HOME
HOME PAGE
Via Federico Filippini - Roma
NOTIZIARIO DI CEFALONIA.IT
IL PROCESSO MUHLHAUSER
OCCASIONI E RARITA' LIBRARIE
MI SONO ROTTO...
PAOLETTI (RI)VERGOGNATI
CEFALONIA ricordata a Bagnaia (VT)
CEFALONIA - I Caduti tedeschi
Il cap. Pietro Gazzetti un Martire dimenticato
Il numero dei Caduti a Cefalonia
Al Ministro La Russa: Ode su Cefalonia
RASSEGNA STAMPA
L I N K S
LA MIA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE A DORTMUND
Le Archiviazioni inviatemi dalle Procure di Dortmund e di Monaco
Il BUSINESS CEFALONIA
BADOGLIO ED AMBROSIO: I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA
Padre Romualdo Formato - Un nipote ci scrive
IL PADRE DI TUTTI I FALSI SU CEFALONIA: il Comunicato del 13.9.1945
Associazione Acqui che pena
I 'PIFFERAI' DI CEFALONIA
TRADITORI A CEFALONIA
Notizie dall'Ass. ACQUI
CONVEGNI SU CEFALONIA
CEFALONIA - Quale verità ?
Ringraziamenti....si fa per dire
GLI ERRORI di ROCHAT su Cefalonia
Il Reduce Alfredo Reppucci racconta...
Il Reduce Romildo Mazzanti racconta...
CEFALONIA: LA MENZOGNA CONTINUA
Il Reduce Ermanno Bronzini racconta...
Notizie ANRP - 2
Il fratello del gen. Gandin ci scrive...
Le gesta di Apollonio ovvero...
LA VOCE DEI LETTORI
Intervento di Filippini al Convegno di Firenze
I dimenticati di Cefalonia
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Il Reduce cap. Hengeller racconta...
NON CI FU REFERENDUM
Il Reduce S. Perrone ci scrive...
E LE FFAA STANNO A GUARDARE
Il presidente emerito Ettore Gallo ci scrive
L'armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda
Dove stavano gli studiosi di Cefalonia nel 1998 ?
La Vedova del cap. Bronzini ci scrive...
I 'Pifferai' di Cefalonia
LA SAGRA DELLE BUGIE
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Padre Formato - Un nipote ci scrive...
Sergio Romano: CEFALONIA - Una pagina nera
RECENSIONI
FILM RAI SU CEFALONIA
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
IO E I PRESIDENTI
Cefalonia: la sagra delle bugie
TRADITORI A CEFALONIA
Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ?
COMPAGNI DI MERENDE
IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA...
LA TESI DELLA VERGOGNA
CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI...
CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli
Lettera aperta a W. Veltroni
UN PROCESSO MAI CELEBRATO
I maneggioni di CEFALONIA
RECENSIONI
E LE FFAA STANNO A GUARDARE...
LA VOCE DEI LETTORI
APOLLONIO: UN MITO PER POCHI INTIMI
Il Corsera: Gandin fu un traditore
Lettera aperta a W. Veltroni
PREMIO ACQUI STORIA O ACQUI FAVOLE ?
Film Rai 'Cefalonia' - Che bella fiction !
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza
Cefalonia: un eccidio senza prove
LA TESI DELLA VERGOGNA
PAOLETTI
(RI)VERGOGNATI
Gli ultimi exploits dell'insegnante di tedesco
* * *
CEFALONIA: Paolo Paoletti a Massimo Filippini: “più le spari grosse e più vendi”.

di Massimo Filippini

Nell’archivio di posta elettronica del mio PC ho ritrovato alcune mail intercorse tra me e il ricercatore Paolo Paoletti l’insegnante fiorentino di tedesco che i suoi amici comunisti o quanto meno di sinistra, spacciano per illustre storico e ricercatore di archivi militari il quale, avendo sentito -il 15 novembre 2007- l’accenno fatto, dal TG 2 delle 20.30, ai risultati delle mie ricerche riportati nel libro “I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO” (IBN Roma 2006), da cui –sulla base di documenti e non di chiacchiere a vanvera- è stato 'ridimensionato' a circa ‘2.000’ (duemila) il numero dei Caduti a Cefalonia, inviò il 17 novembre successivo il seguente messaggio di protesta al Direttore di RAI 2:
"Al Direttore del TG2. Signor Direttore, trovo veramente paradossale che nelle settimane in cui dalle risultanze delle indagini tedesche emerge una conferma decisiva alle dimensioni della strage di Cefalonia (tra i 4 e i 5.000 morti, come ho scritto nel mio ultimo libro del 2007 "Cefalonia 1943: una verità inimmaginabile", nell'articolo apparso sul n. 38 de L'Espresso e in quello di oggi 15.11 su La Repubblica ), il TG2 delle 20,30 passi la 'notizia' che i morti in combattimenti furono meno di 400 e circa 1.700 i caduti in totale. E' vergognoso che la TV di Stato offenda le vittime dimenticate della strage di Cefalonia accogliendo la tesi di Massimo Filippini che ha cancellato dall'elenco dei morti migliaia di caduti, rimasti senza nome, i cui cadaveri furono distrutti dai carnefici: bruciati nei falò, gettati in mare o sepolti sotto i detriti di cave di pietra, di cui si è avuto notizia solo in questi giorni. Come ha potuto dar credito ad una persona che ha negato perfino l'esistenza di soldati decorati dall'Esercito? Distinti saluti Paolo Paoletti".
Il testo su riportato –a scanso di cattive interpretazioni da parte di chi legge- necessita preliminarmente di una precisazione nel senso che egli più verosimilmente intese dire che “i fucilati dopo la resa furono meno di 400 e circa 1.700 i caduti in totale”.
Ciò premesso, viene da chiedersi se ci sia stato qualcuno che –leggendo la sdegnata protesta dell’illustre ricercatore- non abbia provato un moto di sdegno verso quel Massimo Filippini autore di un siffatto stravolgimento dei fatti, operato cancellando ‘migliaia di caduti’ e negando “perfino l'esistenza di soldati decorati dall'Esercito” e, per converso, se ci sia stato qualcuno che abbia dubitato delle assolute certezze di cui era portatore il nobile estensore di un messaggio così intriso di sincero amor patrio e giustamente critico contro un’indegna e meschina persona in esso rappresentata, cioè lo scrivente.
A dire il vero ebbi anch’io la sensazione di essere incorso in una colossale cantonata e per un istante dubitai dell’esattezza di quanto avevo scoperto ma l’esitazione durò poco perché dopo un rigoroso controllo della documentazione in mio possesso mi convinsi –una volta di più- di essere nel giusto: d’altronde autorevoli conferme non mi erano mancate come quelle di G. Rochat (costretto anche a ‘ridimensionare’ verso il basso le cifre ‘sparate’ in precedenza) e di H. Frank Meyer anch’egli pervenuto nei suoi studi a cifre delle vittime oscillanti intorno alle 2000 unità fino ad arrivare alla recente ‘consacrazione giudiziaria’ delle mie ricerche contenuta nella CTU del prof. Carlo Gentile scritta su richiesta del dr. G. Tornatore PM nel processo iniziato il 5 maggio us al Tribunale militare di Roma contro l’ex s. ten. Muhlhauser imputato di ‘concorso’ nelle uccisioni degli ufficiali dopo la resa italiana a Cefalonia, in cui si indicano in circa 2000 (duemila) TUTTE le Vittime di Cefalonia “morte sotto i bombardamenti, in combattimento e fucilate dopo la resa”.
Forte di tali dati inoppugnabili e suscettibili solo di parziali correzioni -in ogni caso minime e quindi inidonee a riportare in vita il ‘MITO’ edificato su montagne di morti- e senza peraltro avere la pretesa di essere depositario della loro esattezza all’unità- scrissi a Paoletti la seguente mail di cui riporto uno stralcio:
27 marzo 2009 h. 9.12 da Massimo Filippini a Paolo Paoletti:
‘(omissis)’
‘Quanto ai morti tu hai scritto a pag. 18 de I Traditi (di Cefalonia): "Dei 12.500 militari della Divisione Acqui a fine guerra ne erano caduti 10.500 più o meno quante sarebbero state le vittime di tutte le rappresaglie naziste contro la popolazione civile italiana tra il settembre 1943 e il maggio 1945".
E giustamente hai aggiunto che si trattò di un eccidio 'ciclopico' che poi hai ridotto a 'circa 4000' morti ammazzati.
Come vedi le hai raccontate grosse e non ti vuoi rassegnare ad ammetterlo.
(…) Un'ultima cosa: Lanz non contò certo i morti personalmente quindi la sua cifra di 'circa 4000' fu ovviamente approssimativa così come la frase secondo cui 'la div. acqui fu annientata' non significa (…) che venne sterminata ma fu solo messa in condizioni di non nuocere se mai ne fu in grado.
MF”.
Mi attendevo da Paoletti una risposta arguta e irridente -come egli è solito fare- unitamente ad uno sfoggio di cultura storica sul punto in questione non disgiunto dai rimproveri che il ‘nostro’ è uso rivolgere ai suoi interlocutori e a me in particolare ma, con mia grande sorpresa, ricevetti la seguente risposta che mi lasciò letteralmente esterrefatto:
sabato 28 marzo 2009 h.0.07 da Paolo Paoletti a Massimo Filippini:
“Diciamo che quel numero suggerito da Sommaruga è stato un errore di gioventù (anche se avevo 58 anni!). (…)Vedi ...più le spari grosse e più vendi (ho seguito l'insegnamento del tuo amico B.). E' stato il libro più venduto...
PP”..
La suddetta risposta indipendentemente da qualsiasi considerazione di carattere etico –in cui pur sono specializzati i cialtroni comunisti- dimostra ampiamente la ‘qualità’ dell’impegno di Paoletti improntato –è lui stesso a dirlo- a ‘spararle grosse’ al pari del mio amico “B” (cioè Berlusconi) come egli spiritosamente afferma, attribuendo nel suo libro ‘I Traditi di Cefalonia’ del 2003 al ‘fascista’ gen. Gandin la ‘responsabilità’ della strage -non avvenuta- di 10.500 suoi uomini successivamente ‘ridotti’ a ‘circa’ 4.000 cifra mantenuta inalterata -con pervicacia degna di miglior causa- malgrado le smentite documentali del mio “I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO” ridimensionante le Vittime a meno di 2000 cui egli nulla oppose se non la ridicola lettera inviata al TG2 da cui emerse la sua assoluta ignoranza sull’argomento fino a giungere recentemente alla suddetta ammissione delle proprie menzogne espressa in tono sarcastico con ciò dando prova del più assoluto dispregio per gli ignari suoi lettori destinatari di ‘balle’ scritte -come da sua ammissione- al solo ed unico scopo di far diventare il suo “il libro più venduto”.
Ogni commento sarebbe superfluo ma non è ancora finita perché di recente, come se non bastasse, è uscito un altro suo saggio dedicato agli Ufficiali fucilati nella vile rappresaglia tedesca del 24 e 25 sett. 1943 in cui egli mostra chiaramente di aver perso la bussola anche se la baldanza ed il ‘trombonismo’ a lui congeniali gli impediscono di riconoscerlo essendosi dedicato in esso ad una disamina confusa e ripetitiva e a tratti incomprensibile, di dati numerici tratti da ‘altri’ elenchi (quelli di Padre Formato e Padre Ghilardini) da lui mostrati come una ‘novità’ peraltro già da me citata ed analizzata nel mio libro che gli inviai ‘in omaggio’ mentre il suo, per averlo, ho dovuto ordinarlo ed acquistare ‘in contrassegno’.
La conclusione che si trae da questi ulteriori giochi di prestigio -compiuti senza mai riconoscere di aver sempre sbagliato in precedenza- anche se differisce ovviamente dalla ‘confessione’ resami nella mail su riportata è altrettanto sconsolante soprattutto in considerazione del fatto che un “oracolo” come lui –apprezzato da certa stampa di Sinistra come REPUBBLICA e ESPRESSO- dopo averci parlato per anni di “ciclopico” (sic !) eccidio arriva alla conclusione che ‘il numero dei fucilati intorno alla Casetta Rossa rimarrà per sempre imprecisato’ cui segue l’incredibile osservazione con la quale per non confessare di aver raccontato balle per anni, con la massima improntitudine egli scrive testualmente: “Lo stesso discorso vale per il numero complessivo dei caduti”.
Avete capito bene. Il grande ricercatore Paoletti dopo avermi qualificato non solo come ‘revisionista’ ma anche come ‘riduzionista’, rimproverandomi aspramente nella lettera alla RAI e in interventi sulla stampa della Sinistra di aver sostenuto (documentalmente, NdA) che a Cefalonia NON morirono 10.500 soldati della ‘Acqui’, irridendo e sminuendo le mie ricerche a destra e a manca come a Cefalonia dove è considerato una sorta di ‘guru’ dall’Associazione italo greca Mediterraneo (la quale farebbe bene a chiudere i battenti stante la faziosità e l’ignoranza abissale di chi la dirige), se ne esce da ultimo con una serie di argomentazioni sibilline non per riconoscere di aver sempre sbagliato in precedenza ma per dire che il numero dei Caduti di Cefalonia resterà per sempre imprecisato con ciò evitandosi di dover dare spiegazioni sulle sue macrospiche ‘castronerie’ ed anzi assolvendosi pienamente - con un brillante giro di parole- da quanto in malafede sostenuto in precedenza.
Come prestigiatore di certo l’insegnante di tedesco a riposo Paoletti –il ‘professore’ per gli amici- avrebbe fatto una brillante carriera ma come storico si è dimostrato una vera e propria frana o come dicono a Roma un’autentica ‘sòla’.
Concludendo risulta evidente che riconoscere i propri errori non è congeniale per chi è allineato con la Sinistra la quale pretende di imporre le sue frottole anche a costo di cadere nel ridicolo come ha fatto e fa il mio ex amico Paoletti cui –nel ringraziarlo per la confessione sia pur involontaria resa nella mail su riportata- ho dedicato i seguenti versi in cui ho accennato a due suoi libri il primo inneggiante al ben noto Apollonio e l’altro alla questione di Cefalonia in generale. Spero lo inducano al pentimento anche se so bene che la mia sarà fatica sprecata:

“Questi è Paoletti Paolo cavaliero, apologeta alquanto inveritiero,
di quel che fece un tal Renzo Apollonio che certo non fu un uomo ma un demonio
Il libro ch’egli ha scritto or non è guari è degno certo del miglior Salgàri
ma sulla storia autentica, Paoletti dimostra sempre i soliti difetti
che certo non depongono a favore di chi si atteggia a gran ricercatore,
mentre al contrario è solo un romanziere versato assai nel dir cose non vere.
Sul numero dei morti a dire il vero, risulta che ne sappia men di zero
e addirittura fa l' impertinente, malgrado che ne sappia poco o niente.
Se questo è il modo di narrar la storia meglio sarà per lui coglier cicoria:
senz'altro è meglio un buon agricoltore di chi si atteggia a gran ricercatore”.

Massimo Filippini
16 luglio 2009
_____________________
CEFALONIA:

IL TG2 DEL 15. 11. 2007 FA ARRABBIARE L’INSEGNANTE DI TEDESCO PAOLO PAOLETTI
_________

Paolo Paoletti, l'insegnante fiorentino di tedesco che i suoi amici comunisti spacciano per illustre storico e ricercatore di archivi militari deve essere esploso dalla rabbia dopo aver appreso e/o sentito al TG 2 RAI del 15 nov. 2007 l’accenno alle mie ricerche che hanno 'ridimensionato'
–sulla base di documenti e non di chiacchiere a vanvera-
il numero dei Caduti a Cefalonia.
V. http://news.centrodiascolto.it/view/212531/w=cefalonia/la_strage_di_cefalonia )

e il 17 novembre dello scorso anno ha inviato al Direttore di RAI 2 il seguente messaggio:
Signor Direttore, trovo veramente paradossale che nelle settimane in cui dalle risultanze delle indagini tedesche emerge una conferma decisiva alle dimensioni della strage di Cefalonia (tra i 4 e i 5.000 morti, come ho scritto nel mio ultimo libro del 2007 "Cefalonia 1943: una verità
inimmaginabile", nell'articolo apparso sul n. 38 de L'Espresso e in quello di oggi 15.11 su La Repubblica ), il TG2 delle 20,30 passi la 'notizia' che i morti in combattimenti furono meno di 400 e circa 1.700 i caduti in totale.
E' vergognoso che la TV di Stato offenda le vittime dimenticate della strage di Cefalonia accogliendo la tesi di Massimo Filippini che ha cancellato dall'elenco dei morti migliaia di caduti, rimasti senza nome, i cui cadaveri furono distrutti dai carnefici: bruciati nei falò, gettati in
mare o sepolti sotto i detriti di cave di pietra, di cui si è avuto notizia solo in questi giorni. Come ha potuto dar credito ad una persona che ha negato perfino l'esistenza di soldati decorati dall'Esercito?
Distinti saluti
Paolo Paoletti”
Immagino il viso del presuntuoso sedicente 'storico' verde di rabbia e giallo per la bile nel sentir nominare lo scrivente al tg2 peraltro dopo la ripetizione del solito armamentario di 'balle' più che sessantennali sul tema di Cefalonia.
Il fatto però che esso abbia dato spazio -sia pur per pochi secondi- alle ricerche dell'Orfano di un Caduto e non di un presuntuoso ‘quaquaraqua’ come lui o come i suoi 'compagni' COMUNISTI non è andato giù né a lui né alla congrega di questi ultimi tra cui la Presidentessa dell'Ass. ne ‘Acqui’ Graziella Bettini orfana di un Caduto di Corfù e NON DI CEFALONIA che, pur non avendo titoli per presiedere un’associazione che tratta esclusivamente di CEFALONIA, la fa da padrona con l'appoggio del plafond comunista che l' ha felicemente eletta
(mettendo al bando chi è ORFANO DI UN CADUTO DI CEFALONIA ma –colpa gravissima- non è COMUNISTA)
dopo la dipartita del precedente presidente anch'egli reduce di Corfù e non di Cefalonia: quell'avv. Sanseverino innalzato al rango di oracolo e ascoltato come tale in materia malgrado sui fatti di Cefalonia ne sapesse ben poco come dimostrato dalle sue passate e generiche esternazioni fondate su una retorica anche se sincera 'pietas' verso i Caduti ma non al corrente pienamente della realtà dei fatti.
E dire che più volte l’avevo contattato per cercare di spiegargli come questi ultimi erano andati in realtà ma egli aveva sempre glissato ed ora purtroppo sarà costretto a sapere la verità all’altro mondo dove –grazie a Dio- non esistono i comunisti che raccontano frottole e le impongono anche a chi vorrebbe sapere la verità come continua del resto a fare la sua erede ‘abusiva’ come ho già avuto modo di chiarire in un mio precedente articolo.

http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=brevi&sid=4053).

Chiusa la doverosa parentesi e tornando all’ex amico Paoletti voglio a mia volta indirizzargli la letterina che segue nulla importandomi che sarà una fatica inutile:
“Egregio insegnante di tedesco,
vedi di darti una calmata e di scrivere la verità e può essere che ti prenderanno in considerazione anche alla RAI oltre che nelle sedi in via di chiusura del partito a te caro
–quello che si ispira al Comunismo-
le quali, per tua disgrazia, stanno chiudendo i battenti dopo la mazzata loro inferta dall'elettorato, oppure dedicati ad altre attività quali la cura dei campi che in quest’ Italia in fuga dalle campagne è sempre più necessaria.
Ciao e non te la prendere più di tanto per Cefalonia: in fin dei conti in quell’isola tu non hai perso il Padre come è capitato a me e ti assicuro che è un’esperienza assai triste.
Smetti perciò di importunare i vivi e soprattutto i Morti di una vicenda in cui non c’entri niente.
Con la più completa disistima
Massimo Filippini”
________________
* * *
PAOLETTI L'IRRIDUCIBILE
"...dal 21 settembre Gandin sapeva che anche migliaia di suoi soldati erano stati passati per le armi".
Questo scrive Paoletti a pagina 215 del suo ultimo libro ("Il capitano renzo Apollonio - l'eroe di Cefalonia") nonostante sia al corrente che a Cefalonia il numero dei Morti non superò i 1.700 tra
CADUTI O FUCILATI IN COMBATTIMENTO
E
FUCILATI DOPO LA RESA
Malgrado ciò, pur di sostenere la responsabilità di Gandin nel provocare un "immane eccidio"
- che assolutamente non ci fu-
Paoletti continua a dare i numeri avendo, però, l'accortezza di mantenersi nel generico come nella frase riportata dal suo recente saggio in cui tenta un'impresa a dir poco disperata:
quella di riabilitare e di mostrare in vesti di 'Eroe'
-unico o quasi-
il capitano Apollonio a discapito ovviamente di colui che ormai è divenuto un suo nemico personale, cioè l'odiatissimo (da lui) generale Med. Oro al Valor militare Antonio Gandin
fucilato il 24 settembre dai tedeschi con i quali invece il suo 'pupillo' intrattenne rapporti di 'collaborazione'
-magari forzosa-
ma pur sempre tali,
millantando successivamente non si sa bene quali atti eroici compiuti con un certo numero di soldati italiani a lui fedeli contro i tedeschi con i quali sia egli che i predetti
-ribattezzati successivamente con il truffaldino nomignolo di "Banditi Acqui"-
si trovarono a collaborare sull'isola.
Sulle "sofferenze" di Apollonio e dei suoi 'eroi' di cartapesta
-patite durante la 'prigionìa' a Cefalonia-
Paoletti avrebbe dovuto piuttosto informarsi con il professor Gerasimos Apostolatos ordinario di Storia all'Università di Atene -al Convegno di Cefalonia nel settembre 2003-
il quale ebbe "il triste privilegio di vivere da studente i tragici eventi di Cefalonia nel settembre 1943".
Costui non fu altrettanto entusiasta nel dipingere la figura di Apollonio, come risulta dalla pagina sotto riportata.
Ecco quanto disse in presenza dello scrivente e dello stesso Paoletti che...forse non lo sentì:

-APOLLONIO:
"TUTTI QUI A CEFALONIA LO VIDERO COLLABORARE CON I TEDESCHI"-
(La pagina è tratta dal libro
"CEFALONIA 1941-1944" edito dall'ANRP, e riporta
un breve stralcio dell'intervento del prof. Gerasimos Apostolatos)
Il commento lo lasciamo a chi legge
___________________
* * *
“Il generale Gandin non offrì il petto al plotone d’esecuzione, ma cercò di salvarsi la pelle”.
F.to Paolo Paoletti
_____________
* * *
PAOLETTI E LA SINDROME DEL TRADIMENTO

Ci risiamo: dopo un silenzio evidentemente dedicato a riordinare le sue idee sui fatti di Cefalonia, il mio amico - nemico Paoletti non ce l'ha fatta più a resistere all'ossessione che lo perseguita ormai da anni ed è tornato all'attacco del generale Gandin.
Una manovra ben supportata -peraltro- dal 'suo' megafono preferito, il "Corriere della Sera" che, periodicamente, come il 5 u. s. ne ospita gli eccessi 'antigandiniani' per la delizia dei suoi -spero sconcertati- lettori, oltretutto senza che a quanto sopra faccia riscontro un qualche intervento in contrario che salvi, in qualche modo, la cosiddetta par condicio che, evidentemente al Corriere non è di casa.
Avevamo intenzione di replicare alle accuse mosse dal Saint Just fiorentino in questa sede ma, più autorevolmente di noi l'ha fatto il prof. G. E. Rusconi in un articolo su "La Stampa" del 7 c. m. il cui testo riportiamo subito dopo l'articolo del giustizialista toscano.
Il lettore giudichi liberamente e se vuole invii i suoi commenti che saranno pubblicati di seguito.

Massimo Filippini
______________________
Sopra:
Articolo di Paolo Paoletti
sul Corriere della Sera del 5.11.05
LA SINDROME DEL 'TRADIMENTO'
Il Torquemada fiorentino dopo un periodo di relativa calma che aveva fatto sperare in una sua guarigione dalla perniciosa
'sindrome del tradimento'
si rifà vivo manifesrando altri e più gravi sintomi che ci fanno temere per il suo equilibrio psico-fisico.
Paolo, dai retta a me o, se non vuoi, al tuo amico Amos Pampaloni: lascia stare un argomento che -come la sigaretta- rischia di "compromettere gravemente la tua salute".
_____________________
* * *
Da "La Stampa del 7 novembre 2005"

CEFALONIA SOSPETTI SENZA FONDAMENTO
di G. E. Rusconi

Da tempo si annunciano “clamorose verità” che dovrebbero confermare il “tradimento” del generale Gandin, a Cefalonia. O quanto meno, il sospetto di un comportamento equivoco del comandante della Divisione Acqui, che sarebbe quindi stata buttata allo sbaraglio in preda alla vendetta tedesca. In ogni caso Gandin non sarebbe affatto l’eroe conclamato dalla storiografia ufficiale, ma un ambiguo alto ufficiale filo-tedesco. Da ultimo questa tesi è esposta da Paolo Paoletti sul Corriere della sera, del 5 novembre, in un articolo intitolato “Cefalonia, ordine tedesco al generale italiano”.
Già il titolo segnala l’equivoco in cui incorre sistematicamente l’autore che da anni sostiene questa linea polemica. E’ certamente vero che il generale Lanz, comandante delle truppe tedesche nell’area, ha ordinato a Gandin di seguire le sue direttive. Lo ha fatto più di una volta dopo l’8 settembre. Ma questo fatto è già ampiamente noto, senza bisogno di un documento inedito.
Il punto critico da chiarire è come e perché Gandin in un primo momento abbia trattato con i tedeschi, che erano suoi alleati sino a pochi giorni prima, adottando una tattica attendista. Con quali intenzioni e con quale tempistica.
Ma occorre anche prendere atto che inizialmente i comandi tedeschi locali non pretendevano dagli italiani un immediato disarmo. Se si liquida la trattativa iniziata da Gandin come larvato cedimento, non si coglie la sostanza tragica della vicenda.
Paoletti inizia la sua polemica citando un appunto del diario di Lanz del 17 settembre con la “rivelazione” di una telefonata e di un ordine scritto al comandante italiano. E si chiede retoricamente se possa considerarsi autentico. Ma non c’era bisogno del diario, perché di quella telefonata parla la biografia dedicata a Lanz stesso dallo storico Charles. B. Burdick che ha ampiamente attinto ai documenti personali del generale tedesco. Leggiamo che proprio il 17 Lanz “parlò un’ultima volta brevemente con Gandin, si rammaricò della necessità delle azioni di guerra e sottolineò ancora una volta le gravi conseguenze del suo ammutinamento” .
Le informazioni e i documenti riportati nella biografia mirano ad accreditare la tesi difensiva di Lanz di avere fatto tutto il possibile per convincere Gandin ad accettare le sue condizioni di resa. Lanz prendeva atto (e lo ripeterà nel processo a Norimberga nel 1947) della ostinazione con cui invece il generale italiano lasciava cedere le sue offerte e le sue ingiunzioni. “Il generale Gandin – dichiarerà Lanz al tribunale – cercava solo un preteso per non consegnare le armi. Alla fine mi ha obbligato ad usare la forza contro di lui”.
Cito queste parole perché se c’era una sede in cui Lanz avrebbe potuto parlare di complicità di Gandin per avere attenuanti al suo operato – era proprio davanti a giudici di Norimberga che lo accusavano di crimini di guerra.
Neppure le altre “eclatanti” scoperte archivistiche di cui parla Paoletti illuminato meglio la situazione che già conosciamo: la Divisione Acqui è fortemente divisa al suo interno sul da farsi; il generale comandante tratta con il comando tedesco sulle condizioni di rientro delle truppe in Italia (con quali armi) in una serie di contatti e documenti che vengono corretti, aggiornati e smentiti di ora in ora. Da entrambe le parti. Siamo di nuovo al punto cruciale - e tragico: Gandin si illude che i tedeschi negozino lealmente e mantengano la promessa del “ritorno in patria” degli italiani, come avevano dichiarato inizialmente.
Che si trattasse di una colossale, imperdonabile ingenuità da parte del comandante – è facile dirlo oggi. Ma storicamente, documenti alla mano, dobbiamo prendere atto che in quei giorni altri comandi italiani condividevano quella illusione.
Indubbiamente Gandin è in preda all’incertezza, che scioglierà soltanto quando capirà che i tedeschi mirano al puro e semplice disarmo e resa della sua Divisione- Non capisco quindi in base a quali i elementi Paoletti possa affermare: “La trama di Gandin era quella di passare in campo avversario con la minoranza della fanteria a lui fedele e abbandonare la maggioranza della divisione disarmata nelle mani dei tedeschi”. Nessun pezzo d’archivio tedesco può avallare questa tesi, semplicemente perché non risponde alla realtà della situazione quale è rispecchiata nella documentazione (italiana e tedesca) che già possediamo.
Gandin è incorso in errori di giudizio sui tedeschi e ha commesso seri sbagli di tattica sul campo, ma non merita affatto il sospetto di connivenza verso l’ex-alleato contro il quale ha mandato i suoi soldati a morire.
Pagando lui stesso di persona.
_________________
* * *
LO SCANDALOSO ARTICOLO DI "OGGI"
________

La prima pagina -sopra riprodotta- dello scandaloso articolo pubblicato nel n. 55/05 del settimanale OGGI induce a ritenere che in Italia, ormai, tutto sia lecito, anche dare del "traditore" ad una Medaglia d' Oro delle Forze Armate.

Signor Presidente della Repubblica, Signor Ministro della Giustizia, Signor Ministro della Difesa, il Reato di
VILIPENDIO DELLE FORZE ARMATE
previsto all'art. 290 del Codice Penale e' stato per caso abolito ?

E se e' ancora in vigore e' lecito ad un ricercatore storico dare del 'traditore' ad un Martire strombazzando ai quattro venti -con l'ausilio di giornalisti suoi amici- le risultanze di un libro pubblicato tre anni fa, senza che nessuno intervenga ?

Oppure il ricercatore Paoletti gode di una speciale impunita' che gli consente di additare alla pubblica opinione -addirittura nelle vesti di "traditore"- un generale del nostro esercito cui fu conferita la piu' alta delle decorazioni ?

Le sue affermazioni sono talmente gravi ed integrano, ad avviso dello scrivente, gli estremi del reato di Vilipendio delle Forze Armate il cui perseguimento in sede giudiziaria rappresenta l'unico mezzo per sottoporre le accuse del predetto ad un'analisi storico-giuridica che ne stabilisca la fondatezza o meno.

Ricordo, in proposito, quanto avvenne negli anni '50 per il libro "Navi e poltrone" il cui autore Antonino Trizzino venne denunziato per il reato di vilipendio delle FFAA avendo accusato di codardia e di tradimento alcuni ammiragli tra cui il famoso Maugeri.

Fu assolto ed altrettanto potrebbe accadere a Paoletti ma, almeno, si porrebbe fine in un modo o nell'altro all'interminabile stillicidio di notizie ammiccanti ad un generale "traditore" senza che questi possa difendersi o meglio senza che gli organi istituzionali preposti a difenderlo, muovano un dito per difendere il buon nome di un loro appartenente alla cui Memoria proprio essi conferirono la Medaglia d'Oro.

I casi, pertanto sono due: se Paoletti ha ragione, la concessione della Medaglia d'Oro al gen. Gandin dovra' essere riesaminata ma, se le sue accuse risulteranno infondate (come ho dimostrato nel mio ultimo libro "LA TRAGEDIA DI CEFALONIA- UNA VERITA' SCOMODA), lo si condanni per aver commesso il reato di Vilipendio.
.
Tertium non datur.

E' chiaro ed evidente, a questo punto, che un intervento delle Istituzioni ed in particolare delle FF AA si impone.

Massimo Filippini
________________
-PAOLETTI FALLA FINITA-

Con la tua ostinazione a gettare fango su un Martire sei riuscito a far indignare anche
Amos Pampaloni.
Va bene che stiamo in Italia dove anche le cose piu' vergognose sono permesse e fanno proseliti,
come dimostra l'adesione alle tue strampalatezze da parte dell'adoratore di Apollonio, messer Giovanni Pampaloni gia' notaio nel Ducato Rosso di Toscana, ma dai e dai, continuando con questa ignobile solfa, alla fine potresti sbatterci il muso.

Il Reato di
VILIPENDIO DELLE FORZE ARMATE
non e' stato ancora abrogato.

(Di seguito l'articolo de "LA NAZIONE" del 20.2.05 che riporta l'opinione dei due Pampaloni fiorentini di cui Amos merita -una volta tanto- di essere elogiato a differenza dell'altro che si atteggia anche ad esperto di strategia militare: (di lui i maligni dicono che tenga sul comodino
-a mo' di immagine sacra-
un'icona raffigurante Apollonio).
__________________
* * *
CEFALONIA 13 SETTEMBRE 2003:
Da sin.: Paolo Paoletti, Clotilde Perrotta (pres. Ass. Mediterraneo) e Massimo Filippini dinanzi alla lapide posta nella Fossa dove furono gettati i corpi di alcuni Ufficiali uccisi.
__________
Caro Paolo,
in quei giorni dedicati al ricordo dell'efferato massacro dibattemmo serenamente tra noi ma ora tu hai passato il segno portando su un piano di aggressione personale le tue critiche al generale Gandin che perfino il tuo (e non certo mio) amico Amos Pampaloni -che con il suo Superiore di un tempo non fu mai tenero- ha detto di non condividere.
Per coerenza con le tue accuse dovresti autodenunciarti inviando magari copia degli articoli che riportano la taccia di "Traditore", da te affibbiata alla Medaglia d'Oro Gandin, al Ministro competente affinche' proceda e rendendo pubblica la cosa attraverso un altro articolo, visto che di amici giornalisti ne hai tanti e di influenti.
Non ti offenderai, spero, per l'invito a vergognarti che ti rivolgo, per dirla con Tacito "sine ira ac studio" e tu, avendomi conosciuto, sai bene che e' cosi'.
Un saluto dal tuo amico-nemico
Massimo Filippini
__________________
 
 
 
 
 
    [informazioni footer]    
HOME | HOME PAGE | Via Federico Filippini - Roma | NOTIZIARIO DI CEFALONIA.IT | IL PROCESSO MUHLHAUSER | OCCASIONI E RARITA' LIBRARIE | MI SONO ROTTO... | PAOLETTI (RI)VERGOGNATI | CEFALONIA ricordata a Bagnaia (VT) | CEFALONIA - I Caduti tedeschi | Il cap. Pietro Gazzetti un Martire dimenticato | Il numero dei Caduti a Cefalonia | Al Ministro La Russa: Ode su Cefalonia | RASSEGNA STAMPA | L I N K S | LA MIA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE A DORTMUND | Le Archiviazioni inviatemi dalle Procure di Dortmund e di Monaco | Il BUSINESS CEFALONIA | BADOGLIO ED AMBROSIO: I VERI RESPONSABILI DI CEFALONIA | Padre Romualdo Formato - Un nipote ci scrive | IL PADRE DI TUTTI I FALSI SU CEFALONIA: il Comunicato del 13.9.1945 | Associazione Acqui che pena | I 'PIFFERAI' DI CEFALONIA | TRADITORI A CEFALONIA | Notizie dall'Ass. ACQUI | CONVEGNI SU CEFALONIA | CEFALONIA - Quale verità ? | Ringraziamenti....si fa per dire | GLI ERRORI di ROCHAT su Cefalonia | Il Reduce Alfredo Reppucci racconta... | Il Reduce Romildo Mazzanti racconta... | CEFALONIA: LA MENZOGNA CONTINUA | Il Reduce Ermanno Bronzini racconta... | Notizie ANRP - 2 | Il fratello del gen. Gandin ci scrive... | Le gesta di Apollonio ovvero... | LA VOCE DEI LETTORI | Intervento di Filippini al Convegno di Firenze | I dimenticati di Cefalonia | Il Reduce Luigi Baldessari racconta... | Il Reduce cap. Hengeller racconta... | NON CI FU REFERENDUM | Il Reduce S. Perrone ci scrive... | E LE FFAA STANNO A GUARDARE | Il presidente emerito Ettore Gallo ci scrive | L'armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda | Dove stavano gli studiosi di Cefalonia nel 1998 ? | La Vedova del cap. Bronzini ci scrive... | I 'Pifferai' di Cefalonia | LA SAGRA DELLE BUGIE | Il Reduce Luigi Baldessari racconta... | Padre Formato - Un nipote ci scrive... | Sergio Romano: CEFALONIA - Una pagina nera | RECENSIONI | FILM RAI SU CEFALONIA | MORTI BUONI E MORTI CATTIVI | IO E I PRESIDENTI | Cefalonia: la sagra delle bugie | TRADITORI A CEFALONIA | Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ? | COMPAGNI DI MERENDE | IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA... | LA TESI DELLA VERGOGNA | CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI... | CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli | Lettera aperta a W. Veltroni | UN PROCESSO MAI CELEBRATO | I maneggioni di CEFALONIA | RECENSIONI | E LE FFAA STANNO A GUARDARE... | LA VOCE DEI LETTORI | APOLLONIO: UN MITO PER POCHI INTIMI | Il Corsera: Gandin fu un traditore | Lettera aperta a W. Veltroni | PREMIO ACQUI STORIA O ACQUI FAVOLE ? | Film Rai 'Cefalonia' - Che bella fiction ! | MORTI BUONI E MORTI CATTIVI | Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza | Cefalonia: un eccidio senza prove | LA TESI DELLA VERGOGNA