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UN PROCESSO MAI CELEBRATO
E’ divenuta una moda “processare” taluni Ufficiali per ciò che fecero a Cefalonia, dal Comandante a quasi tutti gli appartenenti al Comando della Divisione ‘Acqui’, tacciati di una certa “connivenza” con i tedeschi, cosa che non impedì loro, però, di essere fucilati per primi dai ‘presunti’ amici, con i quali, al contrario, proprio i loro più feroci critici, non esitarono a “COLLABORARE” per salvare la ‘ghirba’, facendo poi passare per 'infiltrazione’ nelle fila del nemico una immonda collaborazione con lo stesso.

Capofila di tale congiura postuma contro dei Martiri che pagarono, con la fucilazione da parte tedesca, le conseguenze dei loro arbitrari comportamenti a Cefalonia, furono i più volte citati capitani Pampaloni ed Apollonio.

Al primo, se non altro, va riconosciuta una linearità di atteggiamenti che lo portò, dopo aver compiuto azioni integranti reati militari punibili con la pena di morte, qualora fosse stata istituita -come colpevolmente non avvenne- una Corte Marziale, a collaborare con i suoi amici “naturali”, i “briganti” dell’ELAS, ovvero i famigerati “andartes” venerati dalla liturgia comunista, i quali furono di gran lunga superiori ai tedeschi quanto ad efferatezza che si manifestò, soprattutto, nella loro specialità prediletta, quella dell’incaprettamento con conseguente "taglio della gola" o sgozzamento dei nemici caduti nelle loro mani, nessuno escluso.
Sarebbe interessante saperne di più proprio dal Pampaloni cui addirittura l'Apollonio successivamente addebitò -ci limitiamo a riferirlo- la responsabilità dello sgozzamento di sei nostri soldati sbandati che, nella zona di Anfilokia, furono invitati a passare nelle fila dei partigiani greci da quelle tedesche, dietro promessa di aver salva la vita, ma vennero successivamente sottoposti a tale barbara pratica.
Anche se Pampaloni negò la propria responsabilità, il fatto, però, avvenne ed è questo ciò che conta ai fini di una giusta qualificazione della Resistenza comunista greca.
Di queste bande di assassini, dunque, il Pampaloni divenne una specie di Commissario Politico -come egli stesso raccontò- benedetto e riverito soprattutto per aver loro fornito armi e munizioni subito dopo l’8 settembre -come egli si vanta di raccontare tuttora- quando, cioè, i partigiani greci erano e restavano, a prescindere da ogni altra considerazione, nostri nemici.

Ma queste, direbbe Totò, sono “quisquilie” a confronto di quanto fece il “Capo del movimento contro il generale Gandin” , come lo definì, senza provare turbamento alcuno, il col. Mondini, Capo dell’Ufficio Storico del nostro Esercito nel 1947, in una lettera che ho definito “della vergogna”, di cui si parla ampiamente nel presente sito.

Tale personaggio, manco a dirlo, fu il futuro gen. Apollonio il quale dopo la tragedia, scampato in circostanze ‘misteriose’ alle fucilazioni, non solo passò ‘al servizio’ dei tedeschi ma divenne addirittura il Comandante degli Artiglieri rimasti ‘al servizio’ di costoro nell’isola.
Furono molti i testimoni che, durante il processo - 'farsa' del 1956- 57 deposero di averlo visto circolare con al braccio una fascia con su scritto: "DEUTSCHE KOMMANDANTUR" ed è altresì certo che pochi giorni dopo il massacro "egli sedeva alla mensa degli ufficiali tedeschi".
Questa non è fantastoria, come si potrebbe pensare, ma pura verità testimoniata, tra l’altro, proprio dall’alter ego di costui, cioè da quello che, coerentemente, con il suo atteggiamento ho definito “il compagno – capitano” Pampaloni.

Il lettore, quindi, è pregato di non sgranare gli occhi e di non pensare, come fanno alcuni idioti, che io abbia una sorta di fissazione maniacale con tali personaggi, quasi si trattasse di elementi la cui azione fu ininfluente sui fatti mentre, invece, come è ben noto, ne fu la causa principale avendo determinato lo scontro e la tremenda rappresaglia tedesca.

Ciò premesso sono lieto di presentare un mio breve saggio storico-giuridico, suffragato da prove inoppugnabili, relativo ai comportamenti che videro PAMPALONI AMOS ED APOLLONIO RENZO consegnare -restando successivamente impuniti- armi ai partigiani greci, dal 9 all’11 settembre:

Nel CODICE PENALE MILITARE DI GUERRA al titolo “Dei reati contro la fedeltà e la difesa militare” si legge:

ART. 51 – (Aiuto al nemico) – Il militare che commette un fatto diretto a favorire le operazioni militari del nemico ovvero a nuocere altrimenti alle operazioni delle forze armate dello Stato italiano, è punito CON LA MORTE CON DEGRADAZIONE.

Brevi note esplicative: L’art. 51 è così lumeggiato nei lavori preparatori e finali dei Codici Militari:
“Quanto all’altra delle forme di favoreggiamento al nemico, cioè di prestare aiuto al nemico, senza partecipare direttamente alla guerra contro lo Stato nazionale, la natura stessa del reato determina una molteplicità di modi, e così un elemento materiale vario e complesso: ad esempio impedire il buon esito di una operazione miltare, togliere alle forze belliche qualche mezzo di agire contro il nemico, agevolare a questi la difesa o l’offesa, FORNIRE ARMI, VIVERI ECC. “


CONCLUSIONI: Se si fosse proceduto IMMEDIATAMENTE, a mezzo di una Corte Marziale nominata dal Comandante, i due sarebbero stati immediatamente passati per le armi.


A proposito dei rapporti con i partigiani greci prima, durante e dopo l’8 settembre, ad essi si attaglia perfettamente quanto previsto nell'articolo che segue:

Art. 56 ( Comunicazione illecita con il nemico, senza il fine di favorirlo) – Il militare che, senza il fine di favorire il nemico, ma senza autorizzazione o contro il divieto dei regolamenti o dei superiori, entra in comunicazione o corrispondenza con una o più persone delle forze armate nemiche è punito con la reclusione da uno a sette anni; e se trattasi di fatto abituale o, comunque, se ricorrono circostanze di particolare gravità, con la reclusione non inferiore a dieci anni.


Le due fattispecie criminose si rivelano, pertanto, pienamente adattabili ai reati posti in essere dai due su nominati.

Il primo, Pampaloni, è reo confesso: il secondo, l'Apollonio, che ricevette i complimenti di due “tenenti” greci dell’ELAS, Georgopoulos e Migliaresi, per la dazione di armi ai partigiani, è perfino criticato da un suo estimatore, il ricercatore Paoletti, che nel suo libro, a pagina 286 scrive testualmente: “Il comportamento del cap. Apollonio fu sicuramente censurabile quando distribuì armi ai partigiani greci prima dell’ordine di considerare i tedeschi come nemici, quando, secondo alcuni fece puntare i cannoni della sua batteria contro il Comando Divisione (…) “.

Si noti come Paoletti, con spirito assai comprensivo e mettendosi sotto i piedi il Codice penale Militare, definisca “censurabile” un comportamento integrante un reato punibile con la pena di morte: a sua parziale discolpa diciamo che non è il primo ad averlo fatto e ciò, nel silenzio di chi aveva oltretutto "il dovere" di farlo presente, va ascritto a suo merito.

Ed ecco le 'prove' a carico di Apollonio: due lettere di elogio per la consegna di armi italiane ai ribelli greci, effettuata dal futuro generale di Corpo d’Armata Renzo Apollonio.

1^ LETTERA:

Argostoli 12 ottobre 1944
Io sottoscritto Dionisio GEORGOPULOS Ten. dell'ELAS dichiaro che ho conosciuto il capitano antifascista Renzo Apollonio nel settembre 1943. Dal giorno 9 fino al 13 settembre 1943 prima di iniziare a combattere contro i tedeschi, il Cap. Apollonio ch'era il Comandante dei reparti antitedeschi della Divisione "Acqui", aveva svolta collaborazione col Ten. Col. Kavadias e col Ten. MIGLIARESSI patrioti greci del comando dell'ELAS di Cefalonia.
Io ero presente l'11 settembre 1943 quando il cap. APOLLONIO consegnò armi e munizioni al Ten. Col. Kavadias e al Ten. MIGLIARESSI per gli Andartes dell'ELAS.
Durante la notte del 12 settembre ho accompagnato il Cap. Apollonio quando ha passato in rivista una compagnia di Andartes che volevano combattere con lui contro i tedeschi.
Questa compagnia ricevette viveri e munizioni dal comandante APOLLONIO.
Io rimasi fino agli ultimi giorni della guerra come collegamento fra il cap. APOLLONIO e il comando dell'ELAS.
Il giorno 13 settembre alle ore 7 del mattino mi trovavo presso la batteria del cap. APOLLONIO, quando ha dato l'ordine alla sua batteria e alle batterie di PAMPALONI e di AMBROSINI di sparare contro le zattere tedesche che portavano truppe per rinforzare il presidio di Argostoli.
Quando i tedeschi resero schiava Cefalonia, io sapevo che il cap. APOLLONIO era comandante delle forze italiane quali patrioti contro i tedeschi.
Sempre ho conosciuto l'idea del patriota italiano APOLLONIO, perchè non solo lo conoscevo da prima ma anche perchè sapendo che era stato fucilato due volte a Dilionata senza essere ucciso, non era possibile che stimasse o collaborasse con i tedeschi.
Per questo appunto avevo fiducia a collaborare con lui, il cap. APOLLONIO infatti mi riferiva sempre notizie politiche e militari ogni volta che ne veniva richiesto.
Molte volte ho messo in collegamento il cap. APOLLONIO con MIGLIARESSI per definire delle questioni molto segrete fra il cap. APOLLONIO e l' ELAS.
Posso ancora dichiarare che il MIGLIARESSI deve la sua vita ad APOLLONIO perchè subito per mezzo mio è stato avvertito di guardarsi perchè i tedeschi l'avevano condannato.
Ancora posso dichiarare che veramente la sera dell'8 settembre 1944 il cap. APOLLONIO ha dato l'ordine ai suoi soldati di sparare contro i soldati tedeschi ch'erano giunti per far saltare il porto e la zona limitrofa, e di tagliare i cavi di 120 mine, il che ha salvato metà città da completa distruzione.
Il cap. APOLLONIO che è conosciuto da tutti in Cefalonia come patriota italiano, è stato un nemico dei tedeschi ed ha preferito, per non abbandonare i patrioti italiani soli nelle mani dei tedeschi, di subìre i tedeschi e di essere un padre per i figli della sua Patria che son venuti a trovarsi nelle mani dei tedeschi, dove solo la morte li aspettava.
Sempre col pericolo della sua vita aiutava i patrioti Andartes di Grecia e si trovava sempre al nostro fianco come commilitone.
F.to Il Sottotenente dell' ELAS
Giorgio Gheorgopulo

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2^ LETTERA:

ESERCITO NAZIONALE E.L.A.S.
VII^ Brigata
Comando Isole Ionie
N° di prot. D.Y.
-------------------
Cefalonia - Argostoli - 12 ottobre 1944
Numero Alfa

D I C H I A R A Z I O N E

Io sottoscritto Tenente dell'ELAS MIGLIARESSI AGESILAO, nella qualità di appartenente al Comando dell'ELAS di Cefalonia, affermo che in seguito alle referenze fornitemi dal Capitano d'artiglieria Amos PAMPALONI, ho avuto rapporti col capitano Renzo APOLLONIO il quale ha acconsentito di collaborare con l'ELAS per la lotta comune contro i tedeschi nei primi giorni del settembre 1943.= La collaborazione è stata completa e sincera.= Gli ufficiali antifascisti Capitano Amos PAMPALONI, Capitano BIANCHI, Capitano GASCO e il Capitano APOLLONIO hanno dimostrato di essere dei valorosi combattenti.=
In seguito al tradimento del Generale GANDIN e del Tenente Colonnello SEBASTIANI i tedeschi sono diventati padroni dell'isola e gli ufficiali e i soldati italiani sono stati fucilati in massa.= Per conseguenza il Capitano Amos PAMPALONI e il Capitano BIANCHI sono passati nelle file dell'ELAS ed hanno combattuto a fianco dei compagni di lotta fino ad oggi, mentre il Capitano Apollonio, preso prigioniero dai tedeschi, nell'evidente intento di non abbandonare i suoi soldati e di forgiare i loro animi per il giorno della riscossa, assumeva il comando degli italiani che avevano acconsentito di collaborare con i tedeschi.= Anche in questo nuovo posto mettendo più volte in pericolo la vita il Capitano Renzo APOLLONIO ha continuato a collaborare con me personalmente e mi ha dato tutte le informazioni di carattere militare e politico che gli ho chiesto.=
Il giorno 11 luglio, circa 24 ore prima di una grande azione militare tedesca contro gli Andartes dell'isola, il Capitano APOLLONIO si recava da un mio intermediario a PESADES e gli comunicava il piano d'operazioni che avrebbero adottato i tedeschi nell'azione contro gli Andartes.= (Tale informazione, per ragioni ancora da appurare, non mi pervenne).
Nel periodo successivo, in seguito alla mia partenza dall'isola non ebbi più alcun rapporto col Capitano Renzo APOLLONIO.
F/to Tenente Migliaressi Agesilao

(Faccio notare, lasciando il giudizio al lettore, che l'amico di Apollonio cioè il miserabile che scrisse la 2^ lettera parlò di "tradimento del gen. Gandin e del t.col. Sebastiani"(suo aiutante di campo ndA).
Mi domando solo: chi ha fucilato i due "traditori" e con chi andava a pranzo l'Eroe Apollonio dopo la strage ?

Massimo Filippini
1^ pag. lettera Georgopoulo
2^ pag. lettera Georgopoulo
Dichiarazione Migliaressi
Dal libro "Quelli delle Jonie e del Pindo" di Vincenzo Palmieri (pag. 239)
La pagina si riferisce al combattimento di Anfilochia dove i partigiani comunisti dell'ELAS, di cui il cap. Pampaloni -decorato dallo Stato italiano con Medaglia d'Argento- fu un influente membro all'epoca ed è tuttora un fervente sostenitore, mostrarono il loro vero volto sgozzando e macellando sei militari italiani "accorpati" alle forze tedesche, al pari dei loro colleghi rimasti a Cefalonia al servizio dei tedeschi sotto la guida del cap. Apollonio.
Questi ultimi, però, con sapiente regìa politica, vennero fatti passare per "infiltrati" al loro rientro in Italia e, anni dopo, profittando della 'smemoratezza' degli italiani, furono gabellati per "resistenti" sulle montagne di Cefalonia e, come tali, celebrati in un' incredibile canzone dal titolo "Banditi della Acqui" che si è avuto il coraggio di andare a cantare proprio a Cefalonia.
 
 
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