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° ° °

IL DIARIO DI MARIANO BARLETTA CONFERMA LA DAZIONE DI ARMI AI RIBELLI GRECI DA PARTE DI UFFICIALI ITALIANI

Uno dei fatti più incredibili avvenuti a Cefalonia fu la consegna di armi ai ribelli greci da parte di alcuni ufficiali italiani, avvenuta subito dopo l’8 settembre, cioè molto prima, che arrivasse al Comandante della Divisione, gen.Gandin, l’ordine di resistere ai tedeschi che, come è noto, fu inoltrato a Cefalonia, attraverso il ponte radio della Marina di Corfù, nella notte sul 14 settembre.

In tale lasso di tempo, caratterizzato da febbrili trattative con i tedeschi, avviate da Gandin sulla base dell’unico e legittimo ordine ricevuto dal Comando dell’XI^ Armata di Atene prescrivente la cessione delle artiglierie e delle armi pesanti ai tedeschi, alcuni ufficiali di artiglieria fornirono –di loro iniziativa- armi ed altro materiale ai ribelli greci i quali nulla avevano a che fare con la questione insorta tra gli ex alleati italo-tedeschi a causa dell’armistizio, essendo rimasta comunque invariata la loro posizione di nemici di entrambi gli schieramenti, suscettibile di eventuali modifiche pro o contro uno di essi, soltanto in un secondo momento e non certo per decisione unilaterale di alcuni sconsiderati ufficiali della “Acqui”.

Ciò non impedì, tuttavia, che costoro si comportassero –in quei giorni- da autentici traditori, aprendo i magazzini affidati alla loro custodia per rifornire di armi il nemico, cioè quei partigiani greci, in massima parte affiliati alle bande comuniste dell’ELAS, il cosiddetto Esercito di Liberazione Greco che, sin dall’inizio delle ostilità, si era distinto per la disumana ferocia dei suoi componenti i quali erano usi uccidere, con il barbaro sistema dell’incaprettamento, cioè tagliando loro la gola con acuminati coltelli, i soldati italiani o tedeschi catturati nel corso delle loro imboscate.

Di tali assassini ha trattato ampiamente lo scrittore inglese L. De Bernières che, malgrado le tante inesattezze scritte in un suo libro sulla vicenda di Cefalonia, ha però ricostruito in modo impeccabile il modo di pensare e di agire di quei barbari, il cui unico credo fu l’uccisione dei nemici in nome di Stalin e del Comunismo.

Per inciso ricordiamo che le critiche mosse dal predetto ai criminali comunisti dell’ELAS hanno suscitato l’ira dell’ex capitano di complemento Pampaloni, ancora vivente, il quale, avendo collaborato in qualità di autorevole esponente con tali formazioni, in virtù della sua “primogenitura” nel rifornirle di armi, ha considerato sacrileghe le pur giuste considerazioni di De Bernières che, al contrario, si inquadrano perfettamente in quelle che ormai sono le pacifiche risultanze storiche di tale orrendo aspetto della Resistenza greca.

Di tale dazione di armi ai partigiani greci abbiamo detto “ad abundantiam” sia nel libro “La vera storia dell’eccidio di Cefalonia” che nel presente sito, non mancando di metterne in luce l’aspetto penalmente rilevante, punibile, oltretutto, con la più grave delle sanzioni –la pena di morte- a norma del Codice Penale Militare allora vigente che, purtroppo, non trovò applicazione né al momento della commissione di tale reato –e ciò è comprensibile data la confusione e le complicità del momento - né, purtroppo, successivamente, quando si provvide addirittura a decorare con medaglia d’argento il Pampaloni e ad elargire riconoscimenti a coloro che si comportarono in modo analogo.

Il tutto alla faccia dei poveri Morti non ultimo il Padre di chi scrive.

Poiché quanto sopra potrebbe sembrare frutto di risentimento o di esagerazione del sottoscritto verso coloro che si macchiarono di tale crimine, punibile, ripeto -in un Esercito che si rispetti- con la massima pena prevista, mi è gradito rilevare che gli stessi fatti sono stati riportati da un superstite della strage che ne fece menzione in un suo diario, pubblicato di recente, ad opera del figlio, ed inserito nel sito internet dell’A.N.P.I.
Si tratta dello scritto intitolato “Tra marosi e nebbie – Memorie di un sopravvissuto all’eccidio di Cefalonia” scritto da Mariano Barletta, un ufficiale subalterno di Marina, salvatosi fortunosamente dall’inumano massacro di cui le belve tedesche si resero protagoniste a ciò spinte, è inutile negarlo, da una serie di colpevoli comportamenti posti in essere da un coacervo di nostri compatrioti, cialtroni ed incoscienti - dal nostro Comando Supremo ai rivoltosi interni alla divisione “Acqui”- per finire ai tanto osannati Alleati che mostrarono una cinica indifferenza di fronte alla tragedia.

In esso, l’Autore, descrivendo il trasferimento del personale di Marina, ordinato per motivi precauzionali, mentre erano in corso trattative del Comando di Divisione con i tedeschi, da Argostoli alla località di Faraò, sede di una batteria di Marina, a pag. 32 scrive: “(…) Finalmente giungemmo a Faraò; fuori del campo cintato della batteria vi era un po’ di ressa, generalmente giovani greci che stavano lì a curiosare ed a commentare. Stavo per varcare l’ingresso quando un giovane ben vestito, alto, magro, con baffetti neri, mi si avvicinò e, dopo essersi qualificato ufficiale dell’esercito greco, mi domandò ” Perché non date le armi anche a noi?”. Oltre ad essere ben lontano dal prevedere che mi si potesse fare una tale domanda, tenuto conto soprattutto del mio modesto grado militare, non sapevo che c’era già una certa intesa tra nostri ufficiali d’artiglieria ed i capi della resistenza greca nell’isola e che già si procedeva a distribuire armi ed approvvigionamenti ai patrioti; di conseguenza fissai meravigliato quel giovane e mi limitai a dirgli che la controversia riguardava soltanto noi e i tedeschi (…)”.

Queste parole -a nostro avviso- costituiscono un‘ulteriore prova dell'operato di alcuni ufficiali di artiglieria che, ad onta del loro “modesto grado militare”, non ebbero scrupoli a comportarsi da traditori rifornendo di armi che, tra l’altro, non erano di loro proprietà, bande di ribelli, assassini dei loro commilitoni.

La testimonianza di cui sopra, oggettivamente considerata, ci dà, inoltre, modo di riflettere sulla circostanza che, malgrado ciò, costoro -a guerra finita- vennero, non solo graziati da un potere politico miserabile e disonesto, ma addirittura spacciati per “eroi”, contando sulla proverbiale disattenzione degli italiani verso le vicende della loro storia patria.

Ma l’imbroglio ormai è finito e, per grazia di Dio, la Verità ha ripreso il sopravvento.

Massimo Filippini

______________________
° ° °
PRECISAZIONE SUI PARTIGIANI GRECI COMUNISTI
dell'ELAS

Poichè a qualche nostalgico dei bei tempi in cui tutto era lecito purchè commesso in nome della Resistenza (comunista)

-come ci informa anche l'insospettabile (di revisionismo) Giampaolo Pansa nel suo "Il sangue dei vinti"-

non va giù che si dica 'male' della resistenza comunista greca

-quella dell'ELAS per intenderci-

mi è gradito riportare quanto scrisse in proposito l'allora capitano Amos Pampaloni che, come è noto, ne fece parte (dopo essere stato ferito dai tedeschi durante i combattimenti), rivestendo addirittura una posizione di prestigio grazie alle sue precedenti amicizie con esponenti di essa ai quali
-come da sua ammissione-
egli, ufficiale dell'Esercito italiano,
fece distribuire la mattina del 9 settembre armi e munizioni.
Nelle due pagine riportate dal Mensile "STORIA E DOSSIER" n. 148 di aprile 2000 quanto sopra è chiaramente specificato dal predetto in un articolo a sua firma dal titolo
"CEFALONIA 1943 UN SOPRAVVISSUTO RACCONTA"
in cui, per sua stessa ammissione, trova conferma il fatto che i "patrioti" greci erano molto spesso dei "tagliagole" e l'altrettanto interessante circostanza che il capitano Apollonio collaborò con i tedeschi.

Prego qualche mio solerte critico di leggere attentamente le pagine che seguono pregandolo di infuriarsi
-per il reato di "lesa onorabilità" dei partigiani comunisti greci-
con l'autore dell'articolo e non con il sottoscritto che lo ha semplicemente riportato.

Non vorrei, infatti, che trovasse attuazione nel caso specifico, il detto per cui "tra cani non ci si morde".
Grazie
MF
_______________
* * *
SOPRA:
L' "EROE" PAMPALONI, medaglia d'argento al V. M. , "Gonfalone d'Oro" di Firenze, grande amico del Presidente Ciampi, intervistato d'onore da tutte le TV,
racconta la sua più grande prodezza compiuta nelle vesti di
CAPITANO DELL'ESERCITO ITALIANO:
la "distribuzione"
ovviamente di sua iniziativa
di moschetti e mitragliatrici ai partigiani greci comunisti dell'ELAS.

SOTTO:
Sempre l'EROE PAMPALONI accenna all'altro 'Eroe' Apollonio il quale toltisi i gradi,
(ma non voleva morire "sui pezzi" ?)
si mescolò ai soldati prigionieri
e successivamente rimase al servizio dei tedeschi ed all'ineffabile capitano Piero Bianchi che fuggì dall'Ospedale n. 37 causando la rappresaglia tedesca su sette ufficiali ivi ricoverati.
Infine in un impeto di sincerità il NOSTRO ci rivela alcuni particolari sul
"modus operandi" dei partigiani comunisti greci
i quali, poveretti, non potendo tenere presso di sè i prigionieri,
per mancanza di campi di concentramento
tagliavano loro la gola.
Così, semplicemente....
_______________
1^ pag. dich. Georgopoulo
2^ pag. dich. georgopoulo
° ° °
Dall'Archivio dell'Ufficio Storico dell'Esercito:

Sopra: LE DUE PAGINE DELLA DICHIARAZIONE DEL TEN. GEORGOPOULOS

Sotto: LA DICHIARAZIONE DEL TEN. MIGLIARESSI
(Copie autentiche)
_________
dich. Migliaressi
° ° °

La Dichiarazione di Migliaressi raggiunge vertici di lirismo addirittura sublimi, definendo come "traditori" il generale GANDIN ed il ten. col. SEBASTIANI in contrapposizione ai veri "Eroi" di Cefalonia da lui indicati nei capitani PAMPALONI, BIANCHI, GASCO E APOLLONIO.

Lo stesso rivela poi che il capitano Apollonio assunse "il comando degli italiani che avevano ACCONSENTITO di collaborare con i tedeschi" i quali altro non furono che i futuri "BANDITI DELLA ACQUI" così ribattezzati quando i tedeschi lasciarono l'isola.
Con ciò i sostenitori dell'invereconda balla del COLLABORAZIONISMO FORZATO di costoro, sono serviti.
Ciò spiega anche i motivi per cui il documento in questione è stato celato per tanti decenni....

(E poi qualche farabutto dice che Filippini, avendo perso il padre, sragiona e sostiene una "sua" personale Verità.....).
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