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SEZIONE DI FIRENZE
SENZA COMMENTO

(Chi vuole esprimere un parere su detto sito scriva: tutti i messaggi saranno pubblicati).
www.tin.it
Da "LA NAZIONE" del 16 giugno 2003
Pampaloni, missione in Germania
Cefalonia: il viaggio della pace



Il fiorentino Amos Pampaloni, comandante della storica Divisione Acqui, sopravvissuto alla strage di Cefalonia, è stato ospite nei giorni scorsi in Germania. Un viaggio importante per ribadire, anche in terra tedesca, che la guerra non è strumento per raggiungere equilibrio mondiale, che la guerra va ripudiata, sempre. Lui, un messaggero del dialogo, è stato in terra di Baviera, precisamente a Mittenwald, invitato dall'Associazione nazionale tedesca delle vittime del nazismo. Il 7 giugno ha parlato in un teatro strapieno di autorità ma anche di molti giovani mentre il giorno successivo, sempre nella stessa cittadina si sono radunati, invece, i reduci alpini tedeschi della Seconda guerra mondiale per ricordare i loro caduti, le gesta della loro divisione, negando di aver commesso stragi di civili e di prigionieri.
Amos Pampaloni ha pregato il rappresentante della cittadina di confermare agli alpini tedeschi che anche lui è un veterano della guerra e quando incontra le giovani generazioni ricorda loro gli orrori della guerra fascista e nazista e in particolare dei 5000 soldati italiani prigionieri dei tedeschi nel '43 e passati per le armi.
Intanto si stanno mettendo a punto le iniziative anche a Firenze e in Toscana per partecipare all'anniversario della strage di Cefalonia. Molti gli studenti che partiranno alla volta dell'isola greca nel settembre prossimo. Un viaggio per non dimenticare. Coinvolti il Comune e la Provincia mentre il presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini ha assicurato un prezioso contributo per mantenere in vita il museo-mostra sulla strage.
L'associazione culturale Storia e Memoria organizza dal 10 al 15 settembre, un pellegrinaggio a Cefalonia per celebrare il 60° anniversario della strage della Divisione Acqui. Grande cerimonia il 12 settembre cui parteciperà il Comitato regionale dell'associazione Combattenti e Reduci.
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BREVE COMMENTO:
Dall'articolo emergono due circostanze e cioè:

- che il "fiorentino Amos Pampaloni" è stato promosso "Comandante della storica Divisione Acqui": (alla faccia, naturalmente, del gen. Gandin);

- che la vicenda di Cefalonia è divenuta, per la presenza di cotal Condottiero, "appannaggio" della Regione Toscana al punto che, a Settembre prossimo, probabilmente, la lingua di Padre Dante sarà quella più in uso a Cefalonia da parte di "pellegrini" guidati da personaggi nulla aventi a che fare con la tragedia se non l'intento di speculare politicamente su di essa.
(Alla faccia, naturalmente, delle Vittime e degli Orfani come il sottoscritto).

Massimo Filippini
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COMMENTI DEI LETTORI:

"La mancanza di precisione che traspare dalla "promozione " del Pampaloni denota la non-conoscenza dei fatti da parte di chi scrive. E' triste che un episodio così tragico diventi a distanza di tempo, occasione di gite e meta turistica per giovani che comunque ignorano l'evento in tutta la sua complessità storica. Peccato, che poi venga utilizzato il tutto per politica e contributi e non per ricordare il "senso" del loro sacrificio
M.S. (Lett. firmata)
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Caro Filippini,
di fronte alle indegne speculazioni, come quella di cui ci informa la cronaca de "La Nazione" del 16 scorso, la sua opera di precisazione e disintossicazione storica, si rivela sempre piú necessaria, nel rispetto della veritá storica, ma soprattutto per la sacrosanta difesa delle vittime di Cefalonia, martiri di una tragedia che sancí allora la morte di quell'Italia perenne che solo potrá rinascere quando cesseranno le speculazioni e le settarie rivendicazioni di personaggi "oscuri, avvolti dal misterio tenebroso" (a dir poco) relativo alla loro sopravvivenza ad un massacro in cui caddero tutti migliori figli d'Italia.
Continui nella sua "crociata" affinché le nuove generazioni , cui é commesso il futuro della Patria, evitino gli inganni degli speculatori dei "politici pessimi" per potersi accostare alla veritá.
Santiago del Cile, 17 giugno 2003
Prof. Primo Siena
P.S. - Sarebbe interessante poter appurare per quali "fortunose circostanze" (diciamo cosi,per caritá di patria) certi personaggi scamparono al tragico destino che falció, senza pietá,a Cefalonia la vita generosa dei loro camerati innocenti, di cui oggi si fanno, arbitrariamente e settariamente, interpreti.
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Caro Avv.Filippini,
Le reinvio il mio commento alla cronaca de "La Nazione" del 16/06/2003 scorso, aggiungendovi ulteriori considerazioni.
Il "cosiddetto comandante della Divisione "Acqui" non é per caso quel tal Capitano Amos Pampaloni che si vantó di aver sparato arbitrariamente agli alleati germanici, violando gli ordini del vero Comandante della Divisione, Generale Antonio Gandin - allora in trattative con il comado tedesco dell'Isola - costituendosi cosí nella causa principale della feroce ed indiscriminata rappresaglia germanica? Non é per caso quello stesso Cap.Pampaloni che si vanterá poi di essersi messo in contatto con i partigiani comunisti greci dell'ELAS, che si opponevano anche alle Forze Armate italiane, giá prima dell'8 settembre? Non le sembra strano che uno dei maggiori responsabili dell'atto d'ostilitá contro i germanici sia uno dei pochi ufficiali scampati al massacro dove perirono ufficiali degni come suo padre ed il Te.Col. Cessari?
A proposito di quest'ultimo, mi sovviene il seguente ricordo. Il figlio Antonio mi raccontó di aver conosciuto la sorte del padre nel gulag yugoslavo di Borovnica nell'agosto 1945. Un soldato sopravissuto all'eccidio gli disse che quando nel settembre 1943 si scatenó a Cefalonia la rappresaglia tedesca, il Ten.Col. Cessari si trovava in maniche di camicia in mezzo ad un gruppo di suoi fanti. Il suo attendente lo avvisó che i germanici stavano rastrellando gli ufficiali per fucilarli e propose al suo superiore di confondersi con la truppa. Ma il Ten.Col. Cessari, si mise la giacca con le insegne del suo grado, dicendo: "UN UFFICIALE ITALIANO DEVE STARE AL SUO POSTO ANCHE SE C'É DA MORIRE".
Mi creda, sempre con altissima stima.
Prof. Primo Siena

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Ciao Massimo,
non passa giorno che noi non si debba avere un moto di disgusto.
La Regione Toscana sta organizzando pellegrinaggi, la Regione Piemonte già li ha organizzati .....verranno predisposti gadget, ricordini, portachiavi, cappellini, magliettine ecc. (forse anche mandolini giocattolo in onore del 'capitano Corelli') con i colori della Acqui, così nessuno più la dimenticherà.
Peccato solo che parimenti nessuno saprà cosa è successo, i caduti si rivolteranno nella tomba, i superstiti in grado di capire avranno un'ennesima umiliazione, i superstiti non più in grado di capire saranno ulteriormente beffati.
Gli orfani, le vedove, i parenti tutti dei caduti e dei superstiti....... ma quella è truppa che deve solo credere obbedire e combattere!
Buona giornata, Massimo e a presto.
(Lettera firmata)
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Da "LA NAZIONE" del 25 luglio 2003

Oggi alle 12 il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana Riccardo Nencini consegnerà il Gonfalone d'argento al Capitano della Divisione Acqui Amos Pampaloni. Sarebbe bello che tutti i fiorentini e i toscani alle dodici si alzassero in piedi per rendere omaggio al Capitano Pampaloni e ai caduti della Acqui nella battaglia di Cefalonia iniziata il 13 settembre 1943. Dopo che il Gran Consiglio del Fascismo, il 25 luglio di sessanta anni fa, votò per il ripristino dei pieni poteri politici e militari al Re d'Italia segnando così la fine del regime fascista e la caduta di Mussolini, migliaia di soldati italiani schierati su vari fronti di guerra dovettero decidere che cosa fare. Erano senza ordini. Molti generali fecero in modo che la situazione diventasse ancora più confusa. Nella confusione, si sa, si nascondono anche le responsabilità. A Cefalonia le cose andarono diversamente. Come scrive Indro Montanelli nel romanzo "Il Generale Della Rovere" quando uno non sa quale strada scegliere se vuole salvare il suo onore deve scegliere la più difficile per uscire con dignità dalle prove che la vita gli mette davanti. A Cefalonia giovani ufficiali come i capitani Amos Pampaloni e Renzo Apollonio decisero di sparare con le loro batterie d'artiglieria contro i tedeschi che volevano catturare i soldati italiani. Scelsero la via più difficile: con loro, anche i soldati ai loro ordini misero da parte il desiderio istintivo di salvare la pelle e si comportarono da uomini coraggiosi. Finita la battaglia furono tutti fucilati compreso il comandante Generale Antonio Gandin. Un soldato fiorentino della Divisione Acqui Mario Drigani sopravvissuto al massacro, come Pampaloni e Apollonio, e poi membro combattente della resistenza antinazista sull'isola raccontava che i soldati italiani rimasti vivi dopo la battaglia seppero morire, davanti ai plotoni di esecuzione tedeschi, da eroi. Altre testimonianze su questo drammatico episodio le ha raccontate Luigi Caroppo in un bel libro intitolato: "Cefalonia, doppia strage". Per troppo tempo si è taciuto sull'eroismo dei soldati italiani in quella tragica estate. Dopo la strage vera c'è stata un'altra strage: quella della memoria. Ecco perché oggi alle dodici quando il capitano Pampaloni riceverà il Gonfalone d'argento tutta la Toscana si dovrebbe, per un attimo, alzare in piedi.
Giovanni Pallanti
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COMMENTO: Ormai la Sinistra al governo nella Regione Toscana ha perso il senso della misura e si dedica ad originali ricostruzioni dei fatti di Cefalonia, che saranno anche attraenti, ma che poco o nulla hanno a che fare con la realtà di quanto accadde.
Il Presidente della Regione Nencini, dispensatore di Gonfaloni d'Argento, dovrebbe chiedere il parere anche di coloro -e sono tanti- che ebbero i Congiunti massacrati dai tedeschi proprio a seguito delle "bravate" compiute -IN CONTRASTO E CONTRO GLI ORDINI DEL DEL GENERALE GANDIN- dai suoi beniamini.
In tal caso il gonfalone da consegnare a Pampaloni, anzichè d'argento dovrebbe essere di color rosso-sangue.

Massimo Filippini - Orfano di un Morto Ammazzato (senza medaglie e senza Gonfaloni)
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Caro Avvocato Filippini,
La ringrazio ancora una volta per la sua ammirevole costanza nel cercare di aprire un varco alla veritá dei fatti, sulle "interessate ricostruzioni settarie". Infatti dal suo sito ho potuto apprendere parecchio di piú di quello che giá sapevo sulla tragedia di Cefalonia, prima conosciuta solo per quanto ne scrisse Attilio Tamaro (anni Cinquanta) nel suo "Due anni di Storia"(1943/1945) e dal racconto di Antonio Cessari sulla tragica morte del padre. Una domanda sempre mi tormenta, al riguardo: "Se Apollonio e Pampaloni con un atto proditorio, contrario inoltre alle disposizioni date dal Generale Gandin e mentre ancora si parlamentava con i tedeschi, non li avessero presi (irresponsabilmente o criminalmente ?) a cannonate - violando cosí per primi l'etica militare ( perché violazione di una tregua fu, non un eroico atto di guerra - e che merita di essere sempre ben sottolineata), l'orrendo eccidio di Cefalonia sarebbe avvenuto? Perché questo atto, unito al disonorevole voltafaccia badogliano, costituí il detonante della feroce risposta tedesca (che, comunque, a mio avviso, non merita nessuna attenuante). E se c'é qualche errore mio in questa supposizione, La prego di correggermi. Questo mio dubbio é rafforzato da questa altra considerazione: in altri luoghi, come a Roma (episodio di Porta San Paolo) e Verona (Caserma del IX° Artiglieria) si verificarono atti di resistenza armata, in nome dell'onore militare, all'intimidazione tedesca di consegnare le armi. In questi casi quegli episodi, condotti secondo l'etica militare, non generarono successive rappresaglie tedesche. Anzi alcuni protagonisti di primo piano di essi (come il Generale dei granatieri Solinas a Roma ed alcuni ufficiali del IX° artiglieria a Verona) poco dopo - esaminata in coscienza le conseguenze dell' infausto 8 settembre -decisero di aderire al richiamo del Maresciallo d'Italia Graziani e si unirono al suo esercito. Il Capitano Mori, del Btg. bersaglieri "Mussoilini", ucciso in un agguato a Tolmino d'Isonzo nel gennaio 1944, era stato tra gli ufficiali del IX° Artiglieria che a Verona avevano resistito all'intimazione di consegnare le armi ai germanici il 9 settembre 1943.
Nel libro "Prigioniero di Tito" c'e un inserto fotografico di sedici pagine. Nella pagina 9 di quell'inserto (che peró non é numerato tipograficamente) si vede distintamente Antonio Cessari (il figlio minore del Ten.Col. fucilato a Cefalonia). Nelle destra della foto(rispetto a chi la guarda),sotto una testa cerchiata, si vede un giovane dal viso allungato con una bustina chiara in capo: quello é Antonio Cessari. In quel groviglio di prigionieri, appaio anch'io. Faró una fotocopia di quella pagina , segnalandone in rosso la foto di A.Cessari e gliela invieró per posta se mi invierá cortesemente il suo indirizzo di Latina.
Cari saluti.
Prof. Primo Siena.
Santiago del Cile
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Una recente foto dell'ex capitano Amos Pampaloni
Sul volto del 94enne Pampaloni sono visibili i segni del passare del tempo cui, al lato negativo dell'invecchiamento fisico, egli deve , per converso, quello positivo del fiorire, con il concorso dell'ignoranza e della malafede sui fatti di Cefalonia, di "leggende" assai lusinghiere -soprattutto nella natìa Toscana- nei suoi confronti, patrocinate e sostenute dai suoi corregionali tra cui spicca il "suo" amico Ciampi.
Sarà stato un dispiacere per lui, ma è stata, certo una fortuna per la Verità e la Giustizia, che, inaspettatamente, dal cappello a cilindro del Destino, sia uscito l'Orfano di un Ufficiale morto ammazzato a Cefalonia a rovinargli la festa.
Per chi non lo sapesse questi sono io.

Massimo Filippini
LETTERA DEL GEN. LUIGI MONDINI
CAPO UFFICIO STORICO DELL'ESERCITO
La lettera, datata 30 Dicembre 1948, è un'ulteriore conferma che l'Esercito italiano era a conoscenza non solo di quanto era avvenuto a Cefalonia, ma anche delle "magagne" ivi commesse.
Il benemerito generale Mondini, in poche righe, tratteggia esattamente la personalità dell'avv. Giovanni Pampaloni, Reduce di Corfù, il quale, nutrendo una sconfinata ammirazione ('de gustibus disputandum non est', ndr) per il suo amico Apollonio, non trovò di meglio, all'epoca, proseguendo fino ai giorni nostri, che scagliarsi contro i Comandi Militari in genere ed il gen. Gandin in particolare: il tutto allo scopo di esaltare le gesta del suo amico.
Il gen. Mondini rileva anche, molto acutamente, come non "possa farsi molto affidamento, nè, sembra, possa accettarsi scevro di esagerazioni il racconto delle vicende dei reduci SOL PERCHE' SUPERSTITI DI CEFALONIA" a meno che "e qui sorge un dubbio - la lettera dell'avv. Pampaloni risponda allo scopo di accreditare ancora una volta la leggenda - LARGAMENTE DIFFUSA TRA COLORO CHE SONO I MENO ADATTI ALLA DISAMINA- che la tragedia della Div. Acqui a Cefalonia sia da imputarsi esclusivamente ai comandi militari italiani...".
Inutile aggiungere che, sul punto il generale Mondini ha colto nel segno.
Ma, quel che più interessa, in questa sede, è il perentorio giudizio espresso sulla personalità e le azioni dell'altro Pampaloni, l' Amos, per nulla parente, aggiungiamo, ma anzi acerrimo nemico del suo omonimo proprio per le simpatie di questi verso il suo rivale Apollonio.
I due "Eroi", infatti, non andavano d'accordo perchè Pampaloni aveva accusato Apollonio di essere stato "un collaboratore" dei tedeschi e questi, di rimando, gli aveva addebitato la responsabilità dello "sgozzamento" di sei militari italiani sbandati catturati dai comunisti dell'ELAS, formazione di partigiani assassini greci (cfr. libro di De Bernières - Una vita in debito), di cui il Rocambole - Pampaloni, per dirla con Mondini, fu, sul continente greco, un influente "Commissario Politico".
In altri termini i due "Eroi" si accusarono vicendevolmente di essere stati l'uno un "Traditore" e l'altro un "Assassino".
Non c' è male per due "Eroi" !
Comunque la frase finale del gen. Mondini li accomuna di nuovo in quanto, come già fatto con Apollonio, egli definisce anche Pampaloni "UNO DEI MAGGIORI ESPONENTI DEL MOVIMENTO DI RIVOLTA CONTRO IL GEN. GANDIN" e ciò la dice lunga e suona come condanna morale, non solo verso costui, ma, alla luce dell' impunità concessagli successivamente, anche verso le Autorità Militari che insabbiarono tutto ed anzi conferirono a Rocambole - Pampaloni, un'altrettanto rocambolesca Medaglia d'Argento al V. M. nel 1957 proprio mentre era in corso il procedimento penale contro di lui (!!).
Il tutto per la serie -di cui Cefalonia è l'episodio emblematico- "Quando la realtà supera la fantasia".

MF
 
 
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