HOME
HOME PAGE
Via Federico Filippini - Roma
NOTIZIARIO DI CEFALONIA.IT
IL PROCESSO MUHLHAUSER
OCCASIONI E RARITA' LIBRARIE
MI SONO ROTTO...
PAOLETTI (RI)VERGOGNATI
CEFALONIA ricordata a Bagnaia (VT)
CEFALONIA - I Caduti tedeschi
Il numero dei Caduti a Cefalonia
Al Ministro La Russa: Ode su Cefalonia
RASSEGNA STAMPA
L I N K S
LA MIA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE A DORTMUND
Le Archiviazioni inviatemi dalle Procure di Dortmund e di Monaco
Il BUSINESS CEFALONIA
BADOGLIO ED AMBROSIO: I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA
Padre Romualdo Formato - Un nipote ci scrive
IL PADRE DI TUTTI I FALSI SU CEFALONIA: il Comunicato del 13.9.1945
Associazione Acqui che pena
I 'PIFFERAI' DI CEFALONIA
TRADITORI A CEFALONIA
Notizie dall'Ass. ACQUI
CONVEGNI SU CEFALONIA
CEFALONIA - Quale verità ?
Ringraziamenti....si fa per dire
GLI ERRORI di ROCHAT su Cefalonia
Il Reduce Alfredo Reppucci racconta...
Il Reduce Romildo Mazzanti racconta...
CEFALONIA: LA MENZOGNA CONTINUA
Il Reduce Ermanno Bronzini racconta...
Notizie ANRP - 2
Il fratello del gen. Gandin ci scrive...
Le gesta di Apollonio ovvero...
LA VOCE DEI LETTORI
Intervento di Filippini al Convegno di Firenze
I dimenticati di Cefalonia
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Il Reduce cap. Hengeller racconta...
NON CI FU REFERENDUM
Il Reduce S. Perrone ci scrive...
Il cap. Piero Gazzetti un Martire dimenticato
E LE FFAA STANNO A GUARDARE
Il presidente emerito Ettore Gallo ci scrive
L'armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda
Dove stavano gli studiosi di Cefalonia nel 1998 ?
La Vedova del cap. Bronzini ci scrive...
I 'Pifferai' di Cefalonia
LA SAGRA DELLE BUGIE
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Padre Formato - Un nipote ci scrive...
Sergio Romano: CEFALONIA - Una pagina nera
RECENSIONI
FILM RAI SU CEFALONIA
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
IO E I PRESIDENTI
Cefalonia: la sagra delle bugie
TRADITORI A CEFALONIA
Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ?
COMPAGNI DI MERENDE
IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA...
LA TESI DELLA VERGOGNA
CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI...
CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli
Lettera aperta a W. Veltroni
UN PROCESSO MAI CELEBRATO
I maneggioni di CEFALONIA
RECENSIONI
E LE FFAA STANNO A GUARDARE...
LA VOCE DEI LETTORI
APOLLONIO: UN MITO PER POCHI INTIMI
Il Corsera: Gandin fu un traditore
Lettera aperta a W. Veltroni
PREMIO ACQUI STORIA O ACQUI FAVOLE ?
Film Rai 'Cefalonia' - Che bella fiction !
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza
Cefalonia: un eccidio senza prove
LA TESI DELLA VERGOGNA
NOTIZIE ANRP - 2
" ITALIANI BRAVA GENTE ? "
(A proposito del "Laboratorio" su Cefalonia)
Vedi presentazione in Home Page
° ° °
CONSIGLI PER L'ISTITUENDO "LABORATORIO"
DI CEFALONIA
___________________________
° ° °
L'Associazione Naz. Reduci Prigionìa, tanto sollecita nei confronti dei Morti di Cefalonia, al punto di progettare' (incredibile ma vero !) un Museo - Laboratorio per "capire" (!) meglio ciò che avvenne (v. pagina "Il business Cefalonia"), come se ci fosse ancora da capire qualcosa... potrebbe interessarsi più proficuamente di due argomenti finora 'tabù' come quelli dei misfatti da noi compiuti in Jugoslavia o di quelli compiuti dai "Liberatori" Marocchini in Ciociaria dove migliaia di esseri umani (non solo donne...) furono stuprati.
Invito lo staff dirigenziale di detta Associazione
-compresi i generali Cavalera e Cappuzzo-
(MA PERCHE' NON PARLANO MAI ?)
con annessa Fondazione Ricordo e Progresso e Associazioncelle varie a darsi da fare per dedicare qualche lagrimuccia anche a tali tragedie anzichè continuare in una stucchevole farsa sul tema di Cefalonia
regolarmente travisato per adattarlo ai propri (e altrui) fini politici.
Tra l'altro costoro hanno la gran fortuna di avere a disposizione una "ricercatrice" del calibro della Insolvibile, (isainso per gli amici), la quale con il suo Maestro prof. D'Agostino,
illustre esponente di
RIFONDAZIONE COMUNISTA
potrebbe illuminarli su tali vicende così come ha "brillantemente" fatto per Cefalonia.
Di seguito le notizie sui due argomenti e, come gran finale, quelle assai edificanti sui misfatti compiuti dai Liberatori Americani (anche loro !!) in Sicilia.
Con tanti saluti al Museo - Laboratorio....
______________________
° ° °
ORO, VINO E DONNE PER I SOLDATI DI JUIN
Nel complice silenzio del governo ciellenista del sud.
Giorni di terrore nella Ciociaria conquistata e
abbandonata alla violenza e al saccheggio dei "coloniali" nordafricani guidati da un generale francese.
_____________________
° ° °

Quando gli eserciti anglo americani giunsero nel gennaio del 1944 di fronte alla linea Gustav, i loro comandanti certamente non pensarono che la celere avanzata verso Roma, si sarebbe trasformata in una logorante e sanguinosa guerra di posizione.
Nei seguenti mesi invernali, infatti, il generale Harold Alexander, comandante in capo delle forze alleate in Italia, si ostinò ad attaccare frontalmente le difese tedesche nel settore di Cassino riuscendo a perdere nell'arco di tre distinte battaglie, che comportarono anche la distruzione
della storica abbazia, oltre 60.000 uomini.
A fronte di questi evidenti insuccessi, nello studio tattico di quella che doveva essere la quarta ed ultima Battaglia per Cassino che portò all'occupazione angloamericana di Roma, il generale Alexander decise di tentare una manovra di aggiramento delle difese tedesche.

L'attacco si doveva sviluppare attraverso i monti Aurunici, partendo da Castelforte via Ausonia, monte Petrella, Esperia. Obiettivo finale: il paese di Pontecorvo e la via Casilina. Si sarebbe ottenuto così l'Aggiramento dei
difensori di Montecassino.

A svolgere questo difficile e delicato compito furono chiamate le truppe del "Corps expeditionnaire Français" (C.E.F.) agli ordini del generale Alphonse Juin.

Le forze del C.E.F. comprendevano 99.000 uomini per la maggior parte marocchini e algerini provenienti dalle colonie francesi. Completava l' organico una piccola aliquota di senegalesi.

La caratteristica di queste truppe coloniali era l'eccellente addestramento nei combattimenti montani. «Vivere e battersi in montagna era
qualcosa di naturale per questi soldati, e un terreno che altri avrebbero considerato un ostacolo era per i nordafricani un alleato». (1)

Questi uomini «selvaggi avvolti in luridi barracani, che per mesi, per impedire che compissero violenze sessuali ai danni delle popolazioni civili, erano stati sottoposti al coprifuoco, ed impediti ad uscire dai loro accampamenti recintati con filo spinato» (2), erano denominati "goumiers", in quanto non erano inquadrati in formazioni regolari, ma organizzati in "goums", ossia gruppi composti da una settantina di uomini, molto spesso legati tra loro da vincoli di parentela.

All'alba del giorno scelto per l'attacco, il 14 maggio 1944, il generale Juin inoltrò agli uomini della IIa divisione di fanteria (gen. Dody) e della IVa divisione da montagna (gen. Guillaume) il seguente proclama: «Soldati!
Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all'ultimo uomo e passare ad
ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete». (3)

Tale allucinante promessa venne purtroppo rispettata alla lettera.
Nei giorni che seguirono la battaglia, terminata il 17 maggio con la caduta di Esperia, i 7.000 "goumiers" sopravvissuti (erano partiti all'attacco in 12.000) devastarono, rubarono, razziarono, uccisero,
violentarono. Circa 3.500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni, vennero brutalmente stuprate. Vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui anche un prete, don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Eperia, il
quale morì due giorno dopo a causa delle sevizie riportate. Molti uomini che tentarono di proteggere le loro donne vennero impalati.

In una relazione degli anni '50, che alla luce di recenti ricerche riporta dei dati per difetto, testualmente si legge: «circa 2.000 donne oltraggiate, di cui il 20 per cento affette da sifilide, il 90 per cento da blenorragia; molti i figli nati dalle unioni forzose -- Il 40 per cento
degli uomini contagiati dalle mogli, oltre 800 assassinati perché accorsi a difendere l'onore delle loro madri, mogli, figlie. L'81 per ceto dei fabbricati distrutto, il 90 per cento del bestiame sottratto; gioielli, abiti e denaro totalmente rubati» (4).

Sin qui, dunque, la tragica cronaca dei fatti.

Ma l'aspetto storicamente più significativo, derivante da un lavoro di ricerca le cui conclusioni saranno prossimamente pubblicate in un volume, è inerente l'attribuzione delle responsabilità di questa triste pagina della storia d'Italia.

Infatti, se sino ad ora una storiografia artatamente miope ha individuato come unico e solo responsabile il Generale Juin, oggi si può senz'altro affermare che le maggiori responsabilità ricadono su ben altre persone, quali il generale De Gaulle diretto superiore di Juin ed il
ministro degli affari economici del governo francese in esilio a Londra, André Diethelm, che nei giorni del terrore "goumiers" si trovavano in Ciociaria per la precisione ad Esperia. Non poterono quindi non vedere come si comportarono i loro coloniali!

Altrettanto evidente, a chi guardi ai fatti con obiettività, è la responsabilità del Generare Harold Alexander, che sentitosi chiedere da Juin l'autorizzazione a mettere in pratica tale scellerato disegno, anziché farlo immediatamente arrestare, diede il suo consenso, limitandosi a contrattare il termine temporale dello scempio (50 ore) senza curarsi minimamente della
sorte delle inermi popolazioni. «Per lui l'impresa dei goumiers significava soltanto aver fatto una breccia nelle difese tedesche, attraverso la quale far passare comodamente gli inglesi della 78a divisione, tenuta sinora di riserva» (5).

A fronte di quanto detto, si può certamente sostenere che non si trattò di azioni casuali e sporadiche, derivanti da una concezione ancestrale e tribale della guerra propria dei nordafricani, come qualcuno in passato ha affermato.

Vista la presenza in quei luoghi del comandante del Comitato di Liberazione Nazionale francese (De Gaulle), di un ministro del governo francese (Diethelm), e visto il consenso di Alexander, anche se mancano prove documentali, non si può non esser legittimati a pensare che tale infame azione possa essere stata pianificata direttamente al tavolo dello stato maggiore alleato.

Complicità di Badoglio

Ancor più comprensibile è che le istituzioni repubblican-resistenziali abbiano relegato per 50 anni questi episodi in un angolo oscuro della storia, viste le evidenti e dirette responsabilità nei fatti sommariamente descritti.

Non si deve dimenticare che il 13 ottobre del 1943 il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania, divenendo il cobelligerante degli angloamericani, e dunque corresponsabile delle azioni dello stato maggiore alleato.

A riprova di quanto affermato, sta il fatto che, per quanto se ne sa, in merito a questi episodi mai fu sollevata una protesta da parte del governo di Unità Nazionale presieduto da Ivanoe Bonomi, così come del resto nulla è stato fatto dai vari governi nei 50 anni successivi: per "loro" i fatti
della Ciociaria non sono mai accaduti.

A tanti anni di distanza riteniamo che questo crimine, così come tanti altri, le foibe, il massacro dei bimbi di Gorla, il lancio delle penne esplosive e delle bombe a farfalla, i delitti commessi dai partigiani, non possano essere taciuti solamente perché commessi dalla parte vincitrice.

E' ora di riaffermare la Verità storica, che non può più essere nascosta e negata al fine di servire l'interesse di pochi...

NOTE

(1) David Hapgood - David Richardson, Montecassino, Rizzoli ed. Milano 1985,
pag. 123.

(2) Luciano Garibaldi, L'assalto alle ciociare, in periodico "Noi", 1994.

(3) Luciano Garibaldi, ibidem.

(4) Pietro Caporilli, 7 anni di guerra, vol.II. ed. ARDITA ROMA 1959, pag. 1380.

(5) Mino Caudana - Arturo Assante. Mussolini, dal regno del sud al vento del
nord, vol II. Fratelli Melita ed., Roma 1988, pag. 775.

Massimo Lucioli e Davide Sabatini, LA CIOCIARA E LE ALTRE. Il corpo di spedizione francese in Italia 1943-44. "Le marrocchinate in Italia: i responsabili, le vittime, i retroscena, la vera storia di una tragedia sconosciuta"

(STORIA VERITÀ N. 10, Gennaio - Febbraio 1998)
__________________________
° ° °

Da http//edu.supereva.it/bravagente

UNA DOCUMENTAZIONE DELLE ATROCITA'
COMMESSE DALL'ESERCITO ITALIANO
(NON SOLO DAI "FASCISTI")
IN JUGOSLAVIA DURANTE LA II^ GUERRA MONDIALE
_______________________
° ° °

-CHI E' SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA-
-----------

(DEDICATO ALL'ANRP ED AGLI ALTRI SOSTENITORI DEL PROGETTO
" MUSEO LABORATORIO - CEFALONIA ISOLA DELLA PACE")
____________________

La visita del sito sotto riportato
-relativo agli eccidi compiuto dal nostro Esercito in Jugoslavia-
dovrebbe indurre a rinunciare al Progetto quanti presentano quello di Cefalonia come l'eccidio di proporzioni più vaste avvenuto durante la II^ guerra mondiale
- addirittura un "unicum"- come ha scritto il prof. Guido D'Agostino, esimio esponente di Rifondazione Comunista e sostenitore tra i più qualificati, insieme con il prof. Enzo Orlanducci, segretario dell'ANRP, di esso.

Abbiamo infatti ricordato nella pagina che precede, l'esistenza di un altro eccidio infinitamente superiore
-quello di Katyn-
di cui fu responsabile l'Unione Sovietica che lo attribuì, finendo poi smascherata, ai suoi vecchi 'compagni di merende' nazisti.

Quanto agli autori che a Cefalonia furono i militari della Wehrmacht, come ci viene ricordato in continuazione, informiamo i sostenitori del Progetto, (anche se siamo certi che ne sono al corrente), che in fatto di azioni criminali commesse da militari anche noi italiani ci siamo distinti e, di conseguenza, anche tale aspetto non è una catteristica esclusiva di Cefalonia.

Nel sito "linkato" è infatti possibile documentarsi su quanto di orribile fu compiuto
dal NOSTRO ESERCITO
(e non solo dai "fascisti"),
in Jugoslavia durante la II^ guerra mondiale.

Salvo smentite che non possono esserci,
essendo tale verità indiscussa,
è evidente che in Jugoslavia gli italiani 'brava gente' tanto bravi non furono, se sono vere
-come è indubitabile- le atrocità commesse dai nostri soldati,
in particolare dagli alpini della Div. JULIA,
in detto paese.

Dopo di ciò non rimarrebbe altro da fare per i progettisti del Laboratorio di Cefalonia, che darsi all'ippica -come si dice in gergo- o più realisticamente farla finita con i piagnistei pacifisti invocanti una pace universale che però si riducono a deprecare, sia pur giustamente, un solo aspetto delle atrocità della guerra cioè quello di provenienza nazista, lasciando immuni da critiche tutti gli altri, compreso quello italiano.

Se la vicenda di Cefalonia, quindi, appare come un UNICUM ciò è solo perchè ad essa si intende legare un Progetto generico, illogico e, soprattutto, fazioso che, manovrato com'è dalla Sinistra, non tiene conto, di proposito, che la guerra è una jattura nella quale i torti e le ragioni sono comuni a tutti i contendenti come Cefalonia, Katyn e la Jugoslavia stanno a dimostrare.

Rinchiudersi in un dignitoso silenzio e ricordare una di tali tragedie come quella di Cefalonia, con misura e senza le speculazioni ideologiche in cui la Sinistra è maestra
-come dimostra il suo morboso interesse per Cefalonia-
sarebbe quindi l'UNICA cosa da fare: ma dubito che ciò avvenga.

Massimo Filippini
______________
www.tin.it
° ° °

ULTIMISSIMA
______________

PROPOSTA DI UN ALTRO LABORATORIO:

QUELLO SUI CRIMINI DEI SOLDATI USA
IN SICILIA NEL 1943
_________________________
° ° °
Sicilia 1943, l' ordine di Patton: «Uccidete i prigionieri italiani»
di Gianluca Di Feo – “Corriere della Sera” 23 giugno 2004

I massacri dimenticati compiuti dai fanti americani tra il 12 e il 14 luglio.
«Il capitano Compton radunò gli italiani che si erano arresi. Saranno stati più di quaranta. Poi domandò: "Chi vuole partecipare all'esecuzione?".
Raccolse due dozzine di uomini e fecero fuoco tutti insieme sugli italiani». «Il sergente West portò la colonna di prigionieri italiani fuori dalla strada. Chiese un mitra e disse ai suoi: "E' meglio che non guardiate, così la responsabilità sarà soltanto mia". Poi li ammazzò tutti». E' una piccola Cefalonia: le vittime sono soldati italiani che avevano combattuto con determinazione. I carnefici non sono né delle SS né della Wehrmacht: sono fanti americani. Quella avvenuta in Sicilia tra il 12 e il 14 luglio 1943 è la pagina più nera della storia militare statunitense. Una pagina sulla quale gli storici negli Stati Uniti discutono da un lustro, mentre nel nostro Paese la vicenda è pressoché sconosciuta. Nelle università del Nord America ci sono corsi dedicati a questi eccidi, come quello tenuto a Montreal sul tema «Dal massacro di Biscari a Guantanamo». E negli Usa in queste settimane gli esperti di diritto militare valutano le responsabilità dei carcerieri di Abu Ghraib anche sulla base delle corti marziali che giudicarono i «fucilatori di italiani». Perché - come risulta dagli atti di quei processi - i soldati americani si difesero sostenendo di avere soltanto eseguito gli ordini di George Patton. «Ci era stato detto - dichiararono - che il generale non voleva prigionieri».

I fatti
Nessuno conosce il numero esatto di uomini dell'Asse uccisi dopo la resa. Almeno cinque gli episodi principali, con circa duecento morti. Di
due, quelli avvenuti nell'aeroporto di Biscari, nel Ragusano, si conosce ogni dettaglio. Nel massimo segreto, nell'autunno 43 la corte marziale Usa
celebrò due processi: il sergente Horace T. West ammazzò 37 italiani, il plotone d esecuzione del capitano John C. Compton almeno 36. Gli atti del
tribunale recitano: «Tutti i prigionieri erano disarmati e collaborativi». Altri due eccidi sono stati descritti da un testimone oculare, il giornalista britannico Alexander Clifford, in colloqui e lettere ora divulgate. Avvennero nell'aeroporto di Comiso, quello diventato famoso mezzo secolo dopo per gli euromissili della Nato. All'epoca era una base della Luftwaffe, contesa in una sanguinosa battaglia. Clifford disse che sessanta italiani, catturati in prima linea, vennero fatti scendere da un camion e massacrati con una mitragliatrice. Dopo pochi minuti, la stessa scena sarebbe stata ripetuta con un gruppo di tedeschi: sarebbero stati crivellati in cinquanta. Quando un colonnello, chiamato di corsa dal reporter, fermò il massacro, solo tre respiravano ancora. Clifford denunciò tutto a Patton, che gli promise di punire i colpevoli. Ma non ci fu mai un processo e il cronista si è rifiutato fino alla morte di deporre contro il generale. Infine l'ultima strage nella Saponeria Narbone-Garilli a Canicattì contro la popolazione che la stava saccheggiando. Secondo i resoconti stilati in quei giorni confusi del 43, la polizia militare Usa dopo avere intimato l'alt ed esploso dei colpi in aria, sparò una raffica sulla folla uccidendo sei persone. Ma i verbali scoperti nel 2002 dal professore Joseph Salemi della New York University - il cui padre fu testimone oculare dell'eccidio - riportano il racconto di alcuni dei soldati americani presenti: «Appena arrivati, il colonnello urlò di sparare sulla folla che era entrata nello stabilimento. Noi rimanemmo fermi, era un ordine agghiacciante. Allora lui impugnò la pistola ed esplose 21 colpi, cambiando caricatore tre volte. Morirono molti civili: vidi un bambino con lo stomaco sfondato dalle pallottole».

L'ordine
Ma gli atti dei processi per «i fatti di Biscari» accreditano la possibilità che le vittime siano state molte di più. Tutti i crimini sono stati opera della 45ma divisione di Patton, i «Thunderbirds»: reparti provenienti dalla Guardia nazionale di Oklahoma, New Mexico e Arizona. Vengono descritti come cow boy, con elementi d'origine pellerossa. Ma presero parte con coraggio ad alcune delle battaglie più dure del conflitto. Quello sulle coste siciliane fu il loro battesimo del fuoco: avevano l'ordine di conquistare entro 24 ore i tre aeroporti più vicini alla costa, strategici per trasferire dal Nord Africa gli stormi alleati. Invece la disperata resistenza di due divisioni italiane e di poche unità tedesche li fermò per quattro giorni. Molti G.I. persero il controllo dei nervi. Ed erano tutti convinti che il generale Patton avesse ordinato di non fare prigionieri. Decine di soldati, graduati ed ufficiali testimoniarono al processo: «Ci era stato detto che Patton non voleva prenderli vivi. Sulle navi che ci trasportavano in Sicilia, dagli altoparlanti ci è stato letto il discorso del generale. "Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! E finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali!».

L'orrore
Il primo a scoprire e denunciare gli eccidi fu il cappellano della divisione, il colonnello William King. Alcuni soldati americani, sconvolti, lo chiamarono e gli indicarono la catasta dei corpi crivellati dal sergente West: «E' una follia - gli dissero -, stanno ammazzando tutti i prigionieri. Siamo venuti in guerra per combattere queste brutalità non per fare queste porcherie. Ci vergogniamo di quello che sta accadendo». King corre a cercare il comando del reggimento. Ma lungo la strada per l'aeroporto vede un recinto di pietra, probabilmente un ovile, pieno di italiani catturati. Recita il verbale del cappellano: «Quando mi sono avvicinato, il caporale di guardia mi ha salutato: "Padre, sei venuto per seppellirli?". "Cosa stai dicendo?", replicai io. Il caporale rispose: "Loro sono lì, io sono qui con il mio mitra Thompson, tu sei lì. E ci hanno detto di non fare prigionieri"». A quel punto King sale su un masso, chiama tutti gli americani presenti e improvvisa una predica per convincerli a risparmiare quegli uomini: «Non potete ucciderli, i prigionieri sono una fonte preziosa di notizie sul nemico. E poi i loro camerati potrebbero vendicarsi sui nostri che hanno preso. Non fatelo!». Altrettanto drammatica la testimonianza del capitano Robert Dean: «Venni fermato da due barellieri disarmati. Mi dissero: "Abbiamo due italiani feriti, mandate qualcuno ad ammazzarli". Io gli urlai di curare quei soldati, altrimenti gliela avrei fatta pagare"».

La condanna
Fu proprio la volontà del cappellano King a far nascere i due processi sui massacri di Biscari. King raccontò tutto all'ispettore dell'armata - figura simile ai nostri pubblici ministeri -, che fece rapporto a Omar Bradley. La corte marziale contro il sergente West si aprì a settembre. L'accusa: «Omicidio volontario premeditato, per avere ucciso con il suo mitra 37 prigionieri, deliberatamente e in piena coscienza, con un comportamento disdicevole». I fanti italiani - poco meno di 50 - erano stati catturati dopo un lungo combattimento in una caverna intorno all'aeroporto di Biscari. Il comandante li consegnò al sergente con un ordine ritenuto «vago» dai giudici: allontanarli dalla pista dove si sparava ancora. Nove testimoni hanno ricostruito l'eccidio. West mette gli italiani in colonna, dopo alcuni chilometri di marcia ne separa cinque o sei dal resto del gruppo. Poi si fa dare un mitra e conduce gli altri fuori dalla strada. Lì li ammazza, inseguendo quelli che tentano di scappare mentre cambia caricatore: uno dei corpi è stato trovato a 50 metri. Davanti alla corte, il sergente si difese invocando lo stress: «Sono stato quattro giorni in prima linea, senza mai dormire». Dichiarò di avere assistito all'uccisione di due americani catturati dai tedeschi, cosa che lo «aveva reso furioso in modo incontrollato». Il suo avvocato parlò di «infermità mentale temporanea». Infine, West disse ai giudici: «Avevamo l'ordine di prendere prigionieri solo in casi estremi». Ma la sua difesa non convinse la corte, che lo condannò all'ergastolo. La pena però non venne mai eseguita. Washington infatti era terrorizzata dalle possibili ripercussioni di quei massacri. Temeva il danno d'immagine sugli italiani - con cui era stato appena concluso l'armistizio - e il rischio di ritorsioni sugli alleati reclusi in Germania. Si decise di non mandare West in una prigione negli Usa ma di tenerlo agli arresti in una base del Nord Africa. Poi la sorella cominciò a scrivere al ministero e a sollecitare l'intervento del parlamentare della sua contea. Il vertice dell'esercito teme
che la vicenda possa finire sui giornali. Il 1° febbraio 1944 il capo delle pubbliche relazioni del ministero della Guerra sollecita al comando alleato
di Caserta un «atto di clemenza» per West: «Non possiamo - è il testo della lettera pubblicata da Stanley Hirshson nel 2002 - permettere che questa storia venga pubblicizzata: fornirebbe aiuto e sostegno al nemico. Non verrebbe capita dai cittadini che sono così lontani dalla violenza degli scontri». Così dopo solo sei mesi, West viene rilasciato e mandato al fronte. Secondo alcune fonti, morì a fine agosto in Bretagna. Secondo
altre, ha concluso la guerra indenne.

L'assoluzione
Invece il 23 ottobre 43 il capitano John C. Compton non cercò scuse: davanti alla corte marziale disse solo di avere obbedito agli ordini. Nel processo fu ricostruita la battaglia per la base di Biscari, combattuta per tutta la notte. C'era una postazione nascosta su una collina che continuava a bersagliare la pista. E una mischia feroce, con tiri di mitragliatrici e mortai, senza una linea del fronte. L'unità di Compton aveva avuto dodici caduti in poche ore. A un certo punto, un soldato statunitense vede un italiano in divisa e un altro in abiti «borghesi» che escono da una ridotta: sventolano una bandiera bianca. L'americano si avvicina e dalla trincea alzano le mani circa quaranta uomini. Cinque hanno giacche e maglie civili sopra i pantaloni e gli stivali militari. Il soldato li consegna al sergente ma arriva il capitano. Compton non perde tempo: dice di ucciderli. Molti dei suoi si offrono volontari: sparano in 24, esplodendo centinaia di pallottole sul mucchio degli italiani. Il numero esatto delle vittime resta incerto ma l'inchiesta si conclude con l'incriminazione del solo ufficiale per 36 omicidi, scagionando i suoi subordinati. E Compton in aula dichiara che l'ordine era quello, che doveva uccidere i nemici che continuavano a resistere a distanza ravvicinata. Inoltre precisa che quegli italiani erano «sniper», termine traducibile come «cecchini» o «franchi tiratori», e quindi andavano fucilati: una linea difensiva che sarebbe stata suggerita dallo stesso Patton. «Li ho fatti uccidere perché questo era l'ordine di Patton - concluse il capitano -. Giusto o sbagliato, l'ordine di un generale a tre stelle, con un esperienza di combattimento, mi basta. E io l'ho eseguito alla lettera». Tutti i testimoni - tra cui diversi colonnelli - confermarono le frasi di Patton, quel terribile «se si arrendono solo quando gli sei addosso, ammazzali». Alcuni riferirono anche che Patton aveva detto: «Più ne prendiamo, più cibo ci serve. Meglio farne a meno». Compton fu assolto. Il responsabile dell'inchiesta William R. Cook fu tentato di presentare appello: «Quell'assoluzione era così lontana dal senso americano della giustizia - scrisse - che un ordine del genere doveva apparire illegale in modo lampante». Ma nel frattempo Cook era caduto al fronte. Ironia della sorte, si crede che sia stato colpito da un cecchino mentre cercava di avvicinarsi a dei tedeschi con la bandiera bianca. La sua assoluzione è però diventato un caso giuridico, che ha cominciato a circolare tra il personale della giustizia militare statunitense dopo la fine della guerra. Un precedente «riservato» anche per evitare che influisca sui processi ai criminali di guerra nazisti. Poi nel '73 una traccia nei diari di Patton pubblicati da Martin Blumenson e nell'83 la prima descrizione completa nell'autobiografia del generale Omar Bradley. Oggi alcuni storici americani - assolutamente non sospettabili di revisionismo - ritengono che sulla base della sentenza Compton andavano assolte le SS fucilate per gli omicidi di prigionieri americani. E mentre negli Stati Uniti da 25 anni si pubblicano studi sul «massacro di Biscari» e le sue ripercussioni - il primo nel 1988 fu di James J. Weingartner, l'ultimo nel 2002 è stato di Hirshson - nel nostro Paese la vicenda è stata sostanzialmente ignorata. Vent'anni fa nel volume dello statunitense Carlo d'Este sullo sbarco in Sicilia, tradotto da Mondadori, la questione era relegata in un capoverso. Poi, ultimamente due introvabili scritti di storici siciliani e una pagina nel documentato volume di Alfio Caruso. Mai però un iniziativa per ricordare quei soldati, rimasti senza nome. Mentre persino Biscari non esiste più: oggi il paese si chiama Acate.

Gianluca Di Feo


www.disinformazione.it

_______________________

ALLA LUCE DI QUANTO RIPORTATO LA PROPOSTA MERITA ATTENZIONE:
CHE NE PENSA IL SEGRETARIO ORLANDUCCI ?

MF
___________________
 
 
 
 
 
    [informazioni footer]    
HOME | HOME PAGE | Via Federico Filippini - Roma | NOTIZIARIO DI CEFALONIA.IT | IL PROCESSO MUHLHAUSER | OCCASIONI E RARITA' LIBRARIE | MI SONO ROTTO... | PAOLETTI (RI)VERGOGNATI | CEFALONIA ricordata a Bagnaia (VT) | CEFALONIA - I Caduti tedeschi | Il numero dei Caduti a Cefalonia | Al Ministro La Russa: Ode su Cefalonia | RASSEGNA STAMPA | L I N K S | LA MIA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE A DORTMUND | Le Archiviazioni inviatemi dalle Procure di Dortmund e di Monaco | Il BUSINESS CEFALONIA | BADOGLIO ED AMBROSIO: I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA | Padre Romualdo Formato - Un nipote ci scrive | IL PADRE DI TUTTI I FALSI SU CEFALONIA: il Comunicato del 13.9.1945 | Associazione Acqui che pena | I 'PIFFERAI' DI CEFALONIA | TRADITORI A CEFALONIA | Notizie dall'Ass. ACQUI | CONVEGNI SU CEFALONIA | CEFALONIA - Quale verità ? | Ringraziamenti....si fa per dire | GLI ERRORI di ROCHAT su Cefalonia | Il Reduce Alfredo Reppucci racconta... | Il Reduce Romildo Mazzanti racconta... | CEFALONIA: LA MENZOGNA CONTINUA | Il Reduce Ermanno Bronzini racconta... | Notizie ANRP - 2 | Il fratello del gen. Gandin ci scrive... | Le gesta di Apollonio ovvero... | LA VOCE DEI LETTORI | Intervento di Filippini al Convegno di Firenze | I dimenticati di Cefalonia | Il Reduce Luigi Baldessari racconta... | Il Reduce cap. Hengeller racconta... | NON CI FU REFERENDUM | Il Reduce S. Perrone ci scrive... | Il cap. Piero Gazzetti un Martire dimenticato | E LE FFAA STANNO A GUARDARE | Il presidente emerito Ettore Gallo ci scrive | L'armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda | Dove stavano gli studiosi di Cefalonia nel 1998 ? | La Vedova del cap. Bronzini ci scrive... | I 'Pifferai' di Cefalonia | LA SAGRA DELLE BUGIE | Il Reduce Luigi Baldessari racconta... | Padre Formato - Un nipote ci scrive... | Sergio Romano: CEFALONIA - Una pagina nera | RECENSIONI | FILM RAI SU CEFALONIA | MORTI BUONI E MORTI CATTIVI | IO E I PRESIDENTI | Cefalonia: la sagra delle bugie | TRADITORI A CEFALONIA | Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ? | COMPAGNI DI MERENDE | IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA... | LA TESI DELLA VERGOGNA | CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI... | CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli | Lettera aperta a W. Veltroni | UN PROCESSO MAI CELEBRATO | I maneggioni di CEFALONIA | RECENSIONI | E LE FFAA STANNO A GUARDARE... | LA VOCE DEI LETTORI | APOLLONIO: UN MITO PER POCHI INTIMI | Il Corsera: Gandin fu un traditore | Lettera aperta a W. Veltroni | PREMIO ACQUI STORIA O ACQUI FAVOLE ? | Film Rai 'Cefalonia' - Che bella fiction ! | MORTI BUONI E MORTI CATTIVI | Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza | Cefalonia: un eccidio senza prove | LA TESI DELLA VERGOGNA