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Nel 2007 a PARMA si studia Cefalonia
PAOLETTI
VERGOGNATI
* * *
PAOLETTI L'IRRIDUCIBILE
"...dal 21 settembre Gandin sapeva che anche migliaia di suoi soldati erano stati passati per le armi".
Questo scrive Paoletti a pagina 215 del suo ultimo libro ("Il capitano renzo Apollonio - l'eroe di Cefalonia") nonostante sia al corrente che a Cefalonia il numero dei Morti non superò i 1.700 tra
CADUTI O FUCILATI IN COMBATTIMENTO
E
FUCILATI DOPO LA RESA
Malgrado ciò, pur di sostenere la responsabilità di Gandin nel provocare un "immane eccidio"
- che assolutamente non ci fu-
Paoletti continua a dare i numeri avendo, però, l'accortezza di mantenersi nel generico come nella frase riportata dal suo recente saggio in cui tenta un'impresa a dir poco disperata:
quella di riabilitare e di mostrare in vesti di 'Eroe'
-unico o quasi-
il capitano Apollonio a discapito ovviamente di colui che ormai è divenuto un suo nemico personale, cioè l'odiatissimo (da lui) generale Med. Oro al Valor militare Antonio Gandin
fucilato il 24 settembre dai tedeschi con i quali invece il suo 'pupillo' intrattenne rapporti di 'collaborazione'
-magari forzosa-
ma pur sempre tali,
millantando successivamente non si sa bene quali atti eroici compiuti con un certo numero di soldati italiani a lui fedeli contro i tedeschi con i quali sia egli che i predetti
-ribattezzati successivamente con il truffaldino nomignolo di "Banditi Acqui"-
si trovarono a collaborare sull'isola.
Sulle "sofferenze" di Apollonio e dei suoi 'eroi' di cartapesta
-patite durante la 'prigionìa' a Cefalonia-
Paoletti avrebbe dovuto piuttosto informarsi con il professor Gerasimos Apostolatos ordinario di Storia all'Università di Atene -al Convegno di Cefalonia nel settembre 2003-
il quale ebbe "il triste privilegio di vivere da studente i tragici eventi di Cefalonia nel settembre 1943".
Costui non fu altrettanto entusiasta nel dipingere la figura di Apollonio, come risulta dalla pagina sotto riportata.
Ecco quanto disse in presenza dello scrivente e dello stesso Paoletti che...forse non lo sentì:

-APOLLONIO:
"TUTTI QUI A CEFALONIA LO VIDERO COLLABORARE CON I TEDESCHI"-
(La pagina è tratta dal libro
"CEFALONIA 1941-1944" edito dall'ANRP, e riporta
un breve stralcio dell'intervento del prof. Gerasimos Apostolatos)
Il commento lo lasciamo a chi legge
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* * *
“Il generale Gandin non offrì il petto al plotone d’esecuzione, ma cercò di salvarsi la pelle”.
F.to Paolo Paoletti
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PAOLETTI E LA SINDROME DEL TRADIMENTO

Ci risiamo: dopo un silenzio evidentemente dedicato a riordinare le sue idee sui fatti di Cefalonia, il mio amico - nemico Paoletti non ce l'ha fatta più a resistere all'ossessione che lo perseguita ormai da anni ed è tornato all'attacco del generale Gandin.
Una manovra ben supportata -peraltro- dal 'suo' megafono preferito, il "Corriere della Sera" che, periodicamente, come il 5 u. s. ne ospita gli eccessi 'antigandiniani' per la delizia dei suoi -spero sconcertati- lettori, oltretutto senza che a quanto sopra faccia riscontro un qualche intervento in contrario che salvi, in qualche modo, la cosiddetta par condicio che, evidentemente al Corriere non è di casa.
Avevamo intenzione di replicare alle accuse mosse dal Saint Just fiorentino in questa sede ma, più autorevolmente di noi l'ha fatto il prof. G. E. Rusconi in un articolo su "La Stampa" del 7 c. m. il cui testo riportiamo subito dopo l'articolo del giustizialista toscano.
Il lettore giudichi liberamente e se vuole invii i suoi commenti che saranno pubblicati di seguito.

Massimo Filippini
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Sopra:
Articolo di Paolo Paoletti
sul Corriere della Sera del 5.11.05
LA SINDROME DEL 'TRADIMENTO'
Il Torquemada fiorentino dopo un periodo di relativa calma che aveva fatto sperare in una sua guarigione dalla perniciosa
'sindrome del tradimento'
si rifà vivo manifesrando altri e più gravi sintomi che ci fanno temere per il suo equilibrio psico-fisico.
Paolo, dai retta a me o, se non vuoi, al tuo amico Amos Pampaloni: lascia stare un argomento che -come la sigaretta- rischia di "compromettere gravemente la tua salute".
_____________________
* * *
Da "La Stampa del 7 novembre 2005"

CEFALONIA SOSPETTI SENZA FONDAMENTO
di G. E. Rusconi

Da tempo si annunciano “clamorose verità” che dovrebbero confermare il “tradimento” del generale Gandin, a Cefalonia. O quanto meno, il sospetto di un comportamento equivoco del comandante della Divisione Acqui, che sarebbe quindi stata buttata allo sbaraglio in preda alla vendetta tedesca. In ogni caso Gandin non sarebbe affatto l’eroe conclamato dalla storiografia ufficiale, ma un ambiguo alto ufficiale filo-tedesco. Da ultimo questa tesi è esposta da Paolo Paoletti sul Corriere della sera, del 5 novembre, in un articolo intitolato “Cefalonia, ordine tedesco al generale italiano”.
Già il titolo segnala l’equivoco in cui incorre sistematicamente l’autore che da anni sostiene questa linea polemica. E’ certamente vero che il generale Lanz, comandante delle truppe tedesche nell’area, ha ordinato a Gandin di seguire le sue direttive. Lo ha fatto più di una volta dopo l’8 settembre. Ma questo fatto è già ampiamente noto, senza bisogno di un documento inedito.
Il punto critico da chiarire è come e perché Gandin in un primo momento abbia trattato con i tedeschi, che erano suoi alleati sino a pochi giorni prima, adottando una tattica attendista. Con quali intenzioni e con quale tempistica.
Ma occorre anche prendere atto che inizialmente i comandi tedeschi locali non pretendevano dagli italiani un immediato disarmo. Se si liquida la trattativa iniziata da Gandin come larvato cedimento, non si coglie la sostanza tragica della vicenda.
Paoletti inizia la sua polemica citando un appunto del diario di Lanz del 17 settembre con la “rivelazione” di una telefonata e di un ordine scritto al comandante italiano. E si chiede retoricamente se possa considerarsi autentico. Ma non c’era bisogno del diario, perché di quella telefonata parla la biografia dedicata a Lanz stesso dallo storico Charles. B. Burdick che ha ampiamente attinto ai documenti personali del generale tedesco. Leggiamo che proprio il 17 Lanz “parlò un’ultima volta brevemente con Gandin, si rammaricò della necessità delle azioni di guerra e sottolineò ancora una volta le gravi conseguenze del suo ammutinamento” .
Le informazioni e i documenti riportati nella biografia mirano ad accreditare la tesi difensiva di Lanz di avere fatto tutto il possibile per convincere Gandin ad accettare le sue condizioni di resa. Lanz prendeva atto (e lo ripeterà nel processo a Norimberga nel 1947) della ostinazione con cui invece il generale italiano lasciava cedere le sue offerte e le sue ingiunzioni. “Il generale Gandin – dichiarerà Lanz al tribunale – cercava solo un preteso per non consegnare le armi. Alla fine mi ha obbligato ad usare la forza contro di lui”.
Cito queste parole perché se c’era una sede in cui Lanz avrebbe potuto parlare di complicità di Gandin per avere attenuanti al suo operato – era proprio davanti a giudici di Norimberga che lo accusavano di crimini di guerra.
Neppure le altre “eclatanti” scoperte archivistiche di cui parla Paoletti illuminato meglio la situazione che già conosciamo: la Divisione Acqui è fortemente divisa al suo interno sul da farsi; il generale comandante tratta con il comando tedesco sulle condizioni di rientro delle truppe in Italia (con quali armi) in una serie di contatti e documenti che vengono corretti, aggiornati e smentiti di ora in ora. Da entrambe le parti. Siamo di nuovo al punto cruciale - e tragico: Gandin si illude che i tedeschi negozino lealmente e mantengano la promessa del “ritorno in patria” degli italiani, come avevano dichiarato inizialmente.
Che si trattasse di una colossale, imperdonabile ingenuità da parte del comandante – è facile dirlo oggi. Ma storicamente, documenti alla mano, dobbiamo prendere atto che in quei giorni altri comandi italiani condividevano quella illusione.
Indubbiamente Gandin è in preda all’incertezza, che scioglierà soltanto quando capirà che i tedeschi mirano al puro e semplice disarmo e resa della sua Divisione- Non capisco quindi in base a quali i elementi Paoletti possa affermare: “La trama di Gandin era quella di passare in campo avversario con la minoranza della fanteria a lui fedele e abbandonare la maggioranza della divisione disarmata nelle mani dei tedeschi”. Nessun pezzo d’archivio tedesco può avallare questa tesi, semplicemente perché non risponde alla realtà della situazione quale è rispecchiata nella documentazione (italiana e tedesca) che già possediamo.
Gandin è incorso in errori di giudizio sui tedeschi e ha commesso seri sbagli di tattica sul campo, ma non merita affatto il sospetto di connivenza verso l’ex-alleato contro il quale ha mandato i suoi soldati a morire.
Pagando lui stesso di persona.
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LO SCANDALOSO ARTICOLO DI "OGGI"
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La prima pagina -sopra riprodotta- dello scandaloso articolo pubblicato nel n. 55/05 del settimanale OGGI induce a ritenere che in Italia, ormai, tutto sia lecito, anche dare del "traditore" ad una Medaglia d' Oro delle Forze Armate.

Signor Presidente della Repubblica, Signor Ministro della Giustizia, Signor Ministro della Difesa, il Reato di
VILIPENDIO DELLE FORZE ARMATE
previsto all'art. 290 del Codice Penale e' stato per caso abolito ?

E se e' ancora in vigore e' lecito ad un ricercatore storico dare del 'traditore' ad un Martire strombazzando ai quattro venti -con l'ausilio di giornalisti suoi amici- le risultanze di un libro pubblicato tre anni fa, senza che nessuno intervenga ?

Oppure il ricercatore Paoletti gode di una speciale impunita' che gli consente di additare alla pubblica opinione -addirittura nelle vesti di "traditore"- un generale del nostro esercito cui fu conferita la piu' alta delle decorazioni ?

Le sue affermazioni sono talmente gravi ed integrano, ad avviso dello scrivente, gli estremi del reato di Vilipendio delle Forze Armate il cui perseguimento in sede giudiziaria rappresenta l'unico mezzo per sottoporre le accuse del predetto ad un'analisi storico-giuridica che ne stabilisca la fondatezza o meno.

Ricordo, in proposito, quanto avvenne negli anni '50 per il libro "Navi e poltrone" il cui autore Antonino Trizzino venne denunziato per il reato di vilipendio delle FFAA avendo accusato di codardia e di tradimento alcuni ammiragli tra cui il famoso Maugeri.

Fu assolto ed altrettanto potrebbe accadere a Paoletti ma, almeno, si porrebbe fine in un modo o nell'altro all'interminabile stillicidio di notizie ammiccanti ad un generale "traditore" senza che questi possa difendersi o meglio senza che gli organi istituzionali preposti a difenderlo, muovano un dito per difendere il buon nome di un loro appartenente alla cui Memoria proprio essi conferirono la Medaglia d'Oro.

I casi, pertanto sono due: se Paoletti ha ragione, la concessione della Medaglia d'Oro al gen. Gandin dovra' essere riesaminata ma, se le sue accuse risulteranno infondate (come ho dimostrato nel mio ultimo libro "LA TRAGEDIA DI CEFALONIA- UNA VERITA' SCOMODA), lo si condanni per aver commesso il reato di Vilipendio.
.
Tertium non datur.

E' chiaro ed evidente, a questo punto, che un intervento delle Istituzioni ed in particolare delle FF AA si impone.

Massimo Filippini
________________
-PAOLETTI FALLA FINITA-

Con la tua ostinazione a gettare fango su un Martire sei riuscito a far indignare anche
Amos Pampaloni.
Va bene che stiamo in Italia dove anche le cose piu' vergognose sono permesse e fanno proseliti,
come dimostra l'adesione alle tue strampalatezze da parte dell'adoratore di Apollonio, messer Giovanni Pampaloni gia' notaio nel Ducato Rosso di Toscana, ma dai e dai, continuando con questa ignobile solfa, alla fine potresti sbatterci il muso.

Il Reato di
VILIPENDIO DELLE FORZE ARMATE
non e' stato ancora abrogato.

(Di seguito l'articolo de "LA NAZIONE" del 20.2.05 che riporta l'opinione dei due Pampaloni fiorentini di cui Amos merita -una volta tanto- di essere elogiato a differenza dell'altro che si atteggia anche ad esperto di strategia militare: (di lui i maligni dicono che tenga sul comodino
-a mo' di immagine sacra-
un'icona raffigurante Apollonio).
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CEFALONIA 13 SETTEMBRE 2003:
Da sin.: Paolo Paoletti, Clotilde Perrotta (pres. Ass. Mediterraneo) e Massimo Filippini dinanzi alla lapide posta nella Fossa dove furono gettati i corpi di alcuni Ufficiali uccisi.
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Caro Paolo,
in quei giorni dedicati al ricordo dell'efferato massacro dibattemmo serenamente tra noi ma ora tu hai passato il segno portando su un piano di aggressione personale le tue critiche al generale Gandin che perfino il tuo (e non certo mio) amico Amos Pampaloni -che con il suo Superiore di un tempo non fu mai tenero- ha detto di non condividere.
Per coerenza con le tue accuse dovresti autodenunciarti inviando magari copia degli articoli che riportano la taccia di "Traditore", da te affibbiata alla Medaglia d'Oro Gandin, al Ministro competente affinche' proceda e rendendo pubblica la cosa attraverso un altro articolo, visto che di amici giornalisti ne hai tanti e di influenti.
Non ti offenderai, spero, per l'invito a vergognarti che ti rivolgo, per dirla con Tacito "sine ira ac studio" e tu, avendomi conosciuto, sai bene che e' cosi'.
Un saluto dal tuo amico-nemico
Massimo Filippini
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