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Padre Romualdo FORMATO
-Un nipote ci scrive- |
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LA LETTERA
Egregio Avvocato,
mi è capitato stasera di conoscere il sito www.cefalonia.it e desidero congratularmi con Lei per quanto scrive e per la sacrosanta passione con cui scrive.
Sono un nipote di padre Romualdo Formato, fratello di mia madre.
Questo per dirLe che la passione di Cefalonia ha colpito molto anche me.
Ricordo le lacrime versate alla lettura del manoscritto di mio zio "L'eccidio di Cefalonia" : avevo 13 anni nel 1943.
Mio zio è morto 40 anni fa, il 24 ottobre 1961.
Ancora giovane, la sua morte - non temo a dirlo - fu la naturale conseguenza delle piaghe causategli dalla tragedia di Cefalonia.
Era molto riservato sulle responsabilità dei fatti di Cefalonia, ma si capiva che
riteneva responsabili della tragedia
quegli ufficiali ribellatisi al Generale Gandin.
Mi piacerebbe conoscerLa.
Io vivo vicino a Firenze ed il mio telefono è (omissis...)
In occasione del quarantesimo anniversario della morte di padre Romualdo, il suo Comune di nascita - Savignano Irpino (AV) - organizza una commemorazione.
Saremo lì anche noi parenti, per ricordare Cefalonia e la pietosa opera di mio zio, opera a Lei ben nota.
Potrebbe essere un'occasione per conoscerci.
La saluto con tanta simpatia e La invito a non demordere.
dottor Giuseppe Russo
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BREVE COMMENTO
Cosa aggiungere a tali parole se non che esse costituiscono
un'ulteriore conferma
su chi furono i veri responsabili dei fatti?
Eppure, da parte della menzognera "vulgata" che imperversa da decenni, si è trovato il modo di stravolgere anche il pensiero di Padre R. Formato,
attribuendogli intenzioni che assolutamente non ebbe. Nel suo libro
"La divisione Acqui a Cefalonia"
il prof. G. Rochat
-paladino della versione 'canonica-
e come tale portato ad esempio di 'storico' immune da pecche o da errori, scrive, a pagina 46, che padre Formato fu
"TRA L'ALTRO L'UNICO A CHIEDERE LA LOTTA ANZICHE' LA RESA NELLA RIUNIONE DEI CAPPELLANI DI CEFALONIA DELL'11 SETTEMBRE 1943".
Ciò è assolutamente falso ed è smentito dal resoconto di detta riunione fatto dallo stesso Padre Formato nel suo libro "L'eccidio di Cefalonia" in cui, riferendosi all'invito rivolto ai Cappellani Militari, dal gen. Gandin, ad esprimersi sui tre punti sottoposti al suo parere dai tedeschi,
(con i tedeschi, contro i tedeschi o cessione delle armi)
scrisse:
"TUTTI, ECCETTO UNO, RICONOSCIAMO CHE, ATTESA LA DISPERATA SITUAZIONE MILITARE ESPOSTACI DAL GENERALE, NON C'E' ALTRA POSSIBILITA' CHE QUELLA -DOLOROSISSIMA- DI CEDERE ALLA VIOLENZA PER LA CONSEGNA DELLE ARMI".
E'evidente, da tali parole, che l' UNICO ad opporsi non fu lui, ma qualcuno di cui egli non fece il nome forse per carità cristiana ma soprattutto perchè subito dopo
gli stessi sette cappellani della Divisione
scrissero una lettera al generale Gandin
-firmata da TUTTI -
in cui lo consigliarono di cedere le armi.
Giovanni Giraudi, un reduce di Cefalonia il quale presentò una Relazione sui fatti alle Autorità Militari dopo essersela fatta "correggere" da Apollonio, ( v. pag. "La Relazione Giraudi - Apollonio"), confermò, commentandolo in modo compiaciuto, il comportamento del misterioso -ma non tanto- cappellano dagli istinti battaglieri che, guarda caso, altri non fu che
quel tal Luigi Ghilardini
divenuto grande amico e sodale dell' eroe 'misconosciuto' di Cefalonia come di recente si è avuto il coraggio di definire il 'povero' Apollonio al quale l'Esercito (cattivone) arrivò a conferire il massimo grado raggiungibile senza però edificargli quel monumento equestre cui,
come Eroe per i fatti di Cefalonia,
riteneva forse di aver diritto.
Il futuro deputato democristiano Giovanni Giraudi, pendente
-come risulta dalla lettera riportata nella pagina su accennata-
dalle labbra dell'Eroe Apollonio,
cercò quasi di giustificare il "prode" Ghilardini dal fatto di aver firmato la lettera con gli altri Cappellani nel modo che segue:
"Non poteva essere altrimenti. Il sacerdote è per la vita ed è per principio contro la violenza....
Ciò non toglie che durante l'incontro (con Gandin, nda) don Ghilardini non abbia esitato a suggerire al generale di respingere l'ultimatum tedesco e di intimare lui ai tedeschi la resa" (cfr. Santi Corvaja, "Gli eroi di Cefalonia, Storia Ill. n.322 sett. 1984).
Ciò conferma la versione di Rochat è priva di fondamento al pari di quella della professoressa di storia Elena Aga Rossi che, nel suo libro "Una nazione allo sbando" (il Mulino 2003), a pag. 310 ha scritto che
"un giudizio positivo sull'azione di Apollonio fu dato anche dalle testimonianze dei due cappellani militari (...) padre R. Formato e don L. Ghilardini" (pag. 310).
Alla luce di quanto sopra, se la circostanza può ritenersi accertata per il secondo
-divenuto addirittura un sostenitore e sodale del predetto- per Padre Formato non può assolutamente dirsi la stessa cosa, essendo anzi vero il contrario e la su riportata testimonianza del nipote unitamente a quanto abbiamo scritto e documentato nel libro
"LA TRAGEDIA DI CEFALONIA . UNA VERITA' SCOMODA"
lo conferma ampiamente.
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