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'LA TRAGEDIA DI CEFALONIA' di Massimo Filippini
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NOTIZIE DALL' ASSOCIAZIONE "ACQUI"
Vedi presentazione in Home Page
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Dalla "GAZZETTA D'ALBA" n. 37 del 5 ottobre 2004

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° ° °

Finalmente il Frammassone Donatello Viglongo,
Presidente della Sezione Piemonte dell'Ass. 'Acqui', che mi attribuì il 'vezzo' di definirmi 'orfano di padre',
ha deciso di rendere noti i

VERI MOTIVI

per cui suo Fratello Vico non venne fucilato alla 'Casetta Rossa' il 24 settembre 2004.

Come risulta chiaramente dalle sue parole ,

- ("A parte i nativi di Bolzano e Trento, che i tedeschi hanno subito riconosciuto come compatrioti e preso prigionieri, si sono salvati quelli che quando è stato loro chiesto di esibire i documenti con il fascio avevano la tessera Guf, dei Gruppi universitari fascisti, come mio fratello")-

il fratello fu uno dei superstiti salvatosi per "meriti fascisti" e ciò non costituisce certo un reato ma è indicativo della realtà dell'epoca che da parte dei pinocchi marxisti si cerca di negare.

Infatti, quasi tutti gli ufficiali, giovani ed anziani, di carriera e di complemento avevano titoli 'fascisti' che, però, nell'efferata strage funzionarono da salvavita solo per alcuni fortunati tra cui il fratello del Presidente Frammassone.

Da quest'ultimo ci aspettiamo ora che riveli ai giornalisti suoi confidenti il resto dell'avventurosa storia del proprio fratello, cioè come fu che, da Superstite della Divisione 'Acqui' del Regio Esercito
divenne s. ten. dell'Esercito della Repubblica Sociale Italiana
prima nel Battaglione Moschettieri delle Alpi e poi nella Divisione Littorio, come è comprovato dai documenti leggibili a piè di pagina.

Le occasioni, come il Convegno di Alba od altre consimili, non mancheranno di certo a chi, come il Presidente - Muratore, ha dimestichezza con commemorazioni resistenziali in cui, magari a sproposito, viene inserita la tragedia di Cefalonia.

Si tratterebbe di un considerevole apporto a quella che, con retorica assordante e spesso fuori luogo, viene definita la "memoria storica" da cui, però, taluni 'patiti' di essa sono soliti espungere ciò che loro non aggrada.

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www.tin.it
° ° °

Dallo Statuto dell'Associazione Nazionale Divisione 'Acqui':

(...)
L'Associazione ha sede come nell'intestazione e in ogni caso presso la Segreteria della Sezione di Verona.

Essa ha scopo:

Tramandare il ricordo dei suoi caduti con particolare riguardo alle gesta ed al martirio della Divisione e dei Reparti ad essa aggregati che parteciparono

per libera scelta (1)

ai combattimenti svoltisi a Cefalonia, Corfù e le altre isole Jonie dopo l'8 settembre 1943.

A questo fine tutti gli anni il 21 settembre promuove il solenne ricordo dell'eccidio del settembre 1943, a Verona (o altra città designata dalla Giunta Esecutiva) con il raduno annuale nazionale la cui organizzazione è demandata ad un ristretto Comitato nominato dalla Giunta Esecutiva. Le sezioni da parte loro indiranno commemorazioni provinciali possibilmente nel periodo compreso tra il 26 settembre e il 26 ottobre.

Promuovere
il riconoscimento dei meriti

degli stessi Caduti (2)

e dei Superstiti (3)

e prestare opera di assistenza morale e materiale ai propri soci.

L'Associazione non ha scopo di lucro ed

è apartitica (4).

(...)

PS: Prossimamente saranno pubblicati i contenuti delle note.
MF

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° ° °

Nota 4
(L'Associazione non ha scopo di lucro ed è apartitica).

L'Associazione è talmente APARTITICA che se la fa con i comunisti dell'ANPI come si legge nel brano che segue tratto da http://www.anpi.it/patria_2003/09-03 dove si legge:
"Per un futura collaborazione tra ANPI e “Acqui” Arezzo diventa protagonista nel promuovere inedite e fattive collaborazioni tra
l’Associazione Partigiani e la Acqui, Associazione reduci e familiari dei Caduti a Corfù e Cefalonia.
L’iniziativa è opera della vice presidente nazionale della Acqui,
Graziella Bettini,
aretina, in completa intesa con il presidente provinciale dell’ANPI di Arezzo Amedeo Sereni, presente a Verona il 21 settembre, quando si è svolta la manifestazione nazionale per il 60° anniversario della strage di Cefalonia e Corfù.
In quell’occasione si sono riuniti il Consiglio e la Giunta nazionale della Acqui, che hanno plaudito vivamente la proposta della Bettini e di Sereni.
La più stretta collaborazione tra ANPI e Acqui
si tradurrà in una serie di attività congiunte per tramandare alle future generazioni quei valori civili e democratici che i combattenti della Acqui hanno testimoniato con tanto eroismo. A rendere ancora più solenne l’impegno assunto a Verona, erano presenti il vice sindaco e l’addetto culturale di Corfù.
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BREVE COMMENTO:
La sig.ra Bettini non rappresenta
TUTTI i Familiari e TUTTI i Reduci di Cefalonia e Corfù
ma solo quella parte di costoro le cui idee politiche collimano con quelle dei COMUNISTI dell'ANPI ed è ora che sia lei che altri
LA SMETTANO
di parlare a nome di TUTTI.
Oltretutto ella è figlia di un Caduto che non faceva parte della Divisione 'Acqui' e si trovò a Corfù per caso: quindi con l'eccidio di Cefalonia e con le problematiche dei Familiari e dei Reduci di Cefalonia non ha niente a che fare così come i vari "Presidenti" dell'ANPI e compagnia cantando con i quali ella ha stabilito "relazioni" a nome dell' Associazione 'Acqui' che
dovrebbe essere apartitica
COME E' SCRITTO NELLO STATUTO
anzichè mescolarsi con i Deputati di Rifondazione Comunista ed affini.
Se vuole proseguire su tale strada si attivi per far modificare l'articolo dello Statuto secondo cui "L'associazione è APARTITICA" oppure si dimetta ed agisca in nome e per conto proprio.
Quanto sopra vale anche per la GIUNTA ed il CONSIGLIO dell'Associazione che plaudendo all'iniziativa "bettiniana" hanno violato palesemente lo Statuto di cui dovrebbero essere garanti.

Massimo Filippini - Iscritto Ass. Acqui - Sez. Torino / Tessera n. 1173/2003
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FINALMENTE CI SIAMO !

L'enclave di Acqui ritrova la memoria con la traduzione del libro del
PARTIGIANO TREDICENNE Vangelis Sakkatos
e
il Frammassone Donatello Viglongo "rappresenta" i Reduci;
il tutto con contorno di canti e balli.

MF
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(Dal sito www.lancora.it):

Acqui e Cefalonia, la memoria ritrovata
Gemellare la memoria: con questo intento giovedì 7 ottobre, presso la biblioteca “La Fabbrica dei Libri”, a cominciare dalle ore 17.30, dialogheranno Vanghelis Sakkatos, autore de Cefalonia 1943, e Marcello Venturi, che con Bandiera Bianca a Cefalonia, all’inizio degli anni Sessanta ha portato fuori dall’oblio i fatti del settembre 1943 che videro protagonista la Divisione “Acqui”.
Ci saranno poi i sindaci delle due città, Gherasimos Forte e Danilo Rapetti, il vicepresidente della Provincia Daniele Borioli,

Donatello Viglongo (fratello di superstite che dopo essere scampato all'eccidio fece parte dell'Esercito della RSI, ndr) in rappresentanza dei reduci,

e il grecista Massimo Rapetti, cui si deve la traduzione de Cefalonia 1943, un racconto che ripercorre la storia nei ricordi di un ragazzo (e tredici anni aveva Vanghelis Sakkatos, quando decise, dopo l’eccidio, di partecipare alla Resistenza).
Un pomeriggio di rievocazioni, ma anche di canto.
Sino ad oggi il gemellaggio è vissuto soprattutto nelle note della vocalità: merito della Corale “Città di Acqui Terme” che, dopo aver accolto con il Corpo Bandistico Acquese gli ospiti nella loro prima visita (1989), prima ospitò a Corisettembre il Coro di Argostoli (1991), quindi portò i canti monferrini nelle isole Jonie (1993 e poi 2003). Dopo aver ricevuto la Corale di Calcide (proprio quindici giorni fa, in occasione del Corisettembre 2004, in Cattedrale e poi nel chiostro), il coro femminile di Argostoli viene a farci visita (inizio concerto ore 19).
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DEDICATO ALL'AVV. ANTONIO SANSEVERINO
PRESIDENTE NAZIONALE DELL'ASS.NE CADUTI SUPERSTITI E FAMILIARI DIV. 'ACQUI':

Rusconi rilegge la strage del '43. Per superare il «patriottismo compassionevole»

Martiri o eroi involontari, il dilemma di Cefalonia
di Frediano Sessi

Cefalonia: primo atto della resistenza o episodio di dissennato comportamento militare? Sacrificio o martirio in difesa della Patria o atto di eroismo involontario sostenuto da motivazioni confuse e soggettive? Sull'isola jonica di Cefalonia, migliaia di soldati italiani con i loro ufficiali, fino all'8 settembre, fanno parte delle forze di occupazione con l'alleato tedesco. Colti di sorpresa dall'annuncio dell'armistizio e dal cambio dell'alleanza, i comandi si pongono l'obiettivo prioritario del rientro in patria. In realtà, i tedeschi non consentono alcun rimpatrio di soldati in armi e non esistono convogli italiani per garantire il trasporto. I tedeschi promettono un aiuto, ma esigono il disarmo incondizionato. Parte una difficile trattativa, tra disordini e insubordinazioni della truppa che reagisce al desiderio del generale Gandin di venire a patti con l'ex alleato. Alla fine, il 15 di settembre, la divisione Acqui di Cefalonia affronta una battaglia con perdite impressionanti, tra cui oltre 5.000 soldati e ufficiali abbattuti dai tedeschi, dopo la resa. Dell'episodio, trasformato in mito fondativo della patria democratica, Rusconi traccia una ricostruzione esemplare. Il suo quesito: «si può andare oltre il patriottismo compassionevole ed espiativo entro cui l'evento si colloca?». Pur non togliendo nulla all'eroismo dei protagonisti, il comportamento della Acqui può oggi essere riletto e smitizzato, «nel senso di essere ridotto a una catena di errori», militari e strategici, pagati dall'eroismo soggettivo di alcuni e dall'insensato sacrificio dei più. «L'onore del soldato italiano di non cedere le armi coincide a Cefalonia con la voglia di tornare a casa in sicurezza». Per questo alla fine gli italiani si battono. «Questa, conclude Rusconi, è l'essenza della vicenda». Sufficiente, conclude, per collocare l'episodio nella storia della nazione democratica.

GIAN ENRICO RUSCONI - Cefalonia - ed. Einaudi
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BREVE COMMENTO PER L'AMICO SANSEVERINO:

"E ADESSO POVER'UOMO ? "

MF
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IL PRESIDENTE ANTONIO SANSEVERINO DURANTE IL SUO INTERVENTO AD ARGOSTOLI
(15 SETT. 2003)
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Caro Antonio, anche se non concordo con te su molti punti, ti sono grato per la tua signorilità che ti impedisce di assumere atteggiamenti irriguardosi verso chi, come me, è mosso solo dalla ricerca della verità, non ha "padroni" politici di alcun genere e, soprattutto, è una Vittima dei fatti e non un chiacchierone da strapazzo come tanti che ben conosci.
Massimo Filippini

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"SICUT LILIUM INTER SPINAS"
"COME UN GIGLIO TRA LE SPINE"
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RICORDO DELLA CERIMONIA RELIGIOSA IN MEMORIA DELLA DIV. "ACQUI" SVOLTASI A ROMA NELLA CASERMA DI PIETRALATA INTITOLATA AL GEN. ANTONIO GANDIN
24 SETT. 1948

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Massimo Filippini, all'epoca dodicenne, c'era:
dove stavano coloro che oggi fingono di piangere su una tragedia che, per miserabili fini ideologici, essi presentano sotto un'improbabile veste di "mito" e non per quello che in realtà fu ?
Ciò vale anche per l'Associazione "Acqui" che ha adottato come "testo sacro" la ricostruzione dei fatti compiuta da Apollonio.
Di fronte a tale scempio della verità, non solo i vivi ma soprattutto i miseri resti della stragrande maggioranza dei Martiri trasaliranno di sdegno.
Che ne pensa il Presidente avv. Antonio Sanseverino ?

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IL CONSIGLIO DI UN ISCRITTO AI "REGGITORI" DELL'ASSOCIAZIONE:
"Non presumete di sapere tutto e tenete conto anche di quello che dicono gli altri"
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L'aspetto più patetico del Notiziario dell'Ass. Acqui, di cui è regista il Massone Viglongo, è l'indifferenza ostentata verso le tesi che lo scrivente ha espresso non solo nel suo libro ma anche nel presente sito, riguardato con altezzoso distacco mentre nella pagina d'apertura del sito dell' Associazione campeggia la ricostruzione dei fatti - alla "Cicero pro domo sua" - compiuta a suo tempo da Apollonio, contenente, tra l'altro, non larvate accuse al Comandante della "Acqui", di recente riprese da uno scrittore toscano che le ha ampliate in un suo "capolavoro" ove, impunemente, ha dato del "traditore" al gen. Antonio Gandin, M. O. V. M. alla Memoria.
(A tal proposito voglio sperare che le Autorità Militari non abbiano visionato tale libro....)
Cito quanto sopra per dimostrare la "democraticità" dei "reggitori" dell'Associazione cui "ho diritto" di essere iscritto per la mia qualità di Orfano di un Caduto e non solo di Reduce o Familiare di Caduto o, addirittura, Parente di Superstite, magari morto molti anni dopo la tragedia ed aggiungo un benevolo consiglio teso ad evitar loro ulteriori figuracce: quello di tener conto anche delle altre posizioni che, oltre alla mia, si vanno delineando su Cefalonia come quella del prof. Gian Enrico Rusconi nel suo recente saggio "CEFALONIA".
Il mio è un invito che difficilmente sarà accettato perchè ormai l'attività "imbalsamatrice" dei fatti di Cefalonia ha dato luogo alla creazione di un mito, per taluni divenuto irreversibile: me ne dispiaccio per loro che resteranno ignoranti per il resto dei loro giorni.
Ciononostante, sperando nel miracolo, sottopongo alla loro attenzione un significativo commento su detto libro tratto dal web:

-Cefalonia 1943. Quando gli italiani si battono-
Gian Enrico Rusconi

"Cefalonia fuori dal mito ma dentro alla contrastata storia politica nazionale. Ecco l'intento di questa ricostruzione critica del comportamento della Divisione Acqui nel settembre 1943. Ne esce modificato in alcuni tratti importanti il racconto canonico della vicenda, anche se il suo carattere esemplare rimane.
Sull'isola jonica di Cefalonia migliaia di soldati italiani si battono contro i tedeschi con i quali erano alleati sino ad alcuni giorni prima. Non intendono fare né gli eroi né i martiri. Semplicemente vogliono tornare in patria, a casa, con le loro armi e con l'onore di soldati. I tedeschi, invece, esigono il disarmo. Il Comando italiano, dopo una difficile trattativa, tra disordini e insubordinazioni, decide di resistere all'imposizione. Gli uomini della Acqui affrontano cosí da soli una sanguinosa battaglia e subiscono un brutale massacro, come vendetta per il loro 'tradimento'. Nella memoria ufficiale dell'Italia la Acqui è la vittima di uno dei grandi eccidi che accompagnano la rinascita della nazione. Soprattutto offre l'esempio della "resistenza militare" antitedesca, primo atto del movimento di liberazione nazionale. In parallelo a questa interpretazione se ne contrappone polemicamente un'altra: "Cefalonia pagina nera della storia militare italiana", contrassegnata da ribellismo interno e da una insensata decisione militare. Il comportamento della Acqui si pone cosí al centro di uno scontro di interpretazioni che è tipico della riflessione storica e politica dei nostri giorni".

Speriamo bene....

MF
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IL "SURMENAGE" DEL PRESIDENTE MURATORE
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Il neo Presidente della Sezione Piemonte dell'Ass. Naz. 'Acqui', Donatello Viglongo è, senza ombra di dubbio, un infaticabile lavoratore.
Egli, infatti, oltre al prestigioso incarico conferitogli di recente, è Direttore Editoriale di una Rivista consultabile in internet alla voce www.massoneriaitalia.it che si intitola " LA RIVISTA INDIPENDENTE VIRTUALE ITALIANA CHE VI PARLA DI TUTTE LE FAMIGLIE MASSONICHE REGOLARI E DI STUDI ESOTERICI"
ESCE 5 VOLTE ALL'ANNO
DIRETTORE RESPONSABILE : ROBERTO GUIDO BIJNO
DIRETTORE EDITORIALE : DONATELLO VIGLONGO.
Quanto sopra non può che riempire di legittimo orgoglio gli iscritti all'Ass.ne "Acqui" Sez. Piemonte ed il Presidente Nazionale Avv. Antonio Sanseverino oltre ai tanti che seguono il presente sito, molti dei quali, se non ne erano al corrente, sapranno, anche attraverso il mio modesto contributo, che il Presidente della Sezione Piemonte è un Muratore ossia un appartenente alla Massoneria.
Non c'è nulla di male, per il neo - presidente, nella sua affiliazione alla Massoneria ma, proprio per questo, come iscritto all'Associazione Acqui, (aggregato alla Sez. piemontese per mancanza di una sezione nella mia regione, il Lazio), gli chiedo perchè non ha dato un'adeguata pubblicità a tale sua ulteriore, prestigiosa carica anche se, ad onor del vero, da un piccolo riquadro nel sito massonico da lui diretto, dove si legge "per non dimenticare", si può accedere ad un altro, semisconosciuto -di cui è Direttore Editoriale sempre lui- che tratta della divisione "Acqui", riportando, in bell'evidenza, la ricostruzione dei fatti di Cefalonia operata dal gen. Renzo Apollonio che, evidentemente, ne è la Musa ispiratrice.
Tornando alla mancata pubblicità della sua qualità di Muratore, egli, se l'avesse data, avrebbe potuto, in primo luogo, reclutare, tra gli iscritti all'Associazione, eventuali 'adepti' alla Massoneria, tra cui, non lo nascondo forse sarei stato anch'io, se non altro per provare l'ebbrezza del rito del "Grembiulino" che, mi pare, sia quello dell'iniziazione.
In secondo luogo avrebbe potuto conoscere il parere degli iscritti che avrebbero forse preferito un presidente Cattolico anzichè un Muratore anche se, in considerazione dei suoi meriti di "fratello di superstite", lo avrebbero confermato, magari con un "referendum" simile a quello, "leggendario", svoltosi a Cefalonia..
In terzo luogo, e ciò vale per la sua salute, il Presidente dell' Ass. Acqui Piemonte nonchè Direttore Editoriale della RIVISTA MASSONICA dovrebbe badare di più a riguardarsi, apparendo oltremodo defatigante il "surmenage" cui si sottopone per tener dietro ad entrambi i prestigiosi incarichi.
Qualora dovesse scegliere, gli consiglierei di lasciare la Presidenza della Sez. Piemonte poichè con la tragedia della div. "Acqui", egli, fortunatamente per lui, ha ben poco da spartire, optando per quella di Direttore Editoriale della Rivista Massonica che, anche ideologicamente, gli si confà.
Coraggio Presidente fai la tua scelta di Muratore a tempo pieno: anche se con rammarico il vuoto che lascerai sarà in qualche modo coperto, magari da un Cattolico Apostolico Romano il quale, durante le messe di Requiem per i Morti di Cefalonia, si rivolgerà al Padreterno certamente meglio di quanto possa fare un ateo come te.

Iscritto 1173/2003 Massimo Filippini
di religione cattolica apostolica romana - Orfano di un Caduto di Cefalonia
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Il Presidente (Libero) Muratore scrive...
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Pensavo che il Libero Muratore nonchè Presidente della Sez. Acqui del Piemonte mi scrivesse per chiedere scusa delle sue affermazioni offensive contenute nel n. 16 del giornaletto che "dirige" ma invece mi ha inviato l' infuocata lettera sotto riportata in cui, forte delle sue conoscenze in tema di Massoneria, mi dà dell'ignorante per averlo qualificato come 'ateo' anche se ciò che scrive nella prima parte della lettera sembra confermare, sostanzialmente, la mia asserzione.
Che i "Muratori" come lui non siano "atei stupidi o libertini irreligiosi" lo si spera, ma che siano devoti del Padreterno non mi sembra proprio stante la "scomunica della Chiesa Cattolica" nei loro riguardi di cui si fa menzione proprio nella sua lettera.
Non ne sono certo anche perchè, colpevolmente, non mi sono mai documentato, ma non credo che i devoti di Padre Pio o i seguaci di Santa Rita abbiano dimestichezza col rito del "Grembiulino".
Se egli mi fornirà delucidazioni in merito stia certo che le riporterò in questo sito al pari della sua lettera attuale per la quale mi sembra superfluo il suo richiamo alla "Legge sulla Stampa" (!) per farmela pubblicare.
Dato il suo contenuto l'avrei pubblicata in ogni caso poichè, secondo una prassi mutuata dalla mia professione, ho l'abitudine di non parlare "a vanvera" -come la gran parte dei miei biliosi detrattori- ma di documentare ciò che dico e scrivo: quale migliore occasione avrei avuto, dunque, per far conoscere, attraverso uno scritto fornitomi, proprio dal Presidente, in che mani si trova la Sezione Piemonte dell'Associazione "Acqui" ?
Potrò aver sbagliato dunque nel dire che i "Muratori" (non gli edili, poveretti...) sono degli atei anche se tale termine ho usato nel senso di "acattolico" e in questa seconda accezione mi sembra di aver indovinato, ma si tratta di una questione di lana caprina perchè è opinione corrente e il Libero Muratore - Presidente lo sa bene che ai suoi Fratelli Muratori, (forse lui è una lodevole eccezione), del Padreterno dei Cattolici non gliene frega niente.
Con questo chiudo il discorso filosofico-religioso e passo a ciò che più mi interessa di cui, finalmente, il Libero Muratore - Presidente mi ha dato conferma e cioè che il di lui Fratello "optò per i reparti della RSI".
Per non rischiare di incorrere in un'altra 'reprimenda', mi sono documentato sul significato del verbo "optare" nel Dizionario della Lingua Italiana 'Devoto- Oli', dove si legge che esso significa "preferire tra i due termini di un'alternativa".
In base a ciò si potrebbe pensare che il Fratello del Muratore 'optò' per la RSI onde sottrarsi alla fucilazione, ma questo non sembra possibile perchè se è vero che TUTTI i 37 Ufficiali sopravvissuti alle fucilazioni della Casetta Rossa e fatti prigionieri furono costretti a firmare una dichiarazione in cui si impegnavano a servire la causa tedesca, non TUTTI "optarono" per la RSI e quelli che lo fecero, come il predetto, lo fecero in un secondo momento cioè quando la stessa venne costituita.
Ed allora, il nostro (Libero) Muratore - Presidente di Sezione che, al contrario dello scrivente (che non potè 'conferire' con il Padre), ebbe la fortuna di poterlo fare con il Fratello, perchè non ci spiega che cosa gli raccontò questi sulla sua "opzione" per i 'reparti della RSI' ?
Egli scrive che "i motivi sono palesi, chiari" evidentemente sottintendendo che tale scelta forzata fu fatta dal fratello per salvarsi la vita, ma questi la vita se l'era già salvata con l'adesione, già detta, alla causa tedesca e pertanto sarebbe necessaria qualche spiegazione in più sulla circostanza della sua opzione "repubblichina" da chi, come il Presidente-Muratore, nella sua lettera conciona con gran maestrìa sulla Massoneria, ma sul punto in questione si mostra avaro di parole pur avendo avuto molti anni di tempo per "conferire" e sapere dal fratello come si erano svolti i fatti, a differenza dello scrivente, da lui definito ironicamente "il povero fanciullo cresciuto senza padre", che proprio per ciò, non potè fare altrettanto.
Proviamo a dargli un'imbeccata e forse sarà più chiaro in una prossima lettera che naturalmente pubblicheremo con il dovuto risalto.
Or dunque è stato detto e stradetto che a Cefalonia, nelle criminali disposizioni ricevute dai tedeschi, furono esclusi dalla fucilazione pochi ufficiali appartenenti alle seguenti categorie:
1 - Cappellani Militari
2 - Ufficiali Medici
3 - Ufficiali Alto Atesini e Veneto Giuliani
4 - Ufficiali che poterono dinostrare meriti "fascisti".
In base a tale dato l'unico punto cui si può ascrivere la salvezza del Fratello del Muratore è il n. 4 e pertanto si deve concludere che lo stesso ebbe salva la vita perchè fu in grado di mostrare ai carnefici suoi "meriti fascisti" che però non comportarono "automaticamente", per chi ne era in possesso, il passaggio nelle file della RSI che in quei giorni ancora non esisteva.
Si trattò, quindi, di una scelta successiva ben diversa, però, da quella di altri ufficiali tacciati in modo spregiativo di essere "fascisti" - come il col. Ricci o il ten. col. Uggè -i quali, salvatisi alla Casetta Rossa per detti 'meriti' finirono però la guerra in prigionìa e non nella RSI.
Vi furono quindi comportamenti diversi da parte dei sopravvissuti dettati da moventi diversi sui quali non è lecito gettare la croce per condannare od assolvere le scelte fatte, ma di cui non è un delitto parlare.
Il Libero Muratore Presidente ci dice, ad esempio, che il Fratello il quale "aveva frequentato gli ambienti culturali dei Gruppi Universitari Fascisti", successivamente, grazie alle sue conoscenze (ovviamente "fasciste") operò per far liberare sia lui che il padre dalle Carceri Nuove di Torino dove erano stati associati.
Quanto sopra conferma pienamente che il Fratello del Libero Muratore- Presidente di Sezione, appartenne, dopo l'eccidio di Cefalonia, alle FFAA della Repubblica Sociale Italiana evitando. in tal modo, di finire deportato come accadde invece a circa 600.000 nostri militari.
Si tratta di dati oggettivi, provati ad abundantiam, che non costituiscono, come egli dice, una mia "bravata" o "carognata" ma rappresentano un esempio dei variegati comportamenti tenuti dai nostri militari dopo l'armistizio, dei quali una parte non indifferente entrò nella RSI "anche" per motivi ideali e non solo per sottrarsi alla prigionìa.
Questa è la realtà storica nuda e cruda cui volenti o nolenti tutti dobbiamo adeguarci e quindi mentre io continuo nel mio "vezzo" di definirmi "Orfano di Padre", egli, in omaggio alla verità storica (che oltretutto mi accusa di interpretare a modo mio...) può a ragione qualificarsi
"Fratello di Superstite della Div. Acqui, del Battaglione 'Moschettieri delle Alpi' e della Div. Littorio".

A ognuno i suoi "vezzi" e Dio per tutti.

Massimo Filippini - Orfano di un Caduto di Cefalonia
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MESSAGGIO INVIATO AL FRAMMASSONE DONATELLO VIGLONGO
PRESIDENTE DELL' ASS. ACQUI - SEZ. PIEMONTE
DOPO AVER LETTO I SUOI APPREZZAMENTI SULLA MIA PERSONA NEL N. 16 DEL
NOTIZIARIO ACQUI
Il contenuto del mio messaggio al Presidente - Muratore era molto chiaro ma lui ha preferito rispondermi indirettamente con l'articolo pubblicato sul Giornale della Massoneria, più sotto riportato (come da suo esplicita richiesta).
In esso egli ha confermato in pieno quanto io avevo scritto sul Fratello e ciò dimostra che il sottoscritto "prima si documenta e poi scrive" a differenza di tanti ignoranti "fregnacciari" e farabutti che aprono la bocca sul dramma di Cefalonia solo per dire imbecillagini o, peggio ancora, mascalzonate.
Costoro continuino pure su tale strada ed io continuerò a "sputtanarli" come meritano e chiunque essi siano.
Ne ho l'autorità morale che mi discende dal Martirio di Mio Padre e dalla consapevolezza di essere l'UNICO esperto su Cefalonia che non ha paura della Verità.

UNICUIQUE SUUM NON PRAEVALEBUNT
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Le sotto riportate pagine mi sono pervenute senza una riga di accompagno ma con la sola firma del Presidente Muratore e con la strana richiesta di pubblicarle ai sensi ...della legge sulla stampa.
Le pubblico volentieri avvertendo il lettore che il mittente è il Presidente della Sezione Piemonte dell'Ass.ne Acqui cui io sono iscritto.
Copia di esse la invierò al Presidente Nazionale avv. Antonio Sanseverino per le sue determinazioni.
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RICHIESTA DI TRASFERIMENTO DEL S. TEN. DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA
VICO VIGLONGO
______________________
Un interessante stralcio della Richiesta di trasferimento
"per facilitare un'importante operazione in corso",
del s. ten. della Repubblica Sociale Italiana
Vico VIGLONGO
sottoposta -nientepopodimeno che- al "MINISTRO DELLE FORZE ARMATE CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE"
alias
MARESCIALLO RODOLFO GRAZIANI.

Il Presidente - Massone Donatello Viglongo che ebbe molti anni per "conferire" con il fratello,
a differenza dello scrivente, il cui Padre fu assassinato dai Tedeschi,
con i quali il suo congiunto 'collaborò',
sarà stato di certo reso edotto da questi sui motivi di detta richiesta.
Perchè non ce li spiega con un "trafiletto" da par suo
-magari altrettanto caustico come quello scritto nei miei confronti-
sul Giornaletto dell'Associazione 'Acqui' di cui è autorevole Redattore?

MF
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POST SCRIPTUM
A questo punto un consiglio "amichevole" a Fra' Donatello si impone: abbandoni i suoi incarichi nell'Associazione "Acqui" e si dedichi a tempo pieno alla Massoneria.
Sarà meglio per tutti.

Massimo Filippini
ORFANO DI UN MARTIRE DI CEFALONIA
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° ° °

-INCREDIBILE MA VERO-

GLI APPREZZAMENTI DEL "PRESIDENTE" DONATELLO VIGLONGO SUL SOTTOSCRITTO, IN PARTICOLARE PER IL "VEZZO" DI DEFINIRSI "ORFANO DI PADRE".

(Dal "NOTIZIARIO " dell'Ass.ne Acqui N. 16, pag.8)
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Aveva ragione mia nonna che, alla veneranda età di cent'anni si mostrava dispiaciuta di dover morire perchè, diceva, nella vita se ne vedono sempre di nuove e, con la morte ciò non è più possibile.
L'ho capito leggendo il "Notiziario" dell'Ass.ne Acqui n. 16 ove, a pagina 8, il signor Donatello Viglongo, "fratello di Superstite", nominato Presidente (!!!) della Sezione Piemonte della stessa, si è esibito in una serie di apprezzamenti nei miei riguardi sui quali lascio il giudizio a chi legge.
Dico soltanto che di tali fanfaluche ebbi notizia, prima che mi pervenisse il giornaletto, dalla moglie dell'ex Presidente dell' Ass.ne -il capitano Ermanno Bronzini- la quale, avendolo già ricevuto, mi telefonò letteralmente indignata per l'attacco che, sullo stesso, mi era stato rivolto dal Viglongo.
Di ciò ebbi conferma quando, a mia volta, lessi quel che il "Presidente" Viglongo, "Fratello di Superstite", aveva scritto nei miei confronti usando toni di scherno, ("il povero fanciullo cresciuto senza padre"), per la mia qualità di di Orfano avente il "vezzo" di definirsi "Orfano di Padre" : di ciò mi risponderà nella sede più opportuna.
Ciò premesso, trascrivo, più avanti, il 'pezzo' affinchè chi legge possa farsi un'idea di come il Presidente dell' Associazione 'Acqui' - Sez. Piemonte, ha dipinto un iscritto avente requisiti ben più alti e nobili di lui per appartenere alla stessa.
Egli infatti è soltanto "Fratello" di un Superstite, il sottotenente del 317° ftr. Vico - uno dei pochi ufficiali scampato alla rappresaglia- il quale, successivamente, fece parte, certamente obbligatovi, dell' Esercito della RSI, prima nel "Battaglione Moschettieri delle Alpi" e, successivamente nella Divisione "Littorio" come risulta dall'allegato Documento.
Mio Padre, invece, come è ben noto venne assassinato dai tedeschi e non ebbe la fortuna di scamparla, magari arruolandosi forzatamente, al pari del fratello del "Presidente", nelle fila della RSI.
Ma ecco il testo dell'articolo colmo di complimenti nei miei riguardi:

La vera storia dell'eccidio di Cefalonia.
Quello che gli italiani non hanno mai saputo sulla tragica fine della Divisione 'Acqui'. Il Processo (vol. 2) Grafica Ma.Ro. srl editrice

Altro protagonista al Convegno di Firenze (23 ottobre 2003), Le Forze Armate italiane nei giorni dell'armistizio, promosso, per quanto sappiamo, dal Comitato Nazionale per le celebrazioni delle Forze Armate nella Guerra diLliberazione (dove, quando e da chi istituito: ci piacerebbe avere una risposta, visto che sui circa 9000 Caduti della 'Acqui' poggia il primo momento della Guerra di Liberazione che fu, è stato di recente da più parti autorevoli asserito che la Resistenza fu in primis dei militari: erano gli unici, infatti, a possedere armi …
Ma a quel convegno fiorentino fu invitato, pare dal Gen. Luigi Poli (ex capo di stato maggiore dell'Esercito, già Senatore della Repubblica…), Presidente dell'Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate costituiti con il placet degli Alleati sicuramente dopo l'olocausto della 'Acqui' ( esclusa anche da questa iniziativa: perché? Nessuno risponde mai agli interrogativi!). L' ANCFARGL dispone di finanziamenti governativi per stampare volumi con atti dei Convegni celebrativi delle battaglie sostenute da quei gruppi di combattimento, ha sede in impianti militari, i volumi vengono spediti da 'Stato Maggiore Esercito'-…fu invitato l'avv. Massimo Filippini, figlio del Maggiore Federico Filippini, Comandante il Genio della 'Acqui', fucilato come altre centinaia di ufficiali.
Massimo Filippini da sempre ha il vezzo di definirsi orfano di padre: ad un giornalista che considerava il povero fanciullo cresciuto senza padre, chi scrive replicò…orfani di padre furono alcune migliaia di ragazzi i cui padri morirono a Cefalonia, a Corfù, annegati, mitragliati in mare dai tedeschi nel naufragio delle navi che li trasportavano in terra ferma, nei campi di concentramento tedeschi e sovietici…Nessuno si è definito, proclamato 'orfano': tutti sono figli di Caduto della 'Acqui'…
Ha il merito, Massimo Filippini, di aver istituito il primo sito internet sulla 'Acqui' e di aver così richiamato l'attenzione di tanti naviganti dell'etere, in Italia e fuori dei confini.
Ha scritto dapprima un volume La vera storia dell'eccidio di Cefalonia (e, forse, quel sito inizialmente doveva essere il traino del libro stampato da un assai poco noto editore - chi scrive lo acquistò direttamente dal Filippini, a prezzo di copertina…- poi migliorò e trasformò il sito che è un punto di raccolta di opinioni, consensi e dissensi della 'verità' di Massimo Filippini che non era a Cefalonia e non conferì con il Padre…Fece ricerche, le interpretò a modo suo coprendo un vuoto che l'Associazione colmò in ritardo…
Nel secondo volume sono raccolti gli atti del processo (sentenza depositata l'8.7.1957 dal Giudice Istruttore Militare designato presso il Tribunale militare di Roma a conclusione dell'istruttoria formale contro 30 militari tedeschi e 28 militari italiani superstiti della 'Acqui'), svolto a seguito della denuncia del Dottor Roberto Triolo, padre di un ufficiale della Guardia di Finanza, fucilato a Cefalonia, contro militari tedeschi ed italiani (atti già pubblicati in 'Appendice' a Luigi Ghilardini, Sull'arma si cade ma non si cede, 6^ ed., Genova; successivamente come estratto in fascicolo dal Presidente dell'Associazione Guido Caleffi).
Non una novità, dunque. Forse, nuovamente, per rilanciare la vendita della 2^ ed. uscita da altro editore assai poco noto e passata anche in edicola…
Chi scrive ebbe sul finire del 2000/inizio 2001 contatti telefonici con Filippini che si dilettò a rimprovererlo aspramente per non averlo chiamato a Torino per la riapertura della Sezione dell'Associazione e di aver, al contrario, chiamato Alfio Caruso che presentava la novità Italiani, dovete morire. Chiusura del rapporto.
Entrambi ad Argostoli per il Convegno (Filippini come relatore), chi scrive per ascoltare e creare nuove relazioni, si conobbero e il secondo disse chiaramente al primo…hai un caratteraccio, aggredisci le persone: puoi anche avere ragione, dire cose veritiere ma ti frega la verbosità…
Strada facendo verso gli alberghi Filippini, che non si era mai interessato dell'Associazione criticandone ogni e qualsiasi iniziativa, trascurandola del tutto sul 'suo' sito, chiese come fare per iscriversi.
E' iscritto dall'ottobre/novembre 2003…ma già si avvertono sintomi di continuità ideologica autonoma…(dv)
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Mi ero ripromesso di commentare la prosa del "Presidente" ma, rileggendola, confesso che non me la sento di replicare allo squallore emanante dalle affermazioni di un personaggio che si permette di trattare in modo arrogante l'Orfano di un Caduto, come purtroppo è il sottoscritto, mentre lui, dalla tragedia della Acqui non ha riportato, come ho già detto, alcun danno.
Di conseguenza, in qualità di ex "povero fanciullo cresciuto senza padre" e con il "vezzo" di definirsi Orfano di Padre, invito questo signore a dimettersi da Presidente perchè, scrivendo quel che ha scritto, ha ampiamente dimostrato di non saperlo fare e concludo esortandolo a farsi visitare da un un bravo medico perchè da come si comporta si capisce che ha bisogno di cure urgenti in quanto egli, con la Divisione Acqui, c'entra come i cavoli a merenda.
Tra l'altro egli dimostra una singolare "ignoranza" -dal verbo ignorare- sui fatti di Cefalonia, assolutamente incompatibile con la prosopopea con cui parla e con la carica (!) rivestita quando afferma che il numero degli Orfani fu di alcune "migliaia", mentre è lecito ritenere che gli stessi assommino a meno di mille. Si informi meglio, prima di scrivere tali sciocchezze.
Concludendo, una domandina facile facile: da quando in qua, i fratelli dei Superstiti, hanno più voce in capitolo degli Orfani di chi è morto ammazzato permettendosi di trattare dall'alto in basso uno di essi come fa il predetto individuo ?
Mi rivolgo al Presidente Nazionale dell'Associazione, il galantuomo avv. Sanseverino, dal quale attendo risposta.

Massimo Filippini - Orfano di un Caduto di Cefalonia
(iscritto al n. 1173 /2003 del Registro dei Soci)
-COMMENTI SULLO SCRITTO DEL "PRESIDENTE"-

Caro Filippini,
in merito alle opinioni del presidente della sezione piemontese della Associazione "Acqui" ecco la mia modesta opinione: sono piuttosto aggrovigliate nella forma (Benedetto Croce osservava argutamente che chi scrive in modo difficile "non ha le idee chiare"). Quanto al contenuto: siamo alle solite. Chi non aderisce alla "vulgata" ufficiale sulla tragedia dei nostri soldati a Cefalonia é un disturbatore: E quella italiana é considerata, da molti purtroppo, una "democrazia in cui é vietato disturbarbare il manovratore".
Ma, Lei caro Filippini, non ci faccia caso: e continui a "disturbare". Ne ha diritto quale "orfano di un martire di Cefalonia" che sente il dovere morale di cercare la veritá per scomoda che sia. Purtroppo il suo interlocutore conosce poco, non dico la semantica, ma la lingua italiana piú semplice se ignora che chi perde un genitore é sempre, in ogni caso, un orfano, anche e soprattutto se si tratta del figlio di un "caduto in guerra".
Con animo "semper idem"
Prof. Primo Siena
Santiago del Cile
30.4.04
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Egr. Avv. Filippini,
nel rinnovarle la mia, e le assicuro non solo mia, stima per quanto ha fatto e continua a fare per la memoria di quanti non sono più tornati e per quanti sono rimasti in preda di un angoscioso dolore, riscontro l'articolo di Donatello Viglongo, il quale presuppone di qualificare anche il dolore altrui. Il sig. Viglongo, da quanto mi é parso é stato a Cefalonia, ma evidentemente dimentica l'angoscia dei luoghi (questa é la sensazione che ha attanagliato lo scrivente), dimentica forse il campo di Troianata che fa tornare in mente una famosa, quanto paurosa, foto in bianco e nero, dimentica le rocce di Francata, dimentica i tornanti di Pharsa, il campo di Prokopata, il mare della casetta rossa, la fossa adiacente, il vallone di Santa Barbara. Al sig. Viglongo posso, se vuole, da umile nipote di appartenenti alla "Acqui" raccontare di come ha vissuto mio zio scampato da una fucilazione di appartenenti del 17° fanteria, posso raccontare del dolore delle sorelle di Vito Goller, soldato di sanità freddato a Frankata, posso riferire delle lacrime dei parenti e dei silenzi fin troppo eloquenti dei superstiti. Quelli che non hanno avuto la fortuna di nascondersi e fuggire da un ospedale, quelli che non hanno avuto la prontezza di strapparsi i gradi, quelli che non hanno avuto il tempo di mettersi al servizio dei tedeschi...............
Ma forse il Sig. Viglongo ha solamente paura che la verità imbrigliata per così tanti anni possa rompere gli argini............

La verità portata avanti da lei avv. Filippini cova da anni nel profondo dell'animo di quanti in questi lunghi anni si sono occupati di Cefalonia a vario titolo. Lei avv. Filippini ha avuto la fortuna e il coraggio di trovare i riscontri ad una verità che tutti già conoscevano.
NON DEMORDA.......se dovessi in qualsiasi modo esserle utile, non esiti a contattarmi.

Se dovesse transitare per la Val di Fassa, egregio avv. Filippini, può considerarsi sin d'ora mio ospite.....e chissà se ci sarà l'occasione mi piacerebbe proprio incontrarla.
Grazie di tutto.
Giancarlo Groff
3.5.04
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QUELLA CHE SEGUE E' LA LETTERA DI UN "NIPOTE" DI PADRE ROMUALDO FORMATO AI CUI PRESSANTI APPELLI AI CARNEFICI TEDESCHI DOVETTERO LA VITA I FAMOSI 37 SUPERSTITI DELLA "CASETTA ROSSA", TRA CUI IL S. TEN. VICO VIGLONGO, FRATELLO DEL SIGNORE CHE SI E' PERMESSO DI ESPRIMERE GIUDIZI VELENOSI E PIENI DI ASTIO NEI MIEI CONFRONTI.
TENENDO PRESENTE CHE EGLI PUO' DEFINIRSI "FRATELLO DI SUPERSTITE" E NON DI "CADUTO", SOLO PER LA BENEMERITA OPERA DI PADRE FORMATO, E LEGGENDO CIO' CHE MI SCRIVE IL NIPOTE, TRAGGA LA CONCLUSIONE PIU' OVVIA: QUELLA DI SCUSARSI O, IN ALTERNATIVA, DIMETTERSI DA UN INCARICO CHE RICHIEDE ANIMO SERENO ED UNA CONOSCENZA DEI FATTI CHE EGLI MOSTRA O FINGE DI NON AVERE.
SI RICORDI, INFATTI, IL "PRESIDENTE" (!!!) CHE "LA 'VERITA' DI MASSIMO FILIPPINI CHE NON ERA A CEFALONIA E NON CONFERI' CON IL PADRE" - COME, CON TONO SARCASTICO EGLI SCRIVE- E' LA STESSA DI PADRE FORMATO, COME SPIEGA BENE IL NIPOTE DI QUEST'ULTIMO CHE, DI CERTO, "CONFERI' CON LO ZIO CHE ERA A CEFALONIA".
CON CHI "CONFERISCA" LUI, NON LO SO E NON MI INTERESSA MA, UNA COSA E' CERTA: LO FA CON CHI, SULLA TRAGEDIA DI CEFALONIA
- DA CUI EGLI NON HA SUBITO "ALCUN DANNO" NE' MATERIALE NE' MORALE-
DICE SOLO DELLE GRAN "FREGNACCE".
Massimo Filippini - Orfano di un Caduto
13.5.04

ECCO IL TESTO DELLA LETTERA:

Egregio Avvocato,
mi è capitato stasera di conoscere il sito www.cefalonia.it e desidero congratularmi con Lei per quanto scrive e per la sacrosanta passione con cui scrive.
Sono un nipote di padre Romualdo Formato, fratello di mia madre.
Questo per dirLe che la passione di Cefalonia ha colpito molto anche me.
Ricordo le lacrime versate alla lettura del manoscritto di mio zio "L'eccidio di Cefalonia" : avevo 13 anni nel 1943.
Mio zio è morto 40 anni fa, il 24 ottobre 1961.
Ancora giovane, la sua morte - non temo a dirlo - fu la naturale conseguenza delle piaghe causategli dalla tragedia di Cefalonia.
Era molto riservato sulle responsabilità dei fatti di Cefalonia, ma si capiva che riteneva responsabili della tragedia quegli ufficiali ribellatisi al Generale Gandin.
Mi piacerebbe conoscerLa.
Io vivo a (.......)
La saluto con tanta simpatia e La invito a non demordere.
dottor Giuseppe Russo
________________________
I GENITORI
NON SI POSSONO SCEGLIERE
° ° °

Donatello Viglongo nell'articolo denigratorio su riportato usa anche espressioni sarcastiche da cui traspare una precisa volontà derisoria priva, oltretutto, di qualsiasi senso di comprensione se non cristiana, almeno umana nei riguardi del sottoscritto.
Ne sono prova oltre all'uso del termine "vezzo" con cui io esibirei la mia disgrazia, espressioni tese a sminuire perfino la morte di mio padre, (il magg. Filippini fucilato "come altre centinaia di ufficiali", come se io avessi sostenuto che fu l'unico ad esserlo...) o come "il povero fanciullo cresciuto senza padre" da cui traspare un evidente tono di scherno ovvero l'osservazione maliziosa secondo cui io gli avrei fatto pagare il mio libro "a prezzo di copertina..." (sic !) senza praticargli alcuno sconticino ecc. ecc.
Tutto ciò, detto da lui non mi fa nè caldo nè freddo ma anzi rafforza ancor più il mio convincimento che egli se ne deve andare non solo dalla Presidenza, ma anche dall'Associazione Acqui tanto più che egli, oltre ad essere Fratello di un Superstite
passato nella Repubblica Sociale Italiana,
è figlio di Viglongo Andrea (1900 - 1986) che fu, come si apprende dal web, 'amico e discepolo di Antonio Gramsci, "capocronista dell' "Ordine Nuovo"" e nel 1921
TRA I FONDATORI DEL PARTITO COMUNISTA".
Forse tale qualità paterna di Viglongo sarà gradita al Superstite Elio Sfiligoi, comunista di provata fede fin dai tempi della tragedia di Cefalonia (e mio feroce critico) oltre che ad altri iscritti che la pensano come lui ma se è vero che l'Associazione è "Apolitica" ciò depone a suo sfavore ed è quindi meglio per tutti che rimetta l'incarico in altre mani.
Purtroppo, come ho scritto nel titolo "i genitori non si scelgono": ce li ha dati il Padre Eterno, anche quello dei Fra' Massoni come Viglongo.

MF
° ° °

STRALCIO DI UNA LETTERA SCRITTAMI (NEL 2001...) DALL'ATTUALE PRESIDENTE DELLA SEZIONE PIEMONTE DELL'ASS.NE ACQUI
_____________________
Nel testo della lettera appare evidente la consonanza di idee e di giudizi sui fatti di Cefalonia - in particolare sull'operato dei capitani Apollonio e Pampaloni- espressa dal Presidente Donatello Viglongo, che mostra di condividere pienamente il contenuto del mio libro.
Il suo atteggiamento successivo, però, andò a contrastare le belle parole di cui sopra.
Cosa ti è successo, Donatello, per cambiare opinione non solo su di me ma, quel che è più triste, su come andarono i fatti ?
Ho impressione, infatti, che dopo aver manifestato il tuo consenso a quanto avevo scritto, tu condivida, oggi, quanto scrivono gli altri che, dopo aver tentato invano di ignorarmi, mi citano solo di sfuggita - per dimostrare una loro presunta ma inesistente "democraticità"- come autore di un'opera "in controtendenza" e, quindi, "scomoda" rispetto alla "loro" Verità che, essendo l'unica ad aver diritto di cittadinanza, viene da costoro divulgata in regime di quasi monopolio.
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mi ringraziava pure !!!
° ° °

-COMMENTO FINALE-
La prova dell'adesione di Viglongo alla versione 'canonica' dei fatti è data dalla contraddizione tra le critiche contenute nella sua lettera ("....e' sufficiente leggere le rievocazioni scritte da APOLLONIO e Pampaloni per constatare il vanto dei trascinatori alla battaglia") e il successivo inserimento di una ricostruzione dei fatti ne " IL NOTIZIARIO "ONLINE" DELL' ASSOCIAZIONE ACQUI" di cui egli è "factotum" ove, nella prima pagina, campeggia -a mo' di Sacra Scrittura- quanto segue:
"LA STORIA DELLA DIVISIONE ACQUI"
NELLE ISOLE DI CEFALONIA E CORFU' DOPO L'8 SETTEMBRE 1943 ACCADDE…
Testimonianza dell'allora Capitano Renzo Apollonio, 33° Reggimento Artiglieria

Gli altri raccontano 'balle', ma Filippini, come dice Viglongo, ha un 'caratteraccio'.
Forse perchè le smaschera ?

MF
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