
Indro Montanelli su Cefalonia
Mario Cervi su Cefalonia
Sergio Romano su Cefalonia
L'Armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda
Il Reduce Ermanno Bronzini racconta...
Il Reduce Alfredo Reppucci racconta...
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IL 'fattaccio compiuto'
I DIMENTICATI DI CEFALONIA
LA RELAZIONE DEL CONSOLE V. SEGANTI
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LA TOCCANTE EMAIL DELLA FIGLIA DI UN SUPERSTITE

Ciao Massimo,
da assidua frequentatice del tuo sito posso solo dire che probabilmente tu non saprai mai PERCHE' tuo padre è morto, io non saprò mai PERCHE' mio padre è morto dentro, non sapremo mai PERCHE' sono accadute certe cose, ma una cosa sappiamo: LA VERITA' FA MALE, LA RICERCA DELLA VERITA' DA' FASTIDIO.
Hai sollevato polvere, hai avuto critiche, ma mai SMENTITE!
E allora?
Ti confesso che avrei preferito smentite, dibattiti costruttivi, prove.
Invece solo parolette. Io non sono di destra, non sono di sinistra, non sono qualunquista.
Vorrei solo che nel nostro meraviglioso PAESE si potesse arrivare all'ONESTA', quella vera.
Tu hai il dolore di aver perso tuo padre, io ho il dolore di vedere mio padre TURLUPINATO, OFFESO, PRESO IN GIRO.
CHI tanto parla senza sapere, chi ogni tanto si ricorda della ACQUI e fa gite a spese dei contribuenti, poi pensa a CHI laggiù ha sofferto, a chi laggiù è morto, a chi da laggiù è tornato con ferite dentro che mai si rimargineranno?
Invece no, un articolo sui giornali e siamo stati bravi, i morti fucilati ormai non hanno parola, i MORTI VIVENTI SI ARRANGINO!
Scusa Massimo, sono nauseata.
Fortunatamente mio padre non naviga in internet, e io mi guardo bene dal parlargli di certe polemiche e giudizi senza senso che gratuitamente vengono buttati su chi cerca di sapere, di arrivare alla VERITA'.
E fortunatamente ci sei tu, che continui a combattere per tuo padre e per tutti quelli che erano con lui.
Grazie ancora, come sempre.
Lettera Firmata

2.3.2003
° ° °

Egregio Avvocato Filippini,
ho incontrato il suo sito su Cefalonia e letto con estremo interesse quanto in esso Lei va documentando, per rendere giustizia ai Martiri di Cefalonia, sottraendoli alla settaria speculazione partigiana che ha tentato di sfruttare quella tragedia annettendosene il valore ed il sacrificio. Lei comprenderá quale emozione abbia prodotto in me il suo sito, al dirle che il sottoscritto appartenne, volontario sedicenne, al Btg. Bersaglieri "Musssolini", indicato anche nel suo sito come il primo reparto organico costituitosi il 9 settembre nel nord d'Italia a difesa del confine orientale insidiato pericolosamente dalla pretese territoriali del IX Corpus partigiano jugoslavo di Tito.
Modenese di provenienza, mi arruolai al Btg. bersaglieri assieme ad altri giovani fra cui Antonio Cessari, figlio del Tenente Col. Ernesto Cessari, comandante del 17 Rgt. fanteria "Aqui" fucilato il 22 sett. '43 a Cefalonia dai tedeschi. Tanto Antonio, quanto il fratello maggiore Franco, (che lo raggiunse qualche mese dopo sempre al Btg. "Mussolini" schierato a nord di Gorizia), ignorarono per tutto il periodo della RSI la fine tragica del padre ad opera dei militari di quelle forze Armate verso le quali essi mantennero l'alleanza militare "Per l'onore d'Italia" come recitava l'insegna del Btg. Essi ne vennero a conoscenza solo nell'agosto del 1945, nel famigerato campo di concentramento di Borovnica (Slovenia), dove i componenti del Btg. "Mussolini" vennero rinchiusi , dopo la resa avvenuta il 30 aprile 1945. Qui nel luglio-agosto dello stesso anno incontrarono alcvuni superstiti di reparti di Camicie Nere che proveniano da Cefalonia e che li informarono della tragedia colá consumatasi. Franco Cessari, universitario di giurisprudenza (classe 1925) aveva costituito con altri giovani del GUF la federazione del PFR di Modena, nel settembre 1943 integrandone il primo triumvirato fino al gennaio 1944, quando raggiunse il fratello al Btg. bersaglieri.
Sergente A.U. durante la RSI, Franco durante la prigionia assunse, nell'agosto 1945, il comando interno del campo dei prigionieri di Borovnica e nel novembre dello stesso anno, accusato di aver ordito un piano di fuga dal campo (accusa del tutto inventata), dopo aver subito bestiali percosse, venne assassinato con un colpo alla nuca, alla presenza di tutto il campo schierato per l'esecuzione, ivi compreso il fratello Antonio.
Io non fui testimone di quel brutale episodio che s'aggiungeve a tanti altri, perché nel frattempo (fine ottobre) ero stato rimpatriato con un piccolo gruppo di prigionieri di quel campo compreso in un elenco della Croce Rossa Internazionale che stava tentanto il rilascio del maggior numero possibile di prigionieri. Conobbi l'accaduto, da Antonio Cessari, dopo il suo rimpatrio avvenuto solo nel 1947.
La famiglia del Ten.Col, Ernesto Cessari - che nel 1943 risiedeva a Modena - perseguitata dopo la fine della guerra dai comunisti emiliani che ne confiscarono gli averi, dovette spostarsi in provincia di Como. Antonio, una volta rimpatriato, dovette lavorare come manovale della costruzione per alcun tempo, per aiutare la madre e la sorella, arruolandosi infine nella Guardia di Finanza nella quale prestó servizio per alcuni anni, essendo destinato durante un periodo proprio al confine orientale.
Cefalonia, come dimostra quanto Le ho qui narrato, non segnó - come affermó purtroppo il Presidente Ciampi - la rinascita di una nuova Patria dopo l'8 settembre 1943. Costituí invece la morte dell'unitá della patria, lacerata da una dolorosa guerra civile. Tale morte fu sanzionata purtroppo da Martiri puri, caduti sui due fronti. La tragedia della famiglia Cessari costuisce il doloso emblema di uno lacerazione che - dopo piú di mezzo secolo - non é stata ancora suturata, soprattutto per colpa del settarismo che, specialmente a sinistra, su quella lacerazione ha speculato e continua a speculare nel tentativo di mantenere il propio potere politico.
Riceva con la mia stima il piú sincero apprezzamento per la sua azione di disintossicazione storica.
Mi creda, suo
Santiago del Cile, 18 Maggio 2003.
(Prof. Primo Siena)
bersagliere d'Italia, fidelis fidei
primosiena@mi.cl



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Egregio avv.Filippini,
sono un ragazzo di 32 anni appassionato di storia, di questa storia
che spesso non mi convince,che studio ma che purtroppo è scritta da chi
vince le guerre e pertanto non sempre è espressione veritiera della realtà.
La questione sull'eccidio di Cefalonia è stata per tanto
tempo"convenientemente"dimenticata, perché penso che sia stata una delle
macchie più grandi sugli infami e vergognosi comportamenti dello Stato
Maggiore dopo l'8 settembre...
Vogliamo parlare del perché non si spende una parola sulla
resistenza degli italiani allo sbarco degli alleati in Sicilia ( e di
soldati del regio esercito che si sono opposti allo sbarco e sono morti ce
ne sono stati...);anche e soprattutto ad Anzio (anche se RSI ma pur sempre
soldati italiani?)
Ora acclamiamo il ritorno degli eredi Savoia...ma sono loro e
Badoglio,Roatta che hanno sulla coscienza la strage di quei soldati che sono
stati mandati lì a morire per cosa?
Badoglio pensava a scappare a Pescara nel Regno del Sud ma chi
tutelava Gandin ed i suoi uomini?
E le nostre armate in Jugoslavia? Comportandosi in quel modo,
Badoglio e lo SM hanno fatto perdere l'autorità e la credibilità a tutti gli
ufficiali ed a tutti i generali agli occhi della truppa. A seguito di quei
comportamenti, tutti si sentivano in dovere di dire fare ed obbiettare
tutto,anche un semplice ordine....
La responsabilità del fascismo è inconfutabile ed imperdonabile che
andrà condannata sempre, ma la "regia corte" dove era?...Ha fatto più
fucilati Badoglio nel suo mandato che non tutto il PNFdurante il
ventennio....
Ma come si può leggere un comunicato alla nazione dove si legge
"...reagire ad attacchi di qualsiasi provenienza..."...sicuramente quei
martiri erano insieme ai tedeschi..mentre ascoltavano il messaggio ma come
si può...ma come si e dovevano comportare?
Fuggire da Roma, lasciare ROMA aperta,isolata..vuota.... e scappare
ad Ortona dove si sono menati sulla banchina del porto perché non c'era
posto sulla "Baionetta"....
Questi tipi e tutti i loro discendenti hanno la RESPONSABILITA'
IMPERDONABILE di quanto narrato sul Suo libro, di quei martiri fucilati dai
loro ex alleati imbestialiti (e ci credo) lasciati alla mercé senza
direttive con un generale abbandonato a se stesso e senza peso perché
lasciato senza prestigio da un SM di vigliacchi. Rabbrividisco
pensando a quei martiri..chissà cosa pensavano quando venivano
rastrellati...caricati sui camion per andare a morire per la scelleratezza
di altri loro "eroici" commilitoni....
Ho visto il film "Il mandolino del capitano Corelli" e purtroppo
anche in questo film le cose non vengono riportate nella giusta maniera....
Mi scusi per l'impeto incontrollato con la quale le scrivo, ma mi dà
un gran fastidio sentire e leggere le sciocchezze narrate su i comportamenti
delle nostre truppe nei territori d'oltre confine.
La saluto e la ringrazio per il suo ammirabile lavoro per far
emergere la verità.
M. S.
venerdì 6 settembre 2002

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Caro Dott. Filippini
ho visitato il suo sito sui tragici fatti di Cefalonia.
Mi farò portavoce con amici, colleghi di lavoro ( io sono un ufficiale superiore della Marina Militare) per dare giusta collocazione alla vicenda che è stata e continua ad essere travisata da una faziosa interpretazione fatta dai catto-comunisti.
Ma come ha scritto giustamente la Verità deve essere sopra di ogni cosa e alla fine prevarrà nel rispetto della Storia.
La storia recente italiana è intrisa di tradimenti,doppi-tripli giochi, infamità.... per citarne qualcuna
- il proditorio assassinio di Ettore Muti alla fine di agosto del 1943 nella pineta di Fregene, ordito da Badoglio e dal Capo della Polizia Carmine Senise e confezionato dal Cap.no Taddei dei carabinieri;
-l'affondamento della corazzata Roma al comando dell'Ammiraglio Carlo Bergamini che fu volutamente sacrificato dal Capo di Stato Maggiore della Marina Raffaele De Courten alla furia vendicativa tedesca, De Courten sapeva benissimo che Bergamini non avrebbe consegnato le navi a Malta ma anzi......, beh cosa ha combinato, sibillinamente convocandolo a Supermarina non gli disse in faccia a cosa si sarebbe andati incontro ma gli disse di essere pronto a partire per una grande missione, l'ordine di partire glielo diede con un messaggio dicendogli che lungo la rotta doveva trasmettere la posizione ogni mezzora a Supermarina.
Così facendo lo ha messo nelle fauci del leone (i tedeschi) che non aspettavano altro, difatti i bombardieri tedeschi con le ultime speciali bombe filoguidate Fritz X hanno dato loro la punizione per chi tradiva l'alleato.
Il comportamento di De Courten dà adito a molte illazioni come pure durante l'ignominiosa fuga lui e Badoglio salirono di nascosto e prima di tutti gli altri a Pescara avendo fatto deviare preventivamente la corvetta Baionetta, prima che giungesse ad Ortona ad imbarcare il re.
- il re (il piccolo Vittorio Emanuele III) non ha fatto il doppio gioco ma il triplo gioco barattando la sua fuga con la vita di Mussolini tenuto prigioniero al Gran Sasso, tramite gli stessi tedeschi di Roma.
-la morte di Donato Carretta direttore di Regina Coeli legata alle Fosse Ardeatine come regolamento di conti tra partigiani rossi (da leggere il libro Roma '44, i signori del terrore di Pierangelo Maurizio).
Beh sono già abbastanza e a ricordare questi fatti mi viene molto disgusto.
Caro Dottore sono interessato al suo libro mi faccia sapere come fare per venirne in possesso.
Ancora grazie per quello che ha fatto per la Patria e per onorare con verità la memoria e l'onore dei nostri caduti dileggiati e dimenticati dai più.
Distinti saluti
C.te P. G.
15.9.2001
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Egregio Avvocato,
mi è capitato stasera di conoscere il sito www.cefalonia.it e desidero congratularmi con Lei per quanto scrive e per la sacrosanta passione con cui scrive.
Sono un nipote di padre Romualdo Formato, fratello di mia madre.
Questo per dirLe che la passione di Cefalonia ha colpito molto anche me.
Ricordo le lacrime versate alla lettura del manoscritto di mio zio "L'eccidio di Cefalonia" : avevo 13 anni nel 1943.
Mio zio è morto 40 anni fa, il 24 ottobre 1961.
Ancora giovane, la sua morte - non temo a dirlo - fu la naturale conseguenza delle piaghe causategli dalla tragedia di Cefalonia.
Era molto riservato sulle responsabilità dei fatti di Cefalonia, ma si capiva che riteneva responsabili della tragedia quegli ufficiali ribellatisi al Generale Gandin.
Mi piacerebbe conoscerLa.
Io vivo vicino a Firenze .
In occasione del quarantesimo anniversario della morte di padre Romualdo, il suo Comune di nascita - Savignano Irpino (AV) - organizza una commemorazione.
Saremo lì anche noi parenti, per ricordare Cefalonia e la pietosa opera di mio zio, opera a Lei ben nota.
Potrebbe essere un'occasione per conoscerci.
La saluto con tanta simpatia e La invito a non demordere.
dottor Giuseppe Russo
7. 10. 2001
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LA FORTUNA SI FA’ SULLA PELLE DEGLI ALTRI

Voglio con questo breve scritto riflettere su quanto letto nel sito www.cefalonia.it.
La storia, le fortune createsi dal nulla, gli onori, hanno sempre un lato oscuro, composto da migliaia di esseri umani che hanno sofferto e pagato in prima persona, sia con il dolore, sia con la morte, per poi cadere nell’ oblio, da dove vengono “richiamati” in massa, per celebrare i fasti di una persona, di un ideale.
Nel periodo della nostra, insensata, partecipazione al secondo conflitto mondiale, sono cambiati i protagonisti, la scena, ma non le azioni e le vittime.
Al momento dell’ entrata in guerra a Mussolini servivano “ poche centinaia di morti, per potersi sedere, con alle spalle, quei poveri fantasmi, con il peso delle loro perdute vite, al tavolo della pace ”. Così, nonostante la nostra endemica impreparazione, ci si gettò in un folle valzer di orrori, certi – ahimè a torto – che si fosse all’ ultimo giro, alle ultime note. Questo per creare la “ fortuna “ di un capo, di un’ idea, di un popolo.
Non si era invece all’ ultimo giro, ma come la storia ci ha insegnato, al preludio di un dramma.
Cambiano i protagonisti, cambia la scena. Non c’è più il capo supremo, non ci sono più i meravigliosi paesaggi alpini a far da cornice; del nostro folle “ ballo “ siamo, ormai, stremati, sfiniti, alla fine.
I nuovi protagonisti sono un governo di fuggiaschi, di – mi permetta il termine – “ salvachiappe “. La scena è quella di una – credo ( non ci sono mai stato ) – piacevole isola in mezzo al mare, luogo più da vacanza che da guerra.
Dicevo, sono cambiati i personaggi, è cambiata la scena, ma naturalmente non cambiano le azioni e le vittime.
Seduti su soffici poltrone, avvolgenti le loro preziose chiappe, i protagonisti del nuovo corso, decidono che “ servono poche migliaia di morti, per poter dimostrare ai nostri nuovi alleati che siamo dei cobelligeranti, e non servi ”.
Si mandano pertanto a morire, con un ordine atroce – non trovo altri termini; insensato, folle, pazzesco non rendono l’ idea del sangue versato per colpa di questo ordine - migliaia di giovani vite. Questo per creare la “ fortuna “ di un gruppetto di capi, di un’ idea, di un popolo.
Perché la storiografia ufficiale ricorda e condanna solo il primo? Le azioni atroci non pesano su tutte le coscienze? O ci sono azioni atroci permesse ed altre no?
E che dire poi di quelli che, presi da furore eroico, ostacolarono in ogni modo il rispetto del primo ordine – ricordiamo, di consegna degli armamenti pesanti -, facendo, -involontariamente causa la loro giovane incoscienza -, trovare la Divisione Acqui, in efficienza per dover rispettare il secondo ordine.
I più importanti quando avveniva il massacro si nascosero, da buoni “ trasformisti “ degni del miglior FREGOLI, da leoni divennero agnelli, per poi divenire dopo qualche anno sciacalli.
Ma lo ho premesso, LA FORTUNA SI FA’ SULLA PELLE DEGLI ALTRI.
Penna Pierluigi

Grotte di Castro, 1° Novembre 2001

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Sono Reppucci Alfredo reduce superstite della divisione ACQUI - Cefalonia - II reggimento artiglieria - II reparto munizioni e viveri - concordo con vs. versione dei fatti da lei narrata, ero il PORTAORDINE del comando divisione, conoscevo personalmente il generale Gandin. sarei lieto di scambiare informazioni sui fatti accaduti in specie su famigerato referendum al riguardo posso assicurare che non fui mai consultato).( ho assistito in prima persona all'apertura del fuoco di batteria che provoco' l'affondamento di due battelli tedeschi causa scatenante di quell'inferno.
per qualsiasi contatto di seguito il mio indirizzo:

- Reppucci Alfredo – NAPOLI
Distinti Saluti.
27.03.2001

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(Messaggio pervenuto dal Cile)

Sono figlio di NICCOLO CASTELLANI di Prato autista del Gen. Gandin, reduce dell`ocausto di Cefalonia morto in Cile dopo una lunga e sofferta emigrazione per dimenticare il dolore. QUESTO PAGINA MI EMOZIONA E MI AUGURO CONTINUI PER ONORARE LA VERITÁ STORICA E L`EROISMO DEI NOSTRI SOLDATI, lo dico dal paese piú lontano dell`Italia, ma che sento con emotiva e permanente presenza.Grazia per questa bella scoperta.

Niccolo Castellani
04.03.2001



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Ho letto su "Storia in Network" la sua intervista e sono così venuto a conoscenza del suo sito.
Mi congratulo per il suo sforzo che, tra l'altro, parte dallo stesso impulso che ha sentito il sottoscritto : fare in modo che la storia di suo Padre e dei suoi compagni ritorni alla luce dopo decenni di deformazioni.

Cordiali saluti.
Karl Voltolini
30.03.2001

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Egr. Avv. Filippini:
sto leggendo il libro che mi ha gentilmente inviato, e devo confessare che con l'evolvere della narrazione cresce l'amarezza nel constatare quanto falsamente sia stata posta la questione "Cefalonia" fino ad ora.
E' curioso: abito in via Cefalonia (*), a Verona, ma finora non mi ero dedicato con attenzione alle vicende che tale luogo vide svolgersi.
La ringrazio ancora per la luce che ha voluto portare su tali fatti: spero soltanto che questo libro raggiunga anche chi, negli "alti vertici", ha il DOVERE di ricostruire e riproporre la Storia, quella con la "S" maiuscola, con la obiettivita' e l'onesta intellettuale che il sessantennio ormai trascorso dagli eventi richiede a gran voce.
Mi riprometto, se mi consentira', di tornare con qualche piu' ampia riflessione sull'argomento al termine della lettura.

Cordialmente,
Giovanni Padovani
01.04.2001

Egr. Avv. Filippini:
ho terminato ieri la lettura del Suo libro sull'eccidio di Cefalonia, e
non posso che confermare - se possibile rafforzato - lo stato d'animo
di amarezza e risentimento per come, in tutti questi anni, la
"questione Cefalonia" e' stata riportata e diffusa.
La domanda che sorge spontanea e': dopo tutti questi anni, c'e'
interesse, da parte della storiografia e delle istituzioni, a
riprendere questo amaro tema con la dovuta oggettivita'?

Un cordiale saluto,
Giovanni Padovani
16.04.2001

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Ho visitato il sito con vivo interesse.
Era ora che la verità storica venisse a galla, a sputtanare gli ipocriti che ci hanno costretto a subire mezzo secolo e più di menzogne machiavelliche sparse a mo' di cortina fumogena per coprire le proprie magagne e bubboni.
Complimenti e forza!

Bruno Fanton
03.04.2001

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In data odierna ho ricevuto il tuo plico contenente il libro che mi hai spedito. Ti ringrazio per la sollecitudine che mi hai dimostrato nel rispondermi.
Mi ha fatto tanto piacere e una grande commozione nel leggere la tua lettera, dalla quale si vede il coraggio e la temararietà che dimostri.(...)
In attesa di un tuo riscontro, porgo i nostri più affettuosi saluti con la speranza di avere trovato finalmente una persona che faccia luce su questo massacro.

Giuseppe Potenza ed il papà.
03.04.2001

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Egregio Avvocato, ieri sera ho seguito, seppur con fastidio, la trasmissione (trasmissione "novecento" condotta da PIPPO BAUDO)di cui all'oggetto sull'eccidio di Cefalonia. A mio giudizio è sembrata una trasmissione di regime dove chi è intervenuto dava l'idea di voler far trionfare una sola verità e cioè la brutalità nazista e l'eroismo degli ufficiali di complemento della Divisione Acqui. Se non avessi letto il suo libro non avrei mai compreso quello che effettivamente successe a partire dall'8 settembre del 43 ed avrei creduto ai fatti così come sono stati esposti in tale trasmissione. Gradirei avere il suo autorevole giudizio su quanto sopra.
Ringraziandola anticipatamente Le invio Cordiali Saluti Roberto Biggio.P.S. Ho terminato di leggere il Suo libro che ho trovato molto interessante tanto che l'ho letto senza un attimo di sosta. E' mia intenzione rileggerlo con una maggiore attenzione e dopo Le farò delle osservazioni.

roberto.biggio
03.04.2001

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April 10, 2001 4:38 PM
Sono Frisone Domenico classe 1920, ex carabiniere di Messina, superstite della Divisione Acqui.
Ho letto con molto interesse le notizie sulla battaglia di Cefalonia che lei ha scritto, mia figlia ha fatto una ricerca in Internet per me.
L'8 settembre 1943 mi trovavo presso la gloriosa 27° Sezione Carabinieri al comando del Ten. Sandulli Mercurio, medaglia d'oro, fucilato insieme a tutti gli altri ufficiali alla casetta Rossa il 24/09/43.
Ad Argostoli ho avuto il piacere di conoscere personalmente il valoroso Gen. Antonio Gandin; nella piazza principale di Argosoli aveva sede la seconda compagnia carabinieri comandata dal capitano Gasco, anche lui fucilato il 24/09/43 alla casetta Rossa, medaglia d'argento; la moglie è rimasta amareggiata perché tutti sono stati fucilati per la stessa causa, ma non hanno avuto tutti la stessa ricompensa. Questo particolare l'ho saputo dalla Sig.ra Antonina, vedova Onorato, che ho avuto il piacere di conoscere parecchi anni fa; suo marito nel luglio '43 si trovava in licenza, erano già sbarcati gli alleati, la famiglia desiderava che non partisse, lui ha voluto raggiungere il reparto lo stesso;
il tenente Onorato Carmelo del 17° Fanteria presso il comando divisione, finì anche lui come tutti i suoi colleghi alla casetta Rossa. La signora Onorato è stata per molto tempo segretaria dell'Associazione Nazionale Reduci Famiglie Caduti Divisione Acqui, per mezzo di lei ho avuto il piacere di avere diversi opuscoli sulla battaglia di Cefalonia, che conservo gelosamente. Per concludere ho fatto un anno di prigionia, anche qui sono stato un pò fortunato in quanto sono rimasto in vari campi della Grecia, non è stato facile, ci facevano lavorare in modo pesante, dandoci da mangiare solo pochissimo cibo, ma di sicuro per noi è andata meglio di quelli che hanno raggiunto la Germania o la Russia.
Nel settembre 1944 ci hanno abbandonati in una isoletta, qui siamo stati raccolti dai partigiani greci, che a poco a poco ci hanno trasferito dove potevamo essere utili a loro; io sono finito nell'isola di S. Maura,
in un piccolo villaggio, Sternò, dove sono rimasto per circa due mesi. Sono arrivati gli alleati, a Pevesa c'era un centro di raccolta, appena rimpatriati siamo sbarcati a Taranto, io essendo della Legione di Verona, ancora occupata dai tedeschi mi sono presentato alla Legione di Bari, però le licenze per la Sicilia e la Sardegna erano sospese, quindi abbiamo dovuto aspettare il cambio di Legione.
Sono tornato a Messina dopo tre anni, così ho potuto riabbracciare i miei cari, a volte a distanza di tanti anni, la notte sogno ancora quell'inferno.
Cordialmente Frisone Domenico
P.S.: Mi farebbe piacere ricevere qualche libro o opuscolo, pagando le spese.
L'indirizzo di posta @ è il seguente:
giafriso@tin.it

- risposta -

Egregio signor Frisone,La ringrazio di cuore per l'attenzione prestata al Sito che porto avanti con personale sacrificio economico e nell'indifferenza dei cosiddettti media ,che anzichè la Verità, diffondono ricostruzioni inesatte e travisate dei fatti di Cefalonia, allo scopo di appropriarsi di tanti poveri Martiri per farne dei Partigiani ante litteram.
Purtroppo come Ella saprà - per esserne stato testimone- e come avrà letto anche sul mio sito, Cefalonia fu teatro non solo di eroismi degli appartenenti alla "Acqui", dal generale Gandin all'ultimo Soldato,ma anche di incredibili manifestazioni di sedizione da parte di taluni militari -ufficiali e soldati- che,prima della impari lotta ebbero come bersaglio il generale Gandin alla cui vita,spiace constatare,attentò un Suo collega,il carabiniere Nicola Tirino,che,certo non per sua colpa,ma perchè sobillato da una propaganda falsa ed incosciente fu indotto a ritenere che il povero Gandin fosse un "traditore" che si apprestava a "svendere" la propria divisione ai tedeschi.
Nel libro che ho scritto dopo anni di ricerche e di cui,in attesa di ristampa,possiedo ancora qualche copia,Ella potrà trovare largo spazio dedicato a quanto sopra,sorretto da una inoppugnabile documentazione che,come Ella avrà constatato sul Sito,ha ricevuto il consenso di Eminenti personalità quali il Presidente Emerito della Corte Costituzionale,professor Gallo o il Presidente del Tribunale Militare di Roma ed altri.
Qualora Ella sia interessata all'acquisto mi invii il Suo indirizzo e provvederò alla spedizione.
Cordiali saluti -
Massimo Filippini


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24.05.2001
Egr. Sig. Filippini ,
pur condivendo con lei le tesi esposte su Cefalonia ritengo che la sua mancata obbiettività sulla resistenza Italiana sia condizionata piu' da motivazioni di fede politica che da riscontri oggettivi.
Il sangue versato dai partigiani e da quanti sono morti per liberare l'Italia dal Fascismo era dello stesso colore di quello versato a Cefalonia .
Saluti
Carlo Goti -Verona-

- Risposta -

Gentile signor Goti,
il fatto che Ella condivida quanto io sostengo a proposito di
Cefalonia -della qual cosa La ringrazio - La porta, anche se
inconsapevolmente, sulle mie stesse posizioni ideologiche che non sono affatto in contraddizione con i principi democratici della Resistenza ma, semmai, con la mitizzazione fattane dalla parte peggiore di essa, cioè
quella comunista che combattè sì, contro il morente fascismo, ma al precipuo scopo di sostituirlo con una dittatura ben peggiore -quella stalinista- e non con un regime democratico.
Questo particolare, non da poco, si deve tener presente nel valutare ciò che la Resistenza fu, essendo indiscutibile l'enorme differenza tra i partigiani democratici come Edgardo Sogno, che furono anche fieri anticomunisti e quelli
legati a doppio filo all'Unione Sovietica i quali si resero autori di efferatezze uguali o peggiori di quelle dei loro nemici.
Per quanto riguarda poi Cefalonia, la mia ricostruzione dei fatti -supportata da inoppugnabile documentazione- non è diretta contro la Resistenza autentica alla quale mi inchino, ma a quella trasformata in romanzo d'appendice da storici politicizzati o da politici improvvisatisi storici.
"La Resistenza -ha scritto lo storico Renzo De Felice- è stata un grande evento storico. Nessun 'revisionismo' riuscirà mai a negarlo. Ma la storia, al contrario dell'ideologia e della fede, si basa sulla verità dei fatti
piuttosto che sulle certezze assolute. Descrive il mondo come è stato, non come si vorrebbe che fosse stato. Una 'vulgata' storiografica, aggressivamente
egemonica, costruita per ragioni ideologiche, spesso usata per scopi politici, ha creato, invece,una serie di stereotipi che ci hanno impedito di dipanare quell'intricata matassa in cui si aggrovigliano i nodi irrisolti degli ultimi cinquant'anni della storia d'Italia.
"Il dramma vissuto dagli italiani fra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, è stato sfigurato da una storiografia che ha ridotto la Resistenza a oggetto di culto. E' stata invece una pagina fondamentale della storia d'Italia che bisogna studiare, con l'etica della scienza, per capire il danno
alla moralità nazionale consumato in quel biennio e le ragioni della mancata ricostituzione di quel tessuto morale andato perduto".
I concetti sopra riportati -ai quali mi ispiro- Le chiariranno, spero, il mio atteggiamento verso la Resistenza "vera", quella, cioè, che fu posta in essere da militari e da uomini animati da autentico spirito democratico dalla quale, ovviamente, sono esclusi i comunisti ed i loro tristi epigoni dei giorni nostri.
Chissà che, oltre che su Cefalonia, Ella non sia d'accordo anche su questo...
Ricambio i Suoi saluti

avv.Massimo Filippini

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Carissimo e Gentilissimo Avv.Filippini,
sono il sig.Ubaldo Croce, ho 43 anni e sono di COMO (ma di origine Lucana, di Picerno_prov.di Potenza). Tempo fa ho letto il suo libro che ormai (e la cosa la dicono tutti, chi apertamente e chi “arrampicandosi”sugli specchi) sulla tragedia di Cefalonia fa testo. Chi Le scrive, dopo pochi mesi dall’uscita del Suo libro ebbe (se permette) l’onore e il piacere di parlare con Lei per telefono. Ammiro moltissimo il Suo coraggio e il Suo altissimo senso civico. La voglio informare che il sottoscritto ha prestato il servizio militare presso la “Brigata Acqui”.17° Battaglione di Fanteria S.Martino, in Sulmona (Aquila) dal !9 marzo 1982 al 27 febbraio 1983. Vorrei rispondere alla lettera che Le ha inviato il sig.Carlo Goti di Verona in cui dice che il sangue versato da chi subì l’olocausto a Cefalonia è uguale a quelli della “resistenza”. Io vorrei rispondere ai tanti invasati dai veleni della retorica “resistenzialista” che sarebbe ora di finirla di fare certi IDIOTI paragoni che non stanno né in cielo e né in terra. Per favore non facciamo della vile mistificazione e rendiamo giustizia e onore ai martiri della “Divisione Acqui” la cui VERA mano assassina è da ricercarsi solo e UNICAMENTE nella persona di Badoglio e la sua cricca di delinquenti traditori e opportunisti che ancora ci governano; e che allora non ci pensarono due volte per raggiungere i loro bassi e vili fini di VOLGARE potere di non solo far ASSASSINARE dall’alleato tedesco inferocito dei soldati innocenti e traditi da BADOGLIO e soci, ma di vendere al nemico l’Italia tutta (come è ampiamente provato dal duro trattato di pace impostoci dalle Potenze Alleate a Parigi il 10 febbraio 1947). A tal proposito invito gli inguaribili trinariciuti “resistenzialisti” in servizio permanente effettivo di guareschiana memoria ad andarsi a rinfrescare la memoria (ammesso che ne abbiano ancora, vista la perdurante sbornia) rileggendosi il discorso che tenne in proposito il filosofo Benedetto Croce al Senato,il 27 luglio del 1947, quando ci venne imposto dagli Alleati vincitori di ratificare il durissimo e VERGOGNOSO trattato di pace. Carta CANTA! Altro che storie. Eppoi questi “resistenti”, di cui molti sono (e sono stati) degli eroi PATACARI e volgari ASSASSINI (vedasi in proposito i partigiani comunisti) perché non hanno fatto la “resistenza” fin dal 10 giugno del 1940 (come hanno fatto in altri paesi occupati dall’Asse)? Allora, questa “resistenza” è dovuta solo al fatto che si perdeva la guerra? E se l’Asse la vinceva? Quanti allora avrebbero fatto la “resistenza”? Quanti erano gli italiani che al 10 giugno del 1940 volevano essere liberati dagli Alleati? Bella domanda!!!
Mi piacerebbe che certi “resistenti” mi rispondessero…A tal proposito vorrei concludere con un’osservazione che fece un ufficiale americano dopo lo sbarco di Salerno del 9 settembre 1943. Egli (l’ufficiale) rivolgendosi ai suoi superiori disse; ”Signori. gli italiani non sono 45 milioni ma bensì 90 milioni”. Un generale, incredulo gli disse: ”Capitano, ma che diavolo sta dicendo?” Al che il capitano gli rispose: ”Vede signor Generale, secondo me in Italia ci sono 45 milioni di fascisti e 45 milioni di antifascisti”. Caro avvocato Filippini, Le chiedo scusa della lungaggine di queste mie note. Ma avevo bisogno di spiegare e farmi capire. Soprattutto dalle coscienze di quanti in Italia ancora credono nelle mistificanti e deleterie favole resistenzialiste come l’incolpevole sig.Carlo Goti di Verona. Mi creda con la MASSIMA stima. Ubaldo Croce –COMO-
P.S. Vorrei far ben presente che questo scritto non ha nulla in comune con certe “parti politiche” (come sostiene il sig.Carlo Goti.). Qui la politica NON c'entra un bel niente. Fanno testo SOLO ed unicamente i FATTi che già negli anni cinquanta accertò pure il giudice Roberto Triolo di Genova. Spero che chi mi dovesse leggere abbia l’onestà di capire e di NON cambiare da spirito inetto le carte in tavola.
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03.08.2001
Egr. Avv. Filippini,
mi permetto di esprimerLe apprezzamento e gratitudine per la Sua opera di ricostruzione della verità storica relativa ai tragici fatti di Cefalonia. Il mio unico titolo a significarLe i sentimenti riguardo all'opera di chi, come Lei, tanto ha sofferto per la criminale condotta di alcuni, è l'aver prestato servizio quale Ufficiale di complemento nel 17° Btg. f. "S.Martino", allora di stanza a Sulmona (1990), e, quindi, l'aver indossato con fierezza mista a cruccio le mostreggiature giallo-nere. Fierezza, legittima in chi vesta una uniforme a servizio dei fratelli e compatrioti; cruccio, perchè la vita e il valore di uomini che le indossarono in tempi tanto difficili subì triplo oltraggio: il tradimento, il massacro, la menzogna. La lettura del Suo avvincente libro dà, finalmente, sostegno organico e documentale ai dubbi di chi dovette subire a scuola prima, e al Reparto poi, le "istruzioni" su Cefalonia. La Sua opera è preziosa, Sig. Filippini, Avvocato valentissimo di una causa che si voleva obliare, e spero che valga a conseguire lo scopo di ogni azione di chi si volga alla storia della Patria: la verità dei fatti, la memoria dei caduti, la giustizia possibile, la riconciliazione e l'edificazione dei vivi.
Con riconoscenza,
Fabrizio Azzòla

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Spett. avv. Filippini,
ho letto con molto interesse i documenti ed i suoi scritti presenti nel sito in oggetto.
Le esprimo i miei complimenti per la serietà del lavoro svolto e per la volontà di rileggere in modo appropriato questo triste capitolo della nostra storia.
Il mio primo approccio di approfondimento delle vicende di Cefalonia è stato il libro di Alfio Caruso "Italiani dovete morire", che ho comunque trovato interessante, pur se discutibile nell'interpretazione di alcuni avvenimenti determinanti per il tragico evolversi degli eventi.
Le partecipo la mia vicinanza per la perdita tragica del papà.
Cordiali saluti.
Ing. Turotti Giuseppe

Orzinuovi (BS) 20.08.2002

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Egregio avv. Filippini, sono un reduce dei tragici fatti di Cefalonia, voglio innanzitutto congratularmi per i contenuti del "sito" da lei ideato, per la veritiera analisi dei fatti attraverso documentazioni e testimonianze, il tutto scevro da inutili retoriche di facciata.

Ero il soldato Posanti Giuseppe 317° Batt. fant. e come molti commilitoni trentini ( tirolesi meridionali ) dopo gli eventi fui inquadrato nelle forze di presidio tedesche (non c' erano alternative percorribili) e successivamente trasferito sull'isola di Zante.

All' arrivo di inglesi e partigiani fui disarmato e trasbordato a Taranto, da dove risalii la penisola con l' Esercito badoliano fino a congedarmi, da un reparto di stanza proprio a Rovereto nel '47.

Restando a disposizione per eventuali approfondimenti,

La saluto cordialmente, Giuseppe Posanti

Rovereto (TN)
21.10.2002


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Egregio Dott. Filippini,
Le scrivo, congratulandomi con Lei per l'opera che sta svolgendo.
Sono un Ten. Colonnello Pilota in congedo, attualmente Comandante Alitalia.
Ho 57 anni, e venni a conoscenza dell'evento di Cefalonia da bambino ,
scorrendo la rivista
pubblicata nei lontani anni '58-'58 " Historia".
Le confesso che l'argomento mi incuriosì e lo misi in un angolo della
memoria.
Recentemente, il libro ed il film sul Capitano Corelli, unitamente alla
celebrazione voluta dal Presidente Ciampi,
mi hanno indotto ad approfondire l'argomento.
Da militare, le confesso che ho trovato stridente con la disciplina e la
corretta subordinazione gerarchica il comportamento
di alcuni ufficiali , che la stampa ha celebrato (Apollonio & Pampaloni).
Leggendo il libro di Alfio Caruso, sono letteralmente inoridito nel recepire
che tale indisciplina sfocio' nell'insubordinazione,
concretizzandosi in un "golpe", sfociato con l'assassinio di un ufficiale,
nel tentativo di linciaggio di un altro, e per finire
nell'oltraggiare il povero Generale Gandin , facendolo oggetto di lancio di
una bomba a mano!
Tutto cio' e' stato ben lontano dalla retorica , che avvolge l'evento.
Le scrivo perche' desidererei avere i suoi libri, ed anche il libro di
Vincenzo Palmieri, che non sono riuscito a reperire.
Le invio un cordiale saluto.
Mi inchino deferente ed invio un pensiero ed una prece alla memoria del suo
eroico Genitore.
Con ossequi.
Giovanni Artioli
Roma
25.10.2002

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Egregio avvocato Filippini,

il giorno 26 marzo 2002 si spegneva a Marciana marina un reduce di Cefalonia, mio amico, di nome Paolini Angelo,
caporalmaggiore durante l'ultima guerra nella specialità di artiglieria alpina.
Era nato a Marciana marina il 3 novembre 1917.

Quando si parlava di Cefalonia non lo faceva volentieri, consapevole di aver passato quelli che avrebbero dovuto essere i migliori anni della sua vita combattendo una guerra che riteneva assurda:
era di quelli che erano andati in guerra non condividendo le motivazioni politiche del fascismo.
Durante queste discussioni ho avuto modo di sentire da lui queste testimonianze che le elenco:

-"Si sapeva che i tedeschi non erano ben visti dagli italiani (e viceversa) ma il cosidetto referendum non ci fu e a me nessuno chiese niente"
-"I tedeschi avevano avuto 48 ore di tempo di carta bianca dai loro comandanti per uccidere quanti più italiani possible.
L'unica via di scampo era darsi alla macchia e non farsi catturare entro le 48 ore. Poi, dopo 4 giorni di fuga per le montagne, fui catturato e avviato alla prigionia (Salonicco, Bulgaria, Minsk, Bielorussia, Polonia, Germania"
-"Mi rifiutai di unirmi ai partigiani greci, pur avendo la possibilità di farlo, preferendo consegnarmi prigioniero ai tedeschi".
-"Pampaloni dopo la guerra la raccontò a modo suo e ci guadagnò pure".
-"Non volli andare nelle due navi che avrebbero dovuto portare i prigionieri in Italia perchè si sapeva quel che poi avrebbero fatto i tedeschi".
-"Pampaloni mi telefonò una volta per una manifestazione di reduci di Cefalonia, ma io non volli andare"
Sul cannoneggiamento che anche egli definì, come Lei, "proditorio", delle due motozattere tedesche e la conseguente uccisione di alcuni soldati germanici, aveva confermato la sua versione dei fatti.

E' mia intenzione chiedere al comune di Marciana marina di intitolare una strada a Paolini Angelo.
La saluto cordialmente.
Dott. B. T.

27 aprile 2003
Lerici(SP)

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Da " Il Messaggero" di Giovedì 5 Giugno 2003
ANNIVERSARI
Liberazione, in Comune per non dimenticare mai
di SIMONA TAGLIAVENTI

«Già me lo immagino il monumento della Liberazione, starebbe bene a piazza San Marco: un muro, fatto di mattoni scuri, con sopra sei piatti di bronzo raffiguranti la giornata di Porta San Paolo, le Fosse Ardeatine, la morte di Teresa Gullace, la cacciata degli ebrei da Roma, lo sbarco di Anzio e la Liberazione della città. Sarebbe bello poter festeggiare così il prossimo 4 giugno, 60° anniversario della Liberazione. È un appello, il mio, al sindaco Walter Veltroni». Così confida Harry Schindler che ieri mattina ha partecipato al 59° anniversario della Liberazione. Tanti i ricordi affiorati in Campidoglio: nonostante i capelli bianchi, la commozione era sempre la stessa di tanti anni fa: «La memoria va ai caduti» dice Massimo Rendina, presidente dell'Anpi, associazione nazionale Partigiani. «E come potevamo noi cantare, con il piede straniero sopra il cuore, coi morti abbandonati nelle piazze - legge Giuseppe Mannino, presidente del Consiglio Comunale ricordando i versi di Salvatore Quasimodo - I romani hanno saputo riprendersi la città, ripulirla dalle macerie, dagli insulti subiti».
La libertà e la pace non sono però conquiste che una volta fatte restano perfette, senza pericoli: «Queste manifestazioni non sono semplici rituali - ha proseguito Mannino - altrimenti il rischio di avere nuovi Hitler è in agguato». C'era anche Rosario Bentivegna, rappresentante dei Gap romani e Mario Gullace, figlio di Teresa, madre di cinque figli e al sesto mese di gravidanza che nel marzo del '44 gettò un pacchetto con un pezzo di pane e formaggio al marito arrestato. Cercò di farsi largo e venne barbaramente uccisa da un sottufficiale tedesco.
Intanto, per il prossimo anno anche la scuola si mobilita: «Gli istituti lavoreranno su Shoà, Resistenza e Liberazione - spiega l'assessore capitolino alla scuola Maria Coscia - e con i ragazzi delle superiori organizzeremo un viaggio per Auschwitz, insieme ai rappresentanti dell'Anpi».
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BREVE COMMENTO:
Finalmente Roma ha raggiunto la parità con Firenze: a Bruno Fanciullacci, esponente dei Gap fiorentini ed uccisore del filosofo Giovanni Gentile nel 1944 -cui di recente è stata intitolata una strada- fa degna compagnia -in quella che fu la Capitale- il gappista romano Rosario Bentivegna, autore dell'attentato di via Rasella.
M.F.

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Caro Avvocato,
condivido il suo breve commento alla "cronaca resistenziale" del Messaggero del 5 giugno scorso. Di mio aggiungo solo che la "vulgata partigiana" continua a maltrattare la storia e la veritá, quando ignora volutamente e spudoratamente che la "resistenza romana" a Porta San Paolo fu guidata -" per l'0nore dell'Esercito italiano" e non per motivi antifascisti dal valoroso generale dei granatieri Solinas, il quale poche settimane dopo aderiva al richiamo del maresciallo Graziani, militando quindi coerentemente nella RSI fino alla fine. Fra i migliori ufficiali del Btg. Bersaglieri "Mussolini" della RSI, formato a Verona il 9 setembre, ve n'erano alcuni (come il capitano Mori, caduto pochi mesi dopo lottando a Tolimino d'Isonzo, contro i partigiani slavi di Tito che insidiavano il Friuli ed il goriziano) che l'8 settembre avevano reagito fieramente con le armi - sempre per l'onore della Bandiera - all'intimazione del comando germanico di cedere l'armamento rivolta al 9 Rgto d'Artiglieria di Verona.
Íl caso del romano Bentivegna, a mio avviso, é peggiore di quello del Fanciullacci, assassino di un grande filosofo come Gentile. Bentivegna fu, con i suoi complici, la causa efficiente delle Fosse Ardeatine. Francamente chi s'inchina reverente alle vittime innocenti di Cefalonia e delle Ardeatine ed all'esemplare sacrificio del carabiniere Salvo d'Acquisto, che s'incolpó di un atto terroristico non commesso solo per salvare 20 ostagggi civili dalla fucilazione per rappresaglia germanica (brutale misura militare, allora ammessa dalla Convenzione dell'Aja), non potrá mai riconoscersi nell'Italia partigiana che ha decorato Bentivegna e C. di medaglia d'oro.
Mi creda, sempre con stima.
bersagliere Primo Siena
Santiago del Cile

P.S.- Le segnalo il libro di Lionello Rossi Kobau, Prigioniero di Tito, 1945-1946. Ed. Mursia, Milano 2001, in cui da pag. 100 a 105 é descritto l'assassinio del mio camerata, sergente A.U., appartenente al Btg. bersaglieri volontari della RSI, Franco Cessari (figlio del T.Col. Cessari, fucilato a Cefalonia) avvenuto alla fine di novembre del 1945 nel campo di concentramento di Borovnica (Slovenia) definito dal vescovo di Trieste Mons. Santin: "l'inferno dei morti viventi".

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