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I protagonisti di una tragedia
La vera storia dell'eccidio di Cefalonia
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Convegno a Firenze 24 ott. 2003
Intervento di Massimo Filippini al Convegno di Firenze
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Il fratello del gen. Gandin ci scrive...
8 Settembre 1943: rinascita o morte della Patria ?
Fango sul gen. Gandin
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CI VOLEVA G. E. RUSCONI....
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Sergio Romano su Cefalonia
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Il Reduce Ermanno Bronzini racconta...
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LA TOSCANA E CEFALONIA
NOTIZIE DALL' ASSOCIAZIONE
"ACQUI"
IL "SURMENAGE" DEL PRESIDENTE - MURATORE
Il neo Presidente della Sezione Piemonte dell'Ass. Naz. 'Acqui', Donatello Viglongo è, senza ombra di dubbio, un infaticabile lavoratore.
Egli, infatti, oltre al prestigioso incarico conferitogli di recente, è Direttore Editoriale di una Rivista consultabile in internet alla voce www.massoneriaitalia.it che si intitola " LA RIVISTA INDIPENDENTE VIRTUALE ITALIANA CHE VI PARLA DI TUTTE LE FAMIGLIE MASSONICHE REGOLARI E DI STUDI ESOTERICI"
ESCE 5 VOLTE ALL'ANNO
DIRETTORE RESPONSABILE : ROBERTO GUIDO BIJNO
DIRETTORE EDITORIALE : DONATELLO VIGLONGO.
Quanto sopra non può che riempire di legittimo orgoglio gli iscritti all'Ass.ne "Acqui" Sez. Piemonte ed il Presidente Nazionale Avv. Antonio Sanseverino oltre ai tanti che seguono il presente sito, molti dei quali, se non ne erano al corrente, sapranno, anche attraverso il mio modesto contributo, che il Presidente della Sezione Piemonte è un Muratore ossia un appartenente alla Massoneria.
Non c'è nulla di male, per il neo - presidente, nella sua affiliazione alla Massoneria ma, proprio per questo, come iscritto all'Associazione Acqui, (aggregato alla Sez. piemontese per mancanza di una sezione nella mia regione, il Lazio), gli chiedo perchè non ha dato un'adeguata pubblicità a tale sua ulteriore, prestigiosa carica anche se, ad onor del vero, da un piccolo riquadro nel sito massonico da lui diretto, dove si legge "per non dimenticare", si può accedere ad un altro, semisconosciuto -di cui è Direttore Editoriale sempre lui- che tratta della divisione "Acqui", riportando, in bell'evidenza, la ricostruzione dei fatti di Cefalonia operata dal gen. Renzo Apollonio che, evidentemente, ne è la Musa ispiratrice.
Tornando alla mancata pubblicità della sua qualità di Muratore, egli, se l'avesse data, avrebbe potuto, in primo luogo, reclutare, tra gli iscritti all'Associazione, eventuali 'adepti' alla Massoneria, tra cui, non lo nascondo forse sarei stato anch'io, se non altro per provare l'ebbrezza del rito del "Grembiulino" che, mi pare, sia quello dell'iniziazione.
In secondo luogo avrebbe potuto conoscere il parere degli iscritti che avrebbero forse preferito un presidente Cattolico anzichè un Muratore anche se, in considerazione dei suoi meriti di "fratello di superstite", lo avrebbero confermato, magari con un "referendum" simile a quello, "leggendario", svoltosi a Cefalonia..
In terzo luogo, e ciò vale per la sua salute, il Presidente dell' Ass. Acqui Piemonte nonchè Direttore Editoriale della RIVISTA MASSONICA dovrebbe badare di più a riguardarsi, apparendo oltremodo defatigante il "surmenage" cui si sottopone per tener dietro ad entrambi i prestigiosi incarichi.
Qualora dovesse scegliere, gli consiglierei di lasciare la Presidenza della Sez. Piemonte poichè con la tragedia della div. "Acqui", egli, fortunatamente per lui, ha ben poco da spartire, optando per quella di Direttore Editoriale della Rivista Massonica che, anche ideologicamente, gli si confà.
Coraggio Presidente fai la tua scelta di Muratore a tempo pieno: anche se con rammarico il vuoto che lascerai sarà in qualche modo coperto, magari da un Cattolico Apostolico Romano il quale, durante le messe di Requiem per i Morti di Cefalonia, si rivolgerà al Padreterno certamente meglio di quanto possa fare un ateo come te.

Iscritto 1173/2003 Massimo Filippini
di religione cattolica apostolica romana - Orfano di un Caduto di Cefalonia
Una sorpresa per gli iscritti all'Ass.ne Acqui Sez. Piemonte:
cliccando più sotto è possibile ascoltare la "VOCE" del 'Presidente Muratore' che apre la Rivista Massonica.
www.tin.it
PREMESSA

L'associazionismo è un fenomeno meritorio e talvolta no - come nel caso di un' associazione a delinquere- mediante il quale persone od enti che perseguono il medesimo fine, si uniscono tra loro, apportando ciascuno un contributo che può essere diverso, nella forma o nella sostanza, ma che proprio la 'comunità' di intenti unifica in un "unicum" annullando le differenze esistenti.
Naturalmente tale comunione è realizzabile soltanto attraverso l'uso del metodo democratico consistente nell'accettazione e nel rispetto delle idee altrui ed in particolare degli associati.
Se quest'ultima circostanza viene meno per effetto dell'uso distorto dei poteri, democraticamente conferiti, a chi rappresenta l'associazione, si può senz'altro concludere che la stessa è divenuta 'moralmente' inadatta a conseguire l'obiettivo comune e rappresenta solo una parte degli iscritti, quella, cioè, che condivide la svolta autoritaria compiuta da chi ricopre incarichi di rappresentanza.
In tal caso, qualora sia impossibile, da parte di chi dissente, far recedere da tale atteggiamento colui da cui non si sente più rappresentato, l'unica cosa da fare è la divulgazione, per quanto possibile, delle lesioni subìte dal proprio diritto di partecipazione alla vita associativa, in condizioni di piena parità con tutti gli iscritti.
Alla regola di comportamento, testè enunciata, si atterrà, dunque, lo scrivente, iscritto al n. 1173/2003 nel libro dei soci dell'Associazione Nazionale "Divisione Acqui", pienamente convinto che solo nel dibattito interno a volte anche polemico, risieda la forza di un'associazione anzichè in un'adesione acritica alle tesi di chi, per protervia o per altri deprecabili motivi, ha perduto il diritto di rappresentarlo.
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STRALCIO DI UNA LETTERA SCRITTAMI DALL'ATTUALE PRESIDENTE DELLA SEZIONE PIEMONTE DELL'ASS.NE ACQUI
Nel testo su riportato appare evidente la consonanza di idee e di giudizi sui fatti di Cefalonia - in particolare sull'operato dei capitani Apollonio e Pampaloni- espressa dal Presidente Donatello Viglongo, che mostra di condividere pienamente il contenuto del mio libro.
Il suo atteggiamento successivo, però, andò a contrastare le belle parole di cui sopra.
Cosa ti è successo, Donatello, per cambiare opinione non solo su di me ma, quel che è più triste, su come andarono i fatti ?
Ho impressione, infatti, che dopo aver manifestato il tuo consenso a quanto avevo scritto, tu condivida, oggi, quanto scrivono gli altri che, dopo aver tentato invano di ignorarmi, mi citano solo di sfuggita - per dimostrare una loro presunta ma inesistente "democraticità"- come autore di un'opera "in controtendenza" e, quindi, "scomoda" rispetto alla "loro" Verità che, essendo l'unica ad aver diritto di cittadinanza, viene da costoro divulgata in regime di quasi monopolio.
-INCREDIBILE MA VERO-

GLI APPREZZAMENTI DEL "PRESIDENTE" DONATELLO VIGLONGO SUL SOTTOSCRITTO, IN PARTICOLARE PER IL "VEZZO" DI DEFINIRSI "ORFANO DI PADRE".

(Dal "NOTIZIARIO " dell'Ass.ne Acqui N. 16, pag.8)
--------------------
Aveva ragione mia nonna che, alla veneranda età di cent'anni si mostrava dispiaciuta di dover morire perchè, diceva, nella vita se ne vedono sempre di nuove e, con la morte ciò non è più possibile.
L'ho capito leggendo il "Notiziario" dell'Ass.ne Acqui n. 16 ove, a pagina 8, il signor Donatello Viglongo, "fratello di Superstite", nominato Presidente (!!!) della Sezione Piemonte della stessa, si è esibito in una serie di apprezzamenti nei miei riguardi sui quali lascio il giudizio a chi legge.
Dico soltanto che di tali fanfaluche ebbi notizia, prima che mi pervenisse il giornaletto, dalla moglie dell'ex Presidente dell' Ass.ne -il capitano Ermanno Bronzini- la quale, avendolo già ricevuto, mi telefonò letteralmente indignata per l'attacco che, sullo stesso, mi era stato rivolto dal Viglongo.
Di ciò ebbi conferma quando, a mia volta, lessi quel che il "Presidente" Viglongo, "Fratello di Superstite", aveva scritto nei miei confronti usando toni di scherno, ("il povero fanciullo cresciuto senza padre"), per la mia qualità di di Orfano avente il "vezzo" di definirsi "Orfano di Padre" : di ciò mi risponderà nella sede più opportuna.
Ciò premesso, trascrivo, più avanti, il 'pezzo' affinchè chi legge possa farsi un'idea di come il Presidente dell' Associazione 'Acqui' - Sez. Piemonte, ha dipinto un iscritto avente requisiti ben più alti e nobili di lui per appartenere alla stessa.
Egli infatti è soltanto "Fratello" di un Superstite, il sottotenente del 317° ftr. Vico - uno dei pochi ufficiali scampato alla rappresaglia- il quale, successivamente, fece parte, certamente obbligatovi, dell' Esercito della RSI, prima nel "Battaglione Moschettieri delle Alpi" e, successivamente nella Divisione "Littorio" come risulta dall'allegato Documento.
Mio Padre, invece, come è ben noto venne assassinato dai tedeschi e non ebbe la fortuna di scamparla, magari arruolandosi forzatamente, al pari del fratello del "Presidente", nelle fila della RSI.
Ma ecco il testo dell'articolo colmo di complimenti nei miei riguardi:

La vera storia dell'eccidio di Cefalonia.
Quello che gli italiani non hanno mai saputo sulla tragica fine della Divisione 'Acqui'. Il Processo (vol. 2) Grafica Ma.Ro. srl editrice

Altro protagonista al Convegno di Firenze (23 ottobre 2003), Le Forze Armate italiane nei giorni dell'armistizio, promosso, per quanto sappiamo, dal Comitato Nazionale per le celebrazioni delle Forze Armate nella Guerra diLliberazione (dove, quando e da chi istituito: ci piacerebbe avere una risposta, visto che sui circa 9000 Caduti della 'Acqui' poggia il primo momento della Guerra di Liberazione che fu, è stato di recente da più parti autorevoli asserito che la Resistenza fu in primis dei militari: erano gli unici, infatti, a possedere armi …
Ma a quel convegno fiorentino fu invitato, pare dal Gen. Luigi Poli (ex capo di stato maggiore dell'Esercito, già Senatore della Repubblica…), Presidente dell'Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate costituiti con il placet degli Alleati sicuramente dopo l'olocausto della 'Acqui' ( esclusa anche da questa iniziativa: perché? Nessuno risponde mai agli interrogativi!). L' ANCFARGL dispone di finanziamenti governativi per stampare volumi con atti dei Convegni celebrativi delle battaglie sostenute da quei gruppi di combattimento, ha sede in impianti militari, i volumi vengono spediti da 'Stato Maggiore Esercito'-…fu invitato l'avv. Massimo Filippini, figlio del Maggiore Federico Filippini, Comandante il Genio della 'Acqui', fucilato come altre centinaia di ufficiali.
Massimo Filippini da sempre ha il vezzo di definirsi orfano di padre: ad un giornalista che considerava il povero fanciullo cresciuto senza padre, chi scrive replicò…orfani di padre furono alcune migliaia di ragazzi i cui padri morirono a Cefalonia, a Corfù, annegati, mitragliati in mare dai tedeschi nel naufragio delle navi che li trasportavano in terra ferma, nei campi di concentramento tedeschi e sovietici…Nessuno si è definito, proclamato 'orfano': tutti sono figli di Caduto della 'Acqui'…
Ha il merito, Massimo Filippini, di aver istituito il primo sito internet sulla 'Acqui' e di aver così richiamato l'attenzione di tanti naviganti dell'etere, in Italia e fuori dei confini.
Ha scritto dapprima un volume La vera storia dell'eccidio di Cefalonia (e, forse, quel sito inizialmente doveva essere il traino del libro stampato da un assai poco noto editore - chi scrive lo acquistò direttamente dal Filippini, a prezzo di copertina…- poi migliorò e trasformò il sito che è un punto di raccolta di opinioni, consensi e dissensi della 'verità' di Massimo Filippini che non era a Cefalonia e non conferì con il Padre…Fece ricerche, le interpretò a modo suo coprendo un vuoto che l'Associazione colmò in ritardo…
Nel secondo volume sono raccolti gli atti del processo (sentenza depositata l'8.7.1957 dal Giudice Istruttore Militare designato presso il Tribunale militare di Roma a conclusione dell'istruttoria formale contro 30 militari tedeschi e 28 militari italiani superstiti della 'Acqui'), svolto a seguito della denuncia del Dottor Roberto Triolo, padre di un ufficiale della Guardia di Finanza, fucilato a Cefalonia, contro militari tedeschi ed italiani (atti già pubblicati in 'Appendice' a Luigi Ghilardini, Sull'arma si cade ma non si cede, 6^ ed., Genova; successivamente come estratto in fascicolo dal Presidente dell'Associazione Guido Caleffi).
Non una novità, dunque. Forse, nuovamente, per rilanciare la vendita della 2^ ed. uscita da altro editore assai poco noto e passata anche in edicola…
Chi scrive ebbe sul finire del 2000/inizio 2001 contatti telefonici con Filippini che si dilettò a rimprovererlo aspramente per non averlo chiamato a Torino per la riapertura della Sezione dell'Associazione e di aver, al contrario, chiamato Alfio Caruso che presentava la novità Italiani, dovete morire. Chiusura del rapporto.
Entrambi ad Argostoli per il Convegno (Filippini come relatore), chi scrive per ascoltare e creare nuove relazioni, si conobbero e il secondo disse chiaramente al primo…hai un caratteraccio, aggredisci le persone: puoi anche avere ragione, dire cose veritiere ma ti frega la verbosità…
Strada facendo verso gli alberghi Filippini, che non si era mai interessato dell'Associazione criticandone ogni e qualsiasi iniziativa, trascurandola del tutto sul 'suo' sito, chiese come fare per iscriversi.
E' iscritto dall'ottobre/novembre 2003…ma già si avvertono sintomi di continuità ideologica autonoma…(dv)
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Mi ero ripromesso di commentare la prosa del "Presidente" ma, rileggendola, confesso che non me la sento di replicare allo squallore emanante dalle affermazioni di un personaggio che si permette di trattare in modo arrogante l'Orfano di un Caduto, come purtroppo è il sottoscritto, mentre lui, dalla tragedia della Acqui non ha riportato, come ho già detto, alcun danno.
Di conseguenza, in qualità di ex "povero fanciullo cresciuto senza padre" e con il "vezzo" di definirsi Orfano di Padre, invito questo signore a dimettersi da Presidente perchè, scrivendo quel che ha scritto, ha ampiamente dimostrato di non saperlo fare e concludo esortandolo a farsi visitare da un un bravo medico perchè da come si comporta si capisce che ha bisogno di cure urgenti in quanto egli, con la Divisione Acqui, c'entra come i cavoli a merenda.
Tra l'altro egli dimostra una singolare "ignoranza" -dal verbo ignorare- sui fatti di Cefalonia, assolutamente incompatibile con la prosopopea con cui parla e con la carica (!) rivestita quando afferma che il numero degli Orfani fu di alcune "migliaia", mentre è lecito ritenere che gli stessi assommino a meno di mille. Si informi meglio, prima di scrivere tali sciocchezze.
Concludendo, una domandina facile facile: da quando in qua, i fratelli dei Superstiti, hanno più voce in capitolo degli Orfani di chi è morto ammazzato permettendosi di trattare dall'alto in basso uno di essi come fa il predetto individuo ?
Mi rivolgo al Presidente Nazionale dell'Associazione, il galantuomo avv. Sanseverino, dal quale attendo risposta.

Massimo Filippini - Orfano di un Caduto di Cefalonia
(iscritto al n. 1173 /2003 del Registro dei Soci)
-COMMENTI SULLO SCRITTO DEL "PRESIDENTE"-

Caro Filippini,
in merito alle opinioni del presidente della sezione piemontese della Associazione "Acqui" ecco la mia modesta opinione: sono piuttosto aggrovigliate nella forma (Benedetto Croce osservava argutamente che chi scrive in modo difficile "non ha le idee chiare"). Quanto al contenuto: siamo alle solite. Chi non aderisce alla "vulgata" ufficiale sulla tragedia dei nostri soldati a Cefalonia é un disturbatore: E quella italiana é considerata, da molti purtroppo, una "democrazia in cui é vietato disturbarbare il manovratore".
Ma, Lei caro Filippini, non ci faccia caso: e continui a "disturbare". Ne ha diritto quale "orfano di un martire di Cefalonia" che sente il dovere morale di cercare la veritá per scomoda che sia. Purtroppo il suo interlocutore conosce poco, non dico la semantica, ma la lingua italiana piú semplice se ignora che chi perde un genitore é sempre, in ogni caso, un orfano, anche e soprattutto se si tratta del figlio di un "caduto in guerra".
Con animo "semper idem"
Prof. P. S.
Santiago del Cile
30.4.04
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Egr. Avv. Filippini,
nel rinnovarle la mia, e le assicuro non solo mia, stima per quanto ha fatto e continua a fare per la memoria di quanti non sono più tornati e per quanti sono rimasti in preda di un angoscioso dolore, riscontro l'articolo di Donatello Viglongo, il quale presuppone di qualificare anche il dolore altrui. Il sig. Viglongo, da quanto mi é parso é stato a Cefalonia, ma evidentemente dimentica l'angoscia dei luoghi (questa é la sensazione che ha attanagliato lo scrivente), dimentica forse il campo di Troianata che fa tornare in mente una famosa, quanto paurosa, foto in bianco e nero, dimentica le rocce di Francata, dimentica i tornanti di Pharsa, il campo di Prokopata, il mare della casetta rossa, la fossa adiacente, il vallone di Santa Barbara. Al sig. Viglongo posso, se vuole, da umile nipote di appartenenti alla "Acqui" raccontare di come ha vissuto mio zio scampato da una fucilazione di appartenenti del 17° fanteria, posso raccontare del dolore delle sorelle di Vito Goller, soldato di sanità freddato a Frankata, posso riferire delle lacrime dei parenti e dei silenzi fin troppo eloquenti dei superstiti. Quelli che non hanno avuto la fortuna di nascondersi e fuggire da un ospedale, quelli che non hanno avuto la prontezza di strapparsi i gradi, quelli che non hanno avuto il tempo di mettersi al servizio dei tedeschi...............
Ma forse il Sig. Viglongo ha solamente paura che la verità imbrigliata per così tanti anni possa rompere gli argini............

La verità portata avanti da lei avv. Filippini cova da anni nel profondo dell'animo di quanti in questi lunghi anni si sono occupati di Cefalonia a vario titolo. Lei avv. Filippini ha avuto la fortuna e il coraggio di trovare i riscontri ad una verità che tutti già conoscevano.
NON DEMORDA.......se dovessi in qualsiasi modo esserle utile, non esiti a contattarmi.

Se dovesse transitare per la Val di Fassa, egregio avv. Filippini, può considerarsi sin d'ora mio ospite.....e chissà se ci sarà l'occasione mi piacerebbe proprio incontrarla.
Grazie di tutto.
LETTERA FIRMATA
3.5.04
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QUELLA CHE SEGUE E' LA LETTERA DI UN "NIPOTE" DI PADRE ROMUALDO FORMATO AI CUI PRESSANTI APPELLI AI CARNEFICI TEDESCHI DOVETTERO LA VITA I FAMOSI 37 SUPERSTITI DELLA "CASETTA ROSSA", TRA CUI IL S. TEN. VICO VIGLONGO, FRATELLO DEL SIGNORE CHE SI E' PERMESSO DI ESPRIMERE GIUDIZI VELENOSI E PIENI DI ASTIO NEI MIEI CONFRONTI.
TENENDO PRESENTE CHE EGLI PUO' DEFINIRSI "FRATELLO DI SUPERSTITE" E NON DI "CADUTO", SOLO PER LA BENEMERITA OPERA DI PADRE FORMATO, E LEGGENDO CIO' CHE MI SCRIVE IL NIPOTE, TRAGGA LA CONCLUSIONE PIU' OVVIA: QUELLA DI SCUSARSI O, IN ALTERNATIVA, DIMETTERSI DA UN INCARICO CHE RICHIEDE ANIMO SERENO ED UNA CONOSCENZA DEI FATTI CHE EGLI MOSTRA O FINGE DI NON AVERE.
SI RICORDI, INFATTI, IL "PRESIDENTE" (!!!) CHE "LA 'VERITA' DI MASSIMO FILIPPINI CHE NON ERA A CEFALONIA E NON CONFERI' CON IL PADRE" - COME, CON TONO SARCASTICO EGLI SCRIVE- E' LA STESSA DI PADRE FORMATO, COME SPIEGA BENE IL NIPOTE DI QUEST'ULTIMO CHE, DI CERTO, "CONFERI' CON LO ZIO CHE ERA A CEFALONIA".
CON CHI "CONFERISCA" LUI, NON LO SO E NON MI INTERESSA MA, UNA COSA E' CERTA: LO FA CON CHI, SULLA TRAGEDIA DI CEFALONIA
- DA CUI EGLI NON HA SUBITO "ALCUN DANNO" NE' MATERIALE NE' MORALE-
DICE SOLO DELLE GRAN "FREGNACCE".
Massimo Filippini - Orfano di un Caduto
13.5.04

ECCO IL TESTO DELLA LETTERA:

Egregio Avvocato,
mi è capitato stasera di conoscere il sito www.cefalonia.it e desidero congratularmi con Lei per quanto scrive e per la sacrosanta passione con cui scrive.
Sono un nipote di padre Romualdo Formato, fratello di mia madre.
Questo per dirLe che la passione di Cefalonia ha colpito molto anche me.
Ricordo le lacrime versate alla lettura del manoscritto di mio zio "L'eccidio di Cefalonia" : avevo 13 anni nel 1943.
Mio zio è morto 40 anni fa, il 24 ottobre 1961.
Ancora giovane, la sua morte - non temo a dirlo - fu la naturale conseguenza delle piaghe causategli dalla tragedia di Cefalonia.
Era molto riservato sulle responsabilità dei fatti di Cefalonia, ma si capiva che riteneva responsabili della tragedia quegli ufficiali ribellatisi al Generale Gandin.
Mi piacerebbe conoscerLa.
Io vivo a (.......)
La saluto con tanta simpatia e La invito a non demordere.
dottor G. R.
via (...)
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