HOME
CEFALONIA LA MENZOGNA CONTINUA
Il Notiziario di Cefalonia.it
IL CONVEGNO DI PARMA DEL 2007
Occasioni e rarità librarie
Premio Acqui Storia o Acqui Favole
Associazione Acqui che pena
L'INVENZIONE DEI BANDITI ACQUI
Il capitano Gazzetti - Un MARTIRE vilmente dimenticato
PRESENTAZIONE LIBRO A BASSIANO (LT)
Un eccidio senza prove
Gli errori di Rochat su Cefalonia
L I N K S
APOLLONIO - Un Mito per pochi intimi
Il processo per i fatti di Cefalonia
IL NUMERO DEI CADUTI DI CEFALONIA
Cefalonia - Il convegno di Toritto e quello di Bari
LA TRAGEDIA DI CEFALONIA di Massimo Filippini
PAOLETTI (RI) VERGOGNATI
Il fratello del gen. GANDIN ci scrive...
Una sinistra icona: il compagno-capitano Pampaloni
Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza
La Vedova del cap. Bronzini ci scrive...
I 'Pifferai' di Cefalonia
La 'Ballata della Acqui' ovvero...
LA SAGRA DELLE BUGIE
Il Reduce Luigi Baldessari racconta...
Padre Formato - Un nipote ci scrive...
ODE SU CEFALONIA
RECENSIONI
FILM RAI SU CEFALONIA
MORTI BUONI E MORTI CATTIVI
IO E I PRESIDENTI
RINGRAZIAMENTI (SI FA PER DIRE)
TRADITORI A CEFALONIA
TRADITORI A CEFALONIA
IL CORSERA DEFINISCE GANDIN UN TRADITORE
NON CI FU REFERENDUM
Le mani della Sinistra su Cefalonia
Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ?
COMPAGNI DI MERENDE
IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA...
LA TESI DELLA VERGOGNA
CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI...
IL BUSINESS CEFALONIA
CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli
Lettera aperta a W. Veltroni
UN PROCESSO MAI CELEBRATO
Notizie ANRP
NOTIZIE ANRP 2
E LE FFAA STANNO A GUARDARE...
LA VOCE DEI LETTORI
Notizie dall'Ass. Acqui
Chi è senza peccato...
Si scrive ANRP si legge ANPI
CEFALONIA in BUONE MANI
L'Istruttoria tedesca e la mia Costituzione di PC
ATTILIO TAMARO su Cefalonia
Il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gallo ci scrive...
Convegno a Firenze dell'ANCFARGL
Mio intervento al Convegno di Firenze dell' ANCFARGL
Il mandolino di Corelli e un mandolinista mancato: Togliatti
Fango sul generale Gandin
Le gesta di Apollonio
Indro Montanelli su Cefalonia
Mario Cervi su Cefalonia
Sergio Romano su Cefalonia
L'Armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda
Il Reduce Reppucci racconta...
Il Reduce cap. Hengheller racconta...
Il Reduce Veronesi racconta...
Il Reduce Perosa racconta...
Il Reduce Romildo Mazzanti racconta...
Il Reduce Saverio Perrone ci scrive...
Il FATTACCIO COMPIUTO
I DIMENTICATI di Cefalonia
La Relazione di SEGANTI su Cefalonia
RASSEGNA STAMPA
CEFALONIA
UN ECCIDIO SENZA PROVE
...ma il giornale dell'ANPI, "Patria Indipendente" e i suoi amici (ma soprattutto 'compagni') dell'Associazione 'Acqui' parlano e hanno il coraggio di scrivere
"dell'eccidio di 10.259 militari" (!!!).
* * *
Dal giornale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
"PATRIA INDIPENDENTE"
la cronaca della cerimonia tenutasi a Verona nel 60° anniversario della vicenda
_________

Il contenuto dell'articolo, riportato nel link che segue, è colmo di falsi luoghi comuni
-"la ribellione di un'intera Divisione al nazismo"-
e di macroscopici travisamenti dei fatti
-"l'eccidio di 10.259 militari"-
a riprova ulteriore che ormai la vecchia
Associazione Nazionale Caduti Superstiti e Familiari della Divisione 'Acqui' associata alla (tutt'altro che comunista) FIVL
-Federazione Italiana Volontari della Libertà-
non esiste più neanche nel nome.
La foto presente nell'articolo raffigura in pieno il simbolico
''embrassons nous" ed il conseguente amore nato tra la nuova Associazione Acqui e l'ANPI i cui esponenti sono accomunati dalla circostanza, di non poco conto, di non aver niente a che fare, personalmente, con la triste vicenda che, al contrario, non esitano a ricostruire in un modo artefatto e non veritiero di cui l'incredibile numero dei Morti costituisce da sempre il fiore all'occhiello ancorchè sia del tutto inventato.
I personaggi in essa raffigurati, infatti, non c'entrano assolutamente nulla o solo in modo marginale con Cefalonia: Tiziana Valpiana è deputata di Rifeondazione Comunista, altri due sono membri dell'ANPI e il magg. Toninel, addirittura 'nipote' di un superstite cioè di uno dei tanti sopravvissuti, e non Orfano di un Martire come il sottoscritto contro cui si accanisce la furia di questi signori solo perchè dice
-e soprattutto prova-
la verità.
Soltanto la prof. Bettini è Orfana di un Caduto ma di Corfù e pertanto, malgrado la solidarietà da parte di chi scrive, non ha niente da spartire anch'essa con i fatti di Cefalonia.
CIONONOSTANTE E' VICE PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE ACQUI
e si mostra in vesti di profonda conoscitrice dei fatti assieme al PRESIDENTE Antonio Sanseverino il quale -a sua volta- è
un REDUCE DI CORFU'
e straparla di Cefalonia di cui però sembra conoscere molto poco la storia ovvero, pur conoscendola, preferisce tacere i particolari sgraditi ai 'compagni' di merende dell'ANPI.
E' questa la vergogna che denunziamo pubblicamente, senza eccessive illusioni ma per adempiere ad un dovere civico e
-consapevoli del consenso che ci provienedalle persone perbene-
non esitiamo a formulare l'auspicio che segue:
Basta con Cefalonia appannaggio dei comunisti!

Il nostro prossimo libro
"I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO"
segnerà il 'de profundis' delle loro menzogne.

31 marzo 2006

Massimo Filippini
___________________
Associazione Acqui e ANPI: un amore profondo
* * *
Un altro esempio clamoroso delle cifre fasulle di Cefalonia ci viene dal Sito www.lancora.com dove nelle pagine dedicate ai fatti, a proposito degli anni 1978-79 si trova scritto:

"Allestimento, a Cefalonia, del monumento alla memoria della "Divisione Acqui". Si tratta di una costruzione ad esedra, rivestita di porfido rosso, collocata presso la Punta di S. Teodoro, a nord dell'abitato di Argostoli, il capoluogo dell'isola fondato dai veneziani nel 1757. La stele recita:
"Ai soldati della Divisione Acqui - marinai e finanzieri del presidio nell'isola - offertisi volontariamente contro gli aggressori nazisti.
Caduti dal 15 al 26 settembre 1945 :
in combattimento: ufficiali 26, sottufficiali e soldati 1250; fucilati: ufficiali 155, sottufficiali e soldati 5000 ;
dispersi in mare: sottufficiali e soldati 3000.
L'Italia riconoscente".

E' su questa mistificazione compiuta in buona ma più spesso in consapevole mala fede che si sono fondate tutte le ricostruzioni dei fatti con cui
-sotto una coltre sterminata di morti-
si sono nascoste le vere responsabilità che portarono alla rappresaglia tedesca disumana e squalificante per chi la compì ma non delle dimensioni catastrofiche con cui la si è rappresentata.
I VERI MARTIRI
furono molto meno di quelli che falsamente vengono additati e, soprattutto, la responsabilità della loro morte risiede nei comportamenti illeciti di alcuni appartenenti alla Divisione dei quali i due principali si salvarono e anzichè essere puniti vennero additati come Eroi.
Vergogna a loro e a chi ancora li esalta.
Il Premio Acqui Storia che si fonda su migliaia e migliaia di morti
'MAI AVVENUTE'
si dia una regolata rischiando
-in caso contrario-
di cadere non nel ridicolo, dato il penoso tema che ne è alla base, ma nel macabro: il che è addirittura peggio.
___________
* * *
Nel Sito del Comune di Acqui il Premio "AcquiStoria" è così definito:
'Premio per il genere storico-letterario
in memoria della Divisione Acqui,
massacrata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale'.

Signori del Premio,
fuori le prove "provate"
-e non le solite chiacchiere in libertà-
che dimostrino l'enormità dell'eccidio.
Non si gioca con i morti.
Ve lo chiede il figlio di un Martire e non uno dei tanti speculatori sulla vicenda.

Massimo Filippini
_____________________
* * *
UN' INTERESSANTE PAGINA DEL SITO
L'ANCORA. COM
SUI 'NUMERI' DI CEFALONIA
___________

Se qualcuno degli specialisti nel falsificare
-oltre ai fatti anche i numeri di Cefalonia-
volesse chiedermi scusa, si prenoti: la lista dei
'pinocchi' è assai lunga e non so se e quando potrò ascoltarlo.

Massimo Filippini
______________
Cefalonia 1943, guerra di numeri
° ° °
CIFRE IN LIBERTA' SU CEFALONIA

Un altro libro contenente cifre inventate di sana pianta
___________
Quando finità la frottola dei 9.000 morti a Cefalonia ?
Cefalonia 13 settembre 2003:
Massimo Filippini davanti alla foto del Padre nella cappella adiacente la Chiesa cattolica di Argostoli, adibita a museo fotografico della div. 'Acqui'.
La foto fu scattata in occasione del Convegno sulla vicenda svoltosi in quei giorni quando illustri storici e ricercatori ivi convenuti da Italia, Germania e Grecia fecero a gara
-tranne poche eccezioni-
nel raccontare i fatti in modo del tutto travisato ed incompleto.
Naturalmente il loro cavallo di battaglia fu costituito dall' incalcolabile numero di Morti che
assolutamente non vi fu
come dimostra l'esito delle nostre recenti ricerche riportate in un libro di prossima uscita.

La tragedia di Cefalonia definita anche
-dai più fantasiosi di costoro-
come la Katyn italiana sta per trasformarsi, per rimanere nell'ambito dei paragoni storici,
in una 'rotta di Roncisvalle' dei paladini dell'omonimo Mito..
___________________________
 
* * *
ROMA 1942
Massimo Filippini con il Padre che pochi mesi dopo sarebbe stato fucilato a Cefalonia al pari di altri Ufficiali cui i tedeschi addossarono la responsabilità della resistenza dei loro uomini che -in realtà- fu opera di pochi ufficiali ribelli ed esaltati e di una esigua parte dei loro dipendenti.
Su di essi ricade la responsabilità 'morale' delle fucilazioni compiute dai carnefici tedeschi che non furono molte come si è sempre detto per ingrandire la vicenda e
-in un profluvio di lacrime e di morti inventati di sana pianta-
mandare assolti i veri responsabili.
Due di essi furono trattati da 'eroi' e, da parte di una certa letteratura politicizzata, lo sono tuttora.
'Che siano maledetti per l'eternità'
è l'augurio
-condiviso da tante persone perbene-
che facciamo loro e di cui, con immenso piacere, constatiamo l'avverarsi.

UNICUIQUE SUUM NON PRAEVALEBUNT
___________________
Pagina tratta da "Sorrisi e Canzoni TV" n.25/2004
_____________

La pagina, oltre alla ormai consueta e solenne 'palla' dei
"quasi diecimila soldati della divisione Acqui ....brutalmente massacrati dai tedeschi"
contiene una verità incontestabile e cioè che
"il terremoto dell'agosto 1953...ha cancellato ogni traccia e ogni panorama dell'epoca".

Alla luce di quest'ultima affermazione siamo curiosi di sapere come hanno fatto i presunti "esperti" a collocare cartelli e lapidi rievocanti specifici episodi avvenuti in determinati luoghi
-come ad esempio la c. d. "fossa" dove i tedeschi avrebbero gettato i corpi di un certo numero di fucilati-
se il terremoto cancellò "ogni traccia e panorama dell'epoca".
Sarebbe interessante sapere da dove costoro hanno tratto
- oltre alla notizia fasulla dei diecimila morti -
anche la seconda che è clamorosamente smentita dal terremoto del 1953.

Come per il numero dei Morti,
anche per tale dato occorrono le prove,
-dinanzi alle quali sarò il primo ad inchinarmi-
o in mancanza si dovrà concludere che anch'esso è un'invenzione.
_________________________________
* * *
PREMESSA

In occasione della ricorrenza dei fatti di Cefalonia,
pubblichiamo di seguito un ampio servizio
sul grande inganno
riguardante "anche" le proporzioni dell'eccidio,
di gran lunga inferiori a quelle
-inventate di sana pianta-
dai sostenitori della 'vulgata ufficiale' che ne fecero
e ne fanno uso
per tenere in vita un Mito fondato su cifre manipolate all'unico scopo di servire i propri fini ideologici e non la Verità.
Nella pagina sopra riportata
-che è lo specchio fedele di tale bugiarda vulgata-
si parla di
"quasi diecimila soldati" che furono "brutalmente massacrati dai tedeschi",
e ciò non corrisponde minimamente alla realtà.
Si tratta di un falso che si trascina da troppo tempo in assoluto dispregio della verità storica e della memoria di Coloro che morirono veramente
come il Padre dello scrivente.
E' ora che sia finalmente smascherato ed è quello che faremo.
Un'ultima triste osservazione:
ogni anno il 21 settembre si svolge a Verona,
dinanzi al Monumento ai Caduti di Cefalonia una cerimonia che ricorda
-incredibilmente_
più Morti di quelli che effettivamente ci furono,
perchè nessuno fino ad oggi
ha "osato" dire la Verità.

Massimo Filippini
______________
* * *
Dal Secolo d’Italia
di Giovedì 22 settembre 2005

CEFALONIA, UNA TRAGEDIA EVITABILE
di LUCIANO GARIBALDI

Il 21 SETTEMBE 2005, a Verona, dove ha la sua sede, l’”Associazione Nazionale Divisione Acqui" ha commemorato il massacro di Cefalonia avvenuto a opera dei tedeschi 62 anni or sono. I nostri soldati che avevano rifiutato di arrendersi furono fucilati, e per questo vengono considerati i primi Caduti della Resistenza. Tuttavia, neppure in questa occasione l'Associazione Acqui ha voluto tener conto di alcune verità scomode come quelle già da noi poste in luce nell'articolo della serie "II secolo (in) breve pubblicato su queste colonne il 3 febbraio scorso. Una buona ragione per tornarvi su.
Sulla tragedia di Cefalonia, infatti, sono stati scritti decine di libri e girati alcuni film. Ciononostante, permangono conflittuali le posizioni di molti storici che si sono occupati di essa. Cefalonia è la più grande delle isole greche dello Jonio. 760 km quadrati, 35 mila abitanti negli anni Quaranta, capitale Argostoli, l'isola era stata pacificamente occupata dall'Italia nel maggio 1941 in esecuzione delle clausole dell'armistizio con la Grecia. I’incarico era stato dato alla Divisione “Acqui", composta da due Reggimenti di fanteria (il 17° e il 307°), un Reggimento di artiglieria (il 33°), reparti semoventi, tre ospedali da campo, reparto carabinieri, Marina (ma i Mas salparono subito, la notte dell'8 settembre, non appena ricevuto l'ordine di consegnarsi agli inglesi a Malta). In totale, 10.000 uomini più 525 ufficiali. Comandante, il generale Antonio Gandin, classe 1891, un eroe della Prima Guerra mondiale.

Il 25 luglio è caduto il Fascismo e Badoglio è diventato capo del governo. I tedeschi non si fidano. Dovunque vi siano truppe italiane, dunque anche a Cefalonia, alla chetichella rinforzano la propria presenza. Tra il 5 e il 10 agosto, duemila soldati germanici, non richiesti dai nostri, sbarcano nell'isola. Con loro vi sono 25 ufficiali. Li ha inviati il generale di Corpo dArmata Walter von Stettner. Li comanda il tenente colonnello Hans Barge, un ufficiale impeccabile, dai modi estremamente cortesi, come lo descriveranno in seguito i superstiti. L'8 settembre, alle ore 18,30, viene captata Radio Londra, che anticipa la notizia dell'armistizio. Entusiasmo tra i soldati, canti e balli per le strade. La guerra è finita, si torna a casa. Anche la truppa tedesca si associa alla letizia generale. Ma non è trascorsa un'ora, che un sinistro messaggio radio giunge a Gandin da Patrasso: «Siamo sopraffatti dai tedeschi». Alle ore 20, subito dopo il breve discorso radio di Badoglio che annuncia l'armistizio, Gandin dispone il coprifuoco. Alle ore 21, un radiogramma da Atene del generale Vecchiarelli, comandante dell'118 Armata, ordina: «Non attaccare i tedeschi se non fanno atti di violenza. Non fare causa comune né con ribelli locali, né con truppe angloamericane eventualmente sbarcate». Segue, a circa 24 ore di distanza, un secondo ordine: «A seguito accordi raggiunti ad Atene, cedere ai tedeschi artiglierie e armi pesanti. In cambio, i tedeschi riporteranno in patria con le loro navi i nostri soldati». È la resa, e molti ufficiali di sentimenti monarchici non sono affatto d'accordo.
Ma questo è l'ordine e i militari devono ubbidire agli ordini.
L’indomani mattina, giorno 10, alle ore 8, l'impeccabile colonnello Barge intima al generale Gandin la consegna delle armi, secondo quanto il generale Von Stettner gli ha ordinato per radiotelefono da Atene.
«Le armi», dice l'ultimatum, «dovranno essere accatastate entro le ore 10 sulla piazza principale di Argostoli». Gandin risponde che non ci pensa nemmeno. È, sì, disposto a consegnare le armi, ubbidendo agli ordini del suo comandante d'Armata, ma non certo sulla pubblica piazza, sotto gli occhi ironici e sfottitori della popolazione greca. Risposta di Barge: «Riferirò e le farò sapere». Il furbo colonnello prende tempo. Sa che truppe tedesche stanno dirigendosi via mare sull'isola. Difatti, poco dopo: «Sono stato autorizzato ad accondiscendere alla sua richiesta. La consegna delle armi avverrà nella località e nella data che saranno da lei stabilite». Gandin convoca tutti gli ufficiali e i cappellani e chiede consiglio. Una sorta di referendum, con tre domande: volete combattere? Volete passare con i tedeschi? Volete cedere le armi? La stragrande maggioranza si pronuncia per il si alla terza proposta: cedere le armi.
Ma c'è un gruppo d'irriducibili che non vuole saperne. Sono gli artiglieri del 33° Reggimento, o meglio, gli ufficiali che li comandano, uno dei quali, dopo la catastrofe, si porrà agli ordini dei tedeschi precisando però, a guerra finita, di averlo fatto d'accordo con i partigiani comunisti greci, e l'altro passando direttamente alla macchia, per
combattere assieme ai suoi compagni d'ideologia politica.

È per causa di costoro che gli avvenimenti precipitano. All'alba del 13,
(...) la prima (la terza, ndr) e la quinta Batteria del 33° attaccano senza alcun preavviso e affondano alcune zattere tedesche (...)
Ma i loro camerati, dalle postazioni d'artiglieria, aprono il fuoco contro gli italiani. È soltanto l'inizio della battaglia. Si susseguono: un'ondata di sbarchi tedeschi (cinque battaglioni della prima divisione "Alpenjàger”; una serie di bombardamenti a tappeto di Stukas tedeschi, partiti dal territorio greco, contro le batterie italiane; rastrellamenti lungo le valli dell'isola, con l'ordine alle truppe naziste di «non fare prigionieri». Nella ferrea esecuzione della disposizione si distinguono il tenente Karl Ritter e il maggiore Von Hirchfeld, (...) divenuti, per vendicare i loro camerati morti, autentici massacratori d'italiani.

«Dal 15 settembre», ha ricostruito Alfio Caruso a pagina 70 del suo libro "In cerca di una Patria", «con toni sempre più disperati, Gandin invoca l'intervento dell'aviazione per contrastare caccia e bombardieri che fanno a pezzi la sua divisione e le impediscono di muoversi. Gli inglesi, che a Brindisi dettano legge. sostengono di non poter intervenire. Eisenhower è in tensione per la testa di ponte a Salerno e non ritiene di poter distrarre neppure un apparecchio. Negli aeroporti Pugliesi e in quelli siciliani stanno parcheggiati un centinaio di Savoia Marchetti, di Macchi, di Reggiane. Con l'applicazione di serbatoi supplementari avrebbero l'autonomia necessaria per raggiungere Cefalonia Niente da fare: viene negato il permesso. Così come sono richiamate a Brindisi due torpediniere, la "Clio" e la "Sirio"; che il 17 hanno preso il mare. Il contrammiraglio Galati le ha stipate di munizioni e di medicinali per portare soccorso alla Acqui ; ma l'ammiraglio Peters minaccia di farle silurare dai sottomarini inglesi se non effettueranno un'immediata retromarcia. Sono i consueti sbattimenti di quei giorni. Gli Alleati, in special modo gli inglesi, non si capacitano delle voglie guerresche di un esercito che si è appena arreso ritenendo di essere allo stremo. Agli stessi inglesi, per di più, scappa dalla pelle di metterci in riga e di trattarci come un Paese sconfitto, al quale non bisogna concedere spiragli per il futuro».

E intanto a Cefalonia, dove si combatterà, ormai senza speranza, fino al 25 settembre, sono fucilati, dopo essersi arresi, tutti i componenti dei presidi italiani dì Kuruklata, Farsa e Monte Dafni. Il giorno 21 si arrende il 307° Reggimento fanteria. All'alba del 22 alza bandiera bianca il 17° Reggimento. Inizia la caccia all'italiano, persino negli ospedali. I prigionieri vengono condotti alla "Casetta Rossa", a Punta San Teodoro, sulla costa. Oltre 200 ufficiali sono passati per le armi. Vengono risparmiati soltanto i cappellani militari, gli oriundi altoatesini e coloro che erano noti per le loro convinzioni fasciste, anche se per amore di obiettività va detto che non si verificò neppure un caso di un ufficiale fascista che abbia fatto appello ai propri sentimenti per avere salva la vita.
La disputa sul numero delle vittime è tuttora aperta.
Alla versione, alquanto generica, che parla di un numero di morti variabile tra i 9.500 e i 10.500, ha posto un definitivo alt Massimo Filippini, figlio del maggiore Federico Filippini, comandante del Genio della Acqui, fucilato il 25 settembre, (...)
Sono 1743*.
Ai quali vanno aggiunti i (...) prigionieri imbarcati, stipati come bestie, su (...) carrette dirette ad Atene, per essere poi, da qui, su carri bestiame, condotti nei lager in Germania. Ma le (...) carrette non giunsero mai a destinazione. Saltarono in aria (...) su altrettante mine (...).
Filippini, che non perdonerà mai l'atto di insubordinazione degli artiglieri, poi osannato in Italia nel dopoguerra, all'origine della tragedia di Cefalonia, e che, per combattere la sua battaglia di verità, ha creato un sito di grande successo tra gli ex combattenti (www. Cefalonia. it), è anche autore di un decisivo scoop storico. Ha infatti scovato, negli archivi dello Stato Maggiore dell'Esercito, la relazione del colonnello Livio Picozzi, capo della missione inviata a Cefalonia tra il 19 settembre e il 9 novembre 1948 per ricostruire sul posto gli avvenimenti e studiare la sistemazione dei resti dei nostri Caduti.

La relazione non fu resa nota. Sarebbe stata troppo imbarazzante per i sostenitori di quella che Renzo De Felice avrebbe sicuramente definito una "vulgata": Picozzi, infatti, concludeva il suo rapporto ai superiori, e quindi al governo democristiano dell'epoca (presie
duto da Alcide De Gasperi) con queste parole: «Conviene dimenticare le disparità di vedute, la crisi iniziale, gli atti di indisciplina con i quali fu messo a dura prova il Comando, e pertanto evitare di perseguire i responsabili di erronee iniziative (evidente il riferimento agli ufficiali delle batterie costiere che riporteranno a casa non solo la pelle ma anche la fama di eroi; n. d. r.). E ciò per non incorrere nel rischio che il processo a qualche singolo diventi "il processo di Cefalonia" : Questo vogliono il rispetto ai Caduti, il riguardo alla sensibilità di migliaia di famiglie, e l'opportunità di secondare il mito di gloria che si è già formato intorno a questa vicenda, in una larga parte della pubblica opinione». De Gasperi non chiedeva di meglio. Peraltro, l'insubordinazione degli artiglieri, vera e propria ribellione agli ordini di Gandin, risultò talmente evidente che nel dopoguerra il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal (scomparso proprio l'altro giorno), dopo opportune indagini, decise di non prendere iniziative contro i colpevoli, considerando il massacro come rappresaglia di guerra. Tanto più, attuata non dalle SS ma dalla Wehrmacht.
_____________

* Il dato, riportato provvisoriamente come allegato al libro "La tragedia di Cefalonia - Una verità scomoda" è oggetto di specifica e dettagliata trattazione in un libro
dello scrivente di prossima uscita.
MF
______________________
* * *
Dal quotidiano di Verona "L'ARENA"

Lunedì 19 Settembre 2005
- La storia della Divisione
Orrore ordinato da Hitler
I soldati votarono per decidere di non arrendersi
«Per ordine del Comando Supremo e per volontà degli ufficiali e dei soldati, la Divisione Acqui non cede le armi». Così diceva il messaggio trasmesso dal comandante, il generale Antonio Gandin, ai tedeschi il 13 settembre 1944, all’indomani dell’armistizio. E fu alla fine di quel mese che, in pochi giorni, a Cefalonia e a Corfù si consumò quella che a Norimberga il generale americano Telford Taylor, capo dell’accusa, definì una «strage deliberata di ufficiali (e di soldati) italiani che erano stati catturati o si erano arresi».
Un’intera divisione rifiutò non solo di combattere a fianco dei nazisti, ma anche di cedere loro le armi e arrendersi. La vicenda iniziò l’8 settembre 1943, quando la Divisione Acqui che, con 525 ufficiali e 11.500 soldati, presidiava le isole di Cefalonia e Corfù agli ordini del generale Gandin, si trovò di fronte alla più drammatica delle alternative: o arrendersi e cedere le armi ai tedeschi o affrontare la resistenza armata, sapendo di non poter contare su alcun aiuto esterno. Tra il 9 e l’11 settembre si svolsero estenuanti trattative tra Gandin e il tenente colonnello tedesco Barge, che intanto fece affluire sull’isola nuove truppe. L’11 settembre arrivò l’ultimatum tedesco, con l’intimazione a cedere le armi. All’alba del 13 settembre batterie italiane aprirono il fuoco su due grossi pontoni da sbarco carichi di tedeschi. Barge rispose con un ulteriore ultimatum, che conteneva la promessa del rimpatrio degli Italiani una volta arresi. Gandin chiese allora ai suoi uomini di pronunciarsi su tre alternative: alleanza con i tedeschi, cessione delle armi, resistenza. Tramite un referendum i soldati scelsero all’unanimità di resistere.
Il 15 settembre cominciò la battaglia che si protrasse sino al 22 settembre, con interventi degli aerei Stukas che mitragliarono e bombardano le truppe italiane. I nostri soldati si difesero con coraggio, ma non ci fu scampo: la città di Argostoli distrutta, 65 ufficiali e 1.250 i soldati caduti in combattimento.
L’Acqui si dovette arrendere, la vendetta tedesca fu spietata e senza ragionevole giustificazione. Il Comando superiore tedesco ribadì che, a Cefalonia, a causa del tradimento della guarnigione, non dovevano essere fatti prigionieri di nazionalità italiana, il generale Gandin e i suoi ufficiali responsabili dovevano essere immediatamente passati per le armi secondo gli ordini dello stesso Hitler. Il 24 settembre Gandin venne fucilato alla schiena; 600 soldati italiani con i loro ufficiali furono falciati dal tiro delle mitragliatrici; 360 ufficiali furono uccisi a gruppetti. Altre fucilazioni vennero eseguite in mare, al largo, con l’ordine di affondare i corpi in punti diversi dopo averli zavorrati. I numeri dell’eccidio restano impressionanti: a Cefalonia sono caduti e dispersi 4280 soldati italiani, altri 5325 vennero fucilati; nell’isola di Corfù i caduti furono 603 ed i fucilati 17. In tutto 9640 caduti, la Divisione Acqui annientata. Di essi 446 gli ufficiali. Inoltre, orrore nell’orrore, tremila superstiti, vennero caricati su tre piroscafi con destinazione i lager tedeschi, ma scomparvero in mare affondati dalle mine o colpiti dal tiro al bersaglio dei tedeschi. Molti dei superstiti dell’eccidio si rifugiarono nelle asperità dell’isola e continuarono la resistenza nel ricordo dei compagni trucidati e si costituirono nel raggruppamento Banditi della Acqui, che fino all’abbandono tedesco di Cefalonia si mantenne in contatto con i partigiani greci e con la missione inglese operando azioni di sabotaggio e fornendo preziose informazioni agli alleati. (e.cerp.)
_________________________________

BREVE COMMENTO

In relazione alla "fantasiosa" ricotruzione del giornale, abbiamo scritto la seguente mail allo stesso:

"Nell'articolo di oggi 19 sett. 05 "Orrore ordinato da Hitler" di Emma Cerpelloni, trovo scritto quanto segue: I numeri dell’eccidio restano impressionanti: a Cefalonia sono caduti e dispersi 4280 soldati italiani, altri 5325 vennero fucilati; nell’isola di Corfù i caduti furono 603 ed i fucilati 17. In tutto 9640 caduti, la Divisione Acqui annientata. Di essi 446 gli ufficiali".
Potrebbe gentilmente l'articolista farmi conoscere via email le fonti da dove ha tratto dette cifre ?
La richiesta è particolarmente urgente per un saggio che sto scrivendo i cui dati divergono di molto da quelli scritti nell'articolo.
Grazie
Distinti Saluti
Massimo Filippini
_____________________

Emma Cerpelloni, se è una giornalista seria e
soprattutto documentata
come dimostrano i dati numerici forniti,
non dovrebbe avere difficoltà a rispondere alla domanda.
Qualora non lo faccia ci costringerà a ritenere che abbia sparato cifre a vanvera e ciò
non deporrebbe bene sulla sua serietà professionale e su quella del giornale in cui scrive.
Siamo certi però che non avrà difficoltà a fornirci
se non le "fonti" da cui ha attinto le notizie,
almeno il nome o i nomi di chi gliele ha fornite.
In tal caso la perdoneremo volentieri essendo, anch'ella, rimasta vittima della
preordinata o quanto meno voluta disinformazione
esistente sulla vicenda

MF
__________________
° ° °
LA RISPOSTA DI EMMA CERPELLONI
IN DATA 18.10.05 :

"I dati mi sono stati forniti dall'Associazione dei Caduti della divisione Acqui, che ha sede a Verona, in particolare dalla sua segretaria, la signora Caleffi, e da Claudio Toninel, responsabile dell'associazione per la provincia di Verona".
emma cerpelloni
________________

Ringrazio la giornalista per l'esauriente risposta
-che d'altronde mi aspettavo-
e le prometto di inviarle il mio prossimo libro sull'argomento in cui troverà riportati dati numerici veri e non di fantasia.
Sono certo che ne terrà conto in occasione della prossima commemorazione dei Caduti.
M. Filippini
______________
* * *
I

IL 'NUMERO' DEI MORTI DI CEFALONIA E' FALSO
___________________

Anche io avevo preso per buone le cifre riguardanti i Caduti di Cefalonia e, nel mio primo libro sulla vicenda avevo, di conseguenza, parlato di 'cataste' di morti, di immane eccidio ecc. ecc. essendo la vicenda da sempre incentrata proprio sull'enormità della presunta strage che ivi sarebbe stata commessa dai tedeschi e dalla quale si è fatto derivare il ben noto mito.
Proprio i miei dubbi su tale aspetto 'orrorifico' della vicenda mi avevavo attirato gli strali dei miei detrattori che, oltre a darmi del 'revisionista'
(forse perchè avevo chiarito come erano andate le cose...)
mi accusarono anche di essere una specie di 'difensore' dei nazisti
malgrado la perdita di mio Padre per mano loro.
Confesso che tutto ciò mi aveva colpito profondamente nell'animo malgrado avessi in mio possesso
-da tempo immemorabile-
la pubblicazione "ONORE AI CADUTI" contenente i nomi di
3856 militari morti a Cefalonia e Corfù
(v. pag. "Il numero dei Caduti a Cefalonia)
dalla cui lettura mi erano sorti seri dubbi sul numero dei Morti di Cefalonia.
Come mai, a fronte del preteso eccidio di circa 10000 uomini fucilati
-si badi bene-
nell'isola di Cefalonia,
detto Elenco ne riportasse un terzo circa,
comprensivo di quelli di Corfù,
fu un tarlo che, pur adeguandomi alle cifre iperboliche fatte dagli "esperti"
-dei miei stivali-
continuò sempre a tormentarmi tanto da esternare i miei dubbi nell'ultimo libro "La tragedia di Cefalonia - Una verità scomoda".
Rimando il lettore alle conclusioni
-riportate nella pagina summenzionata-
cui sono giunto dopo aver analizzato i dati di cui a detta pubblicazione, dai quali si ricava un numero estremamente basso di Vittime
-1734 per la precisione-
morte
"per mano tedesca"
nell'isola di Cefalonia,
e passo ad informare il lettore degli ulteriori tentativi di acclarare lo stesso, da me compiuti e rimasti vani.

Infatti, nella speranza di avere spiegazioni da chi si atteggia a profondo conoscitore della vicenda e che, forse per questo, non mi degna di considerazione alcuna,
-pur essendo io
ORFANO DI UN UFFICIALE MORTO "VERAMENTE"-
nonchè iscritto ad essa,
ho inviato infatti il seguente email all'Ass.ne Acqui nella speranza che
-almeno sul delicato punto-
si degnasse di rispondermi.
Invece detta associazione,
il cui Presidente
(che non è un Reduce di Cefalonia ma di Corfù)
e la sua Vice
( che è orfana di un Caduto fucilato a Corfù e non a Cefalonia)
della cui "competenza" in materia non ho mai dubitato
non mi ha degnato di risposta
malgrado i suoi "Dirigenti" agiscano in perfetta simbiosi
-come si ricava dai Links del loro sito www.associazioneacqui.it-
con l'ANPI ed altre Associazioni Partigiane che,
"MOTU PROPRIO"
si sono attribuite
-L'ESCLUSIVA SULLA VICENDA-
atteggiandosi a depositari della verità storica
compreso il numero dei Caduti
di cui sono specializzati nel fornire
-con precisione ragionieristica-
dati molto precisi e dettagliati ,
nonostante alcuni maligni
pensino che sulla vicenda essi non sappiano
un fico secco.

Così facendo, ero sicuro di ricevere dettagliate e
DOCUMENTATE PROVE
di quanto richiesto ai predetti "esperti"
e, non lo nascondo, ero pronto
a cospargermi la testa di cenere per il mio inguaribile difetto di dubitare degli altri in presenza di loro frequentazioni non proprio simpatiche.

Ecco il testo del messaggio:
"Da Filippini ad Ass. ne Acqui" - 1.9.2005
Nel libro "La memoria del futuro" che ho scaricato dal Vostro sito, leggo, a pagina. 44 e segg. quanto scrive la sig.ra Marcella De Negri:

"Nel corso della battaglia caddero:
in combattimento:
65 ufficiali, 1250 sottufficiali e soldati

A seguito di esecuzioni sommarie:
fucilati:
325 ufficiali, 5000 sottufficiali e soldati.
dispersi in mare:
3000 sottufficiali e soldati".

Come Orfano di un Caduto e di iscritto all'Associazione ma, soprattutto come studioso dei fatti, sono a chiederVi la fonte o le fonti da cui avete tratto i dati suddetti, intendendo farne menzione in una mia pubblicazione di prossima uscita.

Confido in una celere risposta ed invio distinti saluti a Voi ed al Presidente Antonio Sanseverino che mi legge per conoscenza

avv. Massimo Filippini"
________________________

Naturalmente, come era prevedibilissimo, non ho ricevuto risposta e ciò, in analogia con l'istituto giuridico del silenzio-assenso,
costituisce la prova evidente che detta Associazione
i cui vertici
-lo ripeto-
sono costituiti da "esperti" di vaglia,
non è in grado di dire
-NATURALMENTE INDICANDO LE FONTI E NON LE CHIACCHIERE PROPRIE
O QUELLE DELLA CONSORELLA ANPI-
quanti furono i Morti a Cefalonia, per il semplice fatto che...non lo sa.

I maligni di cui sopra potrebbero dire che i numeri da costoro fatti sono inventati o di fantasia, ma io preferisco credere che siano dovuti ad ignoranza che, nel caso specifico, è anche comoda per sostenere le loro tesi.

Stiano tranquilli questi
"STUDIOSI"
chè a tutto c'è rimedio.
Malgrado il trattamento ricevuto
manderò loro in omaggio la mia prossima pubblicazione incentrata proprio su tale argomento....
_____________
 
 
 
 
 
    [informazioni footer]    
HOME | CEFALONIA LA MENZOGNA CONTINUA | Il Notiziario di Cefalonia.it | IL CONVEGNO DI PARMA DEL 2007 | Occasioni e rarità librarie | Premio Acqui Storia o Acqui Favole | Associazione Acqui che pena | L'INVENZIONE DEI BANDITI ACQUI | Il capitano Gazzetti - Un MARTIRE vilmente dimenticato | PRESENTAZIONE LIBRO A BASSIANO (LT) | Un eccidio senza prove | Gli errori di Rochat su Cefalonia | L I N K S | APOLLONIO - Un Mito per pochi intimi | Il processo per i fatti di Cefalonia | IL NUMERO DEI CADUTI DI CEFALONIA | Cefalonia - Il convegno di Toritto e quello di Bari | LA TRAGEDIA DI CEFALONIA di Massimo Filippini | PAOLETTI (RI) VERGOGNATI | Il fratello del gen. GANDIN ci scrive... | Una sinistra icona: il compagno-capitano Pampaloni | Eccidio di Cefalonia: facciamo chiarezza | La Vedova del cap. Bronzini ci scrive... | I 'Pifferai' di Cefalonia | La 'Ballata della Acqui' ovvero... | LA SAGRA DELLE BUGIE | Il Reduce Luigi Baldessari racconta... | Padre Formato - Un nipote ci scrive... | ODE SU CEFALONIA | RECENSIONI | FILM RAI SU CEFALONIA | MORTI BUONI E MORTI CATTIVI | IO E I PRESIDENTI | RINGRAZIAMENTI (SI FA PER DIRE) | TRADITORI A CEFALONIA | TRADITORI A CEFALONIA | IL CORSERA DEFINISCE GANDIN UN TRADITORE | NON CI FU REFERENDUM | Le mani della Sinistra su Cefalonia | Dove stavano gli STUDIOSI DI CEFALONIA nel 1998 ? | COMPAGNI DI MERENDE | IL REDUCE ERMANNO BRONZINI RACCONTA... | LA TESI DELLA VERGOGNA | CI VOLEVA GIAN ENRICO RUSCONI... | IL BUSINESS CEFALONIA | CEFALONIA: esploriamo i fondali di Argostoli | Lettera aperta a W. Veltroni | UN PROCESSO MAI CELEBRATO | Notizie ANRP | NOTIZIE ANRP 2 | E LE FFAA STANNO A GUARDARE... | LA VOCE DEI LETTORI | Notizie dall'Ass. Acqui | Chi è senza peccato... | Si scrive ANRP si legge ANPI | CEFALONIA in BUONE MANI | L'Istruttoria tedesca e la mia Costituzione di PC | ATTILIO TAMARO su Cefalonia | Il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gallo ci scrive... | Convegno a Firenze dell'ANCFARGL | Mio intervento al Convegno di Firenze dell' ANCFARGL | Il mandolino di Corelli e un mandolinista mancato: Togliatti | Fango sul generale Gandin | Le gesta di Apollonio | Indro Montanelli su Cefalonia | Mario Cervi su Cefalonia | Sergio Romano su Cefalonia | L'Armadio della vergogna ovvero la scoperta dell'acqua calda | Il Reduce Reppucci racconta... | Il Reduce cap. Hengheller racconta... | Il Reduce Veronesi racconta... | Il Reduce Perosa racconta... | Il Reduce Romildo Mazzanti racconta... | Il Reduce Saverio Perrone ci scrive... | Il FATTACCIO COMPIUTO | I DIMENTICATI di Cefalonia | La Relazione di SEGANTI su Cefalonia | RASSEGNA STAMPA